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SottotettiGiuseppe
Tutte le arti hanno una sola patria: il nostro cuore assetato di bellezza
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Perugia - Chiesa di Sant'Ercolano
31 marzo 2018
In un paese dove, quando si inciampa, si sbatte il naso in un'opera d'arte di grande valore, scorgo in fondo alla via una chiesetta alta e stretta, posta in cima ad una vezzosa scalinata barocca. La facciata é sobria ed elegante, con un bel portale e una torricina con orologio che é forse l'unico punto debole dell'edificio. É la chiesa dedicata a Sant'Ercolano, santo martirizzato tramite decapitazione, i cui resti sono conservati in questo edificio.
 
Sant'ercolano

 Come al solito gli orari di apertura sono strampalati: il portone si chiude alle 18 ma chi ha avuto la fortuna di entrare ha tutto l'agio di ammirarla. Non che ci voglia tantissimo tempo, la chiesa è piccolissima, ma stupisce per la sua altezza, per la cupola centrale e la ricchezza della decorazione barocca.
 
Tutto si snoda in un compatto spazio ottagonale tanto ridotto quanto sfarzoso. Alla fine l'unico elemento poco appariscente, ma non per questo meno interessante, è il sarcofago romano che fa da altare.
 




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Il 1882 nel diario di Cosima Wagner
27 marzo 2018
La vigilia della creazione di Parsifal Wagner mugugna nel sonno "me ne vado... soffro...". Le sue condizioni di salute sono di molto peggiorate dall'inizio dell'anno, quando - seppur con tanta fatica - aveva comunicato sulle note della marcia di Tannhauser il compimento dell'orchestrazione.
 
Il 22 maggio Blandina scoppia in lacrime all'idea che è l'ultima volta che festeggia il compleanno con il patrigno: è difficile dire se a questo pianto si mescoli la previsione del matrimonio con Biagio Gravina, programmato per l'estate prossima, o il presentimento che la salute di Wagner è in declino tale da rendere improbabile un altro compleanno. Del resto anche il maestro, partendo per Venezia, sente che non rivedrà più il suo cane.
 
Wagner ha l'atteggiamento di un malato terminale: insofferente verso tutte le piccole contrarietà che un tempo avrebbe affrontato senza batter ciglio, deluso ed amareggiato dalle fatiche necessarie per un allestimento che - ovviamente - non può essere all'altezza di quanto aveva immaginato componendo la sua opera. E per giunta il Re di Baviera, per il quale fa costruire l'avancorpo del teatro - destinato ad evitare al sovrano il contatto con i vili meccanici - neanche si prende la briga di venire a Bayreuth, preferisce giocare al Re Sole in qualche sua residenza.
 
Di rado Wagner presenzia a una rappresentazione intera di Parsifal, preferisce mangiare da solo mentre la moglie infaticabile si occupa di tutto, immagine della signora di ferro che si impadronirà di Bayreuth dopo la sua morte.
 
E' come se durante questo festival del 1882 l'anziano compositore avesse la visione del mondo che verrà. Un mondo che non sembra piacergli molto.




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Il 1881 nel diario di Cosima Wagner
26 marzo 2018
Una sera, per rientrare a casa, Richard si deve appoggiare agli alberi del parco reale - come un ubriaco - osserva stanco ed umiliato.
 
Su consiglio del  medico si decide rapidamente una trasferta a Palermo. Anche se Napoli ha una speciale posizione nel cuore dei Wagner, la capitale siciliana piace rapidamente alla coppia: la disposizione della città, l'intrico delle stradine (non c'è solo Victor Hugo a deprecare la rivoluzione che Haussmann ha portato a Parigi), l'architettura (Monreale piace anche al compositore).
 
Il giovane Siegfried passa il tempo a fare disegni dei monumenti, mostrando un talento che trasmetterà a Wieland e attirando l'attenzione dei palermitani che si mettono in crocchio attorno a lui per guardarlo lavorare o che notano la sua somiglianza con il babbo ("Tutto il tipo wagneriano!", così il commento di uno sconosciuto incontrato per strada). E' interessante che il ragazzino non mostri un particolare interesse per la musica, nè che il padre parli più di tanto di indirizzarlo alla sua stessa arte.
 
