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La marcia imperiale di Richard Wagner

Ho sempre ascoltato con imbarazzo la Marcia Imperiale di Richard Wagner. Si tratta di un pezzo scritto in occasione della vittoria della della Germania contro i francesi nel 1870.
 
Era un periodo di grande fervore patriottico in casa Wagner - comprensibile, vista l'epoca. Bisogna però ricordare che i dubbi sulla stabilità mentale, nonchè politica, del re bavarese rendevano consigliabile la ricerca di un mecenate più affidabile di Ludwig. I diari mostrano non solo un'alacre diplomazia in marcia (è il caso di dirlo) per avere i favori di Bismarck e dell'Imperatore, ma anche la delusione per il fatto che le alte sfere non si siano affatto interessate all'impresa di Bayreuth.
 
Se lo sciovinismo del 1870 ha lasciato posto a frasi anti-prussiane che una mano pietosa ha cercato di cancellare dai diari di Cosima questa marcia imperiale ci è invece rimasta.
 
Ne avrei fatto volentieri a meno: si comincia con un tema pomposo, niente affatto malvagio, con un'andatura da danza del nonno che rimanda alla bonomia auto-compiaciuta dei maestri cantori. Ho in fretta l'impressione che le idee manchino e che il rapido trascolorare di questo tema nella citazione di "Ein Feste Burg" sia il modo con cui un compositore non ispirato cerca di uscire dalle secche di un brano che non si sa come portare a termine.
 
Eppure... Wagner teneva tantissimo a questa marcia. Non solo la fece eseguire nel concerto con cui si celebrava la posa della prima pietra del Festspielhaus, ma la considerava il modello da cui sarebbe partito per la serie di sinfonie "Schwankende Gestalten" con cui avrebbe occupato il tempo dopo la scrittura di Parsifal. In effetti è facile osservare che tutto il pezzo si sviluppa dal tema iniziale. Con grande mestiere, certamente. Secondo me però l'ispirazione è un'altra cosa.

Pubblicato il 22/5/2018 alle 7.18 nella rubrica Sala di musica.

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