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Compleanno di Wagner
22 maggio 2017

Ricorderei il compleanno di Wagner con l'andante della sinfonia in do maggiore.

Wagner è un severo giudice di se stesso. Egli si rende conto che il suo percorso formativo - da autodidatta - non è affatto lineare ed è spesso finito in vicoli ciechi. Da buon creatore non esita neppure ad eliminare ciò che non gli sembra degno delle sue capacità creative. Se non esita a bocciare le prime due opere - Fate e Divieto d'amare - le due sinfonie giovanili, quella - completa - in do maggiore e la seconda, frammentaria, in mi maggiore gli sono sempre parse interessanti. Non a caso esse vengono suonate nel cerchio intimo di casa e sopra tutto la prima verrà eseguita dallo stesso Wagner alla Fenice di Venezia come regalo di compleanno e Natale per la moglie Cosima. Non dimentichiamo d'altronde che il maestro aveva intenzione, per il dopo Parsifal, di dedicarsi alla stesura di lavori sinfonici, anche se non nella forma beethoveniana in quattro movimenti.

Consapevole del debito che egli deve al nume di Beethoven, Wagner ama particolarmente l'andante della sinfonia in do con la sua bella melodia che si imprime tanto bene nella memoria.





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Gatti nei Maestri Cantori alla Scala
28 marzo 2017

L'uccello mirabile che nel Probelied si dovrebbe alzare sopra il fango in cui mormorano i piccoli e gretti Moser, Schwarz e compagnia non prende il volo e rimane soffocato nell'intrico del concertato con cui si conclude il primo atto. Erin Caves non ha voce, nessuno squillo, solo acuti raffazzonati e fuori tempo. Mi fa troppa pena vedere questo poverino che è finito nella parte sbagliata e non ho il coraggio di fischiarlo. Il problema è ormai sistemico: si tratta dell'ennesimo tenore da opera settecentesca cui si scassa la voce facendogli cantare il repertorio più moderno. Basta infatti che Wagner alleggerisca l'orchestrazione (durante la stesura del Preislied nella bottega di Sachs) perchè il ragazzo riesca a cantare in modo decente. Poi sul prato in riva alla Pegniz ritorneranno le dolenti note. Davvero dolenti, perchè anche Volle (Sachs) è stanco e non ce la fa più. Io metterei in discussione i tempi tendenzialmente lenti di Gatti nonchè un volume orchestrale che se giusto in sè era eccessivo per una compagnia di canto niente affatto eccelsa. Certo, sul "Wacht auf" Gatti ha fatto tremare il teatro ma, parafrasando lo stesso Wagner, il coturno dell'orchestra non deve essere troppo alto e una maggiore escursione da piano a forte avrebbe giovato anche alla resa narrativa del preludio (e non solo). Bella orchestra, stupende le sezioni d'insieme - una delle migliori baruffe mai sentite dal vivo.

L'allestimento di Kupfer è mirabile. Sullo sfondo una Norimberga in ricostruzione, con le macerie post-belliche nel primo atto e i grattacieli che completano la skyline del terzo. In primo piano uno scheletro gotico di cattedrale e porta della città retto da un'impalcatura di tubolari. Molto funzionale e bello. Straordinaria la tempesta degna di Donner durante la rissa notturna, uno dei migliori momenti di tutto lo spettacolo. Recitazione attenta e rispettosa di azione e musica. Tutto di ottimo gusto (a differenza dei precedenti Maestri di 27 anni fa)






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Mel Bonis
8 marzo 2017
Per rendere meno difficoltosa la diffusione delle proprie opere Melania Bonis decide di mascolinizzare il proprio nome in Mel Bonis. Mossa vana: il cambiamento del gusto musicale all'inizio del ventesimo secolo, unito forse anche al carattere chiuso e tormentato della signora, lascia nel dimenticatoio un corpus di opere quanto mai nutrito e vario. Si va da piccoli pezzi di carattere destinati a pianisti in erba a importanti lavori sinfonici. Bisogna aspettare questi ultimi anni perchè i lavori di Mel Bonis suscitino attenzione: il pianista Laurent Martin, che ha pubblicato diversi CD dedicati alla Bonis, è forse il più attivo difensore dell'opera di questa artista.

Una miniera di notizie su Mel Bonis è il sito della associazione intitolata a lei





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Dave Swarbrick (1941-2016)
7 giugno 2016

E' il violino di Dave Swarbrick a disegnare le volute che si intrecciano con la voce estatica di Sandy Denny e le chitarre elettriche in "A Sailor's Life", l'atto di nascita del cosiddetto folk-rock. E' l'inizio di un cammino fruttuoso che porterà all'altra indimenticabile cavalcata di Matty Groves in quel Liege and Lief che consolida un nuovo stile musicale.

