.
Annunci online

SottotettiGiuseppe
Tutte le arti hanno una sola patria: il nostro cuore assetato di bellezza
Link
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte

Loading

Maysaloun Hamoud - Libere disobbedienti innamorate
8 novembre 2017
Tre donne arabo-israeliane molto diverse tra di loro: un'avvocatessa perfettamente inserita nella società del paese, una DJ cristiana e una studentessa di informatica musulmana praticante. Uguale però è il loro nemico: non lo stato sionista ma i maschi.
 
L'avvocatessa è alle prese con un uomo che è solo apparentemente corretto e rispettoso della sua dignità. In realtà si vergogna di presentarla alla sorella e la vorrebbe meno disinvolta e libera. Il padre della DJ abbassa la maschera quando scopre che la ragazza è malata (leggi lesbica).
 
Quanto alla musulmana... sono sufficientemente anziano da ricordare le ipocrisie del nostro mondo cattolico di provincia. E forse questi atteggiamenti sono ancora presenti, neanche tanto sotto la cenere.
 
Maysaloun Hamoud scrive un film molto bello, raccontato con un piglio narrativo svelto ed animato. Non si fanno proclami e predicozzi. Si lascia che la storia parli da sola e giunga ad un pubblico distratto dalla scoperta dell'acqua calda hollywoodiana (abbiamo bisogno di Asia Argento per sapere che tante carriere, non solo cinematografiche, si fanno in camera da letto?).
 
Questo film ci ricorda che in molte realtà, anche moderne ed emancipate come è il caso di Israele (ma potrei scrivere anche Italia) la violenza e la negazione della dignità degli altri, magari ammantata da bei precetti religiosi, sono all'ordine del giorno.




permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 8/11/2017 alle 14:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
A spasso per Maastricht (NL)
9 agosto 2017
La chiesa di Nostra Signora a Maastricht non è l'unica chiesa dei Paesi Bassi a mostrare una facciata del tutto priva di ornamenti, una muraglia piatta ed impenetrabile. Si può proprio ben dire che il nostro Dio sia una salda fortezza. La pietra ha un caldo colore marrone e la piazza è circondata da alberi che ingentiliscono questa apparizione. L'interno però è cupo e severo.
 
Mi impegolo nelle stradine circostanti, passo il mulino ad acqua, bighellono tra piazzette linde e ordinate, fiancheggiate da case intonacate di bianco. Tutto tranquillo e placido... fino al mezzogiorno.
 
Alle dodici in punto tra campane e carillon c'è una vera e propria sinfonia. Io sono giunto a San Servazio, una chiesa di forma più tradizionale rispetto a Nostra Signora con un portale interamente dipinto. Lo sappiamo tutti che le statue che ci siamo abituati a veder bianche erano colorate. É relativamente insolito però che si ricostruiscano le cromie originali e che si mettano con tanta pignoleria anche le scritte nei cartigli. Per questo mi sento stupito come di fronte al primo Mozart "filologico" che ascoltai molti anni fa. Notevoli i confessionali in legno e il museo allestito prima dell'entrata.
 
A pochi passi San Giovanni, protestante e quindi con un interno spoglio che spinge alla preghiera, la Parola scritta sotto la tribuna dell'organo. Per i volenterosi una sostanziosa manciata di gradini permette di salire in cima alla torre per rimirare Maastricht dall'alto.
 
Sì, la piazza del municipio, con la sua forma ovale, ha una speciale magia vista a volo d'uccello. Ma io sono pigro e la percorro a livello del mare.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 9/8/2017 alle 5:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Perfetti sconosciuti
29 gennaio 2017

Di sicuro questo "Perfetti sconosciuti" deve essere costato poco: è girato quasi esclusivamente all'interno di un appartamento. Il film segue uno schema teatrale collaudato, quello di un ambiente chiuso in cui poco alla volta si scaricano delle tensioni che portano alla dissoluzione della normalità e alla catastrofe. Vero che alla fine  ci accorgiamo che tutto quanto abbiamo visto non è affatto successo, è un "cosa sarebbe capitato se..." eppure anche questo espediente ha un valore catartico mostrando la fragilità dei nostri equilibri.

L'assunto di partenza è che i nostri telefonini sono più che un'appendice del nostro corpo, sono il nostro vero sancta sanctorum, il luogo in cui si trovano concentrati i nostri segreti - più nevralgico ancora della nostra testa perchè se nessuno è in grado di leggere nel pensiero altrui chiunque può sbirciare un messaggino su un telefono lasciato distrattamente in giro (uno dei personaggi significativamente ha l'abitudine di appoggiarlo sempre sul display).

Non crediamo che nessuno riesca ad essere senza segreti - se per questo non conosciamo interamente neanche noi stessi. Mettere alla prova ciò che nascondiamo agli altri, la parte oscura di noi ha conseguenze gravi, scioglie la convivenza sociale. Non è che non si percepisca il tradimento altrui (essere convocati alla partita di calcetto solo quando manca il portiere o avere un compagno donnaiolo), ma per convenzione si sceglie di far finta di niente, perchè il costo sociale del disvelamento della verità è maggiore del danno che si subisce tacendo.

