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Gustave Flaubert - Bouvard e Pécuchet

Umberto Eco osservava che possedere una virtù in misura media significa di fatto averne meno del normale. Bouvard e Pécuchet sono medi quanto a bellezza, intelligenza, denaro. Due impiegati in pensione (Paolo Villaggio non ha inventato nulla con Fracchia e Fantozzi) che usano il loro tempo libero occupandosi di un po' di tutto.
 

Arte, scienza, agricoltura, storia, filosofia, pedagogia: non c'è campo dello scibile umano che essi non abbiano studiato. Solo che, privi come sono di senso critico, non riescono a distinguere le notizie vere dalle false. E' per questo che accettano tutto e il suo contrario. Quando poi si azzardano a tentare la realizzazione pratica di quanto studiato, Bouvard e Pécuchet sono la personificazione del cataclisma. Essi compiono disastri la cui colpa é sempre degli altri: i nostri eroi sono troppo stupidi per mettersi in discussione.Oggi Bouvard e Pécuchet sarebbero intenti a discettare sui social media di quanto hanno trovato cercando su Google e su qualche improbabile sito di fake news.

Ma sono poi così diversi da noi lettori? Al loro primo incontro si stupiscono delle somiglianze che esistono fra di loro, le leggono come segni del destino, affinità elettive. E' che sono uomini medi, persone che si collocano nella fascia centrale della curva gaussiana delle statistiche. Uomini-massa, senza qualità.

Flaubert muore senza concludere questo romanzo, che verosimilmente avrebbe dovuto avere un secondo volume dedicato al dizionario dei luoghi comuni - alcuni ancora oggi attualissimi.

La mia ammirazione per questo libro cresce ad ogni lettura: mi sembra che non solo tutta l'opera di Flaubert sia una gigantesca preparazione a questo capolavoro ma che anche la Recherche debba tantissimo ai pensionati Bouvard e Pécuchet.


Pubblicato il 4/7/2017 alle 6.11 nella rubrica Angolo di lettura.

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