Quando la Denny abbandona i Fairport Convention è Swarbrick a prestare la sua voce al gruppo (in un'intervista a BBC Radio2 egli dirà che la sua voce è brutta, ma piace). E' un artista serio, che sa combinare esperienza tecnica ed espressione. In un filmato della BBC con Martin Carthy lo si vede su una sedia a rotelle, attaccato all'ossigeno, mentre suona con energia immutata, come se fosse ancora in pieno possesso delle proprie forze. Dopo un trapianto di polmone la sua carriera ha ripreso vigore.

Eccolo in Sovay con Carthy



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Fabio Luisi dirige Salome a Genova
29 maggio 2016

Fabio Luisi ha mostrato che è possibile dirigere Richard Strauss come se fosse Vincenzo Bellini: colori tenui, acquarello e tempera, più che pesante olio, il pignolo controllo delle dinamiche a livello dei vari banchi orchestrali così da lasciare il suono il più trasparente e chiaro possibile, senza ammazzare i poveri cantanti sovrastati dall'orchestra. E si ottiene anche un importante risultato drammatico: dato che non si è esagerato con le tinte turgide e roboanti la danza dei sette veli riesce a svettare come centro di gravitazione e climax dell'opera e non è - come capita anche a molti direttori blasonati - il momento debole di tutta l'opera. Con un direttore intelligente il lavoro dei cantanti diventa molto più agevole e tutti - comprimari inclusi - sono arrivati brillantemente al termine di questo impervio lavoro. Un bel lavoro musicale degno di lode.

Avrei molto da ridire sulla scelta della regista (Rosetta Cucchi) di ambientare tutto a Micene... non è che ci vedremo una Elektra gerosolimitana? Tutto è dominato dalla celebre maschera dorata di Agamennone: la troviamo sul sipario e sui volti di molti personaggi e figuranti. Evito di chiedermi il perchè e mi soffermo invece su alcuni elementi interessanti:  il fiore destinato a Narraboth è gettato nella cisterna di Jokhanaan, quasi come premonizione dell'amore che sta per nascere; la principessa di Giudea, spaventata dall'apparizione del profeta si attacca al capitano delle guardie, lasciando immaginare che la passione di Narraboth non sia nata proprio per caso, senza essere stata stimolata dal comportamento di Salome; Narraboth pensa di colpire Salome prima di rivolgere il coltello contro se stesso. Ottima l'idea di far eseguire la danza dei sette veli da una vera ballerina (una scena bellissima, finalmente resa come si deve) ed intenso il monologo conclusivo (certo che Lise Lindstrom è in gamba). Peccato che i colpi orchestrali che danno l'idea degli scudi che uccidono Salome non siano accompagnati da qualcosa di visivo (in alternativa ai soldati si sarebbe potuto immaginare che il palazzo crollasse addosso alla protagonista, visto che la struttura crepava a ogni richiesta di avere la testa di Jokhanaan).




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Pietr Beczala e Anna Netrebko in Lohengrin
25 maggio 2016

E' già in rete una registrazione pirata del Lohengrin in cui Petr Beczala e Anna Netrebko hanno debuttato in quest'opera a Dresda.

Thielemann adotta tempi lenti e a volte pesanti. E' una sua abitudine prendersi grandi libertà con l'agogica (ad esempio il potente rallentando - non segnato in partitura - all'entrata dei piatti nel preludio, oppure la brusca accelerata del tempo quando all'inizio della terza scena dell'atto centrale il tema della fanfara passa a fagotti e corni) ma in compenso c'è molta precisione nella dinamica e una grande cura del colore orchestrale - una caratteristica questa in cui Thielemann è a tutt'oggi ineguagliato.

Mostruosa la Herlitzius, un'Ortruda ingolata e brutta, dall'intonazione assente. Inascoltabile già nei concertati del primo atto e da fucilazione immediata nelle scene successive. Buono il re (Georg Zeppenfeld), come Federico Tomasz Koneczny è passabile nel primo atto, migliore in quello successivo.

L'attenzione del pubblico va a Petr Beczala e Anna Netrebko che affrontano per la prima volta Lohengrin e Elsa. Il primo ha una bella voce, pulita che sembra nata per questo Wagner lirico (e forse non solo). Per orecchie abituate allo sbiancato Vogt è una gioia. Non sempre a posto invece la Netrebko: voce importante, matronale, che quasi quasi vedrei meglio per Ortruda se non fosse che sotto il sol3 si evidenziano non pochi problemi, specie nel primo atto dove in generale l'intonazione lascia a desiderare (emozionata?). Però quando si sale sopra il rigo e si avanza nel corso dell'opera si sente cantare, si nota la stoffa di chi sa il fatto suo. Lo scontro con Ortruda nel secondo atto è uno dei migliori momenti della registrazione; il duetto con Lohengrin nel terzo atto è tra i più riusciti che oggi si possano ascoltare (vero che qualsiasi cosa è meglio dei grugniti informi che escono oggi dalla verde collina).

Un buon inizio che lascia sperare che sia possibile trovare interpreti decenti per il povero Wagner, che nel teatro che lui stesso si è fatto costruire è maltrattato da guitti e mediocri musicisti.



