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SottotettiGiuseppe
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La marcia imperiale di Richard Wagner
22 maggio 2018
Ho sempre ascoltato con imbarazzo la Marcia Imperiale di Richard Wagner. Si tratta di un pezzo scritto in occasione della vittoria della della Germania contro i francesi nel 1870.
 
Era un periodo di grande fervore patriottico in casa Wagner - comprensibile, vista l'epoca. Bisogna però ricordare che i dubbi sulla stabilità mentale, nonchè politica, del re bavarese rendevano consigliabile la ricerca di un mecenate più affidabile di Ludwig. I diari mostrano non solo un'alacre diplomazia in marcia (è il caso di dirlo) per avere i favori di Bismarck e dell'Imperatore, ma anche la delusione per il fatto che le alte sfere non si siano affatto interessate all'impresa di Bayreuth.
 
Se lo sciovinismo del 1870 ha lasciato posto a frasi anti-prussiane che una mano pietosa ha cercato di cancellare dai diari di Cosima questa marcia imperiale ci è invece rimasta.
 
Ne avrei fatto volentieri a meno: si comincia con un tema pomposo, niente affatto malvagio, con un'andatura da danza del nonno che rimanda alla bonomia auto-compiaciuta dei maestri cantori. Ho in fretta l'impressione che le idee manchino e che il rapido trascolorare di questo tema nella citazione di "Ein Feste Burg" sia il modo con cui un compositore non ispirato cerca di uscire dalle secche di un brano che non si sa come portare a termine.
 
Eppure... Wagner teneva tantissimo a questa marcia. Non solo la fece eseguire nel concerto con cui si celebrava la posa della prima pietra del Festspielhaus, ma la considerava il modello da cui sarebbe partito per la serie di sinfonie "Schwankende Gestalten" con cui avrebbe occupato il tempo dopo la scrittura di Parsifal. In effetti è facile osservare che tutto il pezzo si sviluppa dal tema iniziale. Con grande mestiere, certamente. Secondo me però l'ispirazione è un'altra cosa.



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Il 1882 nel diario di Cosima Wagner
27 marzo 2018
La vigilia della creazione di Parsifal Wagner mugugna nel sonno "me ne vado... soffro...". Le sue condizioni di salute sono di molto peggiorate dall'inizio dell'anno, quando - seppur con tanta fatica - aveva comunicato sulle note della marcia di Tannhauser il compimento dell'orchestrazione.
 
Il 22 maggio Blandina scoppia in lacrime all'idea che è l'ultima volta che festeggia il compleanno con il patrigno: è difficile dire se a questo pianto si mescoli la previsione del matrimonio con Biagio Gravina, programmato per l'estate prossima, o il presentimento che la salute di Wagner è in declino tale da rendere improbabile un altro compleanno. Del resto anche il maestro, partendo per Venezia, sente che non rivedrà più il suo cane.
 
Wagner ha l'atteggiamento di un malato terminale: insofferente verso tutte le piccole contrarietà che un tempo avrebbe affrontato senza batter ciglio, deluso ed amareggiato dalle fatiche necessarie per un allestimento che - ovviamente - non può essere all'altezza di quanto aveva immaginato componendo la sua opera. E per giunta il Re di Baviera, per il quale fa costruire l'avancorpo del teatro - destinato ad evitare al sovrano il contatto con i vili meccanici - neanche si prende la briga di venire a Bayreuth, preferisce giocare al Re Sole in qualche sua residenza.
 
Di rado Wagner presenzia a una rappresentazione intera di Parsifal, preferisce mangiare da solo mentre la moglie infaticabile si occupa di tutto, immagine della signora di ferro che si impadronirà di Bayreuth dopo la sua morte.
 
E' come se durante questo festival del 1882 l'anziano compositore avesse la visione del mondo che verrà. Un mondo che non sembra piacergli molto.




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Il 1881 nel diario di Cosima Wagner
26 marzo 2018
Una sera, per rientrare a casa, Richard si deve appoggiare agli alberi del parco reale - come un ubriaco - osserva stanco ed umiliato.
 
Su consiglio del  medico si decide rapidamente una trasferta a Palermo. Anche se Napoli ha una speciale posizione nel cuore dei Wagner, la capitale siciliana piace rapidamente alla coppia: la disposizione della città, l'intrico delle stradine (non c'è solo Victor Hugo a deprecare la rivoluzione che Haussmann ha portato a Parigi), l'architettura (Monreale piace anche al compositore).
 
Il giovane Siegfried passa il tempo a fare disegni dei monumenti, mostrando un talento che trasmetterà a Wieland e attirando l'attenzione dei palermitani che si mettono in crocchio attorno a lui per guardarlo lavorare o che notano la sua somiglianza con il babbo ("Tutto il tipo wagneriano!", così il commento di uno sconosciuto incontrato per strada). E' interessante che il ragazzino non mostri un particolare interesse per la musica, nè che il padre parli più di tanto di indirizzarlo alla sua stessa arte.
 
Curiosa una clamorosa incavolatura di Richard che esplode contro le arti figurative... Cosima sa per esperienza che in questi casi è necessario defilarsi, perchè contraddire l'irascibile Maestro significa rendere la tempesta ancora più forte.
 
Immagino quanto simili scenate facciano bene agli ormai quotidiani dolori al petto. La salute è un tema costante, che Cosima prende apparentemente sottogamba. Lei tiene il conto di quante pagine della partitura restano ancora da orchestrare, così da definire il Parsifal completo che le viene donato il giorno di Natale una pia fraus. Dal canto suo, lui mostra la lucida consapevolezza del suo stato e si mette tutti i giorni al lavoro per scrivere - foss'anche controvoglia - la sua pagina di musica.
 
Egli sa di avere due scadenze di fronte a sè: il secondo festival a Bayreuth, fissato per luglio, e la morte che sente più che mai vicina.
 
Perchè tanto affannarsi? Una sera, dopo un Crepuscolo degli Dei, infastidito dai vari "Tema del piacere di viaggiare" e "Tema della sventura", sbotta in un "Andrà a finire che mi si attribuiranno tutte queste sciocchezze!"



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Il 1879 nel diario di Cosima Wagner
17 marzo 2018
"Richard ha passato una buona notte". A giudicare dalla soddisfazione con cui questa frase viene pronunciata mi viene il dubbio che Cosima - donna molto superstiziosa - dedicasse molto tempo a riti apotropaici che propiziassero notti serene e tranquille al proprio coniuge.
 
Ormai sappiamo quante volte Wagner si alza dal letto, cosa sogna, come vanno il bagnetto e la colazione. Lo seguiamo in tutte le attività del giorno, abbiamo il preciso resoconto di conversazioni, letture ed ascolti musicali. Ce lo troviamo a giocare a whist... non sempre con buona sorte: Cosima mal sopporta vederlo in difficoltà con le carte. E ci scommetto che provi a barare per consentirgli una vittoria. Del resto, ammette apertamente che esercita un controllo maniacale su tutto quello che può disturbare la calma del consorte.
 
