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Aix-en-Provence un Tristano che è un risotto
14 agosto 2021
I cantanti sono stati all’altezza della situazione, con l’aiutino del super-taglio del secondo atto. Con tutto ciò questo non ha impedito a Stuart Skelton di essere generico nell’ultima parte e di dover ricorrere e gestacci veristici per arrivare alla fine. Molto corretti i suoi colleghi, Rattle più che onorevole, nonostante scelte agogiche per me incomprensibili (due tempi diversi per le due strofe del marinaio del primo atto e un terzo tempo del tutto diverso nella citazione orchestrale della melodia). Però musicalmente non ho grandi motivi di lamentele. Mi sarebbe piaciuta più espressione, sentire sangue e passione, ma capisco che Furtwängler sia morto da un bel pezzo.

Quello che proprio non capisco è il fricandò della regia. Il preludio mostra un interno borghese in cui si svolge un incontro da amici, un po’ come nel film “Le prénom”. Tristano corteggia una signorina, Isotta se ne ha male; quando gli ospiti sono congedati Isotta si mette a letto e sogna. Almeno io penso che questo significhi la sostituzione sullo sfondo del panorama cittadino con un mare aperto. Solo che i sogni prima o poi dovrebbero finire. Quanto meno così insegnano Ponnelle e Kupfer. Qui invece il secondo atto ci porta in un ufficio che ospita dopo l’orario di chiusura gli spasimi amorosi dei nostri otto amanti. Otto! Ci sono infatti ben quattro coppie di Tristani e Isotte. L’ultima è di ottuagenari e presenta un Tristano in sedia a rotelle – gadget indispensabile in una regia à la page – con, come geniale variatio, il respiratore. Allez, la Sécu!

Pericolosissimi i taglierini! Tristano e Isotta tentano il suicidio con questi micidiali strumenti e lui si fa un bello sbrego. Nel terzo atto si raggiunge il massimo. Sponsor la RATP che ci porta da Mairie des Lilas (con il treno già pieno) fino a Chatelet. Tristano tenta di prendere il largo con il telefonino, Isotta lo cucca clamorosamente. Solito accoltellamento. Scendono tutti.

Niente paura. I protagonisti saliranno più tardi – mi sembra di ricordare a Goncourt – e all’Hotel de Ville avremo sul treno le stesse persone nelle uguali posizioni che avevano alla stazione di partenza, con tanto di corno inglese appoggiato a una parete del vagone con lo spartito davanti.

Nel frattempo Tristano è risorto e Isotta, finito il suo Liebestod scende allo Chatelet mentre gli altri probabilmente vanno in deposito.

Io in deposito lascerei l’autore di questa regia, sempre che non si degni di spiegarmi cosa abbia voluto dire. Meno male che la musica era buona.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 14/8/2021 alle 9:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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