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SottotettiGiuseppe
Tutte le arti hanno una sola patria: il nostro cuore assetato di bellezza
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Arbasino - Grazie per le magnifiche rose
1 ottobre 2021
Come i grandi comici, Arbasino capovolge la realtà per mostrarne il lato ridicolo sotto la superficie seria. Oppure dà voce all’inespresso. Chi non nota i ridicoli camerieri panciuti che di primo pomeriggio passeggiano davanti al Festspielhaus in abito da sera color prugna? Si è presi dal fou rire. L’uso del francese è l’invisibile barriera che impedisce alle vittime di capire che Arbasino le sta svillaneggiando, ma anche lo sguardo d’intesa con cui lettori e autore si riconoscono come braves gens de même acabit. Se poi confronto con i documenti visivi giuntici la Ariadne salisburghese firmata da Böhm o il Ratto strehleriano penso che è dai tempi di Proust che non trovo un critico musicale tanto conciso ed esatto.

Poi sono venuti i quartetti di Chopin.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 1/10/2021 alle 9:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Daniela Krien - L'amore in caso di emergenza
22 settembre 2021
Cinque donne ben individualizzate, con altrettante storie distinte, in sè compiute. Ognuna, pur correndo per proprio conto, si interseca con le altre. Jorinde e Malika sono sorelle, tutte passano per la libreria di Paula o per lo studio medico di Judith. Quanto a Brida, chi non ne ha letto i libri va a letto col suo compagno Götz, uno che per non lasciare le amanti distrutte le contenta tutte.

Un libro detestabile per chi ama la monogamia, adorabile per chi gusta la buona letteratura. Comprendo l’entusiasmo della libraia di Stoccarda che me lo ha consigliato: questo libro è densissimo – una distrazione e si deve tornare indietro di un paio di pagine per ricostruire eventi passati – e futuri. In pochissime righe succedono cose che autori/rici mediocri racconterebbero in volumi pesantissimi. Daniela Krien ha un periodare intenso, sceglie con cura le parole e non si lascia abbandonare dal suo lettore. Lungi da lei la facile commozione, la lacrimuccia di fronte ai guai – anche molto seri – che toccano le sue protagoniste. E proprio per questo il suo romanzo mi ha conquistato ed ho ammirato sia lei che le sue donne.

E’ un libro indispensabile, che tocca il cuore, mirabilmente scritto e pubblicato in Italia da Corbaccio



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 22/9/2021 alle 14:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Mark Twain - Le avventure di Huck Finn
5 settembre 2021
I capolavori sorprendono sempre. Uno legge Huck Finn come omaggio a Cervantes; trova lo scrittore citato per esteso quando gli incantatori trasformano una banda di arabi in ragazzini della Scuola Domenicale; vede ripreso pari pari l’episodio del formaggio che fondendo cola dalla testa dell’eroe; segue nell’evasione di Jim la passione donchisciottesca con cui Tom ricrea nella realtà le veridiche storie trovate nei libri di avventura; poi…

… poi nota che Mark Twain si farebbe mettere alla porta da qualunque benpensante di entrambe le sponde dell’Atlantico per lo spudorato uso della n-word. Non ci sono afroamericani o neri (blacks) ma Niggers (negri), trattati per lo più come non umani (zia Sally si rallegra perchè non sono morte delle persone ma soltanto due negri), liberare un nero dalla schiavitù è per Huck segno di degradazione morale. Eppure egli accetta la propria abiezione, sa di non poter fare a meno di considerare Jim un suo pari, affatto degno di libertà e rispetto. Homo sum: Jim rinuncia alla sua libertà per salvare Tom, come a suo tempo Huck ha anteposto al proprio interesse quello di Jim e ha deciso che non può abbandonare un amico, un suo simile.

Twain non è politicamente corretto nel linguaggio, ma lo spirito è modernissimo. Si stigmatizza l’idea che il colore della pelle faccia la differenza e pur mantenendo le convenzioni del tempo (nessuno si stupisce che un adulto nero si rivolga a un ragazzino bianco con l’epiteto di padrone) considera umani coloro che superano la differenza razziale. Arriva addirittura a biasimare chi è facilmente forcaiolo contro i neri. Per un paese come gli USA in cui ancora oggi il colore della pelle influenza l’esito di un processo, Twain è un contemporaneo la cui lettura consente di respirare a pieni polmoni.



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Mark Twain - Le avventure di Tom Sawyer
25 agosto 2021
A Portsmouth, nel New Hampshire, si visita la casa in cui Thomas Aldrich scrisse “Storia di un cattivo ragazzo“, romanzo a cui si dice che Twain si sia ispirato per il suo Tom Sawyer.

Mi chiedo però se davvero il protagonista di questo libro sia un ragazzaccio. Indubbiamente è più monello dei suoi coetanei – non a caso ha su di loro un notevole ascendente. E’ però anche vero che possiede una dirittura morale e un senso dell’onore speciali: testimonia in tribunale contro un pericoloso malfattore per evitare l’impiccagione di un innocente; si lascia frustare perchè Becky Thatcher non subisca una punizione infamante, anche se a rigore giusta; ha un’abnegazione e un coraggio di tutto rispetto quando si trova prigioniero della caverna McDougal. Non ha imparato a memoria tutti i versetti della Bibbia – come ha fatto invece il ragazzotto tedesco semi infermo di mente. In compenso cita a menadito le avventure di Robin Hood.

