.
Annunci online

SottotettiGiuseppe
Tutte le arti hanno una sola patria: il nostro cuore assetato di bellezza
Link
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte

Loading

Sansovino - La resurrezione dell'annegata
30 aprile 2021
 Gallery2 Cappella dellArca del Santo J
Anche senza leggere la firma si nota subito che l’autore di questo gruppo scultoreo non è uno sprovveduto. L’attenzione è attirata dal volto grinzoso della vecchia che rimanda alla scultura ellenistica come anche alle caricature di Leonardo. E’ una immagine che metto assieme a tante figure ghignanti della pittura fiamminga. Ogni Passione che si rispetti deve avere qualcuno che fa le smorfie, che sbeffeggia il Cristo. E’ un gesto che oltre all’insegnamento morale veicola la coscienza di quanto sia abile l’artista nel riprodurre la realtà. La donna è disegnata con grande accuratezza, nei panneggi dell’abito come nell’artrosi delle mani ma appare estranea alla scena, come i personaggi di Mantegna che tanto piacevano a Proust (c’è pure il ragazzo monumentale addormentato sulla destra, immancabile nelle scene drammatiche – si tratti di una crocefissione o di una partenza in treno.

Sono belli gli abiti leggeri e attillati che lasciano intravedere negli astanti una muscolatura michelangiolesca che rimanda alla scultura romana. Io però sono incuriosito dalla melisandesca vaporosità della capigliatura della giovane affogata. Par che viva, direbbe Leporello. Come il servo dell’empio Don Giovanni anche io non riesco a staccare lo sguardo dai suoi capelli, le scruto il petto come nei primi piani degli streaming operistici quando l’ansimare tradisce che il cantante è vivo. Non posso far a meno d’altronde di notare la doppia linea continua che unisce le mani e le teste dei personaggi, dal ragazzo alla fanciulla, entrambi dormienti, passando per le due donne, l’aziana e la giovane, dalle fattezze di una Madonna.

Il gruppo si trova a Padova dietro in Sant’Antonio




permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 30/4/2021 alle 18:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Selma Lagedorf - Jerusalem
24 aprile 2021
Il tempo di Selma Lagerlöf non solo è a fisarmonica – la vicenda di un personaggio può svolgersi in poche pagine oppure dipanarsi su più capitoli – ma anche circolare. Ossia è comune che i comportamenti siano dettati non dal libero arbitrio personale ma dal destino o – meglio ancora – dalla ripetizione dei gesti compiuti dagli antenati. Abbiamo una serie di Ingmar, differenziati da aggettivi, che però agiscono seguendo modelli ereditati dai progenitori.

Selma Lagerlöf ci parla di contadini svedesi che lasciano la patria per seguire una setta protestante a Gerusalemme. Si tratta di una vita ancora più difficile di quella offerta dalla Dalecarlia: la Palestina ha un clima caldo e arido, le persone che vi abitano coesistono male tra di loro, figuriamoci quando si devono correlare a persone che giungono da lontano, portando un ideale integralista di religione. La setta dei gordonisti di cui parla il romanzo rifiuta la proprietà privata e il matrimonio, cerca la palingenesi in una purezza che appare sospetta ai molti e che non viene accettata neppure da coloro che, rimasti in Svezia, guardano con apprensione e nostalgia a quanti sono scesi a Gerusalemme.

E’ una storia dal soffio epico, abitata da tipi umani che debbono adattarsi a un ambiente animista, in cui la leggenda pagana coesiste con la Fede incrollabile nel Cristianesimo. Ma fino a che punto il Cristo cercato dai gordoniani non è una forma di superstizione?



