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SottotettiGiuseppe
Tutte le arti hanno una sola patria: il nostro cuore assetato di bellezza
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Valchiria con Petrenko a Monaco di Baviera(2018)
20 aprile 2018
Il sipario del terzo atto si alza su un gruppo di ragazze in sottoveste e stivali: battono rumorosamente i piedi per terra, scuotendo le teste e rantolando come Serena e Venus Williams. Al termine di questa esibizione il pubblico applaude, non so se per sollievo o perchè gli è davvero piaciuta. Noto solo che il battimani copre l'inizio della musica. Poco male: mi sembra che Petrenko ci offra una versione per banda paesana, tutta in forte e senza i climax giusti. Ma forse sono solo infastidito dalla danza tribal-tennistica e dalla cacofonia creata dallo schioccare delle redini delle Valchirie.
 
Infatti in tutte le altre parti dell'opera Petrenko sa il fatto suo, seguendo con estrema puntigliosità tutte le indicazioni agogiche e dinamiche di Wagner. Posso anche desiderare che su "Nicht send ich dich mehr aus Walhall" Wotan canti un po' meno mosso, per sottolineare l'inizio di una di quelle micro-arie che Wagner infila un po' ovunque (avremo poco più in là anche la belliniana "War es so schmälich"). Però quello che piace soggettivamente non è supportato dall'indicazione di partitura, che rimane allo Schnell di "Du verstößest mich". E quindi Petrenko ha sempre ragione in tutta questa Valchiria.
 
Aggiungo che orchestra e cantanti sono notevolissimi (non mi curo delle inevitabili scorie che possono capitare in una ripresa dal vivo) ed il gioco è fatto. Ci si dimentica di quell'imbecille regista che mostra Siegmund alle prese con i parenti di Hunding quando anche un bambino delle elementari capisce che la musica descrive una tempesta o che ci mostra il solito preside del liceo Walhalla intento a bersi il solito whisky che verrà come al solito polverizzato con un colpo di lancia.
 
Del resto, in fin dei conti, Siegmund e Brunnhilde continuano a levare al cielo spada e lancia come fanno da più di un secolo.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 20/4/2018 alle 7:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
I castelli della "piccola Loira" in Lomellina
15 aprile 2018
Mio padre, che aveva tra i propri pazienti i proprietari del castello di Scaldasole, mi aveva detto che dentro l'edificio c'era una collezione di vetri antichi. Io mi immaginavo vetri simili a quelli che trovavo in riva al mare, tutti ben incolonnati in lunghe vetrine che percorrevano il cammino di guardia.
 
La realtà è ovviamente molto diversa: sono due vetrinette confortabilmente poste in una stanza dall'arredamento semplice, niente affatto romantico. Vi si trovano ampolle e fialette di epoca romana, con lucerne, statuine, specchi e varie suppellettili, alcune longobarde. In un angolo c'è anche un sarcofago romano.
 
Sono entrato nel castello di Scaldasole grazie ai buoni uffici dell' ecomuseo del paesaggio della Lomellina che per una giornata offre un tour tra i castelli di Scaldasole, Sartirana e Frascarolo.
 
Lomellina
 
Scaldasole è una costruzione severa, con ponte levatoio, fossato, torrione quadrangolare, che racchiude un'azienda agricola fiorente. I membri della numerosa famiglia dei proprietari hanno riadattato ad appartamenti ex-scuderie e stalle; l'abitazione principale - settecentesca - divide il cortile d'ingresso da una corte più piccola e raccolta, con un porticato e ornamenti che rimandano al rinascimento. Un coacervo di stili nella sala delle feste, con un pavimento a mosaico abbastanza comune in questa parte d'Italia, un soffitto ottocentesco e una piccola cappella con bei resti di affreschi. Il grosso pregio di questo castello è di aver subito relativamente poche trasformazioni nel tempo, se non altro perchè è sempre stato abitato dai suoi proprietari.
 
E' del tutto un museo il castello di Sartirana, riconoscibile da lontano per la sua torre cilindrica.
Lomellina
 
Attualmente la proprietà è di una fondazione che vi ha installato un museo dedicato alla moda ed al design, ma ci sono anche alcune opere di autori contemporanei (Fausto Melotti) che meritano grandissima attenzione. Per lo meno, gli abiti di Grace Kelly, Audrey Hepburn o Sophia Loren, mi incuriosiscono sì... ma solo fino ad un certo punto.
 
