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Isabelle Huppert - Le cose che verranno

Una serie di eventi inaspettati dà un forte scossone alla vita di Nathalie, una professoressa di filosofia sulla sessantina. Ma la vita va avanti lo stesso. Certamente, si inaugura un nuovo capitolo, come evidenzia il primo nipotino che la signora culla alla fine del film. Non possiamo però dire che il personaggio abbia subito una vera e propria evoluzione. I fatti sono scorsi su di lei senza averla modificata.
 

La Huppert descrive una persona anaffettiva, dura, sicura di sè e in apparenza impermeabile alle prove cui la vita la sottopone. Cambia fatalmente la visione che ha delle persone con cui ha costruito la propria vita ma - almeno in apparenza - non si trasforma il suo atteggiamento verso gli altri. Merito della filosofia? Del suo carattere? Il film non ci lascia una risposta definitiva. Mi domando quanto il film rifletta i fatti del nostro tempo: i nostri riferimenti sociali ed economici vengono stravolti in un attimo, presente e futuro appaiono indecifrabili. Il messaggio del film sembra essere che in fondo "panta rei", tutto scorre e non val la pena che ci affanniamo. Ogni cosa troverà da sè una sistemazione e le nostre esistenze proseguiranno senza che dobbiamo fare qualcosa.E' una pellicola di gran pregio prodotta da "Les films du losanges", un marchio che ogni estimatore di Eric Rohmer ricorda perfettamente. A Rohmer rimanda la predilezione per i ritmi lenti, i dialoghi intensi, la citazione letteraria adeguata. E' cinema francese (o francese è sinonimo di cinema?) della miglior qualità.

La Huppert è circondata da un ottimo cast. Un film da vedere

Pubblicato il 18/5/2017 alle 7.18 nella rubrica Diario.

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