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Thomas Adès - L'angelo sterminatore

L'angelo sterminatore - ultima opera in ordine di tempo scritta da Thomas Adès - vede la luce al festival di Salisburgo nel 2016 ed è ora approdata al Met.
 
Il soggetto proviene dall'omonimo film di Luis Bunuel: una forza invisibile impedisce a chiunque - umano o animale che sia - di varcare la soglia di una stanza. Al termine del Te Deum di ringraziamento che viene cantato in cattedrale alla fine dell'incantesimo... di nuovo nessuno riesce ad abbandonare la chiesa, in attesa che giunga l'angelo sterminatore.
 
Adès lascia che la ricomparsa della misteriosa forza avvenga nella stanza in cui si è svolta la vicenda. In questo modo la liberazione dei protagonisti è una tregua passeggera ed effimera, forse troppo breve per consentir loro di assaporare la soddisfazione di essere usciti da un incubo.
 
Riconosco alcuni tratti stilistici in comune con "La tempesta": l'eterogeneità dei linguaggi, le improvvise esplosioni di colori orchestrali, le melodie caratterizzate da intervalli ampi, gli squarci lirici, le piroette vocali. Queste ultime riguardano Leticia che, in quanto soprano eccellente nella Lucia di Lammermoor, può ben aver dei virtuosismi da compiere. E' vero che si rischia di cadere nell'imitazione di se stessi (come aveva già fatto Strauss con la Fiakermilli) però, quando si ha a disposizione un'artista come Audrey Luna è criminale non scrivere qualche nota fuori dal rigo (letteralmente, c'è un "la sovracuto" che introduce quest'opera nel Guinness dei primati). Nulla di strano: è dai tempi di Monteverdi che i compositori scrivono parti su misura per gli interpreti che hanno a disposizione.
 
In questo Angelo sterminatore nessuno dei numerosi personaggi domina gli altri: ognuno ha il suo momento di ribalta prima di reimmergersi in un'individualità anonima e mai corale. E' una situazione ben riflessa dalla musica, fatta di molti fili sparsi che coagulano in un gesto circolare, reminiscente di certa musica elettronica, ma realizzato da un'orchestra tradizionale. E' il tema che indica l'inizio dell'incantesimo. Siamo dunque noi ascoltatori a renderci conto di cosa avviene, prima dei protagonisti della storia. 
 
Ancora nulla di nuovo: sono quattro secoli abbondanti che la musica ci racconta quello a cui la sola azione teatrale non arriva. Ma è la continuità di Adès con questo lungo passato a rendere così viva la sua nuova creatura.

Pubblicato il 23/11/2017 alle 13.34 nella rubrica Sala di musica.

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