Posso capire facilmente che questo film abbia avuto un grande successo al botteghino. Perfetti sconosciuti tocca temi che interessano chiunque, con il giusto ritmo narrativo - all'inizio tranquillo e lento, poi il crescendo che conduce a un fortissimo su cui si scioglie improvvisamente l'azione. Grande naturalezza nella recitazione, ambienti comuni e banali in cui ognuno possa riconoscere la propria esistenza. Un ottimo film.




permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 29/1/2017 alle 16:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Anat Gov - Oh, mio Dio!
19 gennaio 2017

Nessuno prenderebbe sul serio una persona che afferma di essere Dio. Ella, una psicanalista, per giunta laica, ribatte subito a questo strano paziente "Non è possibile, tu non esisti".

Non sono certo alcuni trucchetti da illusionista paesano a convincerla. Però questo "Dio" conosce di lei pensieri, sentimenti, fatti intimi  noti solo a lei... Presto Ella si occupa con impegno del caso di Dio, questo personaggio che dopo aver parlato tantissimo per millenni, si è messo a tacere improvvisamente, dopo il fattaccio di...

No, non posso andare avanti a raccontare la trama di questa commedia arguta, utile e interessante per tutti, atei e non. Wikipedia mi informa che Anat Gov è una scrittrice di sinistra che ha rifiutato il funerale religioso. Sono i misteri di Dio, che si serve di un'atea perchè si tocchino temi cruciali anche per il credente: il silenzio di Dio, cosa è Dio per noi o - se preferiamo -  cosa è Dio tout-court, quali sono i rapporti tra bene e male, cosa significa la nostra esistenza - laica o di fede che essa sia.

Questa pièce teatrale smuove la coscienza obbligandola al sorriso, giocando sull'assurdità di un Dio  bisognoso di psicanalisi perchè caduto in crisi d'identità. Il tutto avendo sullo sfondo il dramma personale del figlio autistico di Ella. E' un personaggio muto ma niente affatto secondario, perchè la tragedia che il piccolo ha introdotto nella vita della psicanalista ha necessariamente influito sulla sua posizione nei confronti di Dio.

Un lavoro bellissimo che mi fa sperare di incontrare altre opere di questa Anat Gov - purtroppo morta neanche sessantenne pochi anni fa.

 



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 19/1/2017 alle 7:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sogno di una notte di mezza estate
21 dicembre 2016

Il pazzo, l'innamorato e il poeta vengono messi sul medesimo piano da Teseo. Tutti hanno una visione distorta della realtà e trasformano un arbusto in un orso. Non che noi pubblico siamo messi meglio: come ai personaggi di questo dramma ci viene chiesto nell'epilogo di fare come se, avendo sonnecchiato qualche ora, tutto ciò che abbiamo visto fosse soltanto un sogno. Davvero? Demetrio alla fine sposa Elena... questa notte di errori e follie ha qualche conseguenza nella vita quotidiana, il sogno prosegue influenzando il mondo della veglia, che forse è meno consistente di quanto noi crediamo, non è meno sogno di quello notturno. Il famoso "La vita è sogno" di Calderòn.

Ovviamente io non faccio a meno di riandare alle considerazioni di Proust sull'amore "cosa mentale" (l'amore guarda con la mente e non con gli occhi - dice Elena), sulla casualità del modo con cui amiamo: Demetrio, come Swann, si innamora di una donna che non è il suo tipo e il corso del dramma mostra ampiamente che lo stesso individuo può amare con la medesima foga e passione persone del tutto diverse - di nuovo citando Elena - non a caso Cupido è rappresentato come un bimbo cieco.

Come vi pare... siamo ombre non più inconsistenti delle fate, costrette a sparire alle prime luci dell'alba. Anche il pianto finto dei mediocri attori e poeti riuniti attorno a Bottom, come osserverà Amleto, ci spinge alle lacrime per gente che non conosciamo neppure - e che magari neppure è mai esistita. Come avviene a chi considera gli amici virtuali di Facebook più reali di chi gli vive accanto.





permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 21/12/2016 alle 9:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Dino Risi - I mostri
7 dicembre 2016

Dopo una campagna referendaria tanto breve quanto povera di demagogia e ricca di argomenti mi sono malauguratamente perso il Porta Porta post-voto per questa pellicola che viene considerata tra le migliori prodotte nel nostro paese, il riassunto perfetto della commedia all'italiana.

Sono dei brevi racconti, formalmente anche simili ai Caroselli che per i ragazzi della mia generazione segnavano la fine della giornata. Il primo mostra proprio il buon paterfamilias intento a educare il pargolo alle virtù del buon cittadino. E poi si prosegue con il papà che ritira la nuova 600, che gli è costata un sacco di cambiali... attacca al cruscotto il magnete con San Cristoforo e le foto di moglie e figlio, l'accarezza e fa il primo giro in auto a raccattare una prostituta. Mi viene in mente il parroco del mio paese che affiggeva alla porticina laterale della chiesa un foglietto che recensiva in una sola parola i film programmati dal cinema locale. Come saranno stati questi Mostri? Discutibili? Sconsigliati? Forse immorali. Come posso definire altrimenti i latin lover che si tengono teneri per mano ovviamente perchè credono che sia ancora tra di loro la donna che corteggiavano? O la moderna Peronella che tradisce il marito troppo attento a Perry Mason per accorgersi di cosa accade in casa?

