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SottotettiGiuseppe
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Molti modi di visitare villa Necchi-Campiglio
6 maggio 2019
Mi viene istintivo appoggiarmi al corrimano per fare le scale. Ma mi fermo in tempo: la ringhiera è davvero troppo bella per metterci sopra le mie zampacce.
La famiglia Necchi-Campiglio era danarosa quanto basta per commissionare a uno dei primi architetti dell'Italia ante-guerra una villa su quattro piani con parco, piscina e campo da tennis a due passi da Corso Venezia a Milano. Non si bada a spese: solo le spesse lastre di marmo che hanno foderato i bagni padronali devono essere costati un occhio della testa sia come materiale che come messa in posa.
E per me, che oggi la visito grazie al FAI, villa Necchi-Campiglio offre almeno tre livelli di lettura.
Il primo è la curiosità di conoscere la vita dei rich and beautiful nostrani. La servitù gallonata, il cibo che un montacarichi porta dalle cucine alla stanza in cui si allestiscono i piatti da servirsi in una sala da pranzo foderata da un materiale che assorba l'odore del fumo, gli armadi pieni di cappotti, foulard, cappelli e borsette... tutta roba rigorosamente firmata che evoca sant'Ambrogi scaligeri. Però anche salotti borghesissimi, con libri che avevo comperato anche io tramite il Reader's Digest. Chissà se c'era pure il televisore.

Poi c'è il livello dedicato agli appassionati di architettura: le soluzioni di arredamento, le arti applicate, porte e finestre a scorrimento, figure geometriche, incrostazioni di materiali diversi - e di pregio - i soffitti stuccati, rigorosamente in bianco a piano terra, rosati sul corridoio del reparto notte, le soluzioni adottate per la climatizzazione, la disposizione delle stanze...

E infine si può visitare Villa Necchi-Campiglio come se fosse un museo. Da quello che ho capito la maggior parte delle opere esposte è stata donata da collezionisti.
Mi è venuto un tuffo al cuore vedendo nel parco l'addormentato di Martini. L'amante morta che troneggia nell'ingresso è ancora più bella. Non solo il saggio uso della cromia - che tra l'altro si adatta perfettamente all'ambiente - ma anche la bella trovata di questa figura ieratica chiusa nel proprio dolore intimo, tanto da non notare neppure la stupenda famiglia di Sironi che sta sulla parete alla sua destra. C'è una totale armonia tra ambiente, statue e dipinti.
L'ultimo piano, usato per mostre temporanee, ricostruisce fino a metà settembre la collezione di Vittorio Fossati Bellani. Il centro dell'attenzione è costituito da De Pisis. Mi ha turbato assai un san Sebastiano grondante sangue
C'è un fortissimo contrasto tra lo sfondo idilliaco e la sofferenza fisica del santo, le cui piaghe aperte nutrono la terra scura. Ed è anche stupendo il giovane Bacco (che, da stordito qual sono, ho preso a tutta prima per un Mercurio) usato per la locandina della mostra.

Non c'è però solo De Pisis. Che bello questo Savinio!




permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 6/5/2019 alle 8:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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