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Louise Farrenc
8 marzo 2016
Musicista molto dotata, allieva di illustri musicisti - da Clementi a Moscheles - non si limita ad essere una notevole interprete ma anche una buona compositrice. Nonostante l'aiuto del marito, editore musicale, non le fu facile superare i sarcasmi della critica del tempo che non poteva far altro che guardare di traverso una donna che, anzichè far la calza, osava eseguire una sua terza sinfonia a fianco dell'Eroica.

https://youtu.be/wsLfk0T5UMg



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Eric Korngold - Die tote Stadt
6 marzo 2016
La vicenda di quest'opera è una parafrasi del mito di Orfeo. Paul disperato per la morte della moglie Maria ne trova una sosia perfetta in Marietta, incontrata per le strade di Bruges (Bruges-la-morta, così significativamente appellata nel romanzo da cui è tratto il soggetto di questo lavoro). Al termine di una complessa vicenda onirica la perde definitivamente uccidendola. E a questo punto, solo come Orfeo, o muore o comincia una nuova vita senza la propria donna. Paul ha capito di dover superare l'esperienza passata ma tutto è possibile, anche un esito omosessuale: egli canta all'amico Franz la canzone di Maria/Marietta e non posso certo dimenticare l'inno all'amore tra maschi con cui si conclude l'Orfeo di Poliziano...

Questa è l'opera teatrale più celebre di un compositore con grandi doti naturali, che da giovane fu mal visto perchè figlio di un critico musicale tanto temuto quanto odiato e da uomo maturo considerato con sufficienza per le sue colonne sonore hollywoodiane. Oggi che la febbre post-seriale è finita e si ha tanto bisogno di allargare il repertorio lo si riscopre. Meno male!

Ho ascoltato su France Musique la trasmissione della versione di concerto data recentemente alla Filarmonica di Parigi. Difficile trovare un'esecuzione migliore di questa. Marzena Diakuna ha toccato la perfezione con una lettura vivida, colorata e amorevole. Florian Vogt ha la voce giusta per interpretare Paul e ha formato una coppia perfetta con Camilla Nylund.



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Milano: Chiesa sant'Angelo/La musica di Galileo
16 settembre 2015
Il seicento é il secolo in cui John Dowland é orgoglioso di definirsi semper dolens, in cui il mercante di Venezia si pasce della propria malinconia di causa sconosciuta. Non é un caso che dell'Arianna monteverdiana sia sopravvissuto solo il lamento della protagonista. E anche questo concerto ha trovato il suo culmine nella violenta espressione del Lamento della ninfa, quanto mai moderno - come del resto tutto Monteverdi. Peró seicento é anche teatro e allora le musiche dalla cadenza morente (dying fall) che tanto sarebbero piaciute al conte Orsino sono incorniciate da un intermezzo della Pellegrina di Malvezzi e dalle danze di Biagio Marini. Teatro, rappresentazione, come questa chiesa di Sant'Angelo rifatta secondo il gusto e i dettami della Controriforma, con l'immagine dell'Assunta che si proietta sull'altar maggiore.

Di necessità virtù: il progetto di Arcadia prevedeva che le musiche fossero accompagnate (come già nel loro "Et manchi pietà") da un filmato. Dato che la chiesa in cui si è svolta la manifestazione non consente la proiezione del video ci siamo accontentati del quadro visivo offerto da questo bell'edificio (cosa non contiene la nostra Milano! Un altro angolo cittadino che merita un incontro più approfondito). L'ombra seppia in cui eravamo immersi, gli affreschi, l'arco che divide la navata dal transetto sono stati il basso continuo di un bel concerto, ricco di affetti, ben interpretato e impreziosito dalla voce ramata di Alena Dantcheva.



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Philippe Boesmans - Au monde
5 settembre 2015
Il sinuoso tema di apertura, grave e lirico, si imprime con forza nella testa dell'ascoltatore ed è un ottimo biglietto da visita anche per un pubblico non prevenuto. La commedia omonima di Joel Pommerat da cui è stato ricavato il libretto di quest'opera mi aveva lasciato perplesso: la musica di Boesmans mette carne ai personaggi e alle situazioni, un buon lavoro di forbici ha eliminato situazioni e dialoghi degni di Maurizio Costanzo e condensato il finale in un liquido amalgama di voci femminili che ci porta dritti in Paradiso. E sopra tutto Boesmans compone proprio bene, ha un sacco di idee melodiche profonde, sa trarre dall'orchestra delle sonorità leggere e variopinte (direi, à la Messian, verdazzurre). Riesce anche ad amalgamare alla propria musica il "My Way" come se si trattasse di una propria composizione.

Non si tratta di un lavoro particolarmente lungo, a giudicare dalle foto di scena non deve richiedere neanche mezzi straordinari per la rappresentazione. Ci vuole certo una compagine musicale di prim'ordine... ma niente che non sia all'altezza di tanti festival che si annoiano a riproporre per la miliardesima volta musiche di due e passa secoli fa.



