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SottotettiGiuseppe
Tutte le arti hanno una sola patria: il nostro cuore assetato di bellezza
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Chia in mostra alla Casa Rusca di Locarno
16 settembre 2018
Trovo spesso delle figure reclinate, di profilo. In questo dipinto
chia
Chia raffigura se stesso a colori vivaci, complementari rispetto all'ambiente in cui è inserito. Gli occhi sono chiusi, indifferenti a noi spettatori, impegnati anzi a fronteggiare un aggressivo felino che forma un tutt'uno con il corpo dell'artista. Selvaggio, minaccioso, lontano dall'immagine che ci viene proposta quindici anni dopo, nella versione malinconica: colore bianco-grigio, gli strumenti del mestiere abbandonati ai suoi piedi. Meno male che - un po' avanti nel secolo attuale - abbiamo un atteggiamento più conciliato
 
chia
 
in cui fili di colore sembrano uscire come un fumetto dalla bocca di un uomo vestito semplicemente, con tinte che contrastano con l'etereo splendore della sua creazione.
 
La mostra che la locarnese Casa Rusca dedica a Chia fino alla prossima epifania si snoda su due piani che presentano opere anche di grandi dimensioni.
 
Non so chi sia la persona ritratta in questo dipinto. Da lontano i capelli lunghi, i baffetti, l'abito e le mani affusolate mi avevano fatto pensare a Michelangeli. Il contrasto fra lo sfondo vivace e la tenuità dell'incarnato mi piace molto e mi fa immaginare una grande intimità ed amicizia con la persona ritratta.
 
 
Ci sono corpi massicci e ben formati, anche violenti (bello uno Hand Game in cui il volto del femminicida è compattamente privo di lineamenti, cieco come la brutalità della scena mostrata). Spesso penso anche a certe polpute figure di De Chirico.
 
 
E' una mostra che si visita bene. Sono spesso ritornato sui miei passi all'interno del medesimo piano per rivedere lo stesso quadro alla luce di come l'artista ha riaffrontato nel tempo un soggetto.
 



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 16/9/2018 alle 9:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Galleria Sabauda - Francesco Cairo: Sant'Agnese
15 settembre 2018
Sono abituato a trovare nella pittura barocca delle sante immerse in estasi poco mistiche e molto carnali. Con Francesco Cairo si è certi di trovare atmosfere degne più di un sito a luci rosse che di una chiesa: bocche aperte ed occhi chiusi nella maschera immutabile del piacere fisico che ogni frequentatore casuale di certe pagine web conosce alla perfezione.
 
L'angolo - rigorosamente vietato ai minori - che la Galleria Sabauda dedica a Cairo sarebbe prevedibile se non fosse per questo martirio di Sant'Agnese
 
cairo
 
La donna è chiusa nel suo godimento intimo e struggente. Lui le rimane attaccato come una patella allo scoglio. Ha la passione monomaniacale di un maschio che è appena uscito da una prolungata astinenza. I due formano un corpo solo, una sola massa carica di passione.
 
L'occhio però cade sulla parte inferiore del dipinto e nota che - per dirla con Monteverdi e Tasso - questi sono "nodi di fier nemico e non d'amante". Potremmo pensare al femminicidio di un innamorato respinto, o anche semplicemente ad un rapporto sado-maso.
 
Certo quest'immagine turba non poco, lontana come è dalla pacifica iconografia della santa compunta, inginocchioni, che si lascia decapitare con tranquillità mentre degli angioletti svolazzano felici agitando le palme del martirio.
 
Qui invece la concentrazione sui due protagonisti - la vittima ed il carnefice - e la commistione di violenza e piacere mettono a disagio lo spettatore che non riesce a dimenticare tanto facilmente questa immagine, carica di crudeltà e dolore.
 
E' un dipinto affatto memorabile ed originale, che scardina l'ordine pacifico della pittura devozionale.



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Centocinquanta anni di Pellizza da Volpedo
3 settembre 2018
Giuseppe Pellizza, l'autore del celebre "Quarto stato", nasceva 150 anni fa a Volpedo, un paesotto ai piedi delle colline tortonesi. La sua casa natale, in periferia, poco lontano dal cimitero, esiste ancora oggi e contiene il suo atelier.
 
E' uno stanzone quadrato, con il pavimento in cotto come si usava un tempo nelle nostre cascine. C'è troppa gente perchè io abbia la possibilità di guardare che libri si trovano nella biblioteca della parete sinistra - sempre ammesso e non concesso che ci siano i testi di proprietà del pittore.
 
Non mancano gli attrezzi del mestiere, busti e modelli anatomici, colori, cavalletti. Sulla gamba di uno di questi un piccolo schizzo di prato su cui ci sono dei panni stesi ad asciugare. In alto dei quadri di grandi dimensioni ritraggono i genitori di Pellizza. Sono in un dialogo ideale con uno dei quadri che - in occasione di questo centocinquantenario dalla nascita - sono in esposizione temporanea a Volpedo per tutto il mese di settembre.
 
pellizza
 
Nella civiltà contadina il mediatore era una persona importante. Giani è rappresentato con una precisione che sarà fondamentale per il successo del celebre "Quarto stato". Non c'è solo la cura con cui è disegnato il bastone. La barba non fatta, il panciotto troppo stretto e un occhiello bianco tra le gambe che lascia presagire che pure i pantaloni sono al limite delle loro possibilità... sono dettagli che raccontano il mondo povero da cui proviene Pellizza.
 
Ed ecco il pittore
pellizza
 
Possiamo seguire l'evoluzione del modo con cui si porge a noi nella riproduzione fotografica di una prima versione del ritratto, la versione esposta agli Uffizi e uno schizzo molto più vivace e dalla posa meno ufficiale.
 
Completano la piccola mostra un paesaggio dal gusto impressionista, un prato fiorito in cui riconosco le colline del posto e una grande tela di sapore segantiniano - Emigranti
 
pellizza
 
in cui il profilo delle Alpi si sposa al correre del locale Curone - si notano anche delle figure di lavoranti sul greto del torrente.
 
A seguire raccomando una capatina alla vicina pieve, il cui profilo si riconosce nella Fiumana, che contiene alcuni affreschi di grande pregio - il catino absidale, alcuni pilastri e una Madonna in fondo alla navata destra.



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La chiesa di San Gilles a Poprad (SK)
12 agosto 2018
Il problema della desertificazione del nucleo cittadino è stato risolto a Poprad con il classico uovo di Colombo: basta costruire un gigantesco centro commerciale di quattro piani proprio a fianco della lunga via pedonale che attraversa la cittadina.
 
Poprad è tirata a nuovo, piccola e pulita. Appena usciti per l'appunto dal mastodontico "Forum" si nota una torre campanaria ampia e quadrata, con cima merlata, oggi adibita a bar. Attualmente  la salita è possibile solo chiedendo  il permesso ai proprietari.
 
L'adiacente San Gilles è aperta invece alle 15 con visita guidata da parte di un volenteroso dell'ufficio turistico locale.
 
È una chiesetta gotica. Un piccolo pronao conduce a un semplice portale gotico interamente rifatto negli anni scorsi. L'interno ha due volte  affrescate come se fossero un cielo. L'attenzione è attratta subito dal ricco ciclo di affreschi delle pareti. Al centro della chiesa un Giudizio Universale di cui si legge bene solo il lato destro, con i peccatori che vanno alla perdizione. Noto che i volti delle figure sono quasi sempre vuoti. Immagino in conseguenza di qualche ondata iconoclasta.
 
