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Jonas Khemiri – Tutto quello che non ricordo

Un incidente stradale. Il guidatore, Samuel, muore sul colpo. Impossibile determinare se si tratti di una fatalità o di un suicidio. Uno scrittore mezzo svedese e mezzo tunisino interroga amici e parenti per scoprire qualcosa in più.

Le testimonianze si affastellano nella concordia discors di persone che ci offrono molte istantanee degli stessi fatti presentati da punti di vista differenti. Come ben direbbe Pirandello la verità è comunque inafferrabile e l'autore, che si ripromette di non far parlare Samuel, si smentisce dopo pochissime pagine e lascia che sia il giovane a narrare gli ultimi istanti della sua vita.

Tutto lascia propendere per il suicidio, non fosse per la presenza di altri fatti - ugualmente inconfutabili - che invece lasciano propendere per altro.

E' un libro compatto, molto bello, che mostra l'altra faccia dei paesi scandinavi, una faccia alle prese con degli svedesi colorati, provenienti da altri paesi, altre culture. Mondi costretti a camminare appaiati e che faticano a comprendersi, chiusi nelle categorie del politicamente corretto e del prima gli svedesi. La difficoltà di capire le motivazioni e la personalità di Samuel è il simbolo dell'incomprensibilità del nostro mondo: ci diciamo aperti, ma abbiamo un fremito di paura davanti agli altri... e scopriamo che l'altro è nostro connazionale, come e anche più di noi visto che ormai parliamo di europei di seconda generazione - come minimo.


Pubblicato il 27/2/2019 alle 8.0 nella rubrica Angolo di lettura.

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