La nostra non fa neppure una piega quando Richard si adira con Siegfried, colpevole - a 10 anni! - di voler ascoltare le danze ungheresi. Eh no! A Wahnfried Brahms e Schumann si ascoltano solo per svillaneggiarli! Ha miglior accoglienza, in rapporto, Mendelssohn: a Richard piacciono le ouverture e addirittura ammette di aver scopiazzato la Meerestille. I signori incontrastati dell'empireo wagneriano sono Bach, Mozart, Beethoven, Haydn e Weber. Handel ha avuto un quarto d'ora di favore con l'Ode a Santa Cecilia, ma il suo Alexander Fest non sfonda a Wahnfried. L'unico su cui esiste una tacita tregua è Liszt: Cosima finge di non accorgersi che il marito non apprezza molto le ultime composizioni di papà e il genero smorza le critiche verso una musica che non sente sua.
 
Sono tante le sorprese che troviamo in queste pagine.



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Amy Beach
8 marzo 2018
Per la piccola Amy chiuderle il pianoforte era la peggiore punizione immaginabile. Si poteva quasi dire che la ragazzina respirasse musica: se non aveva a disposizione uno strumento componeva nella propria testa e memorizzava la musica per il felice momento in cui avrebbe potuto mettere le mani su una tastiera.
 
Anche se Boston è forse la città più europea e colta degli Stati Uniti, Amy - Cheney da nubile, Beach da sposata - è autodidatta. Viene apprezzata in pubblico per le sue qualità di pianista. Il marito però, un medico molto più anziano di lei, non gradisce che la compagna si esibisca come concertista - se non nell'ambito di pochissime apparizioni per beneficenza - e l'obbliga a limitarsi alla composizione.
 
Forse tutto questo è un bene per noi. Amy Beach è molto prolifica: scrive un concerto per pianoforte, la sinfonia gaelica, una buona quantità di lieder e molta musica da camera. La sua musica acquista una certa rinomanza che non scemerà affatto durante la vedovanza. Anzi questo periodo le offre la possibilità di viaggiare in Europa e di impegnarsi nella diffusione della educazione musicale.
 
Muore a New York nel '44.
 
Propongo come ascolto il suo quintetto con pianoforte. Forse sarebbe meglio parlare di concerto per pianoforte e quartetto d'archi: un primo tempo in forma sonata preceduta da un'introduzione adagio; una bella melodia nel movimento centrale tripartito e un finale molto interessante per la varietà di atmosfere che propone.
 
 
 



 
 



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Il 1877 nel diario di Cosima Wagner
6 marzo 2018

La notte di san Silvestro Cosima annota che il 1877 termina in un'atmosfera felice e serena molto diversa dal tono mantenuto da tutto questo anno. Wagner, analogamente a tutti coloro che vanno per la prima volta al festival di Bayreuth, vorrebbe ripetere l'esperienza. Non riceve la solita lettera della biglietteria "A causa del numero estremamente grande di richieste non siamo in grado di soddisfare..." Piuttosto ha la visione dei numeri che impietosamente fotografano un deficit da brivido.

Solo Vienna rappresenta una Valchiria che, seppur con tagli nel secondo atto, comincia a mostrare il proprio destino di opera prediletta della Tetralogia. Il timido sondaggio di Amburgo, che sembra interessata a dare l'intero Anello, muore sul nascere: non c'è solo il deficit del festival ma anche il mediocre risultato della serie di concerti che Wagner dà a Londra.

Quest'ultima è un'impresa condannata sul nascere - gli organizzatori sono in bancarotta - funestata anche da problemi con i cantanti che obbligano a numerosi cambi di programma. A Wagner Londra evoca immagini di Nibelheim; Cosima invece posa per Burne-Jones e conosce William Morris - figura fondamentale per il wagnerismo britannico. Se i registi moderni non fossero impegnati a scervellarsi per scoprire l'acqua calda potrebbe essere interessante un Wagner in salsa pre-raffaellita. Di certo ci farebbe toccare con mano l'immaginario del creatore.

Di fronte al silenzio del re bavarese - che già da anni preferisce alle bianche vesti del cavaliere del cigno lo sfarzo Luigi XIV delle Versailles bavaresi - non resta che pubblicare l'Idillio di Sigfrido, lavoro semplice che trova presto spazio nel repertorio contribuendo non poco a rasserenare l'aria di questo 1877.




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Il 1876 nel diario di Cosima Wagner
28 febbraio 2018
L'enormità della impresa compiuta da Wagner in questo 1876 con il suo primo festival si misura dal fatto che ancora oggi allestire la Tetralogia rappresenta uno sforzo importante anche per teatri di prima grandezza.
 
Si fatica a selezionare i cantanti (un'Odissea la ricerca di una Sieglinde che all'atto pratico si rivela mediocre) e far imparare loro le parti. E districarsi tra contratti, onorari, ferie necessarie per esibirsi a Bayreuth dove - tra l'altro - mancano gli alberghi. Wagner si lamenta che i suoi concittadini vedono solo il lato economico della faccenda, trascurando quello ideale ed artistico. Ma va avanti, nonostante piova nel teatro, la buca d'orchestra sia troppo piccola, la macchina del fumo non funzioni come si deve, i fondali non siano dipinti bene e i costumi siano insopportabili (sembrano capi indiani, osserva stizzita Cosima).
 
Al termine della terza serie di rappresentazioni, nonostante un deficit stellare, i coniugi Wagner intraprendono il primo di un'interessantissima serie di viaggi italiani.
 
E' curioso poter seguire Cosima, niente affatto sprovveduta ed assai curiosa in fatto di arti figurative, per le strade di Verona, Venezia e Bologna. Ma ancora più interessante è l'impressione suscitata da Napoli. I suoi colori, il chiasso, la gente, il suo carattere popolare e indifferente al fatto di cronaca nera. Si ammirano i ragazzini che si tuffano in mare per ripescare le monete lanciate dai turisti, si percorrono le strade a dorso di mulo e ci si ferma a vedere le ragazze danzare la tarantella. Meno appassionante Roma, grande città con molte opere d'arte ma meno vita. E sono d'accordo con Richard che storcendo il naso di fronte al palazzo cesariano (San Pietro) pensa al buon Martin Lutero.
 
Le grane economiche rimangono sullo sfondo, in questa dorata parentesi prima del rientro a Bayreuth con i problemi del profondo rosso del primo festival.
 
 




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Il 1875 nel diario di Cosima Wagner
24 febbraio 2018
A fine 1875, Wagner fa grosso modo un mese e mezzo di permanenza a Vienna per dirigere Tannhauser e Lohengrin. Se la vita mondana non impedisse a Cosima di lasciarci più di qualche annotazione telegrafica avremmo un documento di eccezionale interesse.
 