Chi non ha giocato da bambino a indiani, pirati e briganti? O non ha cercato tesori nascosti? Solo che la fantasia di Tom diventa una realtà: lui e l’amico Huck Finn trovano un ricco bottino ed ecco che gli adulti li imitano setacciando tutte le case stregate dei dintorni.

Decisamente la differenza tra grandi e piccoli è ridottissima. E proprio per questo è opportuno riprendere nell’età adulta questo libro che – con la scusa di parlare dell’infanzia – prende in giro la presunzione e l’ipocrisia del mondo. E che ridere trovando nel saggio di fine anno “Visione” il celeberrimo Era una notte buia e tempestosa.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 25/8/2021 alle 14:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Twain - Warner - L'età dell'oro
7 luglio 2021
Una femmina, creatura delicata e fragile, non può intraprendere la carriera medica. Già non riesce a dissezionare il cadavere di un negro; in ospedale si ridurrà presto a una larva in fin di vita. Meno male che interviene Philip a ridarle la forza necessaria per sopravvivere come brava moglie e padrona di casa. Tutt’altra fine spetta a Laura che, forte della sua bellezza, è diventata la donna di punta di Washington D.C.

Quando si ritrova davanti l’uomo che la sedusse per subito abbandonarla, Laura non può fare a meno di ucciderlo. Twain e Warner notano acidamente che in un romanzo l’assoluzione per infermità mentale avrebbe comportato il ricovero in un istituto, nella vita reale le cose funzionano diversamente. Oggi Laura sarebbe almeno sull’isola dei famosi o da Maria de Filippi. Forse scriverebbe un libro o darebbe i diritti televisivi e cinematografici sulla sua storia. Al più un politico di buon cuore le offrirebbe una buona uscita in cambio del silenzio. Nell’ottocento bacchettone il ciclo di conferenze fallisce subito e la donna leva il disturbo morendo di infarto.

Il senatore Dilworthy si impegna per la rielezione con dei discorsi in cui non bacia il rosario solo perchè si rivolge a dei protestanti. E’ un uomo immacolato che quando, con chiaro esempio di giustizia a orologeria, viene accusato di essere corrotto, fa creare una commissione d’inchiesta che metta il suo accusatore sul banco degli imputati. Finisce tutto a tarallucci e vino. Non si ricorda un eletto esautorato per indegnità dal Congresso, così come non esistono gruppi di pressione, onorevoli comprati o leggi ad personam.

Sono cose che accadevano solo in epoca vittoriana, quando – a differenza di adesso – c’era un codazzo di avventurieri in cerca dell’arricchimento facile, alcuni sono patetici come il colonnello Sellers, altri come gli Hawkins meritano la nostra compassione. Qualcuno è pure fortunato – come il già citato Philip.

La copertina mette in mostra solo il nome di Mark Twain, in realtà però l’opera è stata scritta a quattro mani con Charles Dudley Warner. Molto divertente e d-istruttivo, il libro insegna molto sul populismo e sulla costanza con cui noi uomini inseguiamo il nostro male.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 7/7/2021 alle 16:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Deirdre Mask: Le vie che orientano
4 giugno 2021
Capisco molto di una persona dal semplice fatto che mi parla di “Via Principe Amedeo” piuttosto che di “Via Carlo Marx” o del ponte dell’Impero invece che del ponte della Libertà. Non ci vuole molto per capire che la toponomastica coinvolge idee politiche e abitudini in modo tanto pervasivo e sottile che sono obbligato a concludere che una rosa avrebbe un profumo diverso se le si appioppasse un nome meno gradevole.

Deirdre Mask non racconta solo la storia degli indirizzi e dei numeri civici -una invenzione dell’epoca illuministica – ma spiega l’importanza che esistano dei punti di repere per ognuno di noi. Certamente lo stato ha necessità di individuarci, per sapere chi gli deve qualcosa – tasse, servizio militare – ma anche noi siamo menomati se non possiamo comunicare agli altri dove siamo. Il semplice atto di aprire un conto corrente in banca è impossibile senza una fissa dimora.

Non ci si limita a viaggiare nel tempo (come si orientavano gli antichi romani?) ma anche nello spazio, con la descrizione di come la scrittura alfabetica piuttosto che a ideogrammi determina un modo diverso di leggere il nostro ambiente e modifica la percezione di una città europea piuttosto che asiatica.

Richiudendo il libro mi rendo conto che la sua bellezza sta nell’aver portato alla luce idee che tenevo in me senza rendermene appieno conto.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 4/6/2021 alle 11:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Peter Cameron - Cose che succedono la notte
2 maggio 2021
E’ impronunciabile il nome della città dell’estremo nord in cui giungono, in mezzo a una tormenta di neve, l’uomo e la donna protagonisti del libro. Sono giunti qui da New York perchè questo è l’unico luogo in cui possono adottare un bambino prima che lei muoia di tumore all’utero.

L’uomo e la donna – che continuano per tutto il libro a non avere nomi propri – si muovono tra il lussuoso Grand Hotel cittadino, l’orfanotrofio e il convento del guaritore Fratello Emmanuel da cui si recano contro la loro volontà ma, si capisce facilmente, non per caso.

