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Piccoli fiori affrescati nel sottosuolo materano

Ci vuole una mezz'oretta di macchina per andare da Matera al sito - in aperta campagna, davanti a una gola fascinosa - dove si trova la Cripta del peccato originale. Si può vedere in città una chiesa rupestre con alcuni affreschi interessanti, ma non è nulla di paragonabile a ciò che mi sono trovato davanti.
Si tratta di un solo vano, non amplissimo, in cui può trovar posto qualche decina di persone. Un rettangolo che su uno dei lati lunghi ha tre absidi che ospitano i tre apostoli maggiori, una Madonna con sante e tre angeli. Sul lato a fianco la creazione di luce e buio, di Adamo ed Eva e il loro peccato.
"Salve Regina..." è un'abitudine rappresentare Maria come una sovrana del cielo. Ed anche l'ignoto pittore materano ci presenta un'imperatrice orientale, riccamente adornata e vestita all'ultima moda (ritrovo le ampie maniche in una statua acefala nel museo civico di Barletta). C'è qualcosa che me la differenzia da tante immagini bizantine: il sorriso. Questa Madonna non ha il distacco ieratico di tante sue consorelle (siamo attorno all'ottavo secolo dell'era Cristiana) e ci guarda con sguardo affettuoso e complice, molto sensibile. L'incarnato mostra che è all'opera una mano abile, capace di usare benissimo i colori. E anche la finezza con cui sono disegnati i corpi dei nostri progenitori, il gusto con cui si racconta la storia del peccato originale confermano le doti di questo anonimo pittore benedettino.
Di tutte le immagini che vedo in questa parete ho amato la ragazzina a braccia levate che rappresenta, con una gioiosa ingenuità degna di Olivier Messiaen, la luce appena creata. Colpisce questa posa originale, la freschezza di un mondo appena nato pieno di questi fiori rossi effimeri - si aprono al mattino per appassire a sera - che ritrovo uscendo dalla cripta nella affascinante natura circostante.

Pubblicato il 28/4/2019 alle 6.56 nella rubrica Lo stato dell'Arte.

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