Anche così però non mancano notizie succose. I coniugi Wagner ascoltano il Requiem di Verdi - di cui è meglio non parlare - la Carmen di Bizet - che invece interessa talmente tanto che tornano due volte in teatro per assistervi (esattamente come farà il Nietzsche anti-parsifaliano). Incontrano poi Brahms, in presenza del quale sentono il quartetto con pianoforte, che non suscita quei grandi entusiasmi nella nostra coppia.
 
Se Scarlatti eseguito a Wahnfried nei giorni di Natale non procura grande piacere, l'Ode a Santa Cecilia di Handel udita a Vienna è una notevolissima sorpresa - non solo per il bravo soprano, da invitare subito a Bayreuth - ma proprio per la fattura della musica.
 
Abbiamo un riflesso delle polemiche da cui Wagner si fa accompagnare, dell'astio dei giornali e del successo delle rappresentazioni, con musicisti e maestranze entusiaste dell'esperienza artistica cui sono chiamati a collaborare. E pensare che in fondo stiamo parlando di opere vecchie, lontane stilisticamente da quanto il nostro sta producendo, e che a Bayreuth farebbero tutt'altra impressione.
 
Tra le righe di questi frettolosi resoconti vediamo nascere l'idea dei festival come luogo per "rappresentazioni esemplari". E poi abbiamo un riflesso degli interessi artistici se non di Richard, impegnato con prove e diatribe organizzative, di Cosima che si reca all'Albertina a rimirarsi i disegni dei grandi artisti del passato.
 
E' vero che io ho sempre trattato Cosima come una madame Verdurin, però - tra tutte le sue eccentricità ridicole - come la signora dalla fronte bombata per colpa dei troppi Wagner e Beethoven anche la figlia di Liszt era colta e capiva benissimo l'arte. Su quella figurativa in particolare sembra anche molto più ferrata del coniuge



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Il 1874 nel diario di Cosima Wagner
16 febbraio 2018
Cosima si scusa con il figlio Siegfried, ormai il vero destinatario dei suoi quaderni, per il modo frammentario e lacunoso con cui relaziona il 1874. La poverina, dopo anche più settimane senza avere il tempo di prendere in mano il diario, deve ricostruire con la memoria gli eventi fondamentali da mettere sulla carta. Ha tutta la solidarietà di chiunque sia passato attraverso un trasloco.
 
E che trasloco è il suo: Wagner non avrebbe mai accettato, a differenza di Verdi, di vivere come un contadino in una cascina circondata dai campi che lui stesso amministra. Egli deve teatralizzare la propria esistenza. Ha bisogno di dare un nome fantasioso alla propria dimora, di munirla di motti che vengono fraintesi. Spende 400 talleri per il graffito che raffigura Wotan nei panni del Viandante. Di fronte al rendiconto finanziario che si è fatta preparare, Cosima sospira "avrei lasciato volentieri la facciata senza decorazione". Ma tutto è vano: il marito non intende ragioni e tutto sommato ha una tale sconfinata fiducia in se stesso da sognarsi ben accolto da Bismarck e Federico il Grande.
 
Ad essere onesti la maggior parte dei sogni riferiti da Cosima nel suo diario sono incubi. Alcuni legati alla mancanza di denaro, molti alla sua situazione sentimentale. Spessissimo Wagner si ritrova di fronte alla rediviva Minna cui fa da contraltare una Cosima che ha fatto le valigie.
 
E sono interessanti pure i sogni di contenuto artistico: gli orchestrali si rifiutano di obbedire; un Tristano nel cui secondo atto compare un grande balletto o in cui si interpolano arie e cabalette. E che dire di un Olandese Volante nel cui finale il protagonista si ritrova nella sala delle filatrici in compagnia di poliziotti?
 
Richard si sveglia sudato urlando "Cosa fanno con le mie cose?" ...e grazie a Dio non si trova nel XXI secolo.



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Il 1873 nel diario di Cosima Wagner
29 gennaio 2018
Ogni tanto Cosima mi fa pena. La gelosia che Richard prova per il suocero la obbliga a rinunciare alla trasferta a Pest, dove si festeggiano i cinquant'anni di carriera di Liszt.
 
Non che i rapporti diretti con il padre siano rose e fiori: Franz critica l'educazione data alla prole e le consiglia di affidare a qualcun altro l'educazione delle figlie di primo letto. Mi sembra un'esortazione molto dura, da parte poi di un padre tutto sommato mediocre. La pagella di fine-anno della primogenita mostra che il vecchio genitore non aveva però del tutto torto e che ci sono problemi non risolvibili con pentimento ed espiazione (che per Cosima hanno il ruolo di veleno e pugnale per Osmino).
 
Con Richard meglio non parlare di risparmio: anche il 1873 è anno di spese che superano di gran lunga le entrate. La costruzione del Festspielhaus e di Wahnfried sono un pozzo senza fondo. Il Re di Baviera tace, il principe ereditario di Prussia viene a Bayreuth senza visitare il cantiere del teatro, la circolare di Richard ai patroni raffredda umori già non molto entusiasti. Ma Cosima non ha il coraggio di sconsigliare al marito di rinunciare al graffito della facciata di Wahnfried o al proprio busto.
 
Ed allora, come Siegfried e Brunnhilde, i nostri Richard e Cosima corrono ridendo verso la rovina economica, consci di essere appesi al filo del favore di un sovrano debole di mente e stravagante, perso in sogni di Luigi XIV e lontano sia dal mondo artistico dei suoi protetti che dalla politica quotidiana.



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Il 1872 nel diario di Cosima Wagner
24 gennaio 2018
Il 22 maggio del 1872 Wagner festeggia il proprio compleanno posando la prima pietra del Festspielhaus. La pioggia battente infradicia i corpi, ma non smorza l'entusiasmo degli spiriti: nel teatro dei Margravi la Marcia Imperiale e la Nona Sinfonia di Beethoven ottengono un grande successo. Cosima viene chiamata sul palco assieme ai figli - anche a quelli di primo letto, ciò che suscita una reazione infastidita di Hans von Bulow.
 
Se la farà passare: così è deciso nel consiglio divino (cioè di Richard) e Cosima non ha dubbio su chi abbia la precedenza.
 
O quasi...
 
Pochi mesi più tardi l'intenso lavoro diplomatico in atto fin dal 1870 permette l'incontro fra i coniugi Wagner e Franz Liszt. Nell'introduzione all'epistolario Liszt/Wagner pubblicato da Passigli, Mario Bogianckino sosteneva che l'improvviso inaridirsi della corrispondenza tra i due musicisti all'inizio degli anni '60 può essere attribuito ad un amore tra Richard e Blandine, l'altra figlia di Liszt.
 
