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George Benjamin - Lessons in Love and Passion
8 dicembre 2018
Inghilterra, 1300. La regina Isabella e il suo amante Mortimer detronizzano l'imbelle Edoardo II a favore del figlio. Il primo atto del nuovo sovrano consiste nell'allontanamento di coloro che lo hanno condotto al potere.

 

Un'altra cupa storia di amore violento e torbido per la seconda opera di George Benjamin. E' inevitabile cercare parallelismi con il precedente "Scritto sulla pelle". Ma qui la musica è molto più sottile e delicata, intenta a studiare se stessa, le proprie capacità di luce e colore (una partitura che può far concorrenza a Messiaen). I movimenti lentissimi dei personaggi in scena mentre si evocano le pratiche sado-maso di Edoardo e del suo amante Gaveston sono dettate dallo statico dipanarsi della musica, che si prende il suo tempo e non si preoccupa di avanzare.

Si ha l'impressione di una staticità voluta che serve a lasciare sotto-traccia la violenza di cui è imbevuta la storia. E come sentiremo solo alla fine la voce controtenorile del figlio è nell'ultima brevissima scena che esplode musicalmente, nel corpo insanguinato e martoriato di Mortimer, la violenza di tutta la storia.

E' un lento e pacifico percorso che conduce ad un epilogo che prende alla gola con una conclusione disperata.

Se Written on Skin rimandava al mondo di Boccaccio, qui mi pare piuttosto di essere in qualche fosca terzina dantesca, per la sfacciata concisione con cui si racconta la vicenda e per la morale ruvida che mostra i malfattori ricevere la giusta ricompensa delle loro azioni prima ancora di essere morti.

George Benjamin dirige divinamente il proprio lavoro, dispone di cantanti superlativi (cosa potremo aggiungere a ciò che sappiamo di Barbara Hannigan?).

La vicenda è portata in tempi moderni: non ci interessa una ricostruzione del medioevo del XIV secolo - nè in forma storicamente precisa, nè secondo le fantasie di un Viollet-le-Duc. La nostra epoca vuole percepire quale morale eterna, valida in tutti i tempi, si cela in questo tempo.

George Benjamin scrive una seconda opera non meno bella ed interessante della precedente senza calpestare le proprie orme. La sua musica turba visceralmente l'animo e costringe lo spettatore a rimanere in silenzio prima di ritornare alla sua vita quotidiana.

 



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 8/12/2018 alle 7:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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