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Wagner - Tristano e Isotta - Bayreuth 2015
28 luglio 2015
Ancora una volta l'incantesimo del vecchio mago è riuscito, nonostante la Herlizius abbia sbagliato completamente l'ultima entrata su "Unbewusst". L'emozione? La stanchezza? La difficoltà a seguire i tempi ballerini che Thielemann ha tenuto per tutta l'opera, con una libertà che spesso rasenta l'arbitrio? Non crocifiggo una poverina per una semiminima di anticipo, ma mi arrabbio di fronte al "Wonne der Seele" in cui la Herlizius ha mancato il do di petto e dato il la a un groviglio di note in cui è incespicato anche il suo compagno Stephen Gould (per altro un buon Tristano).
Thielemann si conferma il miglior direttore wagneriano sulla piazza, Complessivamente buona (ma non eccelsa) la qualità del canto. La regista Katharina Wagner è stata inaspettatamente privata dei fischi che sono di prammatica alle prime del Festspielhaus. Avendo ascoltato la trasmissione radiofonica non so se perchè la giovinetta non è riuscita nella missione - pressocchè impossibile, vista l'assenza di azione - di distruggere il Tristano o perchè chi ama il teatro ha preferito starsene a casa.



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César Franck sull'organo di Voghera (PV)
30 maggio 2015
Emanuele Carlo Vianelli non nasconde la propria simpatia per questo organo che gli piace ancora più di un Cavaillé-Coll e conclude il concerto con una filippica infervorata contro la demolizione di questi organi novecenteschi a favore del "falso antico". Non ho osato chiedere cosa pensa degli organi rigorosamente bachiani e della filologia, ma il gusto spietatamente romantico con cui ha affrontato il concerto, l'edonismo sonoro, il godere delle possibilità orchestrali di questa musica è più eloquente di ogni discorso. C'è la piena adesione alla poetica di Franck, a un mondo che oggi è di moda considerare con sufficienza, come se romantico fosse una parolaccia. E' un repertorio da noi negletto e considerato con una certa sufficienza - più per sentito dire che per conoscenza diretta e perciò trovo incredibile che in una cittadina di provincia si proponga un simile programma e si prometta adddirittura una stagione di concerti in cui analizzare il lascito del mondo francese al repertorio organistico.



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Playing list di Wagner
22 maggio 2015
Per il compleanno di Richard Wagner alcuni ascolti consigliati dal diario della signora Cosima

R. va al pianoforte e suona una melodia appassionata e lamentosa dalla Straniera e poi un'altra di carattere non dissimile dai Capuleti e Montecchi, sottolineandone il carattere di ampio respiro che si ritrova anche in Spontini, mentre in Mozart tutto ha un respiro molto più breve. Parla poi di Rienzi e dice di capire che a me e mio padre piaccia questo lavoro perchè contiene questo tratto di nobiltà.

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Studia la sinfonia in Mi bemolle maggiore di Mozart [K543] con Humperdinck e parla della difficoltà di prendere l'adagio in modo corretto e mostra come viene suonato normalmente in sala da concerto. Poi però Rubinstein ci suona il primo movimento della sonata 106 [Hammerklavier] e la gioia che questo ci procura è sconfinata! Davvero l'impressione che ci fa è proprio inesprimibile

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Rub. ci suona l'agagio della 106 in cui R. riconosce l'inizio della musica moderna (Schumann, Brahms)

...

R. propone alcune ballate di Löwe per mostrare, dice, ciò che noi germanici abbiamo perso - ci rallegriamo di queste prove in cui - come dice R. - la poesia fa più effetto della musica

...

A sera il papà suona Funerailles e la Predica agli uccelli per la grande gioia di R. e mia



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Jacob Lindberg & Emma Kirkby - Ghislieri musica Pavia
30 marzo 2015
Musica scritta per l'esecuzione domestica, per alcuni amici riuniti attorno un tavolo a suonare e cantare. Forse in un ambiente così ristretto si sentiva - come nei nostri impianti HIFI casalinghi - lo sfregare dei polpastrelli sulle corde del liuto. Nell'aula magna del collegio Ghislieri, ricavata in una chiesa di medie dimensioni, davanti a un centinaio di persone è necessario adattare l'orecchio alle diverse condizioni di ascolto. Niente male: si è più attenti a questa musica basata tutta sull'istante fuggente.

Quando scrisse "Time Stands Still" Dowland avrebbe potuto benissimo avere in mente la Kirkby: per la signora il tempo si è davvero fermato e la voce è rimasta dolcissima e flessibile come quaranta anni fa. Sono affogato nel miele della sua dizione, nella grazia con cui ha recitato i brani, appoggiando anche il capo sul seno di un'immaginaria Belinda nel celeberrimo "When I am laid" del "Dido and Aeneas".

Per quel che riguarda Lindberg potrei dire, parafrasando Lady Macbeth, che non avrei mai creduto che un liuto avesse tanto suono e colore.