Sulla parete di fondo sono descritte le morti di alcuni santi - Andrea, Bartolomeo. Divertente il fatto che il mio accompagnatore confonda, in una rigorosa applicazione della legge di Murphy, un santo con l'altro e che alla fine sono io a guidarlo sulle storie della Natività - dall'Annunciazione alla Fuga in Egitto - del lato sinistro. La Crocefissione invece si trova sulla parete destra della chiesa, in una posizione relativamente defilata.
 
Curiosamente il dedicatario della chiesa non compare negli affreschi ma solo in una tavola in legno non particolarmente interessante. D'altro canto gli affreschi sono rimasti qui solo per l'impossibilità di trasportarli altrove: la tavola della Vergine di Poprad è invece finita nel museo di Bratislava.
 
Forse, visti gli orari di apertura della chiesa, è meglio così.



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Cracovia: La situazione è cambiata
10 agosto 2018
Sono andato al museo nazionale di Cracovia per la leonardesca Dama con l'Ermellino ed ho avuto la sorpresa di trovare un'eccellente esposizione sui cambiamenti registrati dall'arte polacca di oggi.
 
Ho avuto un buon inizio con Antoni Falat
[caption id="attachment_4101" align="aligncenter" width="442"]cracovia Falat - Spokoj[/caption]
Questo Spokoj - tradotto come "Pace" - non è nè pacifico nè tranquillo. La scritta rossa, come di sangue che cola... Timbro e penna fanno pensare che la divisa appartenga ad un militare burocrate. Ma la testa di cane evoca l'immagine di un animale affettuoso, fedele ed amabile... Peccato che tutti i buoni sentimenti che connetto all'idea di cane svaniscano osservando che l'animale non punta lo sguardo allo spettatore ma lo rivolge ad un padrone esterno, magari dell'est.
 
E non è però che le dita mozzate di Vittoria, Vittoria
dello scultore di Cracovia Bernadski non siano riconducibili alla delusione del mondo post-comunista?
 
Ho visitato in città la galleria dedicata all'arte polacca del XVIII e XIX secolo. Si trovano anche bei quadri, senza però rilevare una voce davvero originale. Sono dipinti che rientrano nel solco delle mode espressive europee del tempo che potrebbero venire da un qualsiasi paese del continente.
 
La collezione contemporanea del museo di Cracovia invece ha - ovviamente nel rispetto di tendenze espressive internazionali - una sua personalità bianco/rossa. Si percorre un secolo difficile, segnato da una rivoluzione espressiva che il regime ha tentato di affogare nel realismo socialista. Le opere esposte attraversano tutta la nostra epoca con una eccitante varietà di stili e mezzi espressivi.  Ho trovato in queste sale un'arte fresca che continua ad interrogare lo spettatore, la voce di una nazione risvegliata che desidera farsi ascoltare dentro e fuori dai confini del proprio paese. Se nei secoli passati ci si accontentava di essere, oggi si vuole lasciare un segno individuale nel mondo.
 
Il titolo della mostra "La situazione è cambiata" indica perfettamente le contraddizioni in cui ci si muove in questa epoca il cui paesaggio è in continua evoluzione.
 
Altre immagini si trovano a questo sito
 



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Veit Stoss - Dormizione della Vergine (Cracovia)
8 agosto 2018
La Vergine si affloscia tra le braccia di San Pietro come un pallone cui si sia aperta la valvola dell'aria. Alle sue spalle San Giovanni, convinto che sia solo un malore, le porge premuroso il mantello azzurro di ordinanza. San Pietro invece sembra solo preoccupato di non lasciar cadere questo peso che gli è piombato improvvisamente tra le braccia.
 
]stoss 

Noi però vediamo le dita di Maria: lunghe, esangui. Penzolano nel vuoto. Ci dicono che la vita le è scivolata via. Siamo noi spettatori a cogliere il mistero di quanto è accaduto.
 
Non avendo infatti la macchia del Peccato Originale, Maria non può conoscere la morte e la corruzione del sepolcro. A San Sebaldo, in Norimberga, un portale mostra gli apostoli intenti a trasportarne la bara. L'iconografia normale ci mostra però un sepolcro pieno di fiori circondato da apostoli che mirano verso il cielo in cui - è dogma di fede - Maria è assunta con il proprio corpo.
 
È lì in Paradiso che Stoss ce la propone nella parte alta dell'altare scolpito per la cattedrale di Cracovia.
 
stoss
 
Non c'è dubbio che in alto, incoronata dal Figlio come Regina dell'universo, Maria sia bella. Però, in tutta la serie di personaggi scolpiti da Voss, è nel momento in cui il sonno fa cedere il suo corpo, che l'artista ce la fa sentire vicina a noi e più umana.



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L'abbazia Santa Maria di Rivalta Scrivia
24 luglio 2018
Le abbazie cistercensi sono strutturate in chiesa, chiostro con sala capitolare e dormitorio con deposito per le vettovaglie. Rivalta non fa eccezione anche se del chiostro rimane solo un verde prato quadrato. Il lato opposto alla chiesa è stato usato come fondamenta per un palazzo disabitato (ma di proprietà, mi si dice, dei Gavio) ed in totale sfacelo: muri fatiscenti, persiane sbrindellate... Pare che all'interno ci sia un salone delle feste molto importante. Noi però ci accontentiamo della sala capitolare, con una bella entrata a trifore e sopra tutto dei cicli di affreschi presenti nella chiesa.
 
Non so nulla di questo Boxilio che si premura di lasciare la firma sui propri affreschi... il suo orgoglio di artista non era certo mal riposto. La Madonna che spreme la propria mammella per nutrire con il proprio latte il santo inginocchiato
 
rivalta
 
ha un  indubitabile fascino ed è uno dei punti forti della visita.
 
Così come mi è piaciuta la decorazione absidale, con gli elaborati baldacchini gotici che incorniciano Vergine e santi e in specie un piccolo affresco posto in una nicchia a sinistra dell'altare maggiore
rivalta
Chiaramente una rappresentazione della Trinità - le tre persone che si mettono a tavola con Abramo, tanto frequenti nelle icone ortodosse. Ed al mondo orientale rimanda anche la benedizione con le due dita alzate. Peccato non essere riuscito a sapere alcun dettaglio sull'età e sul possibile autore di quest'opera.
 
L'abbazia di Rivalta è aperta grazie a dei volontari che confondono l'Apocalisse con il Vangelo di Giovanni. Ho preferito fare finta di nulla per lasciarmi la speranza che ci sia stato un momento di confusione.
 
Di Apocalisse si parla al primo piano in quello che suppongo dovesse essere il dormitorio dei monaci. Qui sono allestite due mostre, una di icone e una costituita da ampie tele di un pittore locale (Giuseppe Papetti) che descrive efficacemente, usando diverse tecniche l'ultimo libro del Nuovo Testamento.
Rivalta



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Art Brut itinerante in Svizzera
17 luglio 2018
Leggo dal sito del museo Art Brut di Losanna "Le opere di Art brut sono realizzate da creatori autodidatti, marginali, posti in una posizione di spirito ribelle o impermeabili a norme e valori collettivi, che creano senza preoccuparsi di critica o pubblico o dello sguardo altrui. Senza bisogno di riconoscimento o approvazione, concepiscono un universo a proprio uso e consumo. Le loro opere, realizzate con mezzi e materiali generalmente inediti, sono esenti da influenze uscite dalla tradizione artistica ed impiegano modi di figurazione singolari".
 
