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SottotettiGiuseppe
Tutte le arti hanno una sola patria: il nostro cuore assetato di bellezza
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Movimento (e monumento) della vita a Jenbach
27 giugno 2017
jenbach Jenbach[/caption]

 

La chiesa parrocchiale di Jenbach ha un bell'abside gotico cui corrisponde però il solito interno barocchizzato a stucchi pastello rosa e giallini.

Mi incuriosisce, nell'antistante cimitero, un monumento che sembra ideato da un carabiniere lepenista: una fiamma in acciaio rossa e blu con alla base una sfera color rosa-sali da bagno, probabilmente sfuggita a qualche giardino zen. Un'iscrizione mi informa che si tratta di un monumento funebre destinato a ricordare i bambini morti precocemente o prima della nascita. Chissà se anche qui c'è chi battezza e seppellisce cristianamente gli aborti.





permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 27/6/2017 alle 6:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Swarovski: Mondi di cristallo a Wattens
23 giugno 2017
Un outlet aziendale di Swarovski si è trasformato in attrazione museale di tutto rispetto che può lasciare qualche impressione alle orde vomitate dagli autopullman-con-guida-parlante-italiano.
 
Il "gigante" che accoglie il visitatore è tanto appariscente quanto brutto con il suo faccione rotondo dalla cui bocca esce una fontana di acqua. L'interno di questa struttura offre installazioni ed opere affatto interessanti, da una stele di Keith Haring per un'Aida alla Ambient music di Brian Eno. C'è spazio per la fantasia ed il sogno in una lunga serie di variazioni sul tema del cristallo.
 
Un elemento costantemente presente é il riflesso: gli specchi moltiplicano gli spazi e fanno entrare il fruitore nell'opera d'arte. É il gioco del Duomo di cristallo, ma anche della foresta incantata di Eden in cui mi é parso di muovermi nell'ultimo Parsifal realizzato da Wolfgang Wagner. Poi non tutto è eccelso: mi sono trovato in una Wunderkammer tanto colorata quanto pacchiana e in un teatro meccanico molto reminiscente di una tintoria.
 
É certamente utile la sezione, subito prima del negozio, in cui si traccia la storia della Swarovski ed in cui vengono esposte alcune curiosità: parure teatrali, tra le quali una corona destinata ad Elton John, e oggetti creati da stilisti.
 
Non mancano interessanti sorprese all'esterno, con una nuvola iridescente di cristalli su un lago artificiale costellato di steli che si chiudono con bacche rosse, uno spazio giochi architettonicamente molto armonioso ed originale che giustifica che un bimbo scali la Griglia cristallina di Werner Feiersinger come se fosse un balocco.
 
Mi piace pensare che quel piccolo abbia capito meglio di tutti noi il senso dell'arte.




permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 23/6/2017 alle 17:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il castello di Tratzberg
19 giugno 2017

Il castello di Tratzberg domina una collina a metà strada tra Schwaz e Jenbach. E' territorio dei ricchi mercanti Fugger che hanno posseduto l'edificio attorno al 1590. Dalla metà del XIX secolo Tratzberg è proprietà privata dei conti Goess e Enzenberg.

Bisogna ringraziare questi signori che hanno mantenuto il castello in una condizione invidiabile. Non è solo il cortile rinascimentale interno, che pure vale da solo la visita ma anche la serie di stanze interne con mobilio e arredamento originali. Bellissimi i rivestimenti lignei di soffitti e pareti, gli sporti riccamente arredati, le porte con le loro elaborate serrature.

Immagino che alla luce di candela la galleria affrescata con l'albero genealogico degli Asburgo dovesse essere impressionante: anche sotto la luce accecante del pomeriggio si ha l'impressione che le persone raffigurate siano tridimensionali.

Può far sorridere nella sala delle armi il discorso dell'armigero animato, ma una volta tanto sono riuscito ad interessarmi a una panoplia.





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Olandese volante - Madrid - Fura dels baus
16 giugno 2017
Mi sono passabilmente annoiato nelle prime due parti dell'opera. Le filatrici qui si occupano di pulire e mettere in ordine strumenti elettrici stando su una spiaggia in riva al mare. Nulla della visionaria fantasia cui la Fura ci ha abituati. Con Il terzo quadro però c'è il risveglio. La difficile scena tra olandesi e norvegesi parte bene e si conclude con una fantasmagorica visione che riempie tutto il campo visivo: il mondo fantastico ha invaso e cancellato la quotidianità banale - musicalmente pure triviale e prevedibile - ed ha occupato la ribalta. Erik, l'Olandese e Senta si muoveranno in una foresta di marinai olandesi, bianchi ed immobili.
 