Io opto per spiegazioni più banali: non solo lo scandalo di Tannhauser ha dato a Wagner la celebrità, ma l'incontro con il Re di Baviera ha reso superfluo l'aiuto di Liszt. Si aggiunga che la trasformazione del pianista-divo in abate che scrive il ponderoso Christus (lavoro che a Bayreuth viene mal visto, con il suo profumo di cattolicesimo) allontana artisticamente i due uomini. Certo, a Weimar avviene una riconciliazione personale, Cosima ribalta addirittura il suo giudizio sul sopraccitato Christus, ma Wagner mal sopporta la vicinanza con il suocero, di cui è gelosissimo. Ancora a una settimana dal rientro in sede Richard ha un forte scoppio d'ira al solo pensiero dell'intimità di Cosima e Franz. Grande stima e affetto, ma nel pollaio wagneriano c'è spazio per un solo gallo.



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Il 1871 nel diario di Cosima Wagner
18 gennaio 2018
Quando nel 1871, in viaggio verso Berlino, la coppia si ferma a Bayreuth, Cosima esprime la sua ammirazione per i maestri tedeschi (probabilmente limitata alle decorazioni interne dell'edificio, visto che tutto il resto è stato progettato dai latini Giuseppe e Carlo da Bibbiena) però subito aggiunge che non fa al caso loro. E come sarebbe potuto essere utilizzabile per il Ring un teatro barocco?
 
1871
 
Secondo me, come con il divorzio dal povero Hans, ci viene rifilata la storiella "Oh, come avrei voluto che... peccato che il destino cinico e baro mi abbia costretto a una scelta diversa".
 
Cosima appare sinceramente preoccupata dal lato economico dell'impresa (con i Patroni i cui soldi andranno anche alla costruzione di casa Wagner). Entrambi seguono con apprensione la situazione politica di Baviera, perfettamente consci del fatto che il Re è il loro unico punto di riferimento. Le eccentricità del sovrano che si immagina un nuovo Luigi XIV non sono biasimate solo perchè si esce dal wagnerismo e si va nella detestata Francia ma perchè ci si rende conto della fine che il povero Ludwig farà prima o poi.
 
Infatti la nostra diabolica coppia medita un cambio di mecenate, corteggiando gli ambienti di Bismarck. Con poca fortuna: è divertente leggere le note disgustate sui nostri soldati che cantano il Wacht am Rhein anzichè un pezzo del Maestro, magari la Marcia imperiale composta rapidamente per l'occasione.
 
Però Wagner, attento e severo critico di se stesso, imputa la mediocrità di questa pagina alla sua incapacità di scrivere per commissione.
 
Mi diverte la soddisfazione di Cosima perchè a Fidi è stato regalato un elmetto a punta: sono ancora lontani i tempi in cui - svanite le speranze riposte in Bismarck - ci si augurerà che il rampollo non serva nell'esercito imperiale tedesco.



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Il 1870 nel diario di Cosima Wagner
11 gennaio 2018
La ufficializzazione del divorzio di Cosima da Hans von Bülow coincide quasi con lo scoppio della guerra franco-prussiana.

Wagner può auspicare che Fidi (il figlio Siegfried) non diventi un cretino come il Re, può arrabbiarsi per le rappresentazioni non autorizzate della Valchiria a Monaco (Cosima reagisce filtrando preventivamente la stampa che arriva sulla scrivania del Maestro). Però Ludwig II è la garanzia del buon tenore di vita della famigliola lucernese e quindi bisogna che il grande evento privato della famiglia Wagner coincida con il compleanno del cretino. Il re tace... il Natale 1870 é segnato, oltre che dalla prima esecuzione dell'Idillio di Triebschen, dal silenzio di Ludwig, che non manda auguri. Offeso perché non ha ricevuto il Sigfrido?

Con la guerra franco-prussiana si instaura a Triebschen un clima patriottardo esaltato degno di Mme Verdurin. Ci sono già le fake-news sulle atrocità nemiche in un clima che ritroveremo pari pari nella grande guerra, di qui a una quarantina di anni. Wagner ritiene inopportuna la presenza dei Mendés alla Raspelière sul lago dei quattro cantoni, non si sopportano gli amici alsaziani Schuré che si sono messi a scrivere in francese. Indecente che gli abitanti di Alsazia e Lorena non brucino dalla voglia di diventare tedeschi (ci vorrà qualche mese perché tra le righe Wagner ammetta che in Francia c'è una migliore qualità di vita). Divertente il disappunto verso Nietzsche che parte per i servizi di infermeria, ma soprattutto il modo con cui si convince Hans Richter che il miglior modo di servire la Germania in guerra é restare al fianco di Wagner e dirigere Lohengrin.

Ah, che grande noiosa la guerra!




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Il 1869 nel diario di Cosima Wagner
3 gennaio 2018
Il primo gennaio 1869 Cosima Wagner incomincia a tenere un diario, non un giornale intimo a proprio uso e consumo ma un documento destinato ai figli che vi troveranno il veridico ritratto della madre.
 
La coscienza che qualcuno l'osserva dà a Cosima la stessa finta spontaneità dei protagonisti di un reality televisivo. C'è molta teatralità nei fiumi di lacrime, nei pianti, negli alti lai per il dolore arrecato al povero Hans von Bulow. Cosima si propone di auto-immolarsi. Intanto però pensa che sarà la primogenita a rinunciare a una vita matrimoniale per stare accanto al padre. E con imperturbabile determinazione prima ottiene il ricongiungimento con le figlie di primo letto, poi fa iniziare le pratiche di divorzio. E' deciso nel consiglio di Dio (Es ist bestimmt in Gottes Rat). E così sia.
 
Nessuno però è più teatrante di Richard, che prende la penna per descrivere la nascita del maschio. Dopo aver ricevuto la notizia dell'arrivo di Siegfried il nostro si accorge che il sole ha inondato la stanza di un bagliore simile a fuoco, che il ritratto appeso alla parete è circondato da un'aureola dorata mentre in lontananza si sente il suono delle campane.
 
Se Barrie Kosky ha intenzione di ambientare il Ring a Triebschen, sappia che Qualcuno lo ha anticipato.




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Thomas Adès - L'angelo sterminatore
23 novembre 2017
L'angelo sterminatore - ultima opera in ordine di tempo scritta da Thomas Adès - vede la luce al festival di Salisburgo nel 2016 ed è ora approdata al Met.
 
Il soggetto proviene dall'omonimo film di Luis Bunuel: una forza invisibile impedisce a chiunque - umano o animale che sia - di varcare la soglia di una stanza. Al termine del Te Deum di ringraziamento che viene cantato in cattedrale alla fine dell'incantesimo... di nuovo nessuno riesce ad abbandonare la chiesa, in attesa che giunga l'angelo sterminatore.
 
Adès lascia che la ricomparsa della misteriosa forza avvenga nella stanza in cui si è svolta la vicenda. In questo modo la liberazione dei protagonisti è una tregua passeggera ed effimera, forse troppo breve per consentir loro di assaporare la soddisfazione di essere usciti da un incubo.
 