Il museo losannese dedicato all'Art brut organizza una mostra itinerante, fino al 21 ottobre ad Ascona  ed a partire da fine gennaio ad Aargau.
 
Sono impressionato subito dalle opere di Berthe Urasco, paziente psichiatrica che mostra una fortissima personalità
 
Art brut
 
Forse uno psicoterapeuta potrebbe trovare una spiegazione alle toppe gigantesche delle porte di queste case inserite in ambienti simmetrici.
 
Già... le simmetrie... E' incredibile notare che in artisti situati fuori dall'Accademia sia così forte la volontà di costruire le proprie opere secondo schemi formali facilmente riconoscibili. Adolf Wölffli disegna delle specie di mandala, complicatissimi e ricchi
 
Art brut
 
E rigide simmetrie, costruite anche mediante metameri, le ritrovo ad ogni piè sospinto. Tutto sommato, anche l'atto di scattare un banalissimo selfie risponde ad una esigenza espressiva e - seppur inconsciamente - prima di scattare ho scelto cosa includere nella mia fotografia e come disporlo così da poter raccontare qualcosa. La simmetria e la scansione ritmica sono forse gli elementi formali più semplici ed immediati.
 
Ma osserviamo il gusto sicuro con cui Aloise Corbaz distribuisce i pieni ed i vuoti nei suoi dipinti

 

Un discorso a parte forse meriterebbe Diego, con i suoi grattacieli nuovayorchesi o soprattutto Angelo Meani, milanese, con dei mascheroni arcimboldeschi. Sono opere fatte con materiali disparati: piattini, tazzine da caffè e te, vasi di vetro. Perfino due scoiattolini azzurri che originariamente dovevano essere quegli imbarazzanti soprammobili di cattivo gusto regalati da un parente che viene regolarmente in visita a casa nostra dove si aspetta di vederli in bella mostra. Meani li trasfigura facendone i riccioli della capigliatura del suo mamuthones art brut.




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Castello san Materno di Ascona
16 luglio 2018
Subito all'entrata da Ascona - per chi viene da Locarno - a poca distanza dal cimitero - si trova il Castello san Materno.
 
Attualmente vi è ospitata una mostra dedicata a Max Liebermann, pittore impressionista tedesco che mi è particolarmente caro. Alcuni disegni, diverse tele che permettono di farsi un'idea del talento di questo artista: coriandoli colorati che visti dalla giusta distanza si trasformano negli avventori di un ristorante all'aperto - in riva al lago che giace in secondo piano, tra gli alberi, con due vele che lo solcano tranquille. Ed ancora è la sottile teoria dei passanti a permetterci di distinguere il passaggio tra la sabbia e il mare, con tenui sprazzi di colore bianco appoggiato alla tela, le onde quasi tridimensionali del piatto mare settentrionale.
 
E poi, il viale della passeggiata domenicale, con una folla non molto dissimile da quella che ho lasciato oggi sul lungo lago. E come è bello il gruppo di carrozzina, governante e bimba - quest'ultima in grembiule rosa e cappello di paglia che ci danno l'esatta temperatura di questa giornata di luglio.
 
materno
 
Se ero convinto che San Materno non avesse altro da offrirmi che questi pur bei Liebermann, al piano superiore i dipinti della fondazione Alten hanno superato le mie più rosee aspettative. E' difficile fare un elenco di tutti i dipinti che hanno attirato la mia attenzione, dai tronchi di betulla quasi astratti di Overbeck alla sensuale (e timida) modella di Rohlfs, ninfetta à la Nabokov
 
 
Meglio raffreddare i bollenti spiriti con qualche natura morta (qui sotto Jawlenski)
materno
 
o questo acquarello di Nolde
 
materno
 
Il sito del Castello San Materno è raggiungibile a questo link
 
 



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Spiritualità ed astrazione alla fondazione Riccardi (Rivanazzano)
5 giugno 2018
Bisogna imitare le persone brave ed intelligenti, mi dice Riccardi, il vulcanico responsabile della fondazione rivazzanese Artart. E l'idea di questa mostra gli è venuta pensando a un'esposizione basilese realizzata molti anni fa da Beyeler. Nelle stanze della sua villa di Rivanazzano Riccardi ha messo fianco a fianco opere contemporanee e lavori etnici provenienti da collezionisti di Lecco, Pavia e Milano.
 
Talvolta i riferimenti tra le opere esposte non sono immediatamente comprensibili, forse - come ammette lo stesso Riccardi - sono anche stiracchiati. In altri invece esistono delle corrispondenze impressionanti. Per esempio un uomo che con le mani nasconde il proprio volto per la vergogna/pentimento legato a un incesto compiuto si trova a fianco di un lavoro contemporaneo in cui due figure - che per altro rimandano al mondo delle stele di Lunigiana - sono in un identico atteggiamento. O anche due lavori realizzati con materiali simili
riccardi
 
riccardi
 
Dialoghi tra culture che - causa un mondo che sta rimpicciolendo - si trovano sempre più vicine e a contatto. E in un'epoca dove la paura per lo straniero è sempre più intensa mi interessa più notare che, al di là delle nostre storie ed esperienze, tutti noi bagniamo in un comune humus sentimentale, abbiamo la stessa necessità di esprimere sentimenti ed idee comuni alla nostra umanità. Ed in fondo noi occidentali non siamo molto diversi dagli umili artigiani africani. Le statue antropomorfe etiopi che debbono proteggere l'uomo addormentato hanno la stessa funzione rassicurante delle graziose e flessibili signorine raffigurate in una posa tranquilla da cui gli incubi notturni sono banditi.
 
Aperto fino al 17 giugno 2018.



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Passeggiata nel barocco pavese
3 giugno 2018
Dovetti passare il Brennero per accorgermi che a Pavia esistono palazzi di stile barocco che starebbero benissimo in Austria. Non ho mai capito com'è possibile che a nord delle Alpi gli intonaci abbiano sempre l'incarnato e la levigatezza di un bambino, mentre qui... Anche adesso il municipio (palazzo Mezzabarba) è coperto da una impalcatura, che per lo meno lascia intravedere la facciata dell'edificio. L'esterno della contigua chiesetta è però un disastro e temo che l'interno non debba essere meglio.
 
barocco
 
Dobbiamo ringraziare il cielo che la sala delle feste ospiti i consigli comunali: a questo modo abbiamo preservato l'ottima decorazione di Giovanni Angelo Borroni - su tutto i due dipinti di Diana - mentre hanno avuto una sorte meno felice gli affreschi di genere della vicina sala fiamminga. Sono opere scurite dal tempo, non sempre facili da decifrare, ma rimandano ad un mondo espressivo nordico che amo molto. Il loro colore rievoca quasi le decorazioni in cuoio che ricoprono le pareti della casa Rembrandt di Anversa.
 
Il cortile di palazzo Olevano apre il proprio colonnato in un ideale abbraccio verso la città. Basterebbero un poco di pulizia e cura perchè anche il passante disattento si accorga che questo angolo è meravigliosamente bello. Ma nessuno sembra curarsene. Capisco gli studenti delle magistrali che lo frequentano, sono anche idealmente vicino all'impiegato che ha messo sopra la propria scrivania il disegno di una signora che con il cartiglio "pensione" sta pedalando verso un burrone degno di Willy Coyote... però le belle arti dovrebbero intervenire a dare un aspetto dignitoso almeno all'esterno del luogo.
 