Curiosa una clamorosa incavolatura di Richard che esplode contro le arti figurative... Cosima sa per esperienza che in questi casi è necessario defilarsi, perchè contraddire l'irascibile Maestro significa rendere la tempesta ancora più forte.
 
Immagino quanto simili scenate facciano bene agli ormai quotidiani dolori al petto. La salute è un tema costante, che Cosima prende apparentemente sottogamba. Lei tiene il conto di quante pagine della partitura restano ancora da orchestrare, così da definire il Parsifal completo che le viene donato il giorno di Natale una pia fraus. Dal canto suo, lui mostra la lucida consapevolezza del suo stato e si mette tutti i giorni al lavoro per scrivere - foss'anche controvoglia - la sua pagina di musica.
 
Egli sa di avere due scadenze di fronte a sè: il secondo festival a Bayreuth, fissato per luglio, e la morte che sente più che mai vicina.
 
Perchè tanto affannarsi? Una sera, dopo un Crepuscolo degli Dei, infastidito dai vari "Tema del piacere di viaggiare" e "Tema della sventura", sbotta in un "Andrà a finire che mi si attribuiranno tutte queste sciocchezze!"



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Chez nous (A casa nostra): il "populismo" al cinema
18 marzo 2018
Pauline esita molto ad accettare la candidatura alle comunali sotto la bandiera di Agnes Dorgelle, leader politica in cui qualsiasi spettatore riconosce Marine Le Pen. Però si lascia convincere: il partito offre un'analisi esatta della situazione di una ex-roccaforte rossa, polverizzata da una crisi economica retta da una spietata burocrazia europea in combutta con la finanza.
 
Peccato che il lupo perda il pelo ma non il vizio: Pauline deve riconoscere di aver dei compagni di strada violenti e spregiudicati, che stanno sfruttando la sua ingenuità ed il suo idealismo. Si ritira... per essere subito rimpiazzata dalla sua amica nel ruolo di candidato-sindaco.
 
Un film amaro, che ha suscitato in Francia molte polemiche, ma che potrebbe sollevare più di una riflessione - non solo nell'Esagono.
 
La prima è che Pauline è il classico rappresentante della società civile, una brava ragazza volenterosa, davvero interessata a migliorare la vita dei propri concittadini, cosciente dei propri limiti, sincera e pulita... ma sfruttata da persone senza scupoli che si muovono solo per il potere. O siamo così ingenui da pensare che siano solo i partiti "populisti" a trattare il candidato come un prodotto da piazzare nel mercato elettorale?
 
La seconda è che abbiamo lasciato sdoganare frasi - e di conseguenza comportamenti - che un tempo non avremmo neanche osato pensare. Abbiamo lasciato risorgere la violenza, prima verbale, poi anche fisica, nell'illusione che la storia non si ripeta. Abbiamo abbassato la guardia, se non altro perchè - terza riflessione - il degrado socio-economico delle nostre periferie non viene preso in considerazione dai partiti mainstream, impegnati a dirci che sta andando tutto bene e a gonfie vele e talmente chiusi nel loro di fantasia da non capire come mai continuano a venire sfiduciati da un elettorato che invariabilmente non ha capito.
 
Per il soggetto trattato questo Chez Nous è un film impegnato politicamente, anche se non ha mai la supponenza didascalica che trovo per esempio in gente come Ken Loach. Riconosco la grande qualità della recitazione e del piglio narrativo a cui mi ha abituato il cinema francese.



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Il 1879 nel diario di Cosima Wagner
17 marzo 2018
"Richard ha passato una buona notte". A giudicare dalla soddisfazione con cui questa frase viene pronunciata mi viene il dubbio che Cosima - donna molto superstiziosa - dedicasse molto tempo a riti apotropaici che propiziassero notti serene e tranquille al proprio coniuge.
 
