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Gerard Reve - Le sere

Il libro racconta le giornate di un giovanotto olandese, Frits, dal 22 dicembre alla notte di San Silvestro del 1946.
Lo fa con precisione cronometrica, dal risveglio fino alla notte. E sono le sere e le notti a concentrare l’attenzione dell’autore: il rito delle cene, dei discorsi dei genitori, gli amici, il cinema, le chiacchiere e le barzellette.
E poi ci sono gli incubi notturni, ossessionanti. Davvero continuano quando Frits si riaddormenta?
Il ragazzo sembra avere quanto meno un disturbo di personalità: se è in compagnia deve parlare in continuazione, poco importa se per dire sciocchezze e storie inverosimili. Sembra che l’importante sia evitare il silenzio, il vuoto della conversazione in cui – fatalmente – si è costretti a stare in compagnia di se stessi.
Sicuramente Frits è un ossessivo-compulsivo, ha dei riti da compiere – non solo per evitare i sogni, pena inutile, ma anche per affrontare l’esistenza. Uno dei suoi pallini è la calvizie: è il suo tema preferito; è convinto che tutti gli uomini che gli sono di fronte siano destinati a perdere precocemente i capelli e il tema cui ritorna più frequentemente è il modo corretto di preservare cute e peli. Ma anche per il proprio corpo egli ha una ossessione maniacale: si spoglia e si osserva attentamente allo specchio, che si piazza anche tra le gambe per rimirare il proprio ano (che, per inciso, non gli piace affatto).
Questo libro è una specie di Grande fratello nella vita di una persona. Non c’è una trama precisa, solo una tranche de vie inquietante perché, in fondo, ci si riconosce nelle insicurezze, nelle paure e manie, nonché nel vuoto dell’esistenza di Frits.

Pubblicato il 10/5/2019 alle 6.35 nella rubrica Angolo di lettura.

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