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Munari alla fondazione Riccardi di Rivanazzano (PV)

Nella propria valigia Munari assieme a dentifricio e pigiama metteva pure una scultura da viaggio come questa, adatta per un bagaglio a mano di Ryan-Air, ma che renderebbe vivibile anche la camera del Grand-Hotel di Balbec in cui tanto soffrì il Narratore della Recherche.

Il concetto importante per me è che l'arte deve abbandonare il mondo super-uranio in cui l'abbiamo infilata per farle ritrovare la nostra quotidianità. Basta con oggetti da rimirare in lontananza, protetti da vetri ed allarmi. Si provi invece a camminare in un ambiente non molto grande, familiare, in compagnia del proprietario di casa che prende in mano una "Macchina inutile", la rigira e discute con te su quale disposizione sia migliore. Allora succede che un piccolo numero di opere esposte come si deve rispetti lo spirito di Munari molto meglio di qualche gigantesca retrospettiva che pretende di esaurire un creatore poliedrico e originale.

Pubblicato il 28/5/2019 alle 4.40 nella rubrica Lo stato dell'Arte.

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