Come sempre sono i soffitti le parti che hanno sofferto meno. E' possibile però immaginare l'aspetto originale delle stanze del palazzo. La presidenza dell'istituto è alloggiata in quella che un tempo era l'alcova... di una feldmarescialla pavese? O di un barone Bove? Perchè gli Olevano, come tanti nobili goldoniani - e non solo - andarono incontro alla rovina finanziaria. Al piano superiore la convivenza di stupendi stucchi e mediocri storie di Tobia fanno pensare che a partire da un certo momento si sia deciso di andare al risparmio.
 
Ho una speciale predilezione per palazzo Vistarino, altra dimora nobiliare che ha conosciuto periodi bui (il parco antistante fu usato negli anni sessanta come dancing, io ricordo di avervi assistito alla penosa esibizione di due serbi che pretendevano di fare una rapida carrellata di canzoni d'amore da Dowland a Claudio Baglioni - le zanzare erano la parte migliore dello spettacolo).
 
Oggi l'università ne ha ripristinato la bellezza. Non facile, perchè è andato quasi tutto perso e si deve rifare in stile - quando è possibile - la decorazione delle sale. Ma anche così sono in un ideale casa Faninal, ricca, colorata, ancora risonante dei passi della nobiltà locale.
 
sala marchesa
E' un bene che il Ghislieri abbia organizzato - nell'arco di un pomeriggio barocco - una visita guidata a beni che i pavesi dovrebbero avere particolarmente cari.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 3/6/2018 alle 9:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Chioggia la piccola Venezia della laguna veneta
27 maggio 2018
Ho trovato una piccola Venezia a Bamberg, in Germania. Ovviamente non poteva mancarne una in Francia - certamente migliore dell'originale - nell'alsaziana Colmar...
Noi ne abbiamo una a Chioggia, a poco meno di un'ora da quella grande, sul limitare della laguna. Ha la stessa conformazione su isole collegate da ponti e separate da canali il cui odore mi fa venire in mente il povero Aschenbach.
 
Purtroppo non c'è gran cura nel conservare il paese: troppi intonaci scrostati, pitture smangiate dalla salsedine e dalle intemperie; sciatterie che stonano in un piccolo centro abitato che pure avrebbe molti begli angoli pittoreschi. Non posso fare a meno di pensare a come si è trasformata nel tempo Capodistria, altra cittadina con lo stesso tipo di architettura ma, evidentemente, una diversa consapevolezzab del valore del proprio patrimonio artistico.
 
E che siamo disattenti lo vedo nel museo diocesano, dove le Nozze di Figaro e i REM sono la giusta colonna sonora per accompagnare due polittici di Paolo Veneziano. Valgono la pena di essere visti, specie una bellissima Madonna circondata da santi
chioggia
 
L'altro, con al centro un gruppo ligneo raffigurante san Martino, ha sofferto più il trascorrere del tempo ma non per questo è meno interessante.
 
Nel vicino Duomo ci è risparmiata la musica: nulla mi distrae dall'osservazione di un maestoso e complesso pulpito in marmo nonchè dell'altar maggiore con intarsi di marmi policromi che raccontano la vita della Madonna.
 
Se voglio il raccogliermi in preghiera la vicina chiesa di Pietro e Paolo è un piccolo riassunto di architettura veneta e poi - a dimostrazione che in Italia anche i sassi hanno valore artistico - la libreria Giunti è sita in un edificio bianco su cui troneggiano diversi bei gruppi scultorei.
 
chioggia



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 27/5/2018 alle 14:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Menusieri piemontesi in mostra alla Venaria Reale
2 maggio 2018
Non avevo mai trovato fino ad ora il termine menusieri, chiaramente mutuato dal francese menuisier. Non ricordo più dove avessi letto - forse da ragazzo nella Storia d'Italia di Montanelli - che i Savoia si sentissero più a loro agio con il francese che con l'italiano.
 
Mi accontento di notare che - menusieri o no - i regnanti piemontesi avevano a disposizione artigiani di prim'ordine. Alla reggia di Venaria si racconta la storia di quest'arte nel XVIII e XIX secolo, in un periodo cerniera tra la fine dell'ancien régime e la nascita della produzione industriale di mobili.
 
Trovare raccolte in poco spazio le opere di Prinotto, Piffetti, Bonzanigo e Moncalvo permette di comprendere quanto fosse raffinata la corte sabauda e come si evolvesse il gusto artistico.
 
Si vedono linee curve, conchiglie e decorazioni che sembrano anticipare il gusto liberty. Questo tavolo ha una bella decorazione astratta che starebbe benissimo in un appartamento modern styleminusieri
 
Ma il dolce viene in fondo, quando ci viene offerto un teatro sacro costituito da uno stupendo coro.
minusieri
Se ci si avvicina è facile notare che molte tarsie sono andate perdute e che bisogna completare diverse immagini con la fantasia. Se penso però all'odissea di quest'opera mi dico fortunato che essa sia ritornata in patria e che possa coronare degnamente una mostra che offre dei bellissimi spunti per chi voglia conoscere meglio il mondo della corte piemontese e dell'artigianato che si muoveva attorno ad essa.
 
La mostra è visitabile fino al 15 luglio 2018 alla Reggia di Venaria Reale (TO).
 



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 2/5/2018 alle 12:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Un Savoia a Genova: Carlo Alberto
21 aprile 2018
Deve essere stato un brutto rospo da ingoiare per "La Superba" trovarsi inserita nel regno dei Savoia.
 
Carlo Alberto di Savoia non era però un sovrano come gli altri. La mostra che gli viene dedicata nel palazzo reale di Genova lo mostra a figura intera con la "Lanterna" sullo sfondo. Il giovane Savoia capisce le aspettative dei propri concittadini. Egli ha accettato di concedere uno Statuto, che lo zio cancella, ma che lui ripropone tal quale non appena ascende al trono.
 
Carlo Alberto è una strana figura: nonostante le sue simpatie liberali combatte contro gli insorti di Cadice e dà prova di eroismo al Trocadero. Suo sarà lo sfortunato tentativo della prima guerra di indipendenza. Dopo la sconfitta di Novara va in Portogallo per un esilio di breve durata: morrà dopo un solo anno. In mostra l'arrivo del feretro a Genova e il passaggio da San Lorenzo, di nuovo a suggellare il legame tra Carlo Alberto e la città ligure.
 
La mostra appena aperta a palazzo reale traccia la vita del sovrano sabaudo, il suo idealismo, la sua capacità di farsi accettare dagli orgogliosi genovesi.
 
Istruttivo poi salire al secondo piano, con gli sfarzosi appartamenti reali, in cui si passa dai pavimenti mosaicati tipicamente liguri al parquet, con soffitti che potrebbero benissimo far pensare al palazzo Lascaris di Nizza ma che più spesso riflettono il gusto ottocentesco. Gusto presente d'altro canto nella profusione di sfingi ed aquile, nelle elaborate sculture dorate che coprono vasi giapponesi che non avrebbero bisogno di niente più per essere belli.
 
E poi mi piace sempre osservare il modo con cui questi sovrani - che siano Savoia o Asburgo, cambia poco - riproducono il gusto della ricca borghesia del loro tempo in questa Hofburg affacciata sul Mediterraneo.
 
