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Il 1873 nel diario di Cosima Wagner

Ogni tanto Cosima mi fa pena. La gelosia che Richard prova per il suocero la obbliga a rinunciare alla trasferta a Pest, dove si festeggiano i cinquant'anni di carriera di Liszt.
 
Non che i rapporti diretti con il padre siano rose e fiori: Franz critica l'educazione data alla prole e le consiglia di affidare a qualcun altro l'educazione delle figlie di primo letto. Mi sembra un'esortazione molto dura, da parte poi di un padre tutto sommato mediocre. La pagella di fine-anno della primogenita mostra che il vecchio genitore non aveva però del tutto torto e che ci sono problemi non risolvibili con pentimento ed espiazione (che per Cosima hanno il ruolo di veleno e pugnale per Osmino).
 
Con Richard meglio non parlare di risparmio: anche il 1873 è anno di spese che superano di gran lunga le entrate. La costruzione del Festspielhaus e di Wahnfried sono un pozzo senza fondo. Il Re di Baviera tace, il principe ereditario di Prussia viene a Bayreuth senza visitare il cantiere del teatro, la circolare di Richard ai patroni raffredda umori già non molto entusiasti. Ma Cosima non ha il coraggio di sconsigliare al marito di rinunciare al graffito della facciata di Wahnfried o al proprio busto.
 
Ed allora, come Siegfried e Brunnhilde, i nostri Richard e Cosima corrono ridendo verso la rovina economica, consci di essere appesi al filo del favore di un sovrano debole di mente e stravagante, perso in sogni di Luigi XIV e lontano sia dal mondo artistico dei suoi protetti che dalla politica quotidiana.

Pubblicato il 29/1/2018 alle 8.1 nella rubrica Sala di musica.

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