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Surrealismo elvetico a Lugano

A giudicare dall'obelisco, il quadro, gli alari e la casetta il dipinto sembra appeso dal lato sbagliato. La parete, il tavolo e il lampadario sono però nel verso dello spettatore. Questa "Libertà del pittore" di Werner Schaad si traduce nella possibilità di vedere il mondo contemporaneamente da diverse prospettive, tutte egualmente vere e accettabili.
Le meditazioni ginevrine di Jean Viollet offrono due ragazze sedute su una panchina. Solo i loro piedi sono solidi e reali: man mano che si sale i loro contorni diventano sempre più evanescenti ed irreali fino a che l'espressione intensa dei loro volti si confonde con il cielo, come se si trattasse di un gioco di nubi capricciose. Anche la Flora di Emi lascia incerti tra un bel fiore dalla variopinta corolla e una semplice composizione astratta.
"Nuovi satelliti" del medesimo autore una specie di fiume che attraversa un'oscurità dominata dalle due immagini ovoformi che sembrano guardare dall'alto il paesaggio.
La mostra luganese dedicata al surrealismo elvetico è una riproposta proveniente da Argovia. Non so francamente se il surrealismo rossocrociato abbia delle caratteristiche proprie inconfondibili, ma di certo ha lasciato delle opere di grande valore che rendono affatto importante l'occasione che il LAC ci offre fino al prossimo 16 giugno.

Pubblicato il 17/3/2019 alle 7.23 nella rubrica Lo stato dell'Arte.

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