 



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La chiesa di san Pietro a Spoleto
2 aprile 2018
Percorrendo la Flaminia, proprio sullo svincolo che conduce al posteggio della Spoletosfera, in posizione opposta alla città si vede la chiesa di San Pietro. Indietro rispetto alla strada, preceduta da una notevole scalinata, ha un interno insignificante - neoclassico intonacato di bianco, con qualche resto di affresco.

L'esterno però richiede una sosta attenta. Il rosone é solo un tondo vuoto, ma la cornice a mosaici e i ruvidi rilievi con i simboli degli evangelisti sono quanto di meglio il medioevo sappia dare.

Ci sono molti altri rilievi sulla facciata, decorazioni, un ingenuo san Michele che infilza il drago come se fosse un tacchino. Ma trovo anche delle storie interessanti. Ad esempio il racconto della morte di un peccatore, il cui cuore viene pesato sulla bilancia. Un bel disegno, nitido. Una narrazione distesa che mi ricorda un'analogo ciclo di sculture su un portale del Languedoc.

Ancora mi ha interessato la lotta tra l'uomo e un leone, con la vittoria della fiera che vedo così raffigurata come nella Tarasque del museo lapidario di Avignone, nonché in altre chiese dell'Italia centrale.

Pietro





permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 2/4/2018 alle 13:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
A Perugia con Manu
1 aprile 2018
Manu è l'abbreviazione di "Museo Archeologico Nazionale Umbro". Occupa i due chiostri del complesso di San Domenico e racconta il passato umbro dalla preistoria fino ai primi secoli dell'era cristiana.
 
All'interno del Manu si trovano anche lasciti sorprendenti, come una collezione di amuleti: ferri di cavallo, coralli, corna e corni, medaglie votive ed oggetti vari - anche strampalati come una stella marina napoletana destinata ad aiutare le partorienti. É facile sorridere di queste superstizioni quando ci si crede sicuri di esercitare, grazie alla medicina di oggi, il controllo sulle nostre esistenze.
 
Il centro attorno cui gravita il Manu è però la collezione etrusca. Prima ancora di entrare nel nucleo centrale del museo si può scendere alla ricostruzione della tomba Cai Cutu
 
Manu
 
É un insieme funerario trovato intatto. La penombra e la visione dall'alto del complesso creano un'atmosfera di estatica emozione.
 
Le urne sono sormontate dalle immagini dei defunti, sulla facciata la riproduzione di teste di Medusa o di episodi mitologici, sacrificio di Ifigenia, Ulisse e Scilla (o Penelope), scene di addio, viaggi agli inferi... Ben poco che ci lasci immaginare la vita quotidiana degli etruschi. Il Manu conserva la più lunga iscrizione etrusca che ci sia pervenuta ma non è da questa relazione commerciale che potremo ricavare chi sa quali informazioni.
 
Bellissimi i bronzi di San Mariano, decorazioni frammentarie di carri che lasciano intravedere una civiltá molto raffinata.




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Perugia - Chiesa di Sant'Ercolano
31 marzo 2018
In un paese dove, quando si inciampa, si sbatte il naso in un'opera d'arte di grande valore, scorgo in fondo alla via una chiesetta alta e stretta, posta in cima ad una vezzosa scalinata barocca. La facciata é sobria ed elegante, con un bel portale e una torricina con orologio che é forse l'unico punto debole dell'edificio. É la chiesa dedicata a Sant'Ercolano, santo martirizzato tramite decapitazione, i cui resti sono conservati in questo edificio.
 
Sant'ercolano

 Come al solito gli orari di apertura sono strampalati: il portone si chiude alle 18 ma chi ha avuto la fortuna di entrare ha tutto l'agio di ammirarla. Non che ci voglia tantissimo tempo, la chiesa è piccolissima, ma stupisce per la sua altezza, per la cupola centrale e la ricchezza della decorazione barocca.
 
Tutto si snoda in un compatto spazio ottagonale tanto ridotto quanto sfarzoso. Alla fine l'unico elemento poco appariscente, ma non per questo meno interessante, è il sarcofago romano che fa da altare.
 




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Da Kandinski a Cage: Pittura e musica a Reggio Emilia
9 marzo 2018
A chi mi domanda il significato di un quadro astratto rispondo invariabilmente facendo un'analogia tra musica assoluta ed arte figurativa: il pittore ha voluto disporre colori e forme secondo simmetrie paragonabili a quelle che usa Beethoven scrivendo una forma sonata. Peccato che i lavori musicali più amati abbiano un titolo (Patetica, Pastorale, Appassionata) che fornisce un appiglio extra-musicale. E quando l'appiglio non esiste lo si cerca... chi non conosce il preludio della goccia o il destino che batte alla porta?
 
Certamente la mostra di Reggio Emilia affronta questo parallelismo - e lo sottolinea con forza per esempio parlando di Klee e Melotti.
reggio
 
Rimarrebbe però alla superficie delle cose se si limitasse solo a questo.
 
Si vogliono analizzare le relazioni tra arte figurativa e musica. La si prende un po' alla lontana, iniziando con le pretese wagneriane di Gesamtkunstwerk (scrivo pretese perchè il compositore di Lipsia ci capiva poco di pittura) ma ci si immerge subito nel tema con i dipinti di Arnold Schonberg. Si tratta per lo più di tele che forniscono un'idea di come allestire la Gluckliche Hand, ma non solo
 
reggio
 
Ci si occupa di Ciurlonis, altro artista ugualmente valido come musicista e pittore.
reggio
e poi c'è ampio spazio per Kandinsky, Werefkin, Turcato...
 
reggioIl tutto accompagnato da musiche che - se non direttamente collegate con i quadri esposti - almeno danno un'idea dello Zeitgeist in cui essi sono nati.
 
Interessantissima la parte conclusiva dedicata a John Cage. Non potevano mancare un video del celebre 4'33" nè la rievocazione della sua comparsa in un Lascia o Raddoppia con Mike Bongiorno. Viene perfino offerta la possibilità di entrare in una camera anecoica per far percepire l'impossibilità di non essere immersi nel suono. Ma il vero interesse che ho trovato in questa sezione viene dallo scoprire lavori pittorici di Cage e dal rendermi conto che le sue partiture sono anche belle visivamente.
 .reggio
 



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Futurismo alla Fondazione Prada (Mi)
19 febbraio 2018
Alcune opere in mostra alla Fondazione Prada le ho già viste, pure di recente, in altre occasioni, nell'anonimato di un museo o nel rigoroso ordine cronologico di qualche retrospettiva.
 
Alla Fondazione Prada il contesto è del tutto diverso: si vuole portare la nostra attenzione sui rapporti che intercorrono tra futurismo e dittatura fascista.
 
Un tema vasto e spinoso. Nella stessa epoca nazisti e sovietici fanno cadere la mannaia sul modernismo, degenerato o formalista. Il fascismo invece si appropria di temi e modi espressivi del futurismo e li incanala nella propria narrazione propagandistica.
 
Per esempio il Guerra-Festa di De Pero riassume alla perfezione l'idea di una guerra rigeneratrice
Prada
 
Il ferito sulla sinistra ci lascia indifferenti come Willy Coyote spiaccicato in fondo al canyon ed il cannone sputa strisce colorate che quasi anticipano il sottomarino giallo dei Beatles. E' la rivoluzione di un mondo rurale che si apre alla modernità, all'ebbrezza di industria, elettricità, forza motrice e velocità.
 