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 24/4/2021 alle 18:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Parsifal amletico - Vienna 2021 Serebrennikov
21 aprile 2021
Di sicuro l’allestimento è pensato per un teatro vero e non rende in streaming: il regista televisivo è costretto a selezionare le immagini che passano in continuo nella parte superiore del palcoscenico. Suppongo che si tratti delle istantanee prese da Kundry, avvenente fotoreporter che gira per il carcere Monsalvat. Siamo infatti in una prigione di cui ci vengono mostrati lo spazio comune, il dormitorio e – nel terzo atto – un capannone-laboratorio che al primo piano ha le celle che verranno aperte nel finale. Il secondo atto invece si svolge nella direzione di Schloss, la rivista patinata per cui lavora Kundry cui spetterà ammazzare a revolverate il proprio superiore Klingsor. Altro punto certo di questo spettacolo è la presenza di un doppio Parsifal. Niente di nuovo se ripenso alla bi-sessualità del protagonista nel celeberrimo film di Sybenberg. E nulla di contrario allo spirito del testo wagneriano che si presta a simili operazioni (i personaggi stanno spesso a lungo in scena senza aprir bocca). Però non capisco il senso di questa scelta. E’ interessante sottolineare la violenza insita nella società maschile dei cavalieri del Gral, il percorso conoscitivo-salvatico di un eroe che giunge alla liberazione fisica però – forse per colpa del mezzo televisivo? – sono perplesso e sento di non aver chiaro quanto il regista voleva raccontare. Immagini forti, con un sapore alla Tarkovskij, bella recitazione (Zeppenfeld ha finalmente abbandonato la sua espressione da ispettore Derrick con il Parkinson) ma al termine del terzo atto rimango sulle mie e non mi sento affatto infiammato.

Ho forse prestato più attenzione alla parte musicale, retta bene da Yurovskij anche se con una fastidiosa predominanza dei bassi (un artefatto della registrazione?). Ottime le tre voci gravi. Elina Garanca, tranne qualche problema nei repentini passaggi al registro grave, è una interprete di grande impatto vocale. Kaufman – di cui ricordo un infame Dichterliebe proposto a Monaco di Baviera durante il primo confinamento – e nonostante i suoi limiti tecnici aggravati dall’età se l’è cavata meglio di come mi sarei aspettato.

E’ uno spettacolo da rivedere.




permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 21/4/2021 alle 9:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il ballo di Pelleas - Ginevra 2021
16 aprile 2021
La coreografia, lungi dal disturbare, rende più articolata la narrazione del testo di Debussy e Maeterlink. I fili che partono dal corpo di Mélisande in cima alla torre attirano e imprigionano Pelleas; la stessa ragnatela sostenuta dai ballerini nella scena d’inizio offre consistenza all’idea che i personaggi sono perduti e prigionieri della foresta. Eccettuando i preludi di musica elettronica agli atti III e V – che pure reggono delle piacevoli immagini di danza – l’allestimento di Jalet e Cherkaoui non è mai cervellotico. Ho appena sorriso degli elmetti lisci stile Alien che noto la somiglianza del loro disegno con le volute dell’abito di Mélisande. E il cerchio dello sfondo talvolta incornicia i danzatori, poi la protagonista, o si abbassa per fare la fontana dei ciechi, più spesso offre proiezioni di immagini siderali da Odissea nello spazio. Talvolta compare un disco smerigliato dietro cui si intravede la coppia di amanti o Golaud che uccide il rivale dando sul vetro un colpo di spada.

La figlia di Mélisande è grandicella, con un abito identico a quello della madre, così da prefigurare meglio l’identità delle due donne. Pure Yniold è interpretato da un soprano (Marie Lys) che non nasconde affatto la propria femminilità mantenendosi pur sempre credibile.

Jonathan Nott sembra prediligere la concretezza, anche a costo di essere freddo (il rullio di timpani su “non esistono forse eventi inutili” è tutt’altro che misterioso); Jacques Imbrailo (Pelleas) ha per i miei gusti un tono spesso querulo ma non sfigura affatto di fronte alla siderale Mari Eriksmoen; Leigh Melrose dovrebbe aggiustare la pronuncia delle vocali e soprattutto delle nasali, non esagerare con il parlato nel quinto atto (non è il Wozzeck!) però è un grande interprete, vedasi lo stupore su “Oh, vous etes belle!” subito seguito dal doppio “Non” secco e oggettivo di chi si preoccupa che la giovane sconosciuta non si butti in acqua.