Ormai sappiamo quante volte Wagner si alza dal letto, cosa sogna, come vanno il bagnetto e la colazione. Lo seguiamo in tutte le attività del giorno, abbiamo il preciso resoconto di conversazioni, letture ed ascolti musicali. Ce lo troviamo a giocare a whist... non sempre con buona sorte: Cosima mal sopporta vederlo in difficoltà con le carte. E ci scommetto che provi a barare per consentirgli una vittoria. Del resto, ammette apertamente che esercita un controllo maniacale su tutto quello che può disturbare la calma del consorte.
 
La nostra non fa neppure una piega quando Richard si adira con Siegfried, colpevole - a 10 anni! - di voler ascoltare le danze ungheresi. Eh no! A Wahnfried Brahms e Schumann si ascoltano solo per svillaneggiarli! Ha miglior accoglienza, in rapporto, Mendelssohn: a Richard piacciono le ouverture e addirittura ammette di aver scopiazzato la Meerestille. I signori incontrastati dell'empireo wagneriano sono Bach, Mozart, Beethoven, Haydn e Weber. Handel ha avuto un quarto d'ora di favore con l'Ode a Santa Cecilia, ma il suo Alexander Fest non sfonda a Wahnfried. L'unico su cui esiste una tacita tregua è Liszt: Cosima finge di non accorgersi che il marito non apprezza molto le ultime composizioni di papà e il genero smorza le critiche verso una musica che non sente sua.
 
Sono tante le sorprese che troviamo in queste pagine.



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Il 1878 nel diario di Cosima Wagner
14 marzo 2018
La mattina di Natale del 1878 Cosima viene svegliata da uno strano rumore proveniente da basso. Nel salone di Wahnfried c'è un'intera orchestra sinfonica che sta suonando il preludio di Parsifal, che Richard ha orchestrato apposta per dare alla moglie un regalo di compleanno - e Natale - non meno straordinario dell'Idillio di Sigfrido.
 
E' un episodio - inspiegabilmente meno noto di quello analogo di Triebschen - che corona un anno sereno e felice. Per la prima volta nella sua vita Wagner può comporre nella tranquillità, senza assilli e problemi. Ed infatti il Parsifal scorre dalla sua penna senza intoppi, tanto che a fine anno è già partita la composizione del terzo atto.
 
Noi che sappiamo come andranno le cose leggiamo con preoccupazione che sono comparsi dolori frequenti all'emitorace sinistro. Oggi nessuno avrebbe risparmiato almeno un eco-cardio al compositore. Allora ci si accontentava di bere l'acqua di Ems e di cercare un formaggio meno pesante per cena. Richard però non sembra farsi illusioni e dice a Cosima "morirò senza che tu te ne accorga".
 
Le descrizioni molto dettagliate delle giornate ci offrono una vista molto precisa della vita a Wahnfried: discussioni, letture, ascolti musicali. Si spazia da Turgeniev a Leopardi. Gli immancabili Bach, Mozart e Beethoven ma anche - molto meno prevedibili - Chopin, e Mendelssohn.
 
Che però Wagner adorasse Meerestille und Gute Fahrt lo avevamo capito però dal plagio che ne aveva fatto nella Columbus-ouverture.



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Figlia mia
10 marzo 2018
Figlia mia presenta un triangolo fra la piccola Vittoria e le due madri: quella di sangue, Angelica, e la putativa Tina. I maschi sono gli amanti che passano come ombre sul corpo di Angelica e il marito di Tina. Quest'ultimo è un brav'uomo che con buonsenso osserva l'inutilità di una fuga con la bimba: la madre vera continuerebbe ad esercitare i diritti sulla figlia. Non comprende però l'esclusività del sentimento che lega la moglie a Vittoria, così che si condanna a restare sullo sfondo di questo affare di donne.
 
figlia
 
E' un'ora e mezza che si dipana lentamente, che prepara con pazienza lo scoppio del conflitto, la tragedia delle aspettative inconciliabili che le due madri continuano ad avere sulla medesima persona - i cui sentimenti sono maltrattati da un amore materno in cui si mescola, come spesso avviene, una buona dose di egoismo. Angelica e Tina antepongono il bene della figlia al loro desiderio di realizzarsi in lei. Non si chiedono quanto il loro personale interesse danneggi l'amor proprio di una bimbetta che si sente abbandonata e/o caricata di aspettative esagerate.
 
