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Salome - Scala 2021
22 febbraio 2021
Invidio i maghi Otelma della lirica, capaci di giudicare un allestimento cui non hanno ancora assistito, quando io mi sento invece imbarazzato perchè parlo di uno spettacolo intravisto dal buco della serratura del mio televisore.

Non mi piace che Salome compaia subito in scena: lasciare che la protagonista rimanga fuori dalla nostra vista mentre viene descritta dagli altri personaggi le offre uno spessore e una profondità affatto maggiori. Disturba anche la somiglianza del paggio siriano con la Berta del Barbiere di Siviglia e di Narraboth con il giornalista Mattioli però mi rendo conto che Michieletto sa il fatto suo. Far risalire i comportamenti di Salome a una violenza sessuale subita da bambina può essere risaputo e – oggi – anche di moda. Michieletto però riesce a incastrare solidamente la propria idea nel testo dell’opera così da rendere questo resoconto del tutto logico e filante.

Data questa premessa, la celebre danza dei sette veli è un evento catartico che perde buona parte della sua volgarità e che costituisce davvero il climax dell’opera (l’abito bianco da cui pendono dei fili rosso sangue è indubbiamente una delle immagini più forti e riuscite dello spettacolo).

A una parte visiva di sicuro impatto bisogna aggiungere una resa musicale interessante. Può darsi che Chailly tenga dei tempi un po’ troppo lenti per il mio gusto, ma Siegel e la Watson portano benissimo il ricordo di tanti Mime e Brunnhilde. La seconda è una delle migliori Erodiadi che ricordo, canta sempre, senza i grugniti ad effetto cui si abbandonano normalmente i colleghi, Siegel compreso, seppur con misura e gusto.

Elena Stikhina all’inizio mi ha lasciato freddo (colpa di Chailly?) però nel monologo conclusivo è stata da brivido. So che se fossi stato in teatro sarei svenuto dall’emozione. Purtroppo mi accontento di un video.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 22/2/2021 alle 14:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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