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SottotettiGiuseppe
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Orgoglio svizzero al LAC di Lugano
17 maggio 2019
Come odio gli spocchiosi secondo i quali l'orologio a cucù è l'unico lascito elvetico all'umanità. E se anche li portassi a Lugano a vedere la selezione di dipinti svizzeri di proprietà della Fondazione Keller non farei cambiare loro idea.

Mi farebbero subito osservare che Segantini è italiano, anche se nel pannello centrale del Trittico della natura si riconosce benissimo il lago attorno a cui si stende Sankt Moritz. Osservo con gioia la bellissima ragazza che tiene in braccio l'infante nella prima tela. Potrebbe benissimo essere una "Madonna del Villaggio". Mi colpisce però che il suo mantello sembri fondersi con il paesaggio, a confermare che uomini, prati e montagne sono tutt'uno.

E sento la presenza umana anche in questo Giacometti. Gli uomini si sono rifugiati dentro le case, incapaci di sopportare questa luce e questo calore mediterranei. Sento la pietra del ponte bruciare sotto le mani, il collo arroventato e paonazzo dalla vampa del meriggio.

Invece non ho bisogno di vedere gli alberi spogli in riva al lago di Ginevra: il fluido cielo pallido mi fa capire che Hodler ha fotografato una di quelle giornate limpide ma fredde che l'inverno regala, anche sulle sponde di qualche nostro fiume.

E' stucchevole fare l'elenco delle opere: un Serodine mi annuncia che oggi Siviglia è a casa mia; Bocklin offre l'immancabile isola dei morti ma anche una ninfa bianca che gioca con dei fiori mentre un bruno satiro le volta le spalle - grande virtuosismo in cui la pittura ad olio ha la trasparenza dell'acquarello; i palloncini cittadini di Vallotton; visioni di montagne e tempeste, ma anche - subito in apertura - una assemblea comunale improvvisata. Perchè se l'orologio a cucù è un'importazione della Foresta Nera la democrazia diretta ha un marchio di fabbrica rosso-crociato che rende onore al paese.




permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 17/5/2019 alle 4:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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