Nel finale l'oceano sommerge tutto e si chiude sui protagonisti. Senta però ricompare, Mosè dal volto coperto di biacca, in mezzo ai flutti che si sono divisi. Cammina trionfante verso di noi. É lei l'artefice della redenzione, che giunge con la visione di un'abbagliante luce bianca che penetra nell'azzurro di un fondale marino. Lo scorso autunno a Milano, Nattiez sosteneva che una regia può tradire la lettera delle didascalie per rendere meglio lo spirito del lavoro teatrale. Mi sembra che questa conclusione scelta dalla Fura esprima al meglio e con poca retorica il senso di quanto Wagner racconta nella sua prima opera maggiore.
 
Heras-Casado tende a rallentare i tempi nelle prime due parti dell'opera. É molto attento alle sfumature dinamiche, cerca di smussare la volgarità dei passaggi in cui Wagner inserisce il pilota automatico. Ha a disposizione un'ottima Senta (Ingela Brimberg), ma Erik (Nikolai Schukoff) è sempre al limite delle sue possibilità e Kwangchoul Youn è un Olandese spesso privo di mordente, se non inefficace. Per esempio il "Wie aus der ferne" troppo lento perde la bella linea del declamato e si affloscia su una serie di pause che interrompono il flusso della melodia. E quando si arriva a parlare della salvezza la voce è dura e grida in uno spasmo verista che detesto.
 
Un Olandese che mi è piaciuto solo in parte.
 



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 16/6/2017 alle 12:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Elektra dal vivo con Birgitt Nilsson a Vienna nel 1965
10 giugno 2017
Ascoltiamo il verso "Der jauchzt und kann sich seines Lebens freun!" con i due acuti sulle parole jauchzt e freun (rispettivamente esulta e rallegrarsi). Quanti soprano oggi sono in grado di cantare perfettamente questa parte? o di esprimere con tanta facilità una gioia così sovrumana da condurre a morte chi la prova? Noi ci accontentiamo di letture in cui l'approssimazione viene scambiata per espressività (vero, Evelyn?). Birgitt Nilsson invece scala questo Everest del canto sopranile come se si trattasse di una passeggiatina in pianura. La Nilsson sa essere eroica, sublime ed alta e subito dopo scivolare nel lirico (si veda il passaggio impressionante da "aus des Hauptes offner Wunde" all'improvvisa schiarita di "Ich will dich sehn"). Il dialogo con Clitennesta si apre con un semplice tono di conversazione familiare e pacato: la madre viene attirata in trappola dalla pacatezza con cui la figlia la affronta. E dopo, poco alla volta, ci conduce all'ironia, al dileggio ("Mit einem ungeweihten" contiene l'accenno di un sorriso diabolico). E si sfocia nella violenta evocazione della vendetta. Dopo un simile climax espressivo sembra innocua la terribile musica che descrive il momento in cui Clitennestra apprende la morte del figlio.

E a proposito di trappole: com'è bello il dialogo tra Elektra ed Egisto - interpretato stavolta non da un caratterista ma da Windgassen, bello e sublime, grande anche quando deve impersonare un ignobile vigliacco.

Si potrà obiettare che la Rysanek ha una voce troppo simile a quella della Nilsson così che Crisotemide si differenzia poco dalla sorella. Però ne avessimo oggi di cantanti così.

Una registrazione monofonica, dal vivo. Non certo in grado di competere per qualità audiofila con la stereofonia del Bohm DG o del mitico Solti (Decca). Però secondo me qui Bohm appare meno monodimensionale: questa Elektra è molto variegata nei colori e soprattutto nelle istanze interpretative. Non si tratta insomma di un urlo di 90 minuti, ma di un attento viaggio in una psiche che per quanto monomaniacale presenta molte sfumature di espressione.





permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 10/6/2017 alle 15:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Munari al MEF di Torino
7 giugno 2017
Ultimi giorni di apertura per  una divertente mostra che il MEF di Torino dedica a Bruno Munari.

Sì, ci si diverte come se si fosse bambini, perchè è contagiosa la forza inventiva, la capacità di giocare con le idee, di scoprire e cercare cose nuove, di ripercorrere l'usuale secondo una prospettiva diversa. In fondo l'arte non è che una trasfigurazione del nostro mondo, è la capacità di trovare il bello nella nebbia milanese, animarla con la nostra aspettativa, con una storia che improvvisamente ce la rende vicina ed amata.