Riconosco alcuni tratti stilistici in comune con "La tempesta": l'eterogeneità dei linguaggi, le improvvise esplosioni di colori orchestrali, le melodie caratterizzate da intervalli ampi, gli squarci lirici, le piroette vocali. Queste ultime riguardano Leticia che, in quanto soprano eccellente nella Lucia di Lammermoor, può ben aver dei virtuosismi da compiere. E' vero che si rischia di cadere nell'imitazione di se stessi (come aveva già fatto Strauss con la Fiakermilli) però, quando si ha a disposizione un'artista come Audrey Luna è criminale non scrivere qualche nota fuori dal rigo (letteralmente, c'è un "la sovracuto" che introduce quest'opera nel Guinness dei primati). Nulla di strano: è dai tempi di Monteverdi che i compositori scrivono parti su misura per gli interpreti che hanno a disposizione.
 
In questo Angelo sterminatore nessuno dei numerosi personaggi domina gli altri: ognuno ha il suo momento di ribalta prima di reimmergersi in un'individualità anonima e mai corale. E' una situazione ben riflessa dalla musica, fatta di molti fili sparsi che coagulano in un gesto circolare, reminiscente di certa musica elettronica, ma realizzato da un'orchestra tradizionale. E' il tema che indica l'inizio dell'incantesimo. Siamo dunque noi ascoltatori a renderci conto di cosa avviene, prima dei protagonisti della storia. 
 
Ancora nulla di nuovo: sono quattro secoli abbondanti che la musica ci racconta quello a cui la sola azione teatrale non arriva. Ma è la continuità di Adès con questo lungo passato a rendere così viva la sua nuova creatura.



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Noseda nel Tristano e Isotta al Regio di Torino
16 ottobre 2017
Per Noseda il triplo forte su cui i due amanti si incontrano nel secondo atto non è il segnale di un terremoto sonico che deve strinare i malcapitati seduti nelle prime file ma il punto in cui si deve arrivare al climax drammatico-musicale. E lui questo punto culminante lo prepara con attenzione, lo sentiamo arrivare - inesorabile  e potente. 
 
Noseda privilegia colori pastello e trasparenti. Non eccede mai sulle dinamiche, cosciente del fatto che Wagner non vuole un coturno orchestrale troppo alto. Tutto questo può sacrificare le forti emozioni appariscenti ed apparire quasi melisandesco (quanto ha imparato Debussy dagli archi divisi della doppia invocazione di Brangane!) ma a mio avviso è pagante. Non è infatti necessario urlare per esprimere in modo efficace quanto si ha da dire.
 
Per giunta in questo modo si aiutano i cantanti impegnati ad arrivare alla fine di una parte impervia. Io soffro quando trovo un cantante in difficoltà, comincio ad anticipare i momenti perigliosi, ad immaginare i modi con cui si possano evitare od abbassare gli scogli che si stanno avvicinando, chiudo gli occhi quando so che sta per giungere il punto critico. Se succede comunque l'errore, mentre ascolto la musica a casa caccio anche una maledizione come faceva mio padre se la Juventus mancava il rigore... Ma a teatro mi sento ancora più coinvolto ed ho seguito Seiffert con estrema attenzione. Generoso... si sarebbe potuto accontentare di una "lettura intimista" nel momento in cui loda la dedizione dell'amico Kurwenal, per risparmiare il fiato sulla maledizione del filtro - un punto in cui bisogna buttare fuori tutta la voce che si ha. E invece no: ha giocato tutte le sue fiches centrando l'en plein di un monologo del terzo atto in cui tanti suoi colleghi più giovani fanno magra figura.
 
Mediocre invece Ricarda Merberth, che ha gli acuti (mir lacht das Abenteuer) ma che si sfilaccia già su "Da du so sittsam".
 
Mi sta bene che Marke sia un basso leggero e giovanile. Però su "warum mir diese Holle" bisogna trovare il modo di rendere uditivamente l'idea dell'inferno in cui il cornuto infelice si trova. E del resto su "mir" si arriva a un mi bemolle acuto che deve sentirsi bene, altrimenti il climax arriva solo in orchestra (bravo Noseda per la leggerezza con cui gestisce in questo punto il fortissimo di fagotti e clarinetto). Poi avremo tempo, nella frase successiva (warum mir diese Schmach) di ripiegarci con il clarinetto su una struggente melodia carica di dolore intimo. Però se non si è buttata fuori la voce prima sarà difficile far sentire il contrasto in cui brucia l'anima di Marco.
 
Ho adorato Michelle Breedt, sacrificata dalla balzana idea di farle cantare dietro una porta il suo secondo intervento nel duetto d'amore.
 
E già, perchè ci sarebbe anche una regia. Non ho mai visitato l'interno di villa Wesendonck (oggi museo di arte orientale) in cui Guth ambienta questo Tristano. Ho notato che le quinte che incorniciano la scena sono identiche a quelle del proscenio del Festspielhaus. Buona idea: Wagner non ha fatto altro che auto-rappresentarsi in tutte le sue opere, musicali e non. E neanche male il momento in cui i due amanti stanno in un giardino con palme che mi ricorda l'atmosfera del Lied "Im Treibhaus". Però nel secondo atto si dovrebbe davvero fare notte, e non ha senso che l'incontro degli amanti incominci in un salone affollato. Mirabile l'ombra delle foglie su "O sink hernieder".
 
Ma sono momenti felici in un mare di insignificanza. Mi sono rapidamente dimenticato del regista per concentrarmi sulla musica: in fondo, tutta l'azione del Tristano è concentrata nelle menti dei personaggi e quest'opera funzionerebbe perfettamente anche in forma concertante.




permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 16/10/2017 alle 7:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il celebre "baritono" Pavarotti nella sua casa-museo di Modena
1 ottobre 2017
La strada diventa sempre più stretta: non c'è spazio per una seconda macchina che venga in senso opposto. E ai bordi c'è un fosso profondo. Sono in aperta campagna, diretto al buen retiro campagnolo in cui Pavarotti morì dieci anni fa.
 
Si tratta di un cascinale ristrutturato a colori brillanti, rosso-arancio, verde intenso.
 
Quando, aprendo la porta, mi trovo nell'atrio-soggiorno, sono preso da un nodo alla gola come non lo provavo da quando visitai la casa viennese di Brahms. Sarà il gigantesco abito da concerto che troneggia in una bacheca e che, visto in controluce, può far pensare un attimo alla presenza del suo proprietario in carne ed ossa. Ho l'impressione che il corpulento padrone di casa debba comparire da un momento all'altro, fra il pianoforte a coda e gli autografi di Toscanini e Puccini.
 
Quando entro da qualcuno mi dirigo subito a curiosare nella sua biblioteca, il luogo che mi dice tutto quello che bisogna sapere del padrone di casa. Libri d'arte, testi su Verdi, spartiti voce-pianoforte, cofanetti CD ancora incellofanati.
 
