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La Clemenza di Tito di Peter Sellars - Salisburgo 2017
20 agosto 2017
Sono ideologicamente contrario alle manipolazioni di un testo. Possiamo decidere di seguire un'edizione piuttosto che un'altra, o anche fare del bricolage tra diverse versioni (ordinaria amministrazione per esempio - tanto per rimanere in tema mozartiano - con il Don Giovanni) però ritengo che in assenza di parti incompiute o lacunose quello che l'autore ha lasciato di suo pugno vada presentato così com'è.
 
Libertà sono ovviamente possibili - per non dire necessarie - a livello di recitativi, cadenze e abbellimenti dei da capo. Ma se questi paletti non bastano è il caso che non ci si comporti come le aziende che propongono contratti truffaldini per telefono e scrivere - nero su bianco - che si allestisce una Clemenza di Tito di Peter Sellars basata su musiche di Mozart.
 
Il diavolo si nasconde nei particolari o, se preferiamo, nei sottotitoli. Non so se quelli che adornano vezzosamente il video che ho visto siano identici a quelli bilingui proiettati alla Felsenreitschule. Ma ho notato che si traduce traditore con terrorista. Chiudo un orecchio sulle interpolazioni: Mozart scrive grande musica anche nei minuettini destinati ai pianisti in erba, figuriamoci se può dispiacermi sentire estratti della Messa in do minore. Però queste trasformazioni del testo, per giunta inserite proditoriamente nei sottotitoli mostra che gli organizzatori di questo spettacolo stanno prendendomi in giro.
 
E allora non ci sto. Sellars è un regista geniale, che offre ancora una volta uno spettacolo bellissimo, con stupende immagini suggestive, costruite con dedizione, cura dei dettagli, colori azzeccati, movimenti sempre giusti e misurati. I tempi morti dell'opera seria sono riempiti in modo discreto. La noia è bandita da questo allestimento. Currentzis dirige benissimo un'orchestra di gran classe e dei cantanti di livello comunque molto elevato.
 
Però l'organizzazione del festival deve dire la verità altrimenti tratto da pataccari questa gente che fa finta di non sapere che nel '700 i popoli erano governati da sovrani illuminati di cui il Tito metastasiano è il modello; che nel '700 non esisteva una opinione pubblica da fiaccare con il terrorismo (del resto la guerriglia nasce nel XIX secolo quando Napoleone invade la Spagna). Jihad e Mandela dunque c'entrano come i cavoli a merenda con Mozart, Metastasio e Mazzola. Salisburgo ha solo messo in piedi un'operazione marchettara.
 
La nostra epoca ha diritto anche lei ad avere degli artisti di oggi che descrivano la nostra quotidianità. A parlare delle nostre tragedie, dei nostri problemi e delle nostre vite di adesso debbono essere gli artisti di oggi. Che esistono, solo che sono spesso dei Carneadi che vanno cercati con pazienza, accettando il rischio di biglietti invenduti, insuccessi e incomprensioni.
 
Lo so anche io che è molto più facile affidarsi a uno Steve Reich in salsa Allevi (WTC 9/11) o a un evergreen come Mozart. Però Liszt e Boulez non sarebbero stati gli immensi uomini che sono stati se avessero seguito la strada facile di chi cerca di vendermi l'acqua calda salisburghese.
 
Sellars, come il Legrandin proustiano, è paragonabile a un truffatore erudito che usava, per costruire dei palinsesti falsi, una fatica e una scienza di cui la centesima parte gli sarebbe bastata ad assicurargli una posizione più lucrativa ma onorevole.




permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 20/8/2017 alle 9:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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