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Alessandro Piperno - Quando la storia finisce

Matteo Zevi torna da un pluriennale esilio forzato in California alla nativa Roma, lasciata perchè un creditore voleva ammazzarlo. Vi ritrova le due mogli con altrettanti figli, e poi amici, luoghi noti... non sarà però facile per Matteo farsi accettare di nuovo dal vecchio ambiente.

Siamo nel mondo dell'alta borghesia ebraica di Roma. Piperno la descrive con penna arguta, divertente. Si trovano belle immagini, pagine intrise di umorismo agro-dolce. La storia però non decolla, anzi, a metà libro la trama comincia a sfilacciarsi. Personaggi che rimangono nell'ombra o spariscono letteralmente senza un perchè (la prima moglie di Matteo, il mellifluo e minatorio carabiniere dei NAS), storie che fingono di svilupparsi (tutte quelle che riguardano Martina, carattere assai promettente e sfaccettato ma che rimane confuso e velleitario).

Vorrei ma non posso... troppa carne al fuoco per un romanzo che deve restare entro la lunghezza voluta dai parametri del marketing? A un certo punto Piperno, chiaramente in difficoltà con la propria storia, ricorre a un trucco vecchio come il mondo: il deus ex machina.

La storia finisce con un botto che spazza via ciò che abbiamo avuto prima senza risolvere in realtà un bel niente: la aliyah di Giorgio e Sara è del tutto priva di preparazione e nulla di quanto è stato raccontato in precedenza la giustifica. Non ci sono solo i funzionari israeliani a chiedere a Giorgio il perchè di questa scelta ma anche - e soprattutto - i lettori.

Un romanzo con ottime premesse, di uno scrittore sicuramente molto capace. Peccato che per finire una storia sia necessario pure cominciarla e svilupparla adeguatamente.

Pubblicato il 26/5/2017 alle 7.35 nella rubrica Diario.

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