La signorina della biglietteria sostiene che non c'è nulla da spiegare sulla cucina. Ha ragione. Ma anche torto, perchè avverto di nuovo la quotidianità dell'artista: è una cucina come può averla qualunque borghese agiato. A parte il frigorifero proporzionato al Lucianone essa parla di un quieto vivere casalingo che getta una confortevole luce sulla persona Pavarotti.
 
Se debbo giudicare dalla musica che odo nelle stanze (Mamma, New York, New York, My Way) Pavarotti doveva essere un cantante melodico di musica leggera. Bisogna andare nelle due stanzette in cui si trovano dei costumi di scena per udire "Una furtiva lacrima" e per capire che qui si parla di opera lirica. Una vetrina espone una partitura aperta sull'inizio del grande monologo di Wotan (Valchiria, atto II).
 
pavarotti
Non sapevo che Pavarotti fosse baritono. Me lo immagino, mentre - anticipando il collega Domingo, si studia la parte di Wotan. É che gli asini che hanno organizzato la pagliacciata commemorativa di Verona hanno riempito un buco espositivo con la prima carta da musica che hanno trovato. Meno male che non hanno aperto il libro su uno Hojotoho!
 
Peccato. Pavarotti avrebbe meritato di essere ricordato da gente che conosce la musica. Gli ignoranti che gestiscono indegnamente questa casa-museo mettono in fila le lettere dei vip senza curarsi di sottolinearne il contenuto: più che la firma di Lady Diana valgono le parole con cui la principessa di Galles ringrazia il tenore (o baritono?) per il suo impegno umanitario. E la preoccupazione per la salute dell'artista che trasuda tra le righe di altre missive mostra che queste celebrità avevano per Pavarotti un rispetto ed un amore non solo di facciata.
 
Essere meno superficiali e rozzi avrebbe significato rispettare - ed onorare - l'uomo e l'artista.




permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 1/10/2017 alle 7:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Compleanno di Wagner
22 maggio 2017

Ricorderei il compleanno di Wagner con l'andante della sinfonia in do maggiore.

Wagner è un severo giudice di se stesso. Egli si rende conto che il suo percorso formativo - da autodidatta - non è affatto lineare ed è spesso finito in vicoli ciechi. Da buon creatore non esita neppure ad eliminare ciò che non gli sembra degno delle sue capacità creative. Se non esita a bocciare le prime due opere - Fate e Divieto d'amare - le due sinfonie giovanili, quella - completa - in do maggiore e la seconda, frammentaria, in mi maggiore gli sono sempre parse interessanti. Non a caso esse vengono suonate nel cerchio intimo di casa e sopra tutto la prima verrà eseguita dallo stesso Wagner alla Fenice di Venezia come regalo di compleanno e Natale per la moglie Cosima. Non dimentichiamo d'altronde che il maestro aveva intenzione, per il dopo Parsifal, di dedicarsi alla stesura di lavori sinfonici, anche se non nella forma beethoveniana in quattro movimenti.

Consapevole del debito che egli deve al nume di Beethoven, Wagner ama particolarmente l'andante della sinfonia in do con la sua bella melodia che si imprime tanto bene nella memoria.





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Gatti nei Maestri Cantori alla Scala
28 marzo 2017

L'uccello mirabile che nel Probelied si dovrebbe alzare sopra il fango in cui mormorano i piccoli e gretti Moser, Schwarz e compagnia non prende il volo e rimane soffocato nell'intrico del concertato con cui si conclude il primo atto. Erin Caves non ha voce, nessuno squillo, solo acuti raffazzonati e fuori tempo. Mi fa troppa pena vedere questo poverino che è finito nella parte sbagliata e non ho il coraggio di fischiarlo. Il problema è ormai sistemico: si tratta dell'ennesimo tenore da opera settecentesca cui si scassa la voce facendogli cantare il repertorio più moderno. Basta infatti che Wagner alleggerisca l'orchestrazione (durante la stesura del Preislied nella bottega di Sachs) perchè il ragazzo riesca a cantare in modo decente. Poi sul prato in riva alla Pegniz ritorneranno le dolenti note. Davvero dolenti, perchè anche Volle (Sachs) è stanco e non ce la fa più. Io metterei in discussione i tempi tendenzialmente lenti di Gatti nonchè un volume orchestrale che se giusto in sè era eccessivo per una compagnia di canto niente affatto eccelsa. Certo, sul "Wacht auf" Gatti ha fatto tremare il teatro ma, parafrasando lo stesso Wagner, il coturno dell'orchestra non deve essere troppo alto e una maggiore escursione da piano a forte avrebbe giovato anche alla resa narrativa del preludio (e non solo). Bella orchestra, stupende le sezioni d'insieme - una delle migliori baruffe mai sentite dal vivo.

L'allestimento di Kupfer è mirabile. Sullo sfondo una Norimberga in ricostruzione, con le macerie post-belliche nel primo atto e i grattacieli che completano la skyline del terzo. In primo piano uno scheletro gotico di cattedrale e porta della città retto da un'impalcatura di tubolari. Molto funzionale e bello. Straordinaria la tempesta degna di Donner durante la rissa notturna, uno dei migliori momenti di tutto lo spettacolo. Recitazione attenta e rispettosa di azione e musica. Tutto di ottimo gusto (a differenza dei precedenti Maestri di 27 anni fa)






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Mel Bonis
8 marzo 2017
Per rendere meno difficoltosa la diffusione delle proprie opere Melania Bonis decide di mascolinizzare il proprio nome in Mel Bonis. Mossa vana: il cambiamento del gusto musicale all'inizio del ventesimo secolo, unito forse anche al carattere chiuso e tormentato della signora, lascia nel dimenticatoio un corpus di opere quanto mai nutrito e vario. Si va da piccoli pezzi di carattere destinati a pianisti in erba a importanti lavori sinfonici. Bisogna aspettare questi ultimi anni perchè i lavori di Mel Bonis suscitino attenzione: il pianista Laurent Martin, che ha pubblicato diversi CD dedicati alla Bonis, è forse il più attivo difensore dell'opera di questa artista.

Una miniera di notizie su Mel Bonis è il sito della associazione intitolata a lei





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Dave Swarbrick (1941-2016)
7 giugno 2016

E' il violino di Dave Swarbrick a disegnare le volute che si intrecciano con la voce estatica di Sandy Denny e le chitarre elettriche in "A Sailor's Life", l'atto di nascita del cosiddetto folk-rock. E' l'inizio di un cammino fruttuoso che porterà all'altra indimenticabile cavalcata di Matty Groves in quel Liege and Lief che consolida un nuovo stile musicale.