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John Renbourn
28 marzo 2015
Un infarto ci ha portato via un grandissimo del folk-rock britannico. Grande chitarrista, sensibile e colto, amava inserire nei suoi arrangiamenti delle linee contrappuntistiche. Aveva fondato alla fine degli anni '60 i Pentangle. Al termine di quest'esperienza continuò la sua carriera come solista e in gruppo (me lo ricordo a Milano con Stephen Grossmann, con la camicia aperta sul grasso petto mentre in falsetto imitava Andy Gibb).
Lo propongo in un filmato dal vivo del 2005




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Ruth Crawford
8 marzo 2015
Moglie di Charles Seeger e madre di Mike, Peggy e Peter (quello di "Datemi un martello")... ma anche lei, come tutta la famiglia, valente musicista. Non è una curiosità del mondo della musica ma una persona che ha lasciato composizioni di tutto livello che non hanno nulla da invidiare a quanto fatto dai colleghi oltre-Atlantico. Ha una sensibilità che sembra anticipare Ligeti. Come tutta la famiglia si è occupata anche di ricerca etno-musicologica e ha dedicato anche molto tempo all'impegno politico e civile. E' una delle figure più interessanti della musica del ventesimo secolo.






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Dominique Jameux - Chopin o il furore di sè
1 novembre 2014
Anzichè seguire un ordinato schema vita-opere, l'autore si concentra sul periodo parigino di Chopin che viene visto in prospettiva con la Francia di Luigi-Filippo e dell'Educazione sentimentale. Se faccio volentieri a meno di affermazioni come "nella vita di ogni uomo ci sono sette donne" mi è piaciuto molto il tentativo di dipingere le diverse e contraddittorie sfaccettature della personalità di Chopin, virtuoso timido che venera Bach e prepara la strada al pianismo impressionista. Un libro molto bello ed interessante.



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Concerto organistico di Stefano Pellini - Voghera
13 luglio 2014
Uno strumento sinfonico novecentesco in una chiesa dall'acustica molto riverberante fa patire su Bach: nel Preludio BWV552 una registrazione più contenuta, cameristica e meno appariscente avrebbe reso più facile percepire il dialogo tra i temi e la struttura dell'insieme.
In un programma strutturato come un gigantesco rondò gli episodi collaterali erano lavori di un organista canadese - David Bedard - interessante nei brani meditativi (specie l'Improvvisazione sul Salve Regina da colori vagamente Messiaenici - ma perchè nessuno ha il coraggio di proporre il grande Oliviero a questi pubblici di provincia?) noiosetto in quelli animati (le variazioni sul tormentone di tutti i servizi religiosi, anche riformati "Noi canteremo gloria a te"). Ma sui ritornelli bachiani è stata la gioia: preludio corale Liebster Jesus, wir sind hier  e la sinfonia della BWV29 - sublime. Logica conclusione la fuga BWV 552. Qui, tempi e registrazione più adeguati all'ambiente hanno squadernato la struttura del pezzo in modo impeccabile così da darci una visione dell'aldilà.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 13/7/2014 alle 5:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Strauss - Daphne - Tolosa Teatro del Capitole
8 luglio 2014
Non so come sia la realizzazione scenica che il tolosano Teatro del Capitole ha dato di quest'opera. Io mi sono limitato ad ascoltarne la ritrasmissione da France Musique e sono rimasto abbacinato da una resa musicale perfetta. Non rimango indifferente al fatto che dopo una parte tanto difficile e complessa Claudia Barainsky (Dafne) mi infili un do di petto in tutta naturalezza o che Andreas Schager riesca a mantenere fino in fondo lo squillo e la brillantezza richieste ad Apollo. Roger Honeywell è stato un Leucippo melodioso e commovente che meritava appieno l'amore dell'eroina eponima; Anna Larsson arriva al sol grave con la massima disinvoltura senza essere legnosa sulle note gravi e Franz Joseph Selig ne è stato il degno marito. Hartmuth Haenchen non ci ha fatto perdere una sola sfumatura di questa partitura che solo gli imbecilli si ostinano a non mettere tra le più alte manifestazioni del genio straussiano. Sono sconvolto  e stupefatto dalla qualità di una esecuzione che è il miglior omaggio che si possa fare oggi a uno Strauss ancora da scoprire.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 8/7/2014 alle 14:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Rafael Kubelik e la sua patria
6 luglio 2014
"Perché un cuore ceco deve servire una menzogna straniera?" E' forse il momento umanamente più significativo di questo documentario offertoci dalla tv bavarese per ricordare il centenario della nascita di questo direttore d'orchestra. Il ritorno in Cecoslovacchia alla caduta del regime, la visita alla tomba del padre e l'accoglienza da parte della filarmonica ceca, scampoli di intervista - con un toccante riferimento alla necessità di lenire la nostalgia per il proprio paese irraggiungibile.