Interessante anche l'edificio della Pila, a fianco del castello: nella parte in cui un tempo si raffinava il riso oggi si trovano alcuni strumenti che rimandano alla coltivazione risicola locale e diverse produzioni di Ken Scott.
 
La conclusione della giornata in Lomellina viene data dal castello di Frascarolo, un edificio antico rimodernato però nel 1880 secondo il gusto dell'epoca.
 
Lomellina
Ci siamo limitati all'esterno, assai pittoresco e circondato da un piccolo giardino. La vera sorpresa però è il museo agricolo antistante: un tuffo nel mio passato, tra macchinari agricoli ed oggetti che avevano segnato la mia infanzia, come un proiettore cinematografico ad arco come si usava un tempo, quando i film erano su pellicole che arrivavano in cinque, sei bobine da montare assieme...



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 15/4/2018 alle 17:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Poulenc e Cocteau - La voix humaine - Bologna 2017
10 aprile 2018

Una donna al telefono con il proprio ex. I due mentono vicendevolmente: lei vuol fargli credere di essere appena rientrata da una serata trascorsa, per elaborare il lutto, con l'amica Marthe, lui pretende di essere in casa. Viene però subito sgamato: all'epoca in cui esistevano le centraliniste e i telefoni fissi non erano usati solo per importunare il prossimo con la pubblicità, basta chiamare a casa dell'ex-compagno per scoprire l'inganno.

Il progresso tecnologico non ha però fatto perdere l'inesorabilitá legata alla fine della conversazione, brusca, dolorosa e definitiva con quel "Ti amo" che echeggia nel vuoto disperato.

Il testo di Cocteau contiene tutto, non ha bisogno di alcuna aggiunta, specie quando è cantato bene da Anna Caterina Antonacci. Non trovo necessari i figuranti (lei, lui e l'altra) immaginati da Emma Dante, né il trasferimento da un appartamento alla stanza d'ospedale con tanto di infermieri, flebo e medico. Ma un regista à la page deve pur far sapere di esistere, fosse anche con delle cartelle cliniche appese ai piedi del letto come nelle barzellette di un tempo. E poi perchè ad uno dei letti di ospedale debba essere affisso il profilo di Cocteau è un altro di quei misteri buffi di questo allestimento pretenzioso.

Meno male che la parte musicale è davvero molto eccellente.




permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 10/4/2018 alle 7:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il 1883 nel diario di Cosima Wagner
8 aprile 2018
Ha del Gustav Aschenbach il vecchio Wagner, seduto con aria tra il divertito e il frastornato al tavolino di un caffè mentre attorno a lui impazzano le ultime sere del carnevale veneziano. Sulle sue labbra l'accenno di una canzoncina, "Arlecchino, devi morire" - più simile al "Du lieber Augustin" che all'Adagetto di Mahler. Osserva i passanti mentre beve champagne o birra. L'alcool è veleno per lui e questi sgarri dietetici hanno per conseguenza dei dolori lancinanti. Ma lui fa di testa propria, tanto... Arlecchino, devi morire.
 
... il barbiere dice che il mio italiano sta facendo passi da gigante. Anche stamattina gli ho fatto una battuta di spirito nella sua lingua. Piova fruttuosa. Sempre meglio del francese che proprio non sopporto. Meno male che Franz se n'è andato. Il nostro palazzo è troppo piccolo per ospitare anche lui. Non c'è spazio. Non c'è neanche la mia biblioteca. Quella sì che mi manca. Franz no. Quel continuo cicì e ciciò con Cosima mi infastidisce... cosa abbiano sempre da dirsi... e poi mi batte sempre a whist. Grand'uomo, chi dice di no? E' l'unico che sappia suonare la 106. Ma le porcherie che sta scrivendo adesso... Non mi piacciono. E gliel'ho anche detto in faccia. Cosima si arrabbia, dice che ci resta male. Ma io son fatto così, non ce la faccio a tacere quello che penso. Cosima si crede la virtù in persona, sempre lì a cercare di rimediare alla mia mancanza di diplomazia. E crede che non mi accorga che mi tiene nascosto tutto quello che può disturbarmi? Neanche fossi un bambino...
 