Ce n'è anche per i piani alti della nostra società. L'onorevole - inspiegabilmente simile a Giovanni Leone - che Celestialmente vive in convento non riesce, a causa di una fittissima agenda, ad arrivare in tempo a impedire il furto del denaro pubblico; Gassmann, in un bellonciano travesti si giacque con un autore numero primo molto solitario. E come erano bravi Gassmann e Tognazzi ! Dove si trova un uguale virtuosismo nel disegnare così numerosi personaggi in uno spazio tanto limitato?

Un film utile che descrive l'Italia... di mezzo secolo fa, ça va sans rien dire.





permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 7/12/2016 alle 9:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
E se vivessimo tutti assieme?
25 novembre 2016
Per i cinque anziani protagonisti di questo film "e se vivessimo tutti assieme?" è una scelta obbligata. L'alternativa è lo straniamento di una casa di riposo. Non che mancheranno rinunce e momenti difficili. Anche il passato cela brutte sorprese. La consapevolezza però che ci si deve coalizzare contro un nemico comune (mi viene in mente Shakespeare che definisce la vecchiaia "seconda infanzia") aiuta a superare i problemi.

Pur non essendo adatto ai momenti di depressione, questo film è condotto con molto sense of humour. Ci guida con grazia e dolcezza nei temi legati al nostro decadimento, fisico e mentale, alla nostra morte. Uno dei protagonisti nota con tristezza che ci assicuriamo contro tutto il possibile ma non contro l'unica cosa certa: gli ultimi anni della nostra vita.

Molti grandi del cinema si riuniscono per questo lavoro che non lascia indifferenti e che ci ricorda che tutto corre, che siamo destinati a passare ad altri il testimone lasciatoci da chi ci ha preceduto.

La lista completa del cast da IMDB




permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 25/11/2016 alle 7:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sorrentino - La grande bellezza
7 novembre 2016

Meglio sarebbe intitolarlo "La grande buggeratura". Ho visto la versione completa, quella che comprende una mezz'ora di film che Sorrentino ha espunto dalla prima edizione del film. Certo, la fotografia è eccezionale, ci sono inquadrature molto belle, con ineccepibili movimenti di macchina da presa. Questa però è Tecnica, fine a se stessa, alla portata di qualunque mediocre che si spaccia per artista.

Qui Sorrentino mi ha somministrato una brodaglia autocompiaciuta (guarda che citazioni intelligenti metto nel mio film), ha inserito Antonello Venditti per fargli dire "buona sera" (embè? tutto qui?). Quando Sorrentino ha un'idea passabile (il cardinale gastronomo) la tira troppo in lungo. Non c'è sprazzo di poesia e anche Liala avrebbe raccontato la rimpianta prima storia d'amore di Gambardella in modo meno melenso e prevedibile.

Questo non è un film geniale, è solo una scopiazzatura mal riuscita di Fellini. No, grazie, mi tengo l'originale.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 7/11/2016 alle 22:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Comencini - Qualcosa di nuovo
30 ottobre 2016

Maria e Lucia sono due quarantenni che hanno superato la fine dei loro matrimoni in modo opposto. Per usare le loro stesse parole la prima è mignotta e la seconda ha messo una pietra sul sesso. Una notte però Maria rimorchia a casa un diciannovenne, Luca. I due sono tanto ubriachi da non ricordare più cosa hanno fatto la sera precedente. Questo fa sì che il ragazzo pensi di aver passato la notte con Lucia e si innamori di lei.

E' una storia che la Comencini aveva già portato a teatro. Ci si basa sull'idea che basti un nulla perchè una persona si comporti in modo inaspettato. Siamo il frutto del caso. Ai bivi della nostra vita abbiamo preso delle strade che ci hanno condotto in una certa direzione. Ma anche al punto in cui siamo oggi un nonnulla ci permette di scoprire qualcosa di nuovo di noi stessi, di fare "qualcosa di nuovo" in tutti i sensi.

Film divertente, fresco, si direbbe anche realizzato con un budget ridotto (pochi attori, altrettanto limitati gli ambienti in cui si svolge). Gustose transizioni da una donna all'altra. Significativo che della madre di Luca si senta solo la voce. La recitazione dei protagonisti è fantastica. Un'ora e mezza deliziosa di commedia italiana. E non ci si perdano i titoli di coda con un epilogo delle bravissime Micaela Ramazzotti e Paola Cortellesi.




permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 30/10/2016 alle 6:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Shakespeare/Branagh - Racconto d'inverno
20 ottobre 2016

- Raccontami una storia.