Non si racconta la biografia di Kubelik, non ci sono estatiche testimonianze di colleghi e amici, ma la successione di scampoli di prove e concerto di "Ma Vlast" - La mia patria - il ciclo di poemi sinfonici di Smetana, suggello di un'esperienza umana e artistica altissima. Ho avuto l'impressione che la traduzione delle parole di Kubelik durante le prove fosse solo un sommario riassunto di quanto il direttore diceva ai suoi musicisti. Anche con questo limite però il documentario resta molto interessante... basterebbe, per la felicità completa, anche il video integrale dell'opera che la tv bavarese ha in archivio.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 6/7/2014 alle 5:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
150 anni di Strauss in televisione: Il misconosciuto visionario
18 giugno 2014
Un egregio documentario televisivo centrato sull'analisi di un solo lavoro: La sinfonia delle Alpi. Stupende immagini di scalate in montagna si alternano a riprese di concerto e a momenti in cui viene spiegato al pianoforte quanto il compositore ha scritto. Una volta tanto ci sono risparmiati i pettegolezzi, le notizie da rotocalco o da enciclopedia da quattro soldi che riempiono gli approfondimenti culturali televisivi, sciocchezze che non possono interessare chi giá conosce l'argomento trattato. Attraverso lo studio di una sola opera si intravede la curiosa mescolanza di conservatorismo e progresso che caratterizza la figura di Strauss. Il compositore é ammirato incondizionatamente dai curatori del film che in questo documentario lo celebrano nel modo piú bello e originale che si potesse immaginare.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 18/6/2014 alle 6:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
150 anni di Richard Strauss in televisione
12 giugno 2014
Ho visto uno dopo l'altro i due documentari che la tv austriaca e Arte hanno dedicato all'anniversario straussiano.
Entrambi propongono la presentazione della rosa nella versione Kleiber-Monaco. Una scelta giustificata sia dall'altissimo valore artistico dell'esecuzione che dalla presenza della Fassbänder che su ORF dialoga con Inge Borkh mentre su Arte racconta che dopo lo spettacolo doveva fuggire come nei film polizieschi e veniva comunque perseguitata dal pubblico. Con minacce o con lodi? L'intervista lascia la cosa in sospeso. Significativo anche il fatto che i due documentari non parlino affatto delle opere scritte dopo il Rosenkavalier se non per citare la questione della Donna silenziosa, lavoro boicottato dai nazisti infastiditi dalla presenza di un librettista ebraico e dai posteri poco curiosi se non del tutto sordi. Arte cita Arabella, ma solo per dare spazio all'intervista di Hampson, non per discutere del valore di quest'opera. In questo silenzio avverto che la critica è ancora influenzata dalla sicumera di chi credeva che il futuro non potesse essere che atonale:  aver deciso di non seguire le magnifiche sorti e progressive dell'avanguardia musicale è un peccato che non si è ancora perdonato. Mi viene perfino il dubbio che pure il Rosenkavalier subirebbe questo ostracismo se non fosse per la sua straordinaria popolarità.
Più centrato su uno schema vita-opere il film di Arte, più intimo e familiare, svolto in gran parte nella villa di Garmisch il documentario austriaco. Ed è quest'ultimo aspetto a farmi preferire il secondo.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 12/6/2014 alle 8:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
150 anni di Richard Strauss
11 giugno 2014
L'autore che con Elettra era il capofila dell'avanguardia preferisce fare il gran balzo indietro verso il mondo settecentesco del Cavaliere della rosa. Avrà scontentato i paladini della atonalità (sbeffeggiati in una delle lunghe introduzioni pianistiche del Krämerspiegel) ma si è dimostrato un antesignano del gusto post-moderno, con la sua arte fatta di collage di stili diversi, con la passione per la citazione, il gioco del pastiche (Capriccio è esemplare in questo genere). Sicuro di sè fino a rasentare la boria - vedi la pretesa di fare poemi sinfonici su qualsivoglia argomento, anche il bagnetto del figlio Bubi - ha orgogliosamente proclamato la propria identità di continuatore dell'eredità di Bach: possono ridere di me, considerarmi un passatista fuori moda, come Laroche, ma - per dirla con Verdi - "senza me costor con tanta boria non varrebbero un briciolo di sale".
Il suo carteggio con l'amato collaboratore Hoffmansthal mostra un artista intelligente, colto, niente affatto pacchiano e di cattivo gusto, attento a quanto succede attorno a lui. Certamente i suoi rapporti con il nazismo non sono esemplari: ha firmato la petizione contro Thomas Mann, ha scritto l'Inno per le Olimpiadi del '36, ma ha collaborato con l'ebreo Zweig con cui ha tenuto i contatti nonostante la censura. Forse, più che l'impoliticità, è in gioco il non saper guardare al di fuori dell'orticello della propria arte, una arte che per altro continua ad essere attuale e viva.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 11/6/2014 alle 12:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Compleanno di Wagner
22 maggio 2014
22 Maggio 1869
Di notte allestito il busto di R. in mezzo ai fiori. La mattina presto Richter suona la melodia di Sigfrido. Quindi si vestono i bambini da messaggeri di pace, alla fine alle 10 e mezza il Quartetto di Parigi sorprende e rallegra R. Suonano nel corso della giornata i quartetti in si bemolle minore, la minore e do diesis minore [op 131 e 132 di Beethoven - il si bemolle minore dovrebbe stare per il fa bemolle op. 95 o il si maggiore op. 133]. Potevo soltanto piangere. Telegrammi dal re e dall'Ungheria. Il giorno è passato come un sogno.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 22/5/2014 alle 12:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
José Luis Tellez - Il testamento di Parsifal
15 maggio 2014
Tra i video messi a disposizione dal Museo del Prado ho trovato questa conferenza che demolisce una delle mie idee favorite, che Parsifal sia l'opera testamento di Wagner. Il musicologo Tellez non fatica a mostrare che, se anche Wagner era cosciente che non avrebbe scritto piú nulla per il teatro, quest'opera, come anche le altre, si forma nella testa del compositore negli anni '40 e presenta le stesse tematiche "testamentarie" di tutto il suo corpus teatrale.