Le case a squadrate, gli ambienti neoclassici, oltre a rimandare a uno Zeitgeist che vuole rigenerare razionalmente il mondo, si ritrovano nella monumentalità fascista
Risultati immagini per monumento ai caduti como
a cui abbiamo fatto il callo, tanto è diffusa ancora oggi.
 
Ed è impressionante la ricostruzione dell'ambiente della mostra della rivoluzione fascista, in cui è ancora più chiara la contiguità tra futurismo e mondo fascista.
 
L'espressione artistica non è neutra, si incanala nel quotidiano. Anche quando prospetta la rottura di un ordine costituito  con suoni, rumori e parole in libertà, essa può diventare il veicolo con cui la propaganda di un regime dittatoriale diffonde le proprie parole d'ordine.
 
Per questo ritengo istruttiva ed importante la mostra offertaci dalla fondazione Prada fino al 25 giugno.



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Cuno Amiet a Mendrisio
15 gennaio 2018
Una ragazza bretone è sdraiata su una duna di sabbia di un rosa tahitiano. L'autore è Cuno Amiet, un giovanotto di Soletta in trasferta a Pont-Aven dove mostra un grande talento di colorista, con paesaggi immersi in un calore quasi mediterraneo. 
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Una grossa arancia davanti alla fanciulla mi rimanda a un autoritratto in cui il pittore si raffigura tenendo in mano una mela
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ma anche all'immagine della compagna Anna, ripresa di faccia con un bel fiore davanti al petto. E' bellissimo il dipinto in cui si vede la giovane donna a figura intera, con un costume tradizionale, in mezzo ad un prato cosparso di fiori gialli. Gli stessi che troverò in un dipinto di fine carriera "Il Paradiso" (1958).
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Qui i fiori si condensano nel meraviglioso angelo dalle ali spiegate. Niente affatto minaccioso. Eva davanti ad un albero del bene e del male che reca frutti variopinti, mentre in primo piano Adamo appare in preghiera. E' un'atmosfera idilliaca, si direbbe che la colpa sia stata perdonata, che Adamo ed Eva continueranno ad essere felici nell'Eden. E' molto diversa la situazione del Paradiso, dipinto cinquant'anni prima. 
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C'è ovviamente un segno stilistico diverso. l'Amiet del dopoguerra è diventato molto più trasparente, ha una pasta eterea e spirituale maggiore. L'Eden d'inizio secolo è molto più concreto. Il gigantesco albero non può non farmi pensare alla Raccolta della frutta che domina l'esposizione
 
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Gli uomini sulle scale mi ricordano gli angeli del sogno di Giacobbe. C'è la stessa atmosfera di incanto del Paradiso 1958. Quasi non si avverte - a differenza dei quadri sul medesimo tema dipinti sotto l'influsso della scuola espressionista - il senso della fatica fisica, il sudore e la pena del duro lavoro.
 
Il museo di Mendrisio, che ospita questa retrospettiva fino all'inizio di febbraio, non si limita alla narrazione di vita ed opere ma inserisce in ogni sala dipinti di autori che hanno avuto a che fare con Amiet o che quanto meno lo hanno influenzato (è il caso per esempio di Matisse). Si giunge così ad avere un'immagine molto chiara e completa di uno dei maggiori creatori elvetici.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 15/1/2018 alle 7:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Museo Matisse a Nizza
1 gennaio 2018
Il primo incontro di Matisse con Nizza fu letteralmente burrascoso: un mese di pioggia ininterrotta che gli ha lasciato poche occasioni di lavoro.
 
Di queste una tela che mostra il lungomare visto dalla camera d'albergo. La strada intrisa di acqua, il mare mugghiante ed un cielo minaccioso che però lascia intravedere il futuro colorista.
 
matisse
Al ritorno del sole infatti questo angolo di Francia fará nascere in Matisse un amore destinato a durare per tutta la vita.
 
E' dunque giusto che Nizza ospiti, in una vecchia villa di stile genovese, un museo che traccia tutto il periplo della vita creativa di Matisse. Si parte dagli anni di apprendistato presso Moreau, lo si segue nella maturità e ci si congeda sul suo ultimo capolavoro, la cappella di Vence.
 
Si mostrano alcuni filmati in cui Matisse lavora per la cappella di Vence, uno dei luoghi più ricchi di misticismo che io conosca. Entrare in questa cappella durante una giornata di sole, gustare il contrasto tra l'esplosione di colori delle vetrate e le semplici linee bianche delle pareti permetterebbe anche ad un ateo di sentire la presenza fisica di Dio. Nell'esposizione nizzarda alcuni paramenti per il tempo ordinario mi fanno immaginare i sacerdoti intenti a ballare sulle note della sinfonia Turangalila.
 
matisse
 
E' un'arte che ama la vita e che trasmette una contagiosa felicità. Non conosco modo migliore di trascolorare (è il caso di dirlo) da un anno all'altro.



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Vallauris: cerco Picasso e trovo Magnelli
30 dicembre 2017
Vallauris é un paese sito tra Antibes e Cannes. Uscendone vedo stagliarsi contro il cielo la silhouette del castello di Cagnes. Anche Villauris possiede il suo castello, un parallelepipedo compatto ed anonimo. 
 
Al suo interno un piccolo museo sulla terracotta si fa sostenere da due esposizioni ben più importanti. 
 
La prima riguarda Picasso che nella sua creatività compulsiva e bulimica aveva pensato bene di mettere il proprio zampino anche nella produzione locale di ceramica. Vasi, brocche, piatti decorati con gli elementi tipici dello stile di Picasso. Alcuni oggetti anche divertenti (un vaso a forma di donna la cui pancia contiene inscritto un volto femminile). 
 
Il pezzo forte é però, sulla volta della cappella del castello, un ciclo di ceramiche intitolato "Guerra e pace". Al centro la immancabile colomba divide i due mondi. A sinistra la guerra, con prevalenza di neri e marroni, sagome angolose di uomini armati, un carro mostruoso trainato da cavalli. Niente di nuovo o di particolarmente affascinante. A destra invece la pace, immersa in un caldo e pastoso blu, con una donna che allatta (una caritá?), bambini che giocano, suoni pastorali. Il tutto é molto più felice e sincero. Ci ritrovo il fascino del meridione, la serenità del quieto vivere.
 
La sorpresa per me giunge all'ultimo piano del castello dove scopro un pittore fiorentino, Alberto Magnelli, che ha un interessante inizio figurativo (un villaggio innevato, fantasia di verdi e marroni sotto un cielo di un blu iridescente che lascia immaginare tante stelle), passa per una fase cubista dai colori molto accesi e poi, con gli anni 30 rende meno variopinta la sua tavolozza e si dedica all'astrattismo.

 




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Il Genovesino in mostra a Cremona
29 novembre 2017
Luigi Miradori, in arte il "Genovesino", è un pittore attivo a Cremona nella prima metà del XVII secolo.
 
Siamo in epoca controriformista, quando le mule si inginocchiano non di fronte alla biada ma alle ostie consacrate, quando il memento mori è un tema ricorrente e di peso.
Risultati immagini per genovesino

Il liuto, dal suono effimero come la nostra vita, come la bellezza della musicista e la ricchezza. E sullo sfondo l'immancabile teschio, che ritroviamo anche in altri dipinti, spesso con la bocca spalancata ad inghiottire il malcapitato spettatore.
 
Non è un caso che questo dipinto

genovesino

sia stato attribuito a Zurbaran... siamo nello stesso ambiente spirituale. E Genovesino dipinge anche un bambin Gesù la cui pelle ha la rugosità e la consistenza di certi apostoli del Ribera.
 
