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Il 1876 nel diario di Cosima Wagner

L'enormità della impresa compiuta da Wagner in questo 1876 con il suo primo festival si misura dal fatto che ancora oggi allestire la Tetralogia rappresenta uno sforzo importante anche per teatri di prima grandezza.
 
Si fatica a selezionare i cantanti (un'Odissea la ricerca di una Sieglinde che all'atto pratico si rivela mediocre) e far imparare loro le parti. E districarsi tra contratti, onorari, ferie necessarie per esibirsi a Bayreuth dove - tra l'altro - mancano gli alberghi. Wagner si lamenta che i suoi concittadini vedono solo il lato economico della faccenda, trascurando quello ideale ed artistico. Ma va avanti, nonostante piova nel teatro, la buca d'orchestra sia troppo piccola, la macchina del fumo non funzioni come si deve, i fondali non siano dipinti bene e i costumi siano insopportabili (sembrano capi indiani, osserva stizzita Cosima).
 
Al termine della terza serie di rappresentazioni, nonostante un deficit stellare, i coniugi Wagner intraprendono il primo di un'interessantissima serie di viaggi italiani.
 
E' curioso poter seguire Cosima, niente affatto sprovveduta ed assai curiosa in fatto di arti figurative, per le strade di Verona, Venezia e Bologna. Ma ancora più interessante è l'impressione suscitata da Napoli. I suoi colori, il chiasso, la gente, il suo carattere popolare e indifferente al fatto di cronaca nera. Si ammirano i ragazzini che si tuffano in mare per ripescare le monete lanciate dai turisti, si percorrono le strade a dorso di mulo e ci si ferma a vedere le ragazze danzare la tarantella. Meno appassionante Roma, grande città con molte opere d'arte ma meno vita. E sono d'accordo con Richard che storcendo il naso di fronte al palazzo cesariano (San Pietro) pensa al buon Martin Lutero.
 
Le grane economiche rimangono sullo sfondo, in questa dorata parentesi prima del rientro a Bayreuth con i problemi del profondo rosso del primo festival.
 
 

Pubblicato il 28/2/2018 alle 16.20 nella rubrica Sala di musica.

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