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Museo Sant'Agostino a Genova

Simone Boccanegra. Non contento di averne visto - nel punto più alto dell'ospedale S. Martino - il castello, ora adibito a centro congressi, sto rimirando le fattezze del doge protagonista dell'opera verdiana.
Il corpo è una colonna da cui trasuda la maestà del potere. Il volto però ha l'acquoso gonfiore di una senescenza carica di malattia e stanchezza. Una benda tiene fermo il mento e sento attorno a me i parenti che bisbigliano ammirati che la morte ha rasserenato come per miracolo questo anziano.
Un'altra storia è raccontata dall'immagine dell'altro vip ligure, Jacopo da Varagine (Varazze), il celebre autore della Leggenda Aurea. Lo sculture non ritrae un uomo ma una carica onorifica - quella del signor vescovo, miracolosamente risparmiato dalla livella.
L'arte ligure appare soggetta a innumerevoli influenze: toscane - Pisa in primis - lombarde ed emiliane (Maestri comacini, Antelami), anche catalane, bizantine e nord-europee. E' esposto un alabastro britannico raffigurante una finissima crocefissione, con tracce di policromia.
Il museo di S. Agostino è eterogeneo: sovraporte scolpite, affreschi strappati, maioliche, dipinti. Sono esposti qui gli originali delle statue devozionali che ornano le nicchie delle case genovesi (carina la Santa Caterina genovese, con un volto grazioso ed un corpicino secondo solo a quello della santa guerriera inguainata da una corazza arrapante).
Tra i dipinti spicca una crocefissione di Brea, pittore nizzardo di cui ho imparato ad apprezzare l'eleganza che tiene i piedi in diverse epoche stilistiche.
Mi imbatto in divieti d'accesso dietro ai quali intravedo sale in allestimento; la chiesa adiacente è tutt'ora sottoposta a un restauro destinato ad ampliare le sale di esposizione. Anche così però è ottimistico pensare di visitare questo museo in appena sessanta minuti.

Pubblicato il 1/4/2019 alle 3.13 nella rubrica Lo stato dell'Arte.

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