E' un bellissimo sogno il caleidoscopio delle immagini polarizzate (sono presenti degli schermi davanti ai quali si fa ruotare un filtro polarizzatore che metamorfosa forme e colori delle composizioni esposte), straordinaria la sala delle sculture appese per aria - un Calder fantasioso che soffre per l'aria ferma e pesante di questo museo e che sicuramente sarebbe a suo agio all'aperto.

E poi il divertissement delle macchine inutili, di quelle immaginarie, degli alfabeti sconosciuti - benchè somiglianti a forme grafiche di popolazioni reali, delle sculture portatili.

Grande spazio infine per la grafica (ho scoperto che tante copertine discografiche della mia giovinezza erano d'autore) e per l'arte applicata.

Chi pensa che l'arte contemporanea sia noiosa ne approfitti e faccia un salto al MEF.





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Il castello di Sarre (AO)
4 giugno 2017

Il castello di Sarre domina la statale che si dirige verso il Monte Bianco, sulla destra poco fuori da Aosta. Esternamente è un edificio settecentesco che del complesso medievale conserva solo una torre quadrata. Vittorio Emanuele II l'aveva acquisito per risiedervi quando sarebbe venuto in valle per soddisfare la propria passione venatoria. Furono però i suoi successori a sfruttare - ed amare - questa dimora.

L'ala sinistra del piano terra ci parla della caccia che si svolgeva in quello che oggi è il Parco Nazionale del Gran Paradiso e certo le anime belle animaliste saranno scandalizzate dalla decorazione della galleria e del salone del piano superiore: pareti e soffitti sono coperte di festoni e girandole formate con le corna degli animali uccisi. Non ho mai visto però ambienti simili. Certamente sono molto belli e degni di essere visti.

Sarre
Sarre: la galleria
La visita prosegue con la celebrazione di casa Savoia. Dato che nel nostro paese si ha la bell'abitudine di non fare i conti con la propria storia si preferisce lasciare sotto il tappeto la vita - ottanta anni - della casa reale italiana. La mostra consente di osservare che anche i nostri Savoia hanno saputo gestire in modo molto accorto la loro immagine pubblica sfruttando il mezzo ancora giovane dei periodici illustrati. Non siamo poi molto lontani dai sovrani borghesi dei paesi nordici.

Manca - forse però non è questo il luogo - un'analisi delle ombre della monarchia del nostro paese - giusto un profilo di Mussolini nel quadro delle nozze di Umberto. Si dice che se Cleopatra avesse avuto un naso diverso la storia avrebbe avuto un altro corso. Forse la cosa vale anche per le gambe di Vittorio Emanuele III: un corpo non indebolito dalla consanguineità dei matrimoni gli avrebbe forse dato la capacità di affrontare con diverso piglio le prove che la storia gli ha posto davanti.





permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 4/6/2017 alle 8:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Arbasino - Fratelli d'Italia
2 giugno 2017

Arbasino racconta una specie di Grand Tour al contrario: si parte dal sud Italia per giungere in Baviera e Regno Unito. Si seguono i protagonisti di questo libro in una sorta di Grande Fratello on the road. Li si vedono in tutte le situazioni, dal teatro ai ricevimenti fino alla camera da letto, tra mondanità e demi-monde, raffinatezza e volgarità che coesistono nella stessa pagina, composita come l'ambiente in cui ci muoviamo.

Pare che l'espressione casalinga di Voghera sia stata inventata dal vogherese Arbasino. Indubbiamente c'è in questo libro il disprezzo per l'ambiente piccolo borghese, limitato e chiuso, della provincia lombarda - o, forse, della provincia tout-court. Allo stesso tempo però c'è la consapevolezza che il mondo dei centrini (possiamo intenderli anche nel senso dei piccoli centri provinciali?) rimane appiccicato alla nostra pelle e sbuca inaspettato al Festival dei Due Mondi e nelle grandi occasioni pubbliche.

E' per questo che Proust è un immenso modello: egli ha saputo distillare, dalla società che ha frequentato, quegli elementi comuni a tanta borghesia che non ha mai visto un "de". Arbasino bagna in un ambiente da dolce vita che è il corrispettivo moderno di Guermantes e Verdurin: alla fine il duca di Guermantes e Desideria ci interessano perchè in loro vediamo riflesse le nostre qualità. O la nostra assenza di qualità.

Questi personaggi, esprimendosi non secondo il loro rango sociale ma secondo il loro tipo umano, non sono necessariamente diversi da un roturier qualsiasi.

Uno stile magmatico, che gioca con le lingue, le citazioni, riferimenti ed assonanze. E se la trama del romanzo è tutto sommato esilissima il vero filo rosso che crea l'unità del libro è proprio la grande ricchezza dell'espressione verbale.





permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 2/6/2017 alle 5:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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