Le attrici protagoniste sono estremamente brave, specie la più giovane, Sara Casu, che riesce nel ruolo molto difficile di Vittoria.



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Da Kandinski a Cage: Pittura e musica a Reggio Emilia
9 marzo 2018
A chi mi domanda il significato di un quadro astratto rispondo invariabilmente facendo un'analogia tra musica assoluta ed arte figurativa: il pittore ha voluto disporre colori e forme secondo simmetrie paragonabili a quelle che usa Beethoven scrivendo una forma sonata. Peccato che i lavori musicali più amati abbiano un titolo (Patetica, Pastorale, Appassionata) che fornisce un appiglio extra-musicale. E quando l'appiglio non esiste lo si cerca... chi non conosce il preludio della goccia o il destino che batte alla porta?
 
Certamente la mostra di Reggio Emilia affronta questo parallelismo - e lo sottolinea con forza per esempio parlando di Klee e Melotti.
reggio
 
Rimarrebbe però alla superficie delle cose se si limitasse solo a questo.
 
Si vogliono analizzare le relazioni tra arte figurativa e musica. La si prende un po' alla lontana, iniziando con le pretese wagneriane di Gesamtkunstwerk (scrivo pretese perchè il compositore di Lipsia ci capiva poco di pittura) ma ci si immerge subito nel tema con i dipinti di Arnold Schonberg. Si tratta per lo più di tele che forniscono un'idea di come allestire la Gluckliche Hand, ma non solo
 
reggio
 
Ci si occupa di Ciurlonis, altro artista ugualmente valido come musicista e pittore.
reggio
e poi c'è ampio spazio per Kandinsky, Werefkin, Turcato...
 
reggioIl tutto accompagnato da musiche che - se non direttamente collegate con i quadri esposti - almeno danno un'idea dello Zeitgeist in cui essi sono nati.
 
Interessantissima la parte conclusiva dedicata a John Cage. Non potevano mancare un video del celebre 4'33" nè la rievocazione della sua comparsa in un Lascia o Raddoppia con Mike Bongiorno. Viene perfino offerta la possibilità di entrare in una camera anecoica per far percepire l'impossibilità di non essere immersi nel suono. Ma il vero interesse che ho trovato in questa sezione viene dallo scoprire lavori pittorici di Cage e dal rendermi conto che le sue partiture sono anche belle visivamente.
 .reggio
 



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 9/3/2018 alle 8:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Amy Beach
8 marzo 2018
Per la piccola Amy chiuderle il pianoforte era la peggiore punizione immaginabile. Si poteva quasi dire che la ragazzina respirasse musica: se non aveva a disposizione uno strumento componeva nella propria testa e memorizzava la musica per il felice momento in cui avrebbe potuto mettere le mani su una tastiera.
 
Anche se Boston è forse la città più europea e colta degli Stati Uniti, Amy - Cheney da nubile, Beach da sposata - è autodidatta. Viene apprezzata in pubblico per le sue qualità di pianista. Il marito però, un medico molto più anziano di lei, non gradisce che la compagna si esibisca come concertista - se non nell'ambito di pochissime apparizioni per beneficenza - e l'obbliga a limitarsi alla composizione.
 
Forse tutto questo è un bene per noi. Amy Beach è molto prolifica: scrive un concerto per pianoforte, la sinfonia gaelica, una buona quantità di lieder e molta musica da camera. La sua musica acquista una certa rinomanza che non scemerà affatto durante la vedovanza. Anzi questo periodo le offre la possibilità di viaggiare in Europa e di impegnarsi nella diffusione della educazione musicale.
 
Muore a New York nel '44.
 