- Una allegra o triste?

- Triste, perchè all'inverno si addice una storia triste.

E' un dialogo che può condurre a una interpretazione metateatrale del Racconto d'inverno. Possiamo immaginare qui, come nel Sogno di una notte di mezza estate, che siamo rimasti a sognare e che le immagini impalpabili sono svanite nel vuoto al termine dello spettacolo. Se pensiamo che il Sogno e questo Racconto d'inverno sono poste agli antipodi temporali della creazione di Shakespeare ci si rende conto che il tema del teatro-nel-teatro è centrale in tutta l'opera del Bardo.

E però questi sogni non ci riportano esattamente al punto di partenza. Se Ermione ridiventa carne ed ossa e ritrova la propria vita, Antigono e Mamillio non tornano fra di noi. Camillo e Florizel ci compensano solo in parte di ciò che abbiamo perso. Tutto è bene quel che finisce bene, ma il punto di arrivo non coincide esattamente con quello di partenza: Leonte e Ermione hanno i capelli grigi alla fine di questo racconto, quando ritorna la primavera di Florizel e Perdita.

Ho visto al cinema la diretta di questo spettacolo teatrale realizzato al Garrick Theatre dalla compagnia di Kenneth Branagh. Una bella regia che immerge la scena nel buio man mano che Leonte affonda nella sua folle gelosia, che passa a calde tinte arancio per il mondo pastorale di Boemia, con la lieta festa movimentata dallo straordinario Autolico. E si ridiscende nell'oscurità quando si ritorna in Sicilia: la schiarita è promessa da un finale lieto anche se non del tutto scevro dall'amarezza per il ricordo delle sofferenze patite.

A me piace molto la recitazione anglosassone, che tiene lontana l'enfasi e l'ampollosa retorica che invece è tanto gradita ai nostri attori. Ma secondo me questo approccio britannico è l'unico modo di far risaltare l'alternanza di riso e pianto che rende speciale il teatro di Shakespeare.





permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 20/10/2016 alle 12:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Shakespeare-Thomas Jolly: Riccardo III
9 maggio 2016
I telespettatori nottambuli di France2 (tutto il mondo è paese) hanno avuto un paio di settimane fa questo incredibile Riccardo III, già presentato al Teatro dell'Odeon.

Riccardo III è un essere metà uomo metà uccello, con la gobba pennuta e il braccio sinistro di aspetto metallico (come buona parte del corpo) e terminato da mostruosi artigli che mandano un sinistro tintinnio. Non si comincia con la frase sull'inverno di scontento ma ma si apre su un paragone con la fenice. Riccardo, il primo di una lunghissima serie di cattivi shakespereani, non ha attorno a sè alcun elemento di bontà che faccia contrasto, non prova neppure l'esitazione di Macbeth a intraprendere il cammino della malvagità e Richmond, che alla fine interviene a distruggerlo, è un'immaginetta posticcia, che non predomina, non costituisce un vero polo alternativo di luce. Per questo è bella l'idea di un male che risorge dalle proprie ceneri, un Riccardo che pur ucciso si rialza e riprende a muoversi. Vero che subito i fantasmi di quanti sono morti per mano sua gli sparano contro freddandolo. Ma siamo sicuri di avere davvero annientato il gobbo e deforme genio del male? Se ci pensiamo le tre regine - pur vittime di Riccardo III - sembrano anticipare le weird sisters, intrise anch'esse di cattiveria (ne hanno pure loro di morti sulla coscienza!) e non possiamo mai solidarizzare con loro.

Meravigliosa recitazione, fuori dalle righe ed esaltata, con quel tanto di forzatura necessaria a rendere l'abnorme trionfo della cattiveria umana, la discesa in un abisso ben reso dalla scenografia immersa nelle tenebre in cui faretti che emettono fasci sottili di luce delimitano e disegnano gli spazi entro cui si muovono i personaggi. Impressionante spettacolo, forte e violento mai trucidamente grand-guignolesco.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 9/5/2016 alle 7:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Gogol - L'ispettore
28 febbraio 2016
Un paese in cui tutti siano corrotti è una di quelle cose inverosimili che si trovano solo in letteratura. Infatti anche i personaggi di questa commedia pensano che l'ispettore imperiale li spedirà in Siberia al primo frusciar di bustarelle.
Non va affatto a finire così. Si assiste invece a una curiosa crescita esponenziale delle offerte: all'asta è l'accesso alla vita della capitale (mi viene in mente il "A Mosca!" delle tre sorelle di Cechov).

L'ispettore imperiale è un impostore capitato lì per caso che ha preso a piene mani il denaro che gli è stato offerto. Ma pensiamo proprio che il vero ispettore sarà meglio?



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 28/2/2016 alle 12:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Checco Zalone - Quo vado
25 gennaio 2016
Checco sta abbandonando il personaggio di un Forrest Gump alle cime di rapa; mostra l'intelligenza necessaria a imparare il norvegese, a capire che gli anormali sono gli italiani, ha l'astuzia di un Ulisse che torna dalla scrivania-Penelope che è stato costretto - unico di tutti gli impiegati della ex-provincia - ad abbandonare. Come Tarzan anche lui sente il richiamo della foresta (le voci di Albano e Romina) e ritorna in patria...