Genovesino guarda anche a nord. I Re Magi mostrano un levriero copiato da Durer (ma c'è anche un re moro dal cappello rosso con medaglione di chiara ascendenza germanica). E pure i mangiatori di ricotta rimandano al gusto fiammingo per le scene di genere.

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Le donne che aiutano la puerpera Sant'Anna sono persone semplici, non hanno niente di idealizzato e fanno pensare ad un ambiente comune, che contrasta con la ricchezza dei recipienti in rame.
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Il dipinto più bello è senza dubbio il Riposo nella fuga in Egitto,


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lavoro complesso strutturato su diversi piani narrativi (lo sfondo raffigura una strage degli innocenti che contrasta con la pacifica sosta della Sacra Famiglia in primo piano). Molto bella la finezza della fattura (imperdibile la trama dei capelli di putti e Vergine). E' un'opera che vale la mostra. E' il culmine dell'interessante percorso sulla vita di uno dei tanti maestri barocchi normalmente tanto negletto che la città di Cremona gli ha giusto dedicato una via laterale in periferia. 



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Padova: Oratorio di S. Giorgio e scuola del Santo
3 novembre 2017
Forse esiste nell'arte una forma di progresso: le innovazioni espressive e tecniche scoperte da un grande artista vengono riprese e sviluppate dai colleghi successivi per meglio comunicare la loro visione del mondo.
 
Nell'oratorio di San Giorgio riconosco l'influenza che Giotto ha esercitato su Altichiero ma anche ciò che quest'ultimo ha aggiunto di personale: la bellezza degli scorci prospettici, il gusto coloristico, la vivacità del disegno.
 
Con la sua statuaria compostezza, Giorgio che beve il bicchiere di acqua avvelenata non solo ci fa comprendere l'esito di questa vicenda ma sembra quasi anticipare certe figure di Mantegna.
 
E quanto a rigidità non scherza neppure la Santa Lucia che - nonostante i panneggi morbidi - non viene minimamente spostata dai buoi che pure inarcano le groppe, si piegano e sforzano i muscoli nel tentativo di portarla in un postribolo.
 
Altro mondo nella vicina scuola del Santo. Ce lo dice già la scala rinascimentale - degna di qualche villa veneta - che conduce al piano superiore.
 
E' una stanza dal soffitto a cassettoni, interamente affrescata con storie di Sant'Antonio. Subito entrando un giovane Tiziano racconta del bambino che scagiona la madre. Una linea orizzontale divide in modo alquanto grossolano la parte inferiore da quella superiore - tra l'altro anche molto più rozza rispetto al ritmo e all'elaborazione delle figure che si trovano in primo piano. Una modifica operata in un secondo tempo?
 
Perfetta invece, per resa drammatica e costruzione, la storia del marito geloso che pugnala la moglie - forse il punto più interessante di tutta la sala. E poi, per me che amo questo genere ci sono anche alcune raffigurazioni di Padova così come appariva in passato.
 
Mi stupisce poi sempre la solita italica incuria. Un cartello ci invita a chiudere bene la porta per proteggere la climatizzazione della stanza. Peccato che i battenti della prima porta - a vetri - neppure si tocchino e che quelli della seconda si allontanino da soli.




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Più di una "Divina creatura" a Rancate
26 ottobre 2017
Secondo la signora Cottard la prima qualità che deve avere un ritratto costoso è la somiglianza. Si capisce però che il dipinto deve possedere anche altre caratteristiche, per esempio trasmettere un'immagine lusinghiera della persona raffigurata.
 
A fine XIX secolo, quando la donna era confinata in casa, una signora doveva venire mostrata nel proprio regno, in piedi, con il volto diretto agli occhi dello spettatore, come il Re Sole (non a caso la borghese Sommaruga ha la stessa posa di Elena di Savoia). E la sovrana del focolare domestico è circondata dai segni della propria ricchezza: bel mobilio, un pianoforte, arazzi. Fondamentali sono - è ovvio - gioielli e abiti.
 
La pinacoteca Zust di Rancate accosta ai dipinti gli abiti originali, ci mostra il rapporto tra la moda corrente e la pittura, che registra fedelmente l'evoluzione del gusto così come viene dettato dalla capitale parigina.
 
Non male come idea, visto che da Rancate si può vedere il grande complesso commerciale del Foxtown. Io però, che noto soltanto se una donna è vestita oppure no, sono interessato alla fattura dei dipinti, alla originalità di Tranquillo Cremona che presenta la sua committente leggermente piegata in un abito giallo che risalta sulla scura verzura circostante, al virtuosismo con cui Troubetzkoy riproduce i pizzi nella scultura "Dopo il ballo", alla piccola storia del costume che traspare da un pianoforte verticale sullo sfondo, una copia di un valzer di Strauss (Induno) e infine il primo piano di una signorina intenta ad accompagnare un'aria di Tosti (Anastasio).
 
Ci sono alcuni Boldini straordinari, una bella dama in una fantasia di grigi e poi ancora la signora Sommaruga resa con pennellate rapide, un braccio sulla sedia e l'altro lungo il corpo in languida asimmetria. E' l'immagine di una persona sicura di sè, spavalda, che sa di valere molto più di tanti uomini.
 
 
Anche il cassaratese Luigi Rossi ha qualcosa da dire. Nella collezione permanente c'è un suo "Kimono" che porta un po' di aria parigina nel Ticino e che mi rimanda a un doppio ritratto orientaleggiante sotto un luminoso ombrello rotondo.
 
E prima di uscire da questa fantastica mostra ammiro un'immaginaria Gilberte Swann  di Pietro Gerosa con pattini, stivaletti, cappellino e collo di pelliccia.




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La Lombardia alla conquista dei Longobardi
19 settembre 2017
La mostra che Pavia, già capitale del regno dei Longobardi, dedica ai propri ex-sovrani si apre con resti funerari: suppellettili, armi, gioielli, scheletri - sia umani che animali. Tutto quello che è solito trovare nelle esposizioni dedicate al mondo preistorico. Ed in effetti ci muoviamo in un contesto di analfabetismo che ci obbliga a fare congetture partendo dagli oggetti che ci sono rimasti.
 
Non ci vuole molto ad immaginare l'impatto che ha avuto su una civiltà raffinata, ancorchè decadente, come quella della Roma imperiale, l'incontro con questi combattenti, rozzi ma capaci. Ed è anche facile fare dei parallelismi con le migrazioni cui assistiamo oggi... In fondo, non c'è nulla di nuovo sotto il sole e il mondo continua proprio perchè il sangue si mescola.
 
Il mondo latino offre a queste persone una scrittura ed una lingua. Le iscrizioni, elaborate come stile letterario e grafia, mostrano che i nobili longobardi assorbono le caratteristiche degli autoctoni che - per quanto sconfitti - sono culturalmente superiori a loro. La conversione al Cristianesimo fa il resto ed accelera la fusione tra i popoli.
 
Se il nostro mondo ha dato a loro l'espressione letteraria e religiosa essi ci hanno regalato un immaginario visivo: chinandomi sui monili barbarici riconosco segni grafici ed immagini che sono passati tali e quali nelle nostre chiese: grifoni, bestie meravigliose, labirinti di linee rette e curve.
 
