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SottotettiGiuseppe
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Saariaho - L'amour de loin (Metropolitan)
5 novembre 2018
L'oscurità è rotta da stelline che si illuminano una alla volta ad ogni tintinnar delle percussioni. E quando si illumina la scena una torre in metallo su cui si trovano a turno i due innamorati (Jaufré Rudel e Clémence). In basso delle strisce mobili di LED di colori cangianti danno l'idea del mare che viene attraversato dal pellegrino destinato a fare da messaggero tra i due, il mare che poi Rudel solcherà per morire tra le braccia della sua bella.
 
E' un allestimento molto suggestivo, che prende l'anima come la iridescente musica di Kaija Saariaho. Mi fanno sorridere le teste del coro che sbucano da questo mare luminoso, ma è molto poetica la ballerina che viene sollevata da un invisibile compagno come se fosse un pesce che guizza e salta tra le onde.
 
Ma è tutta la concezione dello spettacolo a funzionare perfettamente, a rendere ben conto del sogno di questa partitura.
 
Quante storie d'amore impossibile conosce il teatro in musica? Viene spontaneo, specie per me, pensare a Tristano e Isotta. Kaija Saariaho si muove però in un'ottica del tutto diverso. Non c'è la tensione di un desiderio inappagato, ma la serenità di chi è felice che il proprio amore non trovi compimento alcuno, che questa passione possa vivere solo nella distanza. Se - come avviene - ci si incontra è solo per morire. Dopo la morte di Rudel, Clémence rimane in vita e ci lascia un canto e-statico.
 

Allestimento semplice, efficace, facilmente comprensibile che aiuta il contatto con una musica nuova, ricca e personale.

 
 



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 5/11/2018 alle 10:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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