Qui però mi fermo per osservare il pubblico: le recensioni parlano di finale buonista, affrettato, di un  cinepanettone. Io invece trovo fantastica l'idea di imitare Kubrick mettendo sui titoli di coda una musica che dia la morale di tutto il film: "La prima repubblica non si scorda mai", divertentissimo pastiche di Adriano Celentano in cui si proclama che la casta è ognuno di noi. Pensavamo che avremmo riso di un cretino e alla fine del film è lui a sbertucciare noi. I cinepanettoni trasudano volgarità e glorificano i vizi che qui invece sono messi alla berlina. Castigat ridendo mores, altro che l'astioso pattume che guitti predicatori spacciano per satira.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 25/1/2016 alle 16:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Gurney - Lettere d'amore
24 dicembre 2015
Alla sua prima entrata nella seconda elementare lei sembra la principessa di Oz e lui non puó fare a meno di innamorarsene e scriverele bigliettini. Una corrispondenza fitta, subito intercettata dall'insegnante... solo la morte riuscirà - forse - a interrrompere il flusso di notizie, impressioni, anche semplici auguri natalizi, partecipazioni e circolari elettorali. Amori, tradimenti, successi e peripezie. Forse prevedibili, ma quando a leggere le lettere sono Valeria Valeri e Giancarlo Zanetti  non ci si pensa neanche un millisecondo. Uno spettacolo bello e fatto con il cuore.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 24/12/2015 alle 7:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Una giovinezza eternamente giovane
3 novembre 2015
Una delle trasmissioni commemorative di Pasolini offerte in questi giorni da Rai5 è un monologo condotto da Roberto Herlitzka che, sullo sfondo di immagini di Roma e a fianco del cadavere dell'artista così come era stato trovato quarant'anni fa a Ostia, recita alcuni scritti pasoliniani. Credo alla teoria del complotto contro Pasolini come alle scie chimiche e alla pericolosità dei vaccini... ma Herlitzka dà corpo e vigore alla narrazione in prima persona della morte dell'artista in un momento di ottimo teatro.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 3/11/2015 alle 9:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Martire - Mario van Mayenburg
15 ottobre 2015
Beniamino chiede di essere esentato dalle lezioni di nuoto per "ragioni religiose": dimostra la peccaminositá di queste pratiche a suon di citazioni... della Bibbia. Il ragazzo é integralista cristiano. La mamma preferiesce che il bambino abbia i problemi di droga dei coetanei, ma accetta le sue richieste, il preside va anche al di lá proibendo i bikini. La professoressa di scienze, signora Roth, contesta la situazione e cerca nelle citazioni bibliche il modo di ribattere all'allievo. Quest'ultimo decide di passare all'azione spingendo il proprio unico discepolo, uno storpio con tendenze omo, a uccidere la prof. Roth. Quest'ultima, indifferente alla morte dello storpio, sacrificato dal suo maestro, non toccata dal fatto che preside e insegnante di religione si distanziano dal suo antagonista, si inchioda al pavimento proclamando la difesa della sua fede scientista.

