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Munari al MEF di Torino

Ultimi giorni di apertura per  una divertente mostra che il MEF di Torino dedica a Bruno Munari.

Sì, ci si diverte come se si fosse bambini, perchè è contagiosa la forza inventiva, la capacità di giocare con le idee, di scoprire e cercare cose nuove, di ripercorrere l'usuale secondo una prospettiva diversa. In fondo l'arte non è che una trasfigurazione del nostro mondo, è la capacità di trovare il bello nella nebbia milanese, animarla con la nostra aspettativa, con una storia che improvvisamente ce la rende vicina ed amata.

E' un bellissimo sogno il caleidoscopio delle immagini polarizzate (sono presenti degli schermi davanti ai quali si fa ruotare un filtro polarizzatore che metamorfosa forme e colori delle composizioni esposte), straordinaria la sala delle sculture appese per aria - un Calder fantasioso che soffre per l'aria ferma e pesante di questo museo e che sicuramente sarebbe a suo agio all'aperto.

E poi il divertissement delle macchine inutili, di quelle immaginarie, degli alfabeti sconosciuti - benchè somiglianti a forme grafiche di popolazioni reali, delle sculture portatili.

Grande spazio infine per la grafica (ho scoperto che tante copertine discografiche della mia giovinezza erano d'autore) e per l'arte applicata.

Chi pensa che l'arte contemporanea sia noiosa ne approfitti e faccia un salto al MEF.


Pubblicato il 7/6/2017 alle 16.17 nella rubrica Lo stato dell'Arte.

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