Avrei voluto maggiore approfondimento dell'idea che mentre l'opera del tempo, Traviata e Carmen, portava in scena l'attualitá, il nostro Richard andava indietro in un medioevo fantastico. A mio avviso questo limite è in realtá il segno distintivo dell'arte wagneriana, incapace di esprimersi al di fuori del linguaggio del mito, analogamente alla tragedia greca cui tutto il repertorio di Bayreuth deve moltissimo.

Il tempo tiranno obbliga a una frettolosa analisi del preludio di Parsifal, resa anche piú problematica per un modesto conoscitore della lingua spagnola dalla secchezza delle fauci che ha colpito Tellez sul finale, ma anche così la conferenza merita di essere ascoltata.



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Beatrice de Dia
8 marzo 2014
A differenza della nostra epoca il medioevo aveva un femminile di trovatore: trobairitz. Le trovatrici erano meno numerose dei maschi ma non per questo meno rispettate. Ci sono pervenuti alcuni nomi, dei testi e alcune melodie. La più celebre canzone è A chantar m'er de so qu'eu no volria scritta da Beatrice de Dia, una musicista originaria della zona di Grenoble.








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Il Clan Wagner - Il documentario
28 febbraio 2014
Tutta fuffa, a parte l'intervento di Nike Wagner che in un minuto riassume i fatti essenziali sulla lotta di potere che ha lacerato il Festival wagneriano nel secondo dopoguerra nonché le prospettive future di questa istituzione culturale: poche notizie interessanti sul periodo coperto dal film di prima serata - giusto alcune immagini di palazzo Giustiniani e palazzo Vendramin a Venezia, con un brandello di intervista ad Alessandra Pugliese che invece avrebbe meritato maggiore spazio; su Wagner e il nazismo la tv tedesca ha già trasmesso documentari ben più approfonditi e illuminanti; nel finale Baremboim ci spiega che senza Wagner non ci sarebbero stati Mahler, Bruckner e il XX secolo. Merita il posto d'onore nel "Dizionario dei luoghi comuni" di Bouvard e Pecuchet.



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Il Clan Wagner sulla tv pubblica tedesca
27 febbraio 2014
Penso che Nike Wagner scrivendo che la storia della sua famiglia è appassionante quanto un nuovo Anello del Nibelungo non immaginasse che la tv pubblica tedesca avrebbe messo i suoi antenati nella risposta germanica a Tudor e Borgia.

Non ci si deve aspettare molto da uno sceneggiato televisivo da prima serata... se nel film "Fuoco magico" Wagner muore tra le braccia di Liszt a cui ha appena fatto ascoltare alcuni assaggi del suo futuro Parsifal, qui il coccolone fatale giunge mentre Cosima, incavolata per aver sorpreso il marito intento a sollazzarsi con un'allegra giovine, si mette al pianoforte a imitare il babbino suo caro. E ci sono altre chicche: il suicidio stile Mayerling del fidanzato di Siegfried; Houston Stewart Chamberlain che in versione Zeno Cosini chiede la mano a entrambe le signorine Wagner nella speranza che almeno una lo voglia; il matrimonio combinato tra Siegfried e Winifred si svolge molto in fretta (come nei telefilm dell'ispettore Derrick, quando esaurita la pellicola si decide all'ultimo fotogramma disponibile chi è il colpevole). Puro melodramma che però funziona. Il prodotto tv, già disponibile nei negozi e sul sito della ZDF, ha di che soddisfare il telespettatore medio con la giusta dose di sesso droga e rock'n'roll ed ammicca al pubblico dei cognoscenti quanto basta perchè rimangano davanti al televisore in attesa della parte seria, il documentario sulla famiglia Wagner.