E' un lavoro teatrale sconcertante, costruito in modo che i personaggi mostrino nel corso della loro evoluzione un aspetto nuovo ed inatteso e che non ci offre una soluzione univoca. Occuparsi dell'integralismo cristiano obbliga a considerare la faccenda da un punto su cui normalmente glissiamo: quanto é "dittatoriale" il monoteismo? Come affronta lo stato, e in primis, la scuola l'insegnamento della religione, la comparsa di letture integraliste e letterali delle Scritture? Non ci vengno date risposte univoche e qui sta secondo me il pregio di una commedia complessa molto interessante e attuale.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 15/10/2015 alle 5:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
L'attesa (Piero Messina)
6 ottobre 2015
Un ritmo lento, immagini costruite con cura che sbocciano poco alla volta, inquadrature lunghe, con silenzi e sguardi che parlano più delle parole, all'osso i dialoghi, spesso in francese (è un crimine contro l'umanità doppiare la Binoche). Il film, ispirato a "La vita che ti diedi", parla di una madre che si comporta come se il figlio recentemente scomparso fosse ancora vivo. Qualunque Bignami spiega che in Pirandello ognuno ha una propria verità diversa da quella degli altri. In questo film però l'immagine del figlio morto sparisce nel momento in cui la fidanzata si rende conto di quanto le è stato nascosto, come se nella visione di Piero Messina queste verità altre avessero bisogno di essere sostenute dalla complicità del prossimo (gli psichiatri parlerebbero di collusione). Ci si allontana da Pirandello anche nel lasciar intendere che la vita delle due donne può proseguire superando e dimenticando questa dimensione luttuosa, uscendo da sè verso altre esperienze. E' un film realizzato con molta maestria, divinamente recitato e privo di elementi superflui. Bellissimo.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 6/10/2015 alle 6:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Un amore di Swann - Schlondorff
29 agosto 2015
Vecchio film con un cast eccezionale, gran profusione di mezzi, perfetta realizzazione... Restringere il proprio ambito d'azione a una sola parte della Recherche non rende meno problematica la trasposizione al grande schermo del capolavoro di Proust la cui mole incombe continuamente, nei nomi degli invitati, nella scena delle scarpette rosse proveniente dalle ultime pagine di Guermantes, nel tema dell'omosessualità, nella presenza di Gilberte - che fuori campo parla con il Narratore. Se il linguaggio cinematografico aiuta a rendere tangibili i corto-circuiti della memoria involontaria la mancanza della voce del Narratore è spesso un punto dolente nel film che deve appoggiarsi alla stupenda recitazione di Jeremy Irons per consentire, almeno in parte, la lettura dei sentimenti del protagonista.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 29/8/2015 alle 12:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Eschilo/Moni Ovadia - Le supplici Siracusa 2015
16 luglio 2015
Le supplici sono il secondo capitolo di una trilogia tragica i cui pannelli laterali sono perduti. Si parla delle figlie di Danao che per fuggire il matrimonio che gli egizi vogliono imporre loro si sono recate ad Argo dove cercano - e ottengono - la protezione del re.
L'allestimento di Ovadia non si fa sfuggire l'occasione di creare un parallelo tra le Danaidi e le migranti contemporanee: hanno la pelle scura, con ornamenti ed abiti che rimandano al continente africano. Il punto che mi è parso interessante è la riscrittura del testo in dialetto siciliano frammisto al greco moderno che dà all'insieme un'aria di improvvisazione popolare su un canovaccio, un work in progress in salsa ellenico-sicula; si mescolano semplicità e raffinatezza secondo la ricetta che sta alla base dell'arte naif. Colori forti, bei movimenti scenici, musiche talvolta non all'altezza della situazione, buona recitazione, aiutata dalla decisione di Rai5 di sottotitolare lo spettacolo: non dover faticare a decifrare il testo permette di godere meglio la portata di quest'operazione.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 16/7/2015 alle 9:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Pascal Rambert - Cloture de l'amour
11 maggio 2015
Fine dell'amore. Anna e Luca rompono i ponti nella magmatica successione di due monologhi strazianti. Si dilaniano le carni di protagonisti e spettatori. Luca sembra piú interessato a giustificare il suo operato, Anna invece é la vittima, ancora innamorata, ma che subisce solo perché lei ha il nero in una partita a scacchi in cui distrugge il suo avversario.

Il testo é incalzante e perfetto, nella sua lucida dissezione di sentimenti e debolezze. Giá pluripremiato in Italia e all'estero é stato proposto da Rai5 in un bellissimo allestimento in cui se Luca Lazzareschi é bravissimo e perfetto la sua partner Anna Della Rosa riesce ad essergli ancora superiore. Forse é solo perché lei, dovendo tacere per tutta la prima parte dello spettacolo, affida quello che ha da dire - e che l'autore non le lascia ancora esprimere - al volto e al corpo. Le movenze del suo fisico scrivono un testo che è una seconda pièce teatrale non meno interessante e bella della prima, tanto che mi chiedo se questa eccezionale attrice non meriti di essere considerata co-autrice dell'opera rappresentata.

Odio le regie televisive in cui si succedono primissimi piani a ritmo frenetico. Peró stavolta questa scelta è indispensabile e penetra sotto i nostri nervi.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 11/5/2015 alle 8:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sofocle - Antigone - Binoche Barbican 2015
3 maggio 2015
Creonte parla come un amministratore delegato, o come un politico che non è abituato a trovare dei contrappesi al suo potere. E' il linguaggio della contemporaneità, indicato non tanto dai costumi moderni, quanto dal tono colloquiale, semplice, privo dell'ampollosità e della retorica che piace agli attori italici, quello che serve a ricordare che la storia parla di noi, che chiunque di noi può essere vittima della "ubris" - la superbia. Antigone è il dubbio, l'opposizione attuata da un essere debole, una donna, che con il suo semplice "no" (per altro molto gridato in questo allestimento) mette in discussione un sistema che sembra inattaccabile - con la morte di Eteocle e Polinice il sovrano ha raggiunto l'apice della propria forza. E' la gestione del potere l'aspetto privilegiato da questo allestimento. Duro, selvaggio, con la bellissima sequenza muta del rito funebre. Avrei fatto a meno delle proiezioni cinematografiche, e avrei ulteriormente semplificato la scenografia, lasciando soltanto il disco della luna a dominare l'azione. Dettagli che non minano il fascino di uno spettacolo meritoriamente ripreso dalla BBC, la televisione di qualità esiste.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 3/5/2015 alle 15:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Crimini del cuore (Boccoli, Bonesi, Casazza, Fondi, Lorenzetti, Sbragia)
24 aprile 2015
Bisogna salvare dalla prigione Babe, che ha tentato di ammazzare il marito, senatore tanto potente quanto corrotto e violento. Le altre due sorelle di Babe però non stanno meglio: Meg è una cantante fallita e Lenny è una zitella cui - dopo la morte ventura del nonno cui funge da badante - non rimarrà come compagnia che un' arrivista odiosa ed egoista.
E' una commedia, perchè c'è un lieto fine, ma tutto sommato si ride poco perchè i problemi umani descritti sono molto toccanti: le umiliazioni, la solitudine, le delusioni della vita, lo iato tra ciò che vorremmo essere e ciò che siamo. Ha fatto bene la regia a lasciare soltanto la risata isterica con cui si annuncia che il nonno è finito in coma. Forse è una scelta obbligata dalla recitazione ruvida, molto realistica e schietta, dall'impianto naturalistico che non  edulcora affatto il dolore di cui sono intrise le tre esistenze ritratte in questo lavoro.

