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Barocco a Lecce

Come è ormai prassi in caso di restauri, l'impalcatura è coperta da una gigantografia della facciata di Santa Croce. Per la comitiva di turisti che ho di fronte a me non c'è differenza: i telefonini lavorano a tutto spiano anche quando si tratta di immortalare una fotografia che, come nota con grande perspicacia uno del gruppo, ondeggia al vento.
Non ho voglia di rammaricarmi del restauro: si tratta di un'operazione necessaria al buon mantenimento del patrimonio artistico cittadino. In più, venendo dalla parte meridionale della città ed avendo lasciato Santa Croce per la fine, mi sono potuto fare una bella scorpacciata di forme mistilinee, colonne tortili dalle decorazioni floreali più o meno dorate, putti immobilizzati in tutte le pose immaginabili. C'è un profluvio di decorazione in cui però i santi mantengono delle pose dignitose, rigide ed impettite. In essi le linee curve al più servono a disegnare il corpo di un adoratore che tiene tra le mani il crocefisso. Gli altari sono di una ricchezza ed elaborazione che mi fanno pensare a certi retablos spagnoli.
Il barocco esce dalle chiese e adorna gli edifici di proprietà ecclesiastica come l'attuale palazzo della provincia, già edificio conventuale attaccato a Santa Croce, o tutto il complesso della scenografica piazza del Duomo. Dato che in fondo vescovi e frati non sono poi molto diversi dai nobili laici tutta la città offre balconi, portoni e finestre ricchi di fantasia ed anche un Bed&Breakfast si può nascondere a pochi passi da Santa Irene dietro a una candida facciata barocca.

Pubblicato il 22/4/2019 alle 3.57 nella rubrica Lo stato dell'Arte.

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