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Amy Beach

Per la piccola Amy chiuderle il pianoforte era la peggiore punizione immaginabile. Si poteva quasi dire che la ragazzina respirasse musica: se non aveva a disposizione uno strumento componeva nella propria testa e memorizzava la musica per il felice momento in cui avrebbe potuto mettere le mani su una tastiera.
 
Anche se Boston è forse la città più europea e colta degli Stati Uniti, Amy - Cheney da nubile, Beach da sposata - è autodidatta. Viene apprezzata in pubblico per le sue qualità di pianista. Il marito però, un medico molto più anziano di lei, non gradisce che la compagna si esibisca come concertista - se non nell'ambito di pochissime apparizioni per beneficenza - e l'obbliga a limitarsi alla composizione.
 
Forse tutto questo è un bene per noi. Amy Beach è molto prolifica: scrive un concerto per pianoforte, la sinfonia gaelica, una buona quantità di lieder e molta musica da camera. La sua musica acquista una certa rinomanza che non scemerà affatto durante la vedovanza. Anzi questo periodo le offre la possibilità di viaggiare in Europa e di impegnarsi nella diffusione della educazione musicale.
 
Muore a New York nel '44.
 
Propongo come ascolto il suo quintetto con pianoforte. Forse sarebbe meglio parlare di concerto per pianoforte e quartetto d'archi: un primo tempo in forma sonata preceduta da un'introduzione adagio; una bella melodia nel movimento centrale tripartito e un finale molto interessante per la varietà di atmosfere che propone.
 
 
 



 
 

Pubblicato il 8/3/2018 alle 8.14 nella rubrica Sala di musica.

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