Già molti anni fa Gianni Agus lamentava lo stato di sfacelo in cui versava il Teatro Sociale di Voghera (PV). Oggi che esso è chiuso da tempo si chiede da più parti che il comune intervenga a ripristinarlo. Ma se la Fata Turchina ce lo restaurasse dall'oggi al domani chi lo riempirebbe con una stagione teatrale e/o concertistica? Da tre anni il Rotary sta colmando meritoriamente il vuoto lasciato dal comune così che in città si possa accedere a qualche spettacolo dal vivo. Mi impressiona pensare che un'attività culturalmente vitale come il teatro sia appesa al filo del buon volere di qualche privato cittadino.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 24/4/2015 alle 12:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Arne Lynge - Nulla di me
20 aprile 2015
"Attenti al come!", è il cartello che campeggia all'entrata della casa di una mia amica. E questa pièce di Arne Lynge conferma quanto il motto sia giusto. Lui e lei si innamorano, vivono assieme, lei resiste al tentativo di figlio ed ex-compagno di riportarla all'ovile; viene allontanata da lui, desideroso di altre storie. Si sposta dunque nell'appartamento sottostante in attesa che lui - malato terminale - la chiami per riunirsi a lei. Ciò che trasforma questa vicenda banale in un bel lavoro è appunto il come. Il norvegese Arne Lynge riempie il testo di interiezioni "ho detto", "ho urlato", "ho fatto" con cui crea una cesura emozionale tra i personaggi e la loro vicenda. Non è un dialogo in presa diretta ma il racconto, a loro ed a noi, di una storia, anatomizzata con cura così da eliminare ogni traccia di sentimentalismo. Ho visto tramite Culturebox l'allestimento fatto da Stephane Braunschweig al "Théatre National La colline": la scena candida e nuda, in cui compaiono pochissimi oggetti aumenta l'asepsi con cui viene narrata la storia e mi obbliga a concentrarmi sull'intensa recitazione degli attori. Un ottimo spettacolo per un testo che merita un'ampia diffusione



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 20/4/2015 alle 6:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Carlotto - L' oscura immensitá della notte
31 marzo 2015
Una rapina in cui scappano due morti - madre e figlio - il padre distrutto dalla disgrazia, il colpevole che preferisce rimanere galera piuttosto che fare il nome del complice. Nome che comunque salta fuori sbloccando la situazione in modo imprevisto. I due protagonisti del racconto, portati in teatro magistralmente da Giulio Scarpati e Claudio Casadio - sono congelati al momento della disgrazia, alla morte degli altri che si rispecchia nell'immagine della propria fine. É possibile il perdono? E cosa é la giustizia, ammesso e non concesso che esista? Cosa sopravvive alla morte - altrui e nostra? La nostra normalitá puó spezzarsi in un attimo e non sappiamo come ci comporteremo in situazioni eccezionali.
Mi é piaciuto lo stile con cui Alessandro Gassman ha realizzato la trasposizione scenica: un linguaggio paratattico, rapido ed essenziale, alternanza dei mondi di vittima e carnefice. Straziante racconto ricco di emozioni.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 31/3/2015 alle 7:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Suite francese
29 marzo 2015
Lo stile di Irene Nemirowski, che continua con tanta perizia il naturalismo del romanzo francese di fine ottocento, sembra pretendere la trasposizione cinematografica. Qui, però, il torso della "Suite francese" obbliga gli sceneggiatori a lavorare sul testo per lasciar intravedere quanto l'artista non è riuscita a scrivere ma ha soltanto abbozzato. L'evoluzione e le contraddizioni dei personaggi, racinianamente presi tra dovere e sentimento, angeli e demoni a seconda del punto di osservazione sono disegnati con cura. Michelle Williams e Matthias Schoenaerts sono le punte di diamante di un gruppo di attori di ottimo livello. Colori luminosi e pastello, immagini di repertorio in bianco e nero senza i colori artificiali che ammorbano i documentari televisivi.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 29/3/2015 alle 6:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Joel Pommerat - Au monde (Al mondo)
19 marzo 2015
Prima di indementire del tutto un vecchio capitano d'industria lascia il timone dell'azienda al figlio che ha abbandonato la carriera militare perchè afflitto da una malattia che sta portandolo alla cecità. Tre figlie: una - adottiva? - che deve prendere il posto di un'altra ragazza, forse morta, cui tende sempre più, con il tempo, ad assomigliare; una incinta e un'animatrice televisiva. Come prezzemolo i siparietti di una cameriera che parla una lingua incomprensibile e canta in playback. Dimenticavo tra i personaggi il futuro padre, che sparge pillole di saggezza sulla verità mentre sembra più interessato a lumare la cameriera-badante. Non succede nulla - un po' come nelle nostre vite, ad essere sinceri. Siamo capitati in una famiglia qualsiasi in cui le verità riguardanti gli altri vengono trasmesse con il passa-parola del pettegolezzo, e persone che stanno assieme non si conoscono mai davvero, rimanendo per tutti un enigma. Forse è questa la chiave di lettura da adottare per un lavoro teatrale privo di storia, di un'azione vera e propria, i cui personaggi non subiscono alcuna evoluzione: al termine delle quasi due ore di spettacolo noi e coloro che abbiamo visto muoversi in scena non sono affatto mutati. E' una sorta di "Grande fratello" al termine del quale mi viene una gran voglia di eliminare l'autore.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 19/3/2015 alle 13:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
De Filippo - Voci di dentro
1 marzo 2015
Guardando le Voci di dentro proposte qualche mese fa in televisione da Servillo mi è tornato alla mente Il pendolo di Foucault, che mi aveva tanto nauseato da spingermi a stare alla larga dagli altri scritti di Eco. I due lavori mostrano quanto sia facile dare consistenza reale ai nostri sogni, che un complotto immaginato si concretizza talmente bene che anche chi lo ha pensato non sa più distinguere vero da falso. Tutti assassini, sì, perchè - messi nelle condizioni di farlo - sono pronti ad ammazzare e perchè effettivamente, come si dice anche nel Vangelo, il solo pensare una cosa equivale ad averla fatta.