Quando la Denny abbandona i Fairport Convention è Swarbrick a prestare la sua voce al gruppo (in un'intervista a BBC Radio2 egli dirà che la sua voce è brutta, ma piace). E' un artista serio, che sa combinare esperienza tecnica ed espressione. In un filmato della BBC con Martin Carthy lo si vede su una sedia a rotelle, attaccato all'ossigeno, mentre suona con energia immutata, come se fosse ancora in pieno possesso delle proprie forze. Dopo un trapianto di polmone la sua carriera ha ripreso vigore.

Eccolo in Sovay con Carthy



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Fabio Luisi dirige Salome a Genova
29 maggio 2016

Fabio Luisi ha mostrato che è possibile dirigere Richard Strauss come se fosse Vincenzo Bellini: colori tenui, acquarello e tempera, più che pesante olio, il pignolo controllo delle dinamiche a livello dei vari banchi orchestrali così da lasciare il suono il più trasparente e chiaro possibile, senza ammazzare i poveri cantanti sovrastati dall'orchestra. E si ottiene anche un importante risultato drammatico: dato che non si è esagerato con le tinte turgide e roboanti la danza dei sette veli riesce a svettare come centro di gravitazione e climax dell'opera e non è - come capita anche a molti direttori blasonati - il momento debole di tutta l'opera. Con un direttore intelligente il lavoro dei cantanti diventa molto più agevole e tutti - comprimari inclusi - sono arrivati brillantemente al termine di questo impervio lavoro. Un bel lavoro musicale degno di lode.

Avrei molto da ridire sulla scelta della regista (Rosetta Cucchi) di ambientare tutto a Micene... non è che ci vedremo una Elektra gerosolimitana? Tutto è dominato dalla celebre maschera dorata di Agamennone: la troviamo sul sipario e sui volti di molti personaggi e figuranti. Evito di chiedermi il perchè e mi soffermo invece su alcuni elementi interessanti:  il fiore destinato a Narraboth è gettato nella cisterna di Jokhanaan, quasi come premonizione dell'amore che sta per nascere; la principessa di Giudea, spaventata dall'apparizione del profeta si attacca al capitano delle guardie, lasciando immaginare che la passione di Narraboth non sia nata proprio per caso, senza essere stata stimolata dal comportamento di Salome; Narraboth pensa di colpire Salome prima di rivolgere il coltello contro se stesso. Ottima l'idea di far eseguire la danza dei sette veli da una vera ballerina (una scena bellissima, finalmente resa come si deve) ed intenso il monologo conclusivo (certo che Lise Lindstrom è in gamba). Peccato che i colpi orchestrali che danno l'idea degli scudi che uccidono Salome non siano accompagnati da qualcosa di visivo (in alternativa ai soldati si sarebbe potuto immaginare che il palazzo crollasse addosso alla protagonista, visto che la struttura crepava a ogni richiesta di avere la testa di Jokhanaan).




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Pietr Beczala e Anna Netrebko in Lohengrin
25 maggio 2016

E' già in rete una registrazione pirata del Lohengrin in cui Petr Beczala e Anna Netrebko hanno debuttato in quest'opera a Dresda.

Thielemann adotta tempi lenti e a volte pesanti. E' una sua abitudine prendersi grandi libertà con l'agogica (ad esempio il potente rallentando - non segnato in partitura - all'entrata dei piatti nel preludio, oppure la brusca accelerata del tempo quando all'inizio della terza scena dell'atto centrale il tema della fanfara passa a fagotti e corni) ma in compenso c'è molta precisione nella dinamica e una grande cura del colore orchestrale - una caratteristica questa in cui Thielemann è a tutt'oggi ineguagliato.

Mostruosa la Herlitzius, un'Ortruda ingolata e brutta, dall'intonazione assente. Inascoltabile già nei concertati del primo atto e da fucilazione immediata nelle scene successive. Buono il re (Georg Zeppenfeld), come Federico Tomasz Koneczny è passabile nel primo atto, migliore in quello successivo.

L'attenzione del pubblico va a Petr Beczala e Anna Netrebko che affrontano per la prima volta Lohengrin e Elsa. Il primo ha una bella voce, pulita che sembra nata per questo Wagner lirico (e forse non solo). Per orecchie abituate allo sbiancato Vogt è una gioia. Non sempre a posto invece la Netrebko: voce importante, matronale, che quasi quasi vedrei meglio per Ortruda se non fosse che sotto il sol3 si evidenziano non pochi problemi, specie nel primo atto dove in generale l'intonazione lascia a desiderare (emozionata?). Però quando si sale sopra il rigo e si avanza nel corso dell'opera si sente cantare, si nota la stoffa di chi sa il fatto suo. Lo scontro con Ortruda nel secondo atto è uno dei migliori momenti della registrazione; il duetto con Lohengrin nel terzo atto è tra i più riusciti che oggi si possano ascoltare (vero che qualsiasi cosa è meglio dei grugniti informi che escono oggi dalla verde collina).

Un buon inizio che lascia sperare che sia possibile trovare interpreti decenti per il povero Wagner, che nel teatro che lui stesso si è fatto costruire è maltrattato da guitti e mediocri musicisti.



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Louise Farrenc
8 marzo 2016
Musicista molto dotata, allieva di illustri musicisti - da Clementi a Moscheles - non si limita ad essere una notevole interprete ma anche una buona compositrice. Nonostante l'aiuto del marito, editore musicale, non le fu facile superare i sarcasmi della critica del tempo che non poteva far altro che guardare di traverso una donna che, anzichè far la calza, osava eseguire una sua terza sinfonia a fianco dell'Eroica.

https://youtu.be/wsLfk0T5UMg



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Eric Korngold - Die tote Stadt
6 marzo 2016
La vicenda di quest'opera è una parafrasi del mito di Orfeo. Paul disperato per la morte della moglie Maria ne trova una sosia perfetta in Marietta, incontrata per le strade di Bruges (Bruges-la-morta, così significativamente appellata nel romanzo da cui è tratto il soggetto di questo lavoro). Al termine di una complessa vicenda onirica la perde definitivamente uccidendola. E a questo punto, solo come Orfeo, o muore o comincia una nuova vita senza la propria donna. Paul ha capito di dover superare l'esperienza passata ma tutto è possibile, anche un esito omosessuale: egli canta all'amico Franz la canzone di Maria/Marietta e non posso certo dimenticare l'inno all'amore tra maschi con cui si conclude l'Orfeo di Poliziano...

Questa è l'opera teatrale più celebre di un compositore con grandi doti naturali, che da giovane fu mal visto perchè figlio di un critico musicale tanto temuto quanto odiato e da uomo maturo considerato con sufficienza per le sue colonne sonore hollywoodiane. Oggi che la febbre post-seriale è finita e si ha tanto bisogno di allargare il repertorio lo si riscopre. Meno male!

