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Camus - Lo straniero
16 settembre 2016
Si procede lentamente, con un ritmo dettato dal sole cocente algerino, che cancella le ombre ed appiattisce tutto. Anche i sentimenti. C'è una freddezza mista a cinismo che mi fa vogare tra Céline e Kafka. Perché ha del paradossale il modo con cui il protagonista si trova ad essere processato e condannato a morte in un'atmosfera di fatalismo privo di pathos. K. é un personaggio che si difende e che cerca di trovare una via d'uscita. Meursault invece si lascia condurre dagli eventi, così che anche io lettore non riesco ad avere una sincera partecipazione per il suo caso. Non sarò tra coloro che andranno con odio ad assistere alla sua esecuzione ma mi rendo conto di essere indifferente a lui come il sole che batte inesorabile sulla spiaggia arroventata.

Lo straniero é uno dei classici dell'arte del nostro tempo, con il suo senso di meccanica corsa verso una tragedia preparata da potenze ineluttabili. Anche la tragedia greca ha questa ineluttabilità - il Fato. Solo che qui la fede nei valori (piangere al funerale della mamma, la fede in Dio, il Matrimonio) è un teatro, una esibizione di facciata. La società chiede al protagonista un'adesione di facciata, si accontenta di poco, quello che basta per non vedere l'abisso di nulla su cui è costruita.






permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 16/9/2016 alle 7:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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