Certo, poi ci si sono profondità e poesia che il povero Eco non riesce ad immaginare, c'è la geniale idea di zì Nicola, questo Schopenhauer partenopeo che si è rinchiuso nel suo muto mondo di nolontà e si lascia spegnere come un bengala.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 1/3/2015 alle 6:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Edoardo de Filippo - Io, l'erede
16 dicembre 2014
Se esiste nel DNA di una famiglia la propensione a fare del bene perché non è possibile ereditare lo status di beneficato? Cosa c'è di strano dunque nella pretesa di Lodovico Ribera di prendere in eredità dal padre il posto occupato dal fu Prospero, poveraccio che i Selciano hanno ospitato trent'anni in casa propria per carità cristiana?

Ovvio che questa carità cristiana sia alquanto pelosa: Prospero faceva da servo, fattorino e zimbello dei magnanimi Selciano. Ma anche i beneficati reagiscono, se non con la ribellione, come Bice che si mette alla porta, per lo meno scavandosi uno spazio indipendente in cui anch'essi trovano i propri vantaggi.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 16/12/2014 alle 7:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
De Filippo - La paura numero uno
2 dicembre 2014
Oggi la paura numero uno sarebbe qualche emergenza sanitaria e temo che neppure il falso notiziario potrebbe guarire un moderno Matteo Generoso perchè - come dice Arkel nel Pelleas - la malattia è la vecchia serva della morte... o magari mi sbaglio: dobbiamo tutti trovare il modo di continuare la nostra esistenza nonostante le angosce e i problemi - non importa se reali o finti - che sono quotidianamente sul nostro cammino. Da questo punto di vista la finta notizia della guerra è il pretesto che il protagonista coglie per riprendere a vivere.

E' interessante notare che questa guerra inventata ha un effetto diverso in Luisa: la signora, che non accetta il matrimonio del figlio, prende l'emergenza bellica come motivo ragionevole e condivisibile con cui nascondere ciò che chiunque biasimerebbe come patologico. L'inevitabile ritorno alla normalità avviene grazie alle marmellate, dolce succedaneo alla perdita del "bambino".



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 2/12/2014 alle 8:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Les hommes libres (Gli uomini liberi)
28 novembre 2014
Nella Parigi occupata dai tedeschi durante l'ultima guerra un algerino fermato per mercato nero è obbligato dalla polizia a spiare i correligionari. Con il passare del tempo però egli si mette dalla parte della resistenza: anche se "non è la nostra guerra" questo è l'inizio della lotta per la fine del colonialismo, non a caso in una delle ultime scene del film il protagonista spiega la bandiera algerina.

La narrazione di un capitolo poco noto della resistenza al nazismo prevale su un ritmo forse troppo lento per i nostri gusti e sopra tutto sul fatto che appare strano che la polizia non avesse mangiato la foglia su un informatore che riferisce poche notizie, specie rispetto a un altro connazionale infiltrato che è decisamente più collaborativo. Il film è molto bello, ha dei bravi attori, una colonna sonora interessante e merita sicuramente di essere visto.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 28/11/2014 alle 21:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
agosto