La mostra pavese sui Longobardi, destinata a trasferirsi prima a Napoli e poi a San Pietroburgo è una buona possibilità di valorizzare il territorio pavese e lombardo. Utile il legame con due sale dei negletti musei civici pavesi ed ottima la possibilità di visitare i luoghi cittadini in cui sono rimasti segni del passaggio di questo popolo. Il sito della mostra offre itinerari e schede utili a scoprire tanti gioielli che meritano una visita, in Pavia come nel resto della regione (si pensi soltanto allo stupendo complesso medievale di Lomello).
 
Una iniziativa interessante e più sensata della solita stucchevole esposizione di quadri "impressionisti".




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Swarovski: Mondi di cristallo a Wattens
23 giugno 2017
Un outlet aziendale di Swarovski si è trasformato in attrazione museale di tutto rispetto che può lasciare qualche impressione alle orde vomitate dagli autopullman-con-guida-parlante-italiano.
 
Il "gigante" che accoglie il visitatore è tanto appariscente quanto brutto con il suo faccione rotondo dalla cui bocca esce una fontana di acqua. L'interno di questa struttura offre installazioni ed opere affatto interessanti, da una stele di Keith Haring per un'Aida alla Ambient music di Brian Eno. C'è spazio per la fantasia ed il sogno in una lunga serie di variazioni sul tema del cristallo.
 
Un elemento costantemente presente é il riflesso: gli specchi moltiplicano gli spazi e fanno entrare il fruitore nell'opera d'arte. É il gioco del Duomo di cristallo, ma anche della foresta incantata di Eden in cui mi é parso di muovermi nell'ultimo Parsifal realizzato da Wolfgang Wagner. Poi non tutto è eccelso: mi sono trovato in una Wunderkammer tanto colorata quanto pacchiana e in un teatro meccanico molto reminiscente di una tintoria.
 
É certamente utile la sezione, subito prima del negozio, in cui si traccia la storia della Swarovski ed in cui vengono esposte alcune curiosità: parure teatrali, tra le quali una corona destinata ad Elton John, e oggetti creati da stilisti.
 
Non mancano interessanti sorprese all'esterno, con una nuvola iridescente di cristalli su un lago artificiale costellato di steli che si chiudono con bacche rosse, uno spazio giochi architettonicamente molto armonioso ed originale che giustifica che un bimbo scali la Griglia cristallina di Werner Feiersinger come se fosse un balocco.
 
Mi piace pensare che quel piccolo abbia capito meglio di tutti noi il senso dell'arte.




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Munari al MEF di Torino
7 giugno 2017
Ultimi giorni di apertura per  una divertente mostra che il MEF di Torino dedica a Bruno Munari.

Sì, ci si diverte come se si fosse bambini, perchè è contagiosa la forza inventiva, la capacità di giocare con le idee, di scoprire e cercare cose nuove, di ripercorrere l'usuale secondo una prospettiva diversa. In fondo l'arte non è che una trasfigurazione del nostro mondo, è la capacità di trovare il bello nella nebbia milanese, animarla con la nostra aspettativa, con una storia che improvvisamente ce la rende vicina ed amata.

E' un bellissimo sogno il caleidoscopio delle immagini polarizzate (sono presenti degli schermi davanti ai quali si fa ruotare un filtro polarizzatore che metamorfosa forme e colori delle composizioni esposte), straordinaria la sala delle sculture appese per aria - un Calder fantasioso che soffre per l'aria ferma e pesante di questo museo e che sicuramente sarebbe a suo agio all'aperto.

E poi il divertissement delle macchine inutili, di quelle immaginarie, degli alfabeti sconosciuti - benchè somiglianti a forme grafiche di popolazioni reali, delle sculture portatili.

Grande spazio infine per la grafica (ho scoperto che tante copertine discografiche della mia giovinezza erano d'autore) e per l'arte applicata.

Chi pensa che l'arte contemporanea sia noiosa ne approfitti e faccia un salto al MEF.





permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 7/6/2017 alle 16:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Lucia Pescador - La memoria del fuoco
15 maggio 2017
Quattro stanze le cui pareti sono ricoperte di opere di vario genere, secondo un gusto che si rifà espressamente a quello delle Wunderkammer. Ci sono oggetti d'arte, opere provenienti dalla collezione della Fondazione Ricciardi di Rivanazzano, presso la quale è esposta questa installazione, ci sono lavori della stessa Lucia Pescador. Su materiali già usati come fogli di registro o pellicole fotografiche, Lucia Pescador copia opere di altri autori, non come mero esercizio didattico, come divertissement di un artista in cerca di idee ma come dialogo con altri maestri. E' molto di moda oggi mettere fianco a fianco lavori di artisti differenti - qualche giorno fa alla Fondazione Magnani Rocca ho visto dei Cézanne accostati a quadri di Morandi - ma è un'operazione tutto sommato esteriore.

Per esempio Lucia Pescador, copiando il disegno di un atelier di Le Corbusier, sente la necessità di aggiungere dei colori primari - blu, rosso e giallo - che, guarda caso, si incastonano nelle linee del disegno che, a questo punto rimanda prim'ancora a Mondrian.

Risultati immagini per lucia pescador rivanazzano

Il gallerista - dice l'autrice - dispone le opere per uno scopo commerciale, per mettere in vista ciò che deve essere venduto. Qui invece questi objets trouvés rispondono a un'armonia interna all'artita. Per questo La memoria del fuoco va intesa non come mostra ma come installazione.

Aperta alla Fondazione Ricciardi di Rivanazzano fino al 18 giugno 2017.

Alcune informazioni su Lucia Pescador.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 15/5/2017 alle 7:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Depero alla Fondazione Magnani Rocca di Traversetolo
10 maggio 2017

Mica male la signorina che stacca i biglietti all'entrata della mostra: quel caschetto corvino le dona molto. Mi volto per rimirarla meglio. E' tutta in nero, con scarpe a punta dal tacco alto e quadrato e pantaloni che non giungono alla caviglia. Direi che, come le sagome che si trovano nel parco antistante la villa, anche lei sia uscita da un'opera di Depero.Seguiamo la vita di questo autore trentino. I primi quadri, che presentano figure tozze e quadrate, quasi michelangiolesche. Gli esordi che risentono di Balla e Boccioni, l'incontro con il cubismo la cui influenza è più che evidente.

La rissa, tutta in grigio, mostra gli uomini in lotta come manichini, esseri meccanici,, cose in movimento che si distinguono a fatica da tavoli, bastoni e sedie. E' un mondo sconvolto, sottosopra. Una visione molto personale in una Guernica di casa nostra.

Risultati immagini per depero la rissa

Non nascondo il mio entusiasmo per la serie delle tarsie in tessuto. Coloratissime, molto belle anche dal punto di vista formale, come in questi meravigliosi quattro topi che mi fissano in mezzo alla sala.

Risultati immagini per depero magnani

E poi ci sono la pubblicità del bitter Campari, le copertine per Vanity Fair, cartelloni, libri, oggetti d'arte. Una produzione poliedrica che proprio perchè destinata ad uscire dallo stretto mondo delle gallerie d'arte proietta la produzione di Depero nel nostro quotidiano e ce la fa assorbire senza quasi che ce ne rendiamo conto.

Potrei dire che in verità più che Depero questa mostra ci fa conoscere quanto di lui sia percolato all'interno del linguaggio visivo moderno.

La mostra rimane aperta alla Fondazione Magnani Rocca di Traversetolo (PR) fino al 2 luglio 2017.





permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 10/5/2017 alle 16:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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