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Arbasino - Fratelli d'Italia

Arbasino racconta una specie di Grand Tour al contrario: si parte dal sud Italia per giungere in Baviera e Regno Unito. Si seguono i protagonisti di questo libro in una sorta di Grande Fratello on the road. Li si vedono in tutte le situazioni, dal teatro ai ricevimenti fino alla camera da letto, tra mondanità e demi-monde, raffinatezza e volgarità che coesistono nella stessa pagina, composita come l'ambiente in cui ci muoviamo.

Pare che l'espressione casalinga di Voghera sia stata inventata dal vogherese Arbasino. Indubbiamente c'è in questo libro il disprezzo per l'ambiente piccolo borghese, limitato e chiuso, della provincia lombarda - o, forse, della provincia tout-court. Allo stesso tempo però c'è la consapevolezza che il mondo dei centrini (possiamo intenderli anche nel senso dei piccoli centri provinciali?) rimane appiccicato alla nostra pelle e sbuca inaspettato al Festival dei Due Mondi e nelle grandi occasioni pubbliche.

E' per questo che Proust è un immenso modello: egli ha saputo distillare, dalla società che ha frequentato, quegli elementi comuni a tanta borghesia che non ha mai visto un "de". Arbasino bagna in un ambiente da dolce vita che è il corrispettivo moderno di Guermantes e Verdurin: alla fine il duca di Guermantes e Desideria ci interessano perchè in loro vediamo riflesse le nostre qualità. O la nostra assenza di qualità.

Questi personaggi, esprimendosi non secondo il loro rango sociale ma secondo il loro tipo umano, non sono necessariamente diversi da un roturier qualsiasi.

Uno stile magmatico, che gioca con le lingue, le citazioni, riferimenti ed assonanze. E se la trama del romanzo è tutto sommato esilissima il vero filo rosso che crea l'unità del libro è proprio la grande ricchezza dell'espressione verbale.


Pubblicato il 2/6/2017 alle 5.37 nella rubrica Angolo di lettura.

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