... che poi, mica lo capisce che mi resta poco... sì, i massaggi di questo dottore nuovo mi fanno stare meglio, ma ci vuole altro... alla minima fatica mi brucia e mi stringe qui il petto... mi tocca fermarmi ed aspettare che passi...
 
... Adesso vediamo cosa esce con il saggio sull'eterno femminino. Sarà l'ultimo. Al massimo scrivo qualcosa sulla musica religiosa italiana. Bello l'articolo di Cos sui Bayreuther Blatter. Solo una donna poteva mettere le cose tanto bene. Non so cosa sarebbe stato di me senza di lei. Dovevamo metterci assieme un quindici anni prima... ormai... è andata così. Inutile pensarci. Del resto, ho passato la giovinezza in un ambiente mediocre... poi ho trovato solo gente che mi ha deluso e tradito. No, meno male che ci sono Cosima e i bambini. Non riesco ad immaginare cosa sarei senza... il Re? Penoso, a fare il Re Sole alla Residenza. Perchè Rotschild non potrebbe darmi un milione?
 
... Bella l'idea di ieri. Mica sono Schumann o Brahms che fanno musica senza avere idee! Non ha senso scrivere sinfonie beethoveniane, in più movimenti con i temi contrapposti. Meglio un filo che si dipana, come nella Marcia Imperiale. Basta con il teatro. Meno male che Neumann non dà l'Anello qui a Venezia. Bayreuth... tempo di merda, un postaccio che non mi ha dato niente. Nessun senso dell'ideale, pensano solo ai soldi che ci possono guadagnare. Ci diamo una decina di rappresentazioni di Parsifal questa estate. Sarebbe bello rappresentare tutte le mie altre opere, cominciando da Tannhauser. Magari se ne occuperà Fidi. E' in gamba quel ragazzino. Forse un po' troppo tenero. Chi è meglio come precettore? Glasenapp... Stein? Boh... Arlecchino devi morire!"



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 8/4/2018 alle 16:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La chiesa di san Pietro a Spoleto
2 aprile 2018
Percorrendo la Flaminia, proprio sullo svincolo che conduce al posteggio della Spoletosfera, in posizione opposta alla città si vede la chiesa di San Pietro. Indietro rispetto alla strada, preceduta da una notevole scalinata, ha un interno insignificante - neoclassico intonacato di bianco, con qualche resto di affresco.

L'esterno però richiede una sosta attenta. Il rosone é solo un tondo vuoto, ma la cornice a mosaici e i ruvidi rilievi con i simboli degli evangelisti sono quanto di meglio il medioevo sappia dare.

Ci sono molti altri rilievi sulla facciata, decorazioni, un ingenuo san Michele che infilza il drago come se fosse un tacchino. Ma trovo anche delle storie interessanti. Ad esempio il racconto della morte di un peccatore, il cui cuore viene pesato sulla bilancia. Un bel disegno, nitido. Una narrazione distesa che mi ricorda un'analogo ciclo di sculture su un portale del Languedoc.

Ancora mi ha interessato la lotta tra l'uomo e un leone, con la vittoria della fiera che vedo così raffigurata come nella Tarasque del museo lapidario di Avignone, nonché in altre chiese dell'Italia centrale.

Pietro





permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 2/4/2018 alle 13:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
A Perugia con Manu
1 aprile 2018
Manu è l'abbreviazione di "Museo Archeologico Nazionale Umbro". Occupa i due chiostri del complesso di San Domenico e racconta il passato umbro dalla preistoria fino ai primi secoli dell'era cristiana.
 
All'interno del Manu si trovano anche lasciti sorprendenti, come una collezione di amuleti: ferri di cavallo, coralli, corna e corni, medaglie votive ed oggetti vari - anche strampalati come una stella marina napoletana destinata ad aiutare le partorienti. É facile sorridere di queste superstizioni quando ci si crede sicuri di esercitare, grazie alla medicina di oggi, il controllo sulle nostre esistenze.
 