Perchè ovviamente la fiction lascia soltanto in filigrana le questioni che interessano veramente chi si occupa di Richard Wagner: fino a che punto l'immagine che noi abbiamo del compositore tedesco è stata creata dalla vedova? E' un problema analogo all'influenza esercitata da Elisabeth Nietzsche sulla figura del fratello. Ed è talmente importante che il film termina nel momento in cui Hitler entra in casa Wagner. Cosa dobbiamo concludere da questo? Che il nazismo sia un altro capitolo, indipendente da ciò che i Wagner hanno fatto nei primi cinquanta anni della storia del festival? Io avrei i miei dubbi, ma questa è un'altra storia.



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Claudio Abbado
20 gennaio 2014
Era la penultima recita del Pelleas alla Scala. Telefono in biglietteria di primo pomeriggio per sapere se c'erano ancora dei posti disponibili. Avuta risposta affermativa mi fiondo non appena possibile in teatro. Non ricordo più a che ora sono arrivato in via Filodrammatici, so che quando finalmente ho messo piede nella sala ho tirato un tale sospiro di sollievo che un americano alle mie spalle mi disse "You've made it" (Ce l'hai fatta).

Tanto la trasmissione radiofonica mi aveva lasciato freddo quanto l'esecuzione dal vivo mi conquistò nel profondo. Quando il sipario è calato sul quinto atto la sala è rimasta silenziosa: non avevo nè la forza nè la volontà di alzare le mani. Forse durò qualche secondo, a me però parve un'eternità da cui un belluino "Bravo!" urlato dal loggione mi strappò violentemente. Questo è ciò che rende insostituibile l'esperienza dello spettacolo dal vivo e che fa considerare dei benefattori persone come Abbado.






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Olandese volante al Teatro Fraschini (PV)
10 dicembre 2013
La mia prima opera lirica in teatro fu un Pagliacci al Fraschini in una notte nebbiosa come questa. Il tenore steccò proprio sul "Vesti la giubba" ed in quell'occasione mio padre mi insegnò che non è giusto fischiare un singolo errore quando il resto è stato di buon livello. Mi sono sempre attenuto a questa massima e quindi non crocifiggo Elena Nebera (Senta) per non aver tenuto il "si" all'inizio della cadenza del suo duetto con l'Olandese. Tante sue colleghe blasonate e piene di prosopopea hanno lo stesso problema e questa cantante, che ha iniziato incerta e con un registro grave sconnesso, si è presto rimessa in ordine ed ha proceduto molto bene terminando la sua parte in modo più che soddisfacente. Quello che preoccupa è il vibrato molto ampio che è destinato con il passare degli anni a trasformarsi in un possente belato. E' un po' lo stesso problema che avverto in Gabriele Mangione, un timoniere molto italiano, non solo nell'accento che andrebbe curato un po' di più ma nell'impostazione generale belcantistica (questo Wagner - e forse anche molto Wagner maturo - va davvero cantato come se fosse Bellini!). Più tedesco Tomislav Muzek (Erik) che non ha una voce molto potente, all'inizio appariva ingolato e mi ha fatto tremare in previsione dell'aria del sogno e della cavatina del terzo atto che invece sono andate bene (ragazzi  non è che ci si debba far prendere dal panico perchè abbiamo schierato le autorità locali in prima fila con tanto di inno di Mameli!).

Se proprio bisogna fare dei tagli io sacrificherei volentieri il primo duetto Daland/Olandese (Wie! hör ich recht?), molto più banale e scontato rispetto al secondo (Wird sie mein Engel sein?) in cui il personaggio appare con una statura già degna di un Wotan e con una profondità maggiore. Non essendo possibile capire la logica di queste scelte mi limito ad osservare che sia Thomas Hall che Patrick Simper (rispettivamente Olandese e Daland) hanno cantato bene, il secondo in particolar modo ha fatto un'ottima caratterizzazione di questo chiaro ricalco del Rocco beethoveniano. Soddisfacente Mary (Nadiya Petrenko), notevole il coro (anche se non andava del tutto a tempo nel terzo atto) che si è pure raddoppiato  per fare il coro degli olandesi (il canto proveniente dagli altoparlanti mi è parso registrato in precedenza).

Il direttore Roman Brogli Sacher ha tenuto dei tempi alquanto lenti e avrebbe dovuto curare meglio la dinamica: qualche "piano" di più e un passo maggiormente spedito avrebbero aiutato i cantanti e dato più senso a quest'opera.

La regia di Federico Grazzini ha fatto largo uso di proiezioni (il mare, carte geografiche, bussole, sestanti, una sirena) e si è mantenuta tutto sommato nella tradizione. E' vero che le filatrici sono state promosse al rango di stiratrici, che Erik è un addetto alla sicurezza, che Senta si suicida con la sua pistola e l'Olandese le muore al fianco come un' Isotta ante litteram ma rispetto ai colpi di genio che si vedono a Bayreuth tutto questo è nulla.

Complessivamente insomma è stata una buona serata.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 10/12/2013 alle 9:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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