E’ un mirabile Pelleas che pone allo spettatore, con aria timida e silenziosa, tante domande cui cercheremo di rispondere in ripetuti ascolti



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 16/4/2021 alle 9:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Didone e Enea – Purcell – Modena 2020
14 aprile 2021
Questione forse di gusto personale, però mi sembra che l’orchestra d’archi di Purcell sia così colorata di suo da rendere inutile aggiungere altri strumenti. Già ho storto la bocca sui timpani dell’ouverture, ma non capisco la confusione ritmica che si crea all’inizio del terzo atto tra il tamburellamento dei timpani e la danza dei marinai. Tra l’altro, perchè mai il “No never” del capitano ha un tempo molto più lento di quello adottato dalla ciurma? Per giunta annacquando l’effetto di scotch snap presente nel numero?

Anche nel secondo atto, quando si parla della tempesta artificiale che le streghe creeranno per disturbare la caccia reale, gli archi evocano il mormorio della foresta e la fatal saetta. I finissimi effetti immaginati da Purcell sono affogati prima dalla macchina del tuono poi da una portentosa mazzuolata del timpanista. Perchè?

Giustissimo variare i ritornelli ma farei attenzione ai cambiamenti di tempo, o – peggio ancora – a improvvisi silenzi che spezzano le linee melodiche e sono ad ogni modo incongruenti con il testo cantato.

In generale avrei preferito tempi un po’ più rapidi e leggeri. Ammetto che avrei dovuto seguire la partitura per verificare la congruità di quanto ho ascoltato con il testo. Da un lato però mi mancano le conoscenze tecniche per esprimere un giudizio sensato in merito e dall’altro la parte scenica dello spettacolo ha catturato la mia attenzione. Bei giochi di colori, movimenti gradevoli, buon disegno dei personaggi, commovente separazione tra scena e orchestra, piazzata in mezzo alla platea su un pavimento che disegna un mare agitato. Resta però l’impressione che la musica rimanga un’umile ancella secondaria.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 14/4/2021 alle 9:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Autori vari - Interviste impossibili
9 aprile 2021
Sembra ieri quando sentii per la prima volta alla radio nazionale le Interviste impossibili: il fiore della nostra letteratura intervistava i personaggi del passato.

Oggi ho in mano un libro ormai fuori commercio in cui Bompiani raccolse la prima serie di interviste. Mi rendo conto che il bello sta nella imprevedibilità di chi crea un personaggio letterario partendo da alcuni dati storici. Ecco che Muzio Scevola è un fascistone, Attilio Regolo soffre della sindrome di Stoccolma, Vittorio Emanuele II non imbrocca una sola previsione e Luigi di Baviera inventa Disneyland.

Questo volume è divertente perchè grazie alla letteratura diventa possibile interpretare e capire il reale molto meglio di quanto possano fare gli storici.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 9/4/2021 alle 9:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Julia Jones - Il flauto magico - ROH 2017
3 aprile 2021
Julia Jones adotta dei tempi velocissimi: tutta l’opera dura due ore e venti, parlati compresi. Non sento la necessità di una maggiore distensione. Penso anzi che l’aria di Pamina assuma una desiderabile compostezza rassegnata e priva di sentimentalismi.

Dal punto di vista registico questo Flauto magico sembra di primo acchito stupido. Si rinuncia a interpretazioni e aggiornamenti cronologici, ci si limita a seguire il testo di Schikaneder. Monostatos è un Nosferatu che rinuncia a definirsi nero per adottare un politicamente meno scorretto schiavo, Papageno entra in scena cantando l’incipit della Schöne Müllerin. La sorpresa però è nel finale, quando Sarastro si riprende il flauto magico e abbandona la scena: rimane il coro di uomini e donne normali (Naturmenschen, direbbe Papageno) che – una volta tratta la morale di questa storia – debbono vivere la loro esistenza autonomamente, sulle proprie gambe, senza ricorrere a aiuti sovrannaturali.

Un bello spettacolo che va al sodo, efficace e piacevole.




permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 3/4/2021 alle 9:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
marzo        maggio