Il centro attorno cui gravita il Manu è però la collezione etrusca. Prima ancora di entrare nel nucleo centrale del museo si può scendere alla ricostruzione della tomba Cai Cutu
 
Manu
 
É un insieme funerario trovato intatto. La penombra e la visione dall'alto del complesso creano un'atmosfera di estatica emozione.
 
Le urne sono sormontate dalle immagini dei defunti, sulla facciata la riproduzione di teste di Medusa o di episodi mitologici, sacrificio di Ifigenia, Ulisse e Scilla (o Penelope), scene di addio, viaggi agli inferi... Ben poco che ci lasci immaginare la vita quotidiana degli etruschi. Il Manu conserva la più lunga iscrizione etrusca che ci sia pervenuta ma non è da questa relazione commerciale che potremo ricavare chi sa quali informazioni.
 
Bellissimi i bronzi di San Mariano, decorazioni frammentarie di carri che lasciano intravedere una civiltá molto raffinata.




permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 1/4/2018 alle 13:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Perugia - Chiesa di Sant'Ercolano
31 marzo 2018
In un paese dove, quando si inciampa, si sbatte il naso in un'opera d'arte di grande valore, scorgo in fondo alla via una chiesetta alta e stretta, posta in cima ad una vezzosa scalinata barocca. La facciata é sobria ed elegante, con un bel portale e una torricina con orologio che é forse l'unico punto debole dell'edificio. É la chiesa dedicata a Sant'Ercolano, santo martirizzato tramite decapitazione, i cui resti sono conservati in questo edificio.
 
Sant'ercolano

 Come al solito gli orari di apertura sono strampalati: il portone si chiude alle 18 ma chi ha avuto la fortuna di entrare ha tutto l'agio di ammirarla. Non che ci voglia tantissimo tempo, la chiesa è piccolissima, ma stupisce per la sua altezza, per la cupola centrale e la ricchezza della decorazione barocca.
 
Tutto si snoda in un compatto spazio ottagonale tanto ridotto quanto sfarzoso. Alla fine l'unico elemento poco appariscente, ma non per questo meno interessante, è il sarcofago romano che fa da altare.
 




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Il 1882 nel diario di Cosima Wagner
27 marzo 2018
La vigilia della creazione di Parsifal Wagner mugugna nel sonno "me ne vado... soffro...". Le sue condizioni di salute sono di molto peggiorate dall'inizio dell'anno, quando - seppur con tanta fatica - aveva comunicato sulle note della marcia di Tannhauser il compimento dell'orchestrazione.
 
Il 22 maggio Blandina scoppia in lacrime all'idea che è l'ultima volta che festeggia il compleanno con il patrigno: è difficile dire se a questo pianto si mescoli la previsione del matrimonio con Biagio Gravina, programmato per l'estate prossima, o il presentimento che la salute di Wagner è in declino tale da rendere improbabile un altro compleanno. Del resto anche il maestro, partendo per Venezia, sente che non rivedrà più il suo cane.
 
Wagner ha l'atteggiamento di un malato terminale: insofferente verso tutte le piccole contrarietà che un tempo avrebbe affrontato senza batter ciglio, deluso ed amareggiato dalle fatiche necessarie per un allestimento che - ovviamente - non può essere all'altezza di quanto aveva immaginato componendo la sua opera. E per giunta il Re di Baviera, per il quale fa costruire l'avancorpo del teatro - destinato ad evitare al sovrano il contatto con i vili meccanici - neanche si prende la briga di venire a Bayreuth, preferisce giocare al Re Sole in qualche sua residenza.
 
Di rado Wagner presenzia a una rappresentazione intera di Parsifal, preferisce mangiare da solo mentre la moglie infaticabile si occupa di tutto, immagine della signora di ferro che si impadronirà di Bayreuth dopo la sua morte.
 
E' come se durante questo festival del 1882 l'anziano compositore avesse la visione del mondo che verrà. Un mondo che non sembra piacergli molto.




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Il 1881 nel diario di Cosima Wagner
26 marzo 2018
Una sera, per rientrare a casa, Richard si deve appoggiare agli alberi del parco reale - come un ubriaco - osserva stanco ed umiliato.
 
Su consiglio del  medico si decide rapidamente una trasferta a