Propongo come ascolto il suo quintetto con pianoforte. Forse sarebbe meglio parlare di concerto per pianoforte e quartetto d'archi: un primo tempo in forma sonata preceduta da un'introduzione adagio; una bella melodia nel movimento centrale tripartito e un finale molto interessante per la varietà di atmosfere che propone.
 
 
 



 
 



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Il 1877 nel diario di Cosima Wagner
6 marzo 2018

La notte di san Silvestro Cosima annota che il 1877 termina in un'atmosfera felice e serena molto diversa dal tono mantenuto da tutto questo anno. Wagner, analogamente a tutti coloro che vanno per la prima volta al festival di Bayreuth, vorrebbe ripetere l'esperienza. Non riceve la solita lettera della biglietteria "A causa del numero estremamente grande di richieste non siamo in grado di soddisfare..." Piuttosto ha la visione dei numeri che impietosamente fotografano un deficit da brivido.

Solo Vienna rappresenta una Valchiria che, seppur con tagli nel secondo atto, comincia a mostrare il proprio destino di opera prediletta della Tetralogia. Il timido sondaggio di Amburgo, che sembra interessata a dare l'intero Anello, muore sul nascere: non c'è solo il deficit del festival ma anche il mediocre risultato della serie di concerti che Wagner dà a Londra.

Quest'ultima è un'impresa condannata sul nascere - gli organizzatori sono in bancarotta - funestata anche da problemi con i cantanti che obbligano a numerosi cambi di programma. A Wagner Londra evoca immagini di Nibelheim; Cosima invece posa per Burne-Jones e conosce William Morris - figura fondamentale per il wagnerismo britannico. Se i registi moderni non fossero impegnati a scervellarsi per scoprire l'acqua calda potrebbe essere interessante un Wagner in salsa pre-raffaellita. Di certo ci farebbe toccare con mano l'immaginario del creatore.

Di fronte al silenzio del re bavarese - che già da anni preferisce alle bianche vesti del cavaliere del cigno lo sfarzo Luigi XIV delle Versailles bavaresi - non resta che pubblicare l'Idillio di Sigfrido, lavoro semplice che trova presto spazio nel repertorio contribuendo non poco a rasserenare l'aria di questo 1877.




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Morto Stalin se ne fa un altro
4 marzo 2018
Il titolo "Morto Stalin se ne fa un altro" fa immaginare una commedia che ovviamente non può esserci: si sta parlando di una dittatura sanguinaria e della lotta senza esclusioni di colpi per nominare il despota che dovrà continuare l'eredità di Stalin, in modo forse meno cruento, ma ugualmente duro e imperturbabile nella burocratica gestione del male.
 
stalin
 
Chi conosce Sostakovich sa però che se non si può fare commedia sul male insito nel comunismo è sempre a disposizione l'arma dello sberleffo, del ghigno grottesco e deformante, come le musiche di Cajkovskij alterate in modo spettrale nella stupenda colonna sonora. E allora il film offre il sorriso sarcastico ed amaro della spontanea disperazione dei compagni del comitato centrale di fronte alla salma dell'ingrigito Stalin (mi vengono in mente le comparse che esultano guardando di sottecchi Kim Jong Un che ha appena lanciato un nuovo missile sul Pacifico), un Nikita Kruscev sosia di Homer Simpson, oppure il generale pieno di tintinnanti medaglie Zukov.
 
Certo, non bisogna mai dimenticare che queste nullità hanno realmente causato sofferenze, morti e distruzioni e provocato danni irreparabili. Pensiamo però che Napoleone e la sua cricca fossero tanto meglio delle marionette messe in scena da Armando Iannucci? Mi viene in mente il Riccardo III di Shakespeare che domanda un cesto di fragole poco prima di eliminare Buckingham: è la stessa miscela agrodolce che domina questo film.
 
Peccato che un lavoro così interessante scivoli poi sulla sciatteria di cartelli e nastri commemorativi scritti in inglese, come sul Gyorgy pronunciato all'anglosassone.
 
Questo Stalin va visto, specie oggi che ridendo e scherzando la democrazia si sta restringendo a macchia d'olio.
 
 



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 4/3/2018 alle 7:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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