Ho ascoltato su France Musique la trasmissione della versione di concerto data recentemente alla Filarmonica di Parigi. Difficile trovare un'esecuzione migliore di questa. Marzena Diakuna ha toccato la perfezione con una lettura vivida, colorata e amorevole. Florian Vogt ha la voce giusta per interpretare Paul e ha formato una coppia perfetta con Camilla Nylund.



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Milano: Chiesa sant'Angelo/La musica di Galileo
16 settembre 2015
Il seicento é il secolo in cui John Dowland é orgoglioso di definirsi semper dolens, in cui il mercante di Venezia si pasce della propria malinconia di causa sconosciuta. Non é un caso che dell'Arianna monteverdiana sia sopravvissuto solo il lamento della protagonista. E anche questo concerto ha trovato il suo culmine nella violenta espressione del Lamento della ninfa, quanto mai moderno - come del resto tutto Monteverdi. Peró seicento é anche teatro e allora le musiche dalla cadenza morente (dying fall) che tanto sarebbero piaciute al conte Orsino sono incorniciate da un intermezzo della Pellegrina di Malvezzi e dalle danze di Biagio Marini. Teatro, rappresentazione, come questa chiesa di Sant'Angelo rifatta secondo il gusto e i dettami della Controriforma, con l'immagine dell'Assunta che si proietta sull'altar maggiore.

Di necessità virtù: il progetto di Arcadia prevedeva che le musiche fossero accompagnate (come già nel loro "Et manchi pietà") da un filmato. Dato che la chiesa in cui si è svolta la manifestazione non consente la proiezione del video ci siamo accontentati del quadro visivo offerto da questo bell'edificio (cosa non contiene la nostra Milano! Un altro angolo cittadino che merita un incontro più approfondito). L'ombra seppia in cui eravamo immersi, gli affreschi, l'arco che divide la navata dal transetto sono stati il basso continuo di un bel concerto, ricco di affetti, ben interpretato e impreziosito dalla voce ramata di Alena Dantcheva.



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Philippe Boesmans - Au monde
5 settembre 2015
Il sinuoso tema di apertura, grave e lirico, si imprime con forza nella testa dell'ascoltatore ed è un ottimo biglietto da visita anche per un pubblico non prevenuto. La commedia omonima di Joel Pommerat da cui è stato ricavato il libretto di quest'opera mi aveva lasciato perplesso: la musica di Boesmans mette carne ai personaggi e alle situazioni, un buon lavoro di forbici ha eliminato situazioni e dialoghi degni di Maurizio Costanzo e condensato il finale in un liquido amalgama di voci femminili che ci porta dritti in Paradiso. E sopra tutto Boesmans compone proprio bene, ha un sacco di idee melodiche profonde, sa trarre dall'orchestra delle sonorità leggere e variopinte (direi, à la Messian, verdazzurre). Riesce anche ad amalgamare alla propria musica il "My Way" come se si trattasse di una propria composizione.

Non si tratta di un lavoro particolarmente lungo, a giudicare dalle foto di scena non deve richiedere neanche mezzi straordinari per la rappresentazione. Ci vuole certo una compagine musicale di prim'ordine... ma niente che non sia all'altezza di tanti festival che si annoiano a riproporre per la miliardesima volta musiche di due e passa secoli fa.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 5/9/2015 alle 13:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Wagner - Tristano e Isotta - Bayreuth 2015
28 luglio 2015
Ancora una volta l'incantesimo del vecchio mago è riuscito, nonostante la Herlizius abbia sbagliato completamente l'ultima entrata su "Unbewusst". L'emozione? La stanchezza? La difficoltà a seguire i tempi ballerini che Thielemann ha tenuto per tutta l'opera, con una libertà che spesso rasenta l'arbitrio? Non crocifiggo una poverina per una semiminima di anticipo, ma mi arrabbio di fronte al "Wonne der Seele" in cui la Herlizius ha mancato il do di petto e dato il la a un groviglio di note in cui è incespicato anche il suo compagno Stephen Gould (per altro un buon Tristano).
Thielemann si conferma il miglior direttore wagneriano sulla piazza, Complessivamente buona (ma non eccelsa) la qualità del canto. La regista Katharina Wagner è stata inaspettatamente privata dei fischi che sono di prammatica alle prime del Festspielhaus. Avendo ascoltato la trasmissione radiofonica non so se perchè la giovinetta non è riuscita nella missione - pressocchè impossibile, vista l'assenza di azione - di distruggere il Tristano o perchè chi ama il teatro ha preferito starsene a casa.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 28/7/2015 alle 15:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
César Franck sull'organo di Voghera (PV)
30 maggio 2015
Emanuele Carlo Vianelli non nasconde la propria simpatia per questo organo che gli piace ancora più di un Cavaillé-Coll e conclude il concerto con una filippica infervorata contro la demolizione di questi organi novecenteschi a favore del "falso antico". Non ho osato chiedere cosa pensa degli organi rigorosamente bachiani e della filologia, ma il gusto spietatamente romantico con cui ha affrontato il concerto, l'edonismo sonoro, il godere delle possibilità orchestrali di questa musica è più eloquente di ogni discorso. C'è la piena adesione alla poetica di Franck, a un mondo che oggi è di moda considerare con sufficienza, come se romantico fosse una parolaccia. E' un repertorio da noi negletto e considerato con una certa sufficienza - più per sentito dire che per conoscenza diretta e perciò trovo incredibile che in una cittadina di provincia si proponga un simile programma e si prometta adddirittura una stagione di concerti in cui analizzare il lascito del mondo francese al repertorio organistico.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 30/5/2015 alle 15:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Playing list di Wagner
22 maggio 2015
Per il compleanno di Richard Wagner alcuni ascolti consigliati dal diario della signora Cosima

R. va al pianoforte e suona una melodia appassionata e lamentosa dalla Straniera e poi un'altra di carattere non dissimile dai Capuleti e Montecchi, sottolineandone il carattere di ampio respiro che si ritrova anche in Spontini, mentre in Mozart tutto ha un respiro molto più breve. Parla poi di Rienzi e dice di capire che a me e mio padre piaccia questo lavoro perchè contiene questo tratto di nobiltà.

...

Studia la sinfonia in Mi bemolle maggiore di Mozart [K543] con Humperdinck e parla della difficoltà di prendere l'adagio in modo corretto e mostra come viene suonato normalmente in sala da concerto. Poi però Rubinstein ci suona il primo movimento della sonata 106 [Hammerklavier] e la gioia che questo ci procura è sconfinata! Davvero l'impressione che ci fa è proprio inesprimibile

 ...

Rub. ci suona l'agagio della 106 in cui R. riconosce l'inizio della musica moderna (Schumann, Brahms)

...

R. propone alcune ballate di Löwe per mostrare, dice, ciò che noi germanici abbiamo perso - ci rallegriamo di queste prove in cui - come dice R. - la poesia fa più effetto della musica

...

A sera il papà suona Funerailles e la Predica agli uccelli per la grande gioia di R. e mia



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 22/5/2015 alle 12:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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