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Centro megalitico di Saint Martin de Corléans ad Aosta

Sono passati quasi cinquant'anni da quando, scavando per costruire dei banali condomini, si scoprono dei resti preistorici. Intervengono le belle arti, i piani abitativi e commerciali sono abbandonati ma bisogna arrivare al XXI secolo perchè veda la luce un modernissimo museo che contrasta non poco con l'adiacente chiesetta di montagna di Saint Martin de Corléans.

Sicuramente il lavoro effettuato per riportare alla luce l'area è imponente e sarebbe anche ingiusto dire che in questo mezzo secolo la montagna ha partorito un topolino.

Il museo di Saint Martin de Corléans è costruito attorno a una tomba a forma di dolmen di grandi dimensioni, attorno ci sono le stele, pozzi e fori in cui erano infissi dei pali, resti di suolo arato, un altro dolmen più piccolo e semplice. L'illuminazione dell'insieme - visibile anche dall'alto - è fatta in modo da creare l'idea dell'aspetto che il luogo assumeva nelle diverse fasi del giorno.

Bello. Però ancora più interessante la parte museale in cui viene descritto in modo particolareggiato ciò che si è appena guardato da lontano. Sono anche esposte le stele originali, in modo che il visitatore possa studiare ciò che i nostri antenati hanno fatto. Non ho potuto fare a meno di pensare al piccolo museo di Pontremoli, con le statue-stele della Lunigiana. Se c'è la stessa schematicità nell'incidere la forma di arti ed armi, gli antichi valdostani sono molto più abili nel disegnare gli abiti, nel mostrare l'intreccio delle maglie che rivestivano i loro corpi.

E' uno squarcio molto interessante su un passato per definizione misterioso: l'assenza di scrittura ci obbliga infatti a fare congetture sul senso di quanto è arrivato fino a noi.


Pubblicato il 20/5/2017 alle 16.10 nella rubrica Diario.

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