La coppia, come tutti i personaggi che ruotano attorno a loro, ha dei contorni onirici spiccatissimi e d’altronde il titolo del libro rimanda chiaramente ai sogni. La città nordica fa parte della medesima geografia della caserma Bastiani, poco importa se davvero esista un ponte ferroviario che la neve ha fatto crollare isolandola dal resto del mondo. Di fatto essa è un luogo a parte come tutti i posti che visitiamo nelle avventure che ci succedono la notte.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 2/5/2021 alle 17:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Selma Lagedorf - Jerusalem
24 aprile 2021
Il tempo di Selma Lagerlöf non solo è a fisarmonica – la vicenda di un personaggio può svolgersi in poche pagine oppure dipanarsi su più capitoli – ma anche circolare. Ossia è comune che i comportamenti siano dettati non dal libero arbitrio personale ma dal destino o – meglio ancora – dalla ripetizione dei gesti compiuti dagli antenati. Abbiamo una serie di Ingmar, differenziati da aggettivi, che però agiscono seguendo modelli ereditati dai progenitori.

Selma Lagerlöf ci parla di contadini svedesi che lasciano la patria per seguire una setta protestante a Gerusalemme. Si tratta di una vita ancora più difficile di quella offerta dalla Dalecarlia: la Palestina ha un clima caldo e arido, le persone che vi abitano coesistono male tra di loro, figuriamoci quando si devono correlare a persone che giungono da lontano, portando un ideale integralista di religione. La setta dei gordonisti di cui parla il romanzo rifiuta la proprietà privata e il matrimonio, cerca la palingenesi in una purezza che appare sospetta ai molti e che non viene accettata neppure da coloro che, rimasti in Svezia, guardano con apprensione e nostalgia a quanti sono scesi a Gerusalemme.

E’ una storia dal soffio epico, abitata da tipi umani che debbono adattarsi a un ambiente animista, in cui la leggenda pagana coesiste con la Fede incrollabile nel Cristianesimo. Ma fino a che punto il Cristo cercato dai gordoniani non è una forma di superstizione?



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 24/4/2021 alle 18:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Autori vari - Interviste impossibili
9 aprile 2021
Sembra ieri quando sentii per la prima volta alla radio nazionale le Interviste impossibili: il fiore della nostra letteratura intervistava i personaggi del passato.

Oggi ho in mano un libro ormai fuori commercio in cui Bompiani raccolse la prima serie di interviste. Mi rendo conto che il bello sta nella imprevedibilità di chi crea un personaggio letterario partendo da alcuni dati storici. Ecco che Muzio Scevola è un fascistone, Attilio Regolo soffre della sindrome di Stoccolma, Vittorio Emanuele II non imbrocca una sola previsione e Luigi di Baviera inventa Disneyland.

Questo volume è divertente perchè grazie alla letteratura diventa possibile interpretare e capire il reale molto meglio di quanto possano fare gli storici.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 9/4/2021 alle 9:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Javier Cercas - I soldati di Salamina
2 marzo 2021
Un romanziere che dopo l’insuccesso del suo secondo libro si è rassegnato a fare il giornalista capita su una storia interessante: Rafael Mazas, scrittore di media grandezza, oggi dimenticato ma un tempo acclamato come padre fondatore del falangismo, scampa in modo rocambolesco alla morte negli ultimi giorni della guerra civile.

Si tratta di cercare i testimoni eventualmente ancora in vita, di controllare i documenti a disposizione per capire cosa ci sia di veritiero in questa vicenda, per avere qualcosa da raccontare.

Facile capire che il romanziere senza talento (Cercas stesso?) descrive la nascita del libro che stiamo tenendo in mano.

E chi sono i soldati di Salamina? Gli innumerevoli anonimi il cui comportamento, il più delle volte dettato dal capriccio – modo elegante di parlare del caso – ha determinato ciò che siamo noi. Nessuno pensa a loro e se non fosse per qualche isolato che caparbiamente ne tramanda le vicende, vuoi nei racconti orali o – meglio ancora – nell’arte, essi non sopravviverebbero del tutto. I veri artefici del nostro mondo sono appesi a un filo di memoria tenuto intero dalle persone come Cercas.



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François Mauriac - Nodo di vipere
24 febbraio 2021
Dov’è il nodo di vipere del titolo? Forse è nel cuore dello scrivente, un quasi settantenne roso dal sentimento di non essere mai stato amato, che ha trascorso la vita accumulando denaro e che, mentre medita di diseredare i parenti, scrive un memoriale destinato alla moglie che lo ha sposato solo per interesse.

Oppure il nodo di vipere sono i parenti-serpenti che complottano bisbigliando dietro ai muri, che lo seguono in trasferta a Parigi per accordarsi in segreto con il figlio illegittimo cui il nostro vorrebbe lasciare tutti i soldi.

Oppure il nodo di vipere è equamente distribuito, in una storia dove non ci si parla e la verità sfugge pirandellianamente. Confessioni, memoriali, confidenze non bastano a levare la cortina fumogena dei pregiudizi, delle convinzioni graniticamente costruite nel tempo.

Il libro è doloroso e pesante, potrebbe essere scritto da Irene Nemirovski: nella Francia profonda, rurale, paesaggi e personaggi scolpiti in una terra crudele e dura, solitari e prigionieri del calore del sangue. L’incipiente inverno ha ridotto gli uomini ad alberi scheletriti che si stagliano su un cielo che promette – e mantiene – tempesta.



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Romain Gary – Al di là di questo limite il vostro biglietto non è più valido
19 febbraio 2021
Jacques, ex-partigiano divenuto amministratore delegato di una società che ora naviga in cattive acque, fatica a soddisfare sessualmente la giovane amante brasiliana. Lei non sembra curarsene: ama Jacques così com’è e lo vuole sentire. Lui però è molto a disagio. Ne va dell’onore del gallo latino.

Siamo negli anni ’70 – a decenni di distanza dalle pillole blu. Si cercano consigli, impiastri, si gioca di fantasia, di destrezza (con le dita, sì!), ci si consola con l’esperienza e la durata, si mescolano decadimento fisico, finanziario e politico. La decadenza dell’Occidente di Spengler viene commisurata alla vigoria delle erezioni di Jacques. E non è un caso che sia l’Europeo Jacques che lo Statunitense Dooley abbiano lo stesso problema, che non riescano ad ammettere la cosa e che lo scettro del comando, è il caso di dirlo, passi all’Andaluso Ruiz.

Romain Gary è – per quanto mi risulta – l’unico autore che abbia vinto due volte il Goncourt, con il suo nome e con lo pseudonimo di Emile Ajar. Il suo libro è interamente chiuso nella mente del protagonista. Il mondo esterno è una misteriosa apparizione, un fondale per le ossessioni erotiche del protagonista.



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Philip Dick - Ubik
13 febbraio 2021
Nel mondo futuro di Philip Dick i morti possono rimanere congelati in uno stato di semivita che, per quanto non eterno, consente loro di comunicare con i vivi e di interagire in certo modo con loro. Il mondo è pieno di persone con poteri paranornali, telepatici, precognitivi, ricompositori del passato… Ovvio che se si vuol stare al riparo da quanti, grazie a questi poteri, cercano di intrudere nella nostra privacy, esistono società che mettono a disposizione dei clienti persone dotate di un potere anti-psi, gli inerziali.

In questo libro, di cui ogni capitolo è preceduto dalla pubblicità del miracoloso Ubik, ci si muove tra poteri e contropoteri parapsicologici, tra vita, semivita e morte. Preferisco non svelare il come, per non togliere il piacere della lettura, però…

Però non è sempre facile capire dove ci si trova, cosa accade e perchè, ma soprattutto lo stile è pesante e ripetitivo. Mi sembra di ritrovarmi nella centesima versione dello stesso romanzo, immerso in un uniforme grigio che rende pleonastici – e quando ci sono, prevedibili – gli ambienti esterni. Non dico che sia un libro brutto, ma forse ho preso una dose eccessiva di Philip Dick.



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Philip Dick - Racconti 1955-1963
10 febbraio 2021
Spesso la storia si svolge nell’oggi in cui – tramite un meccanismo ignoto – si inserisce un’interpolazione del futuro, vuoi la bottegaia che riesce ad andare nel dopo o il servizio assistenza di un oggetto non ancora inventato che giunge nella nostra epoca. Oppure solo poco alla volta ci si accorge che le cose sono simili alle nostre eppure diverse: ci vuol tempo per capire che la governante dei bambini è meccanica e che – addirittura – è programmata per lottare con le colleghe e distruggerle, così da mantenere vivace il mercato.

I racconti di Dick parlano sempre di noi stessi, di una civiltà che abbiamo messo in moto perchè cresca indefinitamente, svincolata dal nostro volere: Autofac è la vicenda di industrie sotterranee che continuano a produrre anche quando mancano le materie prime e nonostante gli umani sopravvissuti cerchino di bloccarle; la già citata governante meccanica, Foster, sei mortoModello 2, sono delle parabole di un sistema che si autoalimenta all’infinito. O quasi: gli androidi di Modello 2 imparano a farsi la guerra, pur riproducendosi in variazioni sempre più complesse.

Se le differenze compaiono solo poco alla volta si capisce perchè le mutazioni riguardino normalmente i poteri mentali, lettura del pensiero, precognizioni (il celeberrimo Minority Report) e molto più di rado investano il corpo – quando lo fanno però, come nell’iniziale Veterano di guerra, offrono a Dick la possibilità di lanciare una ancora attuale stilettata sul razzismo.

E il conclusivo I giorni di Perky Pat, con una umanità semidistrutta da un conflitto atomico, che considera essenziali non i generi alimentari lanciati da Ong marziane ma il giochino a metà strada tra Barbie e Cityville? Con la scoperta conclusiva che però il gioco può attrezzare una persona ad affrontare la vita e migliorare, attraverso il cambiamento?

Anche nella fantascienza la storia parla di noi.




permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 10/2/2021 alle 8:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Alonso e i visionari - Anna Maria Ortese
2 febbraio 2021
Secondo il piccolo Decio che lo battezza, il cucciolo di puma trovato nel deserto dell’Arizona somiglia ad Alonso Torres, servitore argentino che non compare mai fisicamente nel romanzo. Alla morte di Decio è il fratello Julio a entrare nelle simpatie della bestiolina il cui destino però non è chiaro. Una volta giunto a Roma essa vive? muore di morte naturale? è uccisa? risorge? ricompare dopo vent’anni sul confine franco-italiano? E’ mai esistita veramente?

Tutto questo suona assurdo ma pure è tanto logico che il romanzo non potrebbe avere uno sviluppo e una conclusione diversi senza venire meno alla propria natura.

E’ riduttivo considerare questo libro un esemplare in salsa mediterranea del realismo magico. Alonso e i personaggi che ruotano attorno a lui sono la parte più nascosta del nostro essere, quanto più vicino ci sia nella nostra epoca al soprannaturale. Noi, che domandiamo alla scienza – o alla giustizia, impersonata da Camera – la soluzione agli ultimi quesiti, brancoliamo nel vuoto, tenendo in mano la pelle rinsecchita di un animale che potrebbe essere un puma come un qualsiasi cane randagio. L’aporia in cui sembra finire il libro è l’immagine di un mondo in cui le Divinità – poco importa se laiche o religiose – sembrano tacere. A meno che non si sia visionari.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 2/2/2021 alle 8:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Impossibile intervista a Proust su Rai5
28 gennaio 2021
Sulla scogliera di Balbec il Narratore e le fanciulle in fiore discutono il tema di francese scritto da Gisèle – una lettera che Sofocle scrive dall’oltretomba a Racine dopo la prima di Atalie. Anche gli autori delle interviste impossibili a scrittori del passato proposte da Rai5 non sanno se rivolgersi al loro interlocutore con Signore, Caro Signore oppure semplicemente Marcel. E passata questa preoccupazione devono mettere in evidenza le citazioni fatte durante le lezioni dall’insegnante – i pareri di Adorno e Kundera.

Su Jean Santèil (sic! ma possibile che non si trovi qualcuno in grado di pronunciare il francese in modo passabile?) si manca clamorosamente il bersaglio. Non passa per la testa ad alcuno che il fallimento di questo romanzo incompiuto sta proprio nel fatto che il protagonista non è un Narratore ma lo stesso Proust che non riesce a prendere il volo (quante metafore aviatorie nella Recherche!) verso la sublimazione dei personaggi e delle loro vicende. Jean e Marcel sono la stessa persona, ciò che non si può affatto dire di Marcel e del Narratore.

Bisognava avere il coraggio di far parlare lo scrittore, consentirgli di spiegare che è bastato fondere i ricordi di Auteuil e Illiers in Combray per dare all’infanzia una profondità epica, con il campanello – assente a Illiers! – indispensabile per fornire un leitmotiv a Swann e creare le corrispondenze che chiudono l’arco del Tempo Ritrovato.

Molto più interessante il filmato INA andato in onda sulla RTF a fine anni ’50 che non sa affatto di libresco. E poi, pieno com’è di testimonianze di prima mano avrebbe dato fulgore a un programma in cui Proust è diventato protagonista di una lezione di diplomificio. Come nessuno si occuperebbe di Charles Haas se non fosse per le somigliamze trovate fra lui e Swann così non verrebbe alcuna voglia di leggere la Recherche dopo questo insipido manicaretto da micro-onde.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 28/1/2021 alle 14:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Jean D'Ormesson - Dirò che nonostante tutto questa vita fu bella
25 gennaio 2021
Un’autobiografia che, pur partendo dall’infanzia per giungere all’oggi, non disdegna salti spaziali e temporali che spezzano l’ordine cronologico per seguire invece la libertà del filo logico interiore creato dalla conversazione con un ospite immaginario seduto in salotto davanti a D’Ormesson.

C’è il gusto per l’aneddoto, il dettaglio in cui si trova il quadro d’insieme, il saporito chiacchiericcio del pettegolezzo, la storia di una nobiltà che si impolverisce in un mondo che non distingue più duchi da principi – e che non si cura del resto di genealogie.

Il problema di questo libro sta però nella scelta dell’interlocutore. Dato per scontato che per non scrivere una autobiografia tradizionale l’autore ha dovuto adottare una struttura dialogica, D’Ormesson decide di parlare a un alter ego cui viene affidato il ruolo di giudice. Di che? Della vita dell’autore? Del suo carattere? E su che basi? Perchè noi sentiamo solo la difesa di D’Ormesson e l’accusa non può essere fatta in modo credibile da chi dovrebbe giudicare. Alla fine questo io-giudicante è stucchevole e pleonastico al punto che non mi spiace quando viene portato via – purtroppo solo nelle ultime pagine del libro.

Però… se seguissi il decalogo di Pennac e saltassi le parti dell’alter ego verrebbe una lettura molto rinfrescante.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 25/1/2021 alle 13:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Simenon - Europa 33
20 gennaio 2021
Si tratta di una serie di articoli e fotografie pubblicate - appunto nel 1933 - sulla rivista Voilà. Ritrovo l'asciutta pregnanza di Simenon, gli scatti umorali, la voglia di non fermarsi alla superficie delle cose. 

E' facilissimo vedere delle analogie con l'Europa descritta in questi reportage e quella che riempie le attuali cronache giornalistiche. Il revanchismo dei paesi baltici e della Polonia nei confronti del modello costituito dalla matrigna Francia può ad esempio far comprendere l'atteggiamento dei paesi di Visegrad che con una mano prendono abbondanti aiuti dalla Unione Europea e con l'altra sfruttano il proprio diritto di veto per impedire interferenze sulla loro concezione dello stato di diritto. Ed anche la pressione osmotica esercitata nel '33 dai poveri dell'Est sull'Europa occidentale è la stessa che alimenta i disperati ammassati in Bosnia o nei campi profughi libici.

Simenon descrive la fame nera, cronica, la disperazione di chi è rimasto ai margini ed è costretto da quelli che oggi definiremmo populisti  a credere che la salvezza si trova nell'autosufficienza, nell'autarchica chiusura dei confini. Ci sono stati momenti in cui i piccoli paesi sono stati grandi: è dunque naturale che si voglia rendere  di nuovo grande la Lituania o la Polonia o, perchè no, gli Stati Uniti.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 20/1/2021 alle 8:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Lidia Bramani - Le nozze di Figaro
12 gennaio 2021
Per aver letto due libri sono convinto di sapere tutto su Mozart, ossia che il compositore non è il semi-deficiente dipinto da Milos Forman e che Silla, Alessandro e Tito mostrano l’ideale settecentesco del despota illuminato. Ma come don Alfonso, Lidia Bramani mi mette il ditino in bocca. L’analisi dei libri e delle idee – filosofiche e scientifiche – che circolavano in casa Mozart mostra che l’adesione alla massoneria non è di comodo nè opportunistica ma la consapevole scelta dei valori che rendono la vita degna di essere vissuta.

Ero balordo a pensare che lo Zauberflöte fosse un antesignano di Attenti a quei P2 e debbo riprendere in mano tutto il teatro di Mozart, compreso il rousseauiano Bastien und Bastienne. Da questo libro sbuca l’immagine di un artista molto più sfaccettato e moderno di quanto si creda, come del resto è evidente da regie innovative come il Così fan tutte firmato da Haneke o le più recenti Nozze di Ginevra.

Quaranta anni fa Dominique Jameux consigliava su France Culture di leggere, anche balbettando, le partiture. Da esse si ricavano più informazioni che da qualsiasi libro sulla musica. Certo che se la signora Bramani accetta di prenderci per mano, battuta per battuta, indicandoci i punti di svolta, il modo con cui ogni nota esprime un senso anche extra-musicale, tutto diventa un viaggio corroborante. Pur essendo meno atletico di uno statale sedentario, quando vado in montagna capita di prendere qualche sentiero accidentato e stretto, di dover decidere di tornare sui miei passi e fare deviazioni dalla strada più breve e rapida, ma quando arrivo alla vetta sento di aver vinto anche contro me stesso e mi sento felice come quando chiudo questo libro.



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Bruno Morchio - Dove crollano i sogni
1 gennaio 2021
Dopo tanti secoli, quando si parla di giallo, siamo sempre fermi a due schemi. L’impianto di Sofocle (Edipo Re) prevede che sia l’investigatore che il pubblico ignorino il nome del colpevole; nel modello Dostojevskij (Delitto e Castigo) noi aspettiamo che l’autore – conosciuto fin dall’inizio – del misfatto, ceda, venga smascherato o riesca anche a farla franca.

In questo romanzo Morchio segue la seconda linea. Ramona, detta Blondi, alla soglia della maggiore età spinge il fidanzato a uccidere lo zio per appropriarsi dell’eredità e fuggire nel Costa Rica. Il racconto, in prima persona, sfrutta appieno la gergalità usata dai ragazzi di oggi e sembra essere, specie nella prima parte, il pretesto per descrivere la vita dei quartieri all’ombra del ponte Morandi che – come sappiamo – crollerà alla fine del libro.

Il libro preferisce soffermarsi sul privato dei personaggi anzichè parlare di quanto sia stato traumatico il crollo del Morandi per certe zone già di per sè disastrate. Proprio per questo evito la ricerca di significati simbolici dell’evento e mi concentro su una storia ben scritta e interessante.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 1/1/2021 alle 8:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Griselidis Real: Il nero è un colore
26 dicembre 2020
Griselidis Real è una prostituta. Per lei il sesso è anche piacere e passione. In tal caso non si fa pagare e la sua predilezione va ai neri. Non si tratta solo di dimensioni del membro. Importano anche l’odore della pelle, la sensazione tattile al contatto con le labbra gonfie ma sopra tutto, l’impegno che i neri mettono nell’amore. Lei ha amato Bill, che pure la riempiva di botte e soprattutto Rodwell cui deve l’ultima disavventura: pizzicata per droga dalla polizia finisce in prigione.

Il libro autobiografico non racconta nulla della sua esperienza in carcere, ci viene solo detto che non può tornare ufficialmente in Germania, paese in cui si reca solo clandestinamente per fare ai suoi amici zigani la visita su cui si conclude quest’opera.

Mi sento come il cliente che la abborda in macchina e si reca dove lei gli dice: una strada lunga e diritta che giunge a una montagna di rifiuti puzzolenti. Lei stessa fatica a non vomitare per l’odore. Poi si giunge alla sua casa, una roulotte in un campo di zingari. Ho abbandonato il rassicurante mondo borghese da cui provengo. Debbo compiere un percorso lungo, attraverso cose sgradevoli per poi giungere a un universo rovesciato in cui gli zingari sono gli eroi positivi e le Volkswagen bianche e verdi della polizia rappresentano il nemico che bisogna a tutti i costi evitare.

Griselidis Real registra come un notaio quello che succede, si tratti dei lividi lasciatele da Bill, delle perversioni dei suoi clienti, di membri più o meno flosci o rigidi, delle vite intraviste delle persone cui si avvicina. Forse non riesce neanche ad odiare del tutto neppure il poveraccio che la denuncia alla polizia per 50 marchi.

E’ amorale quello che ci racconta Griselidis Real? O piuttosto siamo noi – ipocriti lettori – il suo simile, il suo fratello?



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Philip Roth - Il lamento di Portnoy
28 novembre 2020
Alexander Portnoy si confessa sul divano di uno strizzacervelli. Come in un film di Woody Allen il protagonista ha un problema nella gestione della propria sessualità. Alex ha una fantasia immensa: lo seguiamo nei suoi giochi erotici, solitari, di coppia, di gruppo in una gigantesca variazione sul tema che non manca di umorismo (rompersi una gamba nel tentativo di abbordare una fascinosa non-ebrea). Un crescendo di avventure che sfocia nella svolta del contatto con Israele.

L’ebraismo è l’unico tema che contrasta l’importanza del sesso. Magari è in realtà il vero protagonista del libro. Divertente la descrizione della famiglia e dell’ambiente in cui il protagonista è vissuto, i piccoli tic della comunità (ma davvero? ho più volte il dubbio di avere avuto anche io una madre ebraica: d’altro canto ho tutte le caratteristiche che i pregiudizi associano agli ebrei). E anche nel sesso è presente in continuazione il divario tra circoncisi e incirconcisi. Forse è giusto che sia così: il nasuto Portnoy desidera – come in fondo ognuno di noi – ciò che è diverso da lui, una fanciulla dal nasino che guarda all’insù.



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Charles Webb - Il laureato
14 novembre 2020
Cosa ci ho trovato di bello in questo libro quarant’anni fa? Lo stile paratattico, con descrizioni che sono didascalie teatrali ridotte all’osso? I dialoghi fatti di mugugni, smorfie e cenni del capo? Gli esempi pratici su come tradurre in inglese le interiezioni vero, nevvero, no? La storia a metà strada tra Grazie zia e L’educazione sentimentale? I personaggi privi di una vera e propria evoluzione, che, predestinati ad amarsi come gli eroi wagneriani, si incontrano e si scontrano per un metastasiano umore delle stelle più che per un reciproco conoscersi?

Mi pare che questo libro sia invecchiato malissimo (eufemismo per dire che è illeggibile e brutto) e che se proprio voglio sentire qualcosa sui conflitti generazionali Father and Son di Cat Stevens ha retto molto meglio gli insulti del tempo.



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Javier Cercas - Terra alta
9 novembre 2020
La terra alta è la parte meridionale estrema della Catalogna, un posto niente affatto immaginario che questo bellissimo libro mi invita a visitare.

Perché leggere questo giallo? Perché il suo protagonista non é un commissario intelligentissimo, tutto d’un pezzo, ma un ex-carcerato che ha scelto la carriera del poliziotto. Un personaggio spesso antipatico, violento, istintivo ma con cui il più delle volte si solidarizza. Lo immagino come un gigante buono, indeciso se immedesimarsi in Jean Valjean o Javert ma tanto innamorato dei Miserabili da chiamare la figlia Cosette.

È un libro stupendo, da inghiottire in un attimo. Finalmente un giallo che vale la pena di essere letto.



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Queneau - Esercizi di stile
21 settembre 2020
Un autobus, all’ora di punta. Un giovanotto dal collo lungo e il cappello strano litiga con un tizio accusandolo di pestargli i piedi, si siede a un posto libero e dopo due ore viene visto mentre un amico gli consiglia di mettere più in alto il bottone del cappotto.

Questo è uno dei tanti modi di raccontare una storiellina semplice e banale. Come partendo dall’insulso valzerino di Diabelli Beethoven crea un’ora di incredibile musica, così Queneau si diverte a giocare con le parole e gli stili per dare libero sfogo alla propria fantasia, per mostrarci cosa si può estrarre da un episodio insignificante.

Si gioca con l’imitazione maccheronica dei linguaggi, con le trasposizioni di lettere e parole. Soprattutto con gli stili: notarili, ampollosi, interrogatori, commedie, sonetti e odi, fino al finale “Inatteso” che conclude con una risata lo scoppiettante volume.



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Emanuel Carrère - I baffi
24 agosto 2020
Lui ha deciso all’improvviso di tagliarsi i neri e folti baffi che sono il proprio carattere distintivo – come se Frank Zappa avesse eliminato mustacchi e pizzetto. Lui pensa di fare una sorpresa alla compagna e agli amici. Nessuno però si accorge del mutamento, anzi… gli si dice che Lui non ha mai avuto baffi.

Impossibile! Ci sono le foto… sparite. Siamo andati a Giava… ma no, abbiamo girato il mondo ma lì non ci siamo mai stati. Va beh, facciamo finta di niente e andiamo come sempre al pranzo domenicale a casa dei miei… scherzi? tuo papà è morto da un anno.

Insomma, Lui è del tutto disorientato. I confini tra ciò che è allucinazione e reale svaniscono.

Non avrei mai pensato di trovarmi per le mani un romanzo kafkiano scritto in Francia nel 1985. E mi accorgo di averlo letto con la stessa febbrile partecipazione con cui mi butto negli incubi di K. C’è la stessa vertigine per la perdita dell’identità in un ambiente che all’improvviso si scopre ostile ed estraneo, del tutto opposto a quello che ci immaginavamo nella nostra placida esistenza. Si è schiacciati da un ingranaggio implacabile che beffa ogni nostra mossa.

Ho sempre l’impressione che lo specchio di fronte al quale Lui si rade offra la mia immagine. Agghiacciante



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Stephan Zweig - Il mondo di ieri
28 maggio 2020
L’avevo letto quando di Zweig conoscevo solo “La donna silenziosa”. Riprenderlo in mano oggi è stato una pugnalata. Davvero il mondo di ieri di cui parla Zweig è tra XIX e XX secolo? Questo scrittore cosmopolita racconta di un sogno europeo che muore nel tiro incrociato dei nazionalismi, in un mondo che decenni di pace e libera circolazione delle persone hanno anestetizzato e reso insensibile alla possibilità che il male ritorni. Questa autobiografia spezza l’illusione che non possa succedere qui, a noi, in questo tempo. Affiora – specie nella conclusione – l’idea che a certe condizioni non vale la pena vivere (ricordo che Zweig è morto suicida).

È un libro terribilmente diretto e onesto. Rifiuta di abbellire la realtà, di far credere che l’autore sia migliore dei suoi contemporanei, anche quando si profetizza che milioni di ebrei avrebbero visto le loro vite spezzate dal nazismo. È soprattutto una lettura indispensabile in questo momento, molto più di Camus, Manzoni e Boccaccio, perchè lascia toccare la facilità con cui l’uomo cade nella barbarie. Non c’è solo la peste fisica ma anche – forse peggiore – la peste morale di un mondo che ha perso la bussola.



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I. B. Singer - Il ciarlatano
5 aprile 2020
New York durante la guerra, in mezzo a immigrati ebrei polacchi che vivono tra il senso di colpa verso chi hanno lasciato in Europa e uno spietato carpe diem. Hertz è il ciarlatano del titolo: un preteso filosofo-teologo-psicologo privo di qualsiasi titolo accademico, incapace di parlar bene l’inglese, alle sue spalle un voluminoso trattato incompiuto. Vive di espedienti e si barcamena tra moltissime amanti. La sua ragione di vita è sedurre le donne. Tutte, anche una cameriera qualsiasi stuzzica il suo appetito.

Ma non è solo Herz ad essere ciarlatano. Una delle sue amanti, Minna, ha un ex-marito che è appena sbarcato in città con quadri falsi da vendere e uno sposo conscio del proprio stato di cornuto ma in bilico tra peccato e osservanza della religione.

E poi ci sono la medium Bessie con Miriam che si spaccia da spirito in una catena di brutti soggetti – fra i quali forse anche lo stesso Onnipotente – che lasciano un sapore agro-dolce in questo romanzo cupo e intriso di una dolente ironia.



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Audur Ala Olafsdottir - Miss Islanda
2 aprile 2020
Hekla giunge dalla campagna alla capitale accompagnata dall’Ulisse di Joyce. Come Stephen Dedalus anche lei sente una vocazione per la scrittura e desidera abbandonare la sua isola.

Siamo nel novembre del 1963. Per una ragazza carina come Hekla il massimo dell’ambizione è diventare Miss Islanda. Può in alternativa farsi pizzicare il culo dagli ospiti dell’albergo in cui lavora, sposarsi e mettere al mondo un sacco di bambini. La pubblicazione di romanzi e poesie è possibile solo con uno pseudonimo maschile. Se quei pochi islandesi hanno per la letteratura la stessa passione che provano gli italiani la circolazione del manoscritto tra pochi intimi è già bastante.

È stato un libro noioso. Le ansie letterarie e sentimentali dell’autrice non mi hanno preso particolarmente. Mi piace scrutare in mondi lontani e diversi, alla ricerca di uno sguardo originale ma ho trovato solo di tanto in tanto il guizzo che mi stimolasse a seguire la lettura.



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Hermann Hesse - L'ultima estate di Klingsor
27 marzo 2020
Laguno per Lugano, il Generoso diventa monte Gennaro… mica ci vuol molto a ricostruire la corretta toponomastica ticinese in questo romanzo breve. E mentre leggo ritrovo la casa di Montagnola ora sede della fondazione Hesse, il giardino, le passeggiate e il paesaggio del Ceresio. Mi rivedo mentalmente non solo i luoghi ma anche i dipinti dello stesso Hesse. C’è più del fascino che uno scrittore nordico sente per il Mediterraneo, c’è la sensazione di avere trovato una patria spirituale, un luogo in cui è bello vivere. E morire.

Da leggersi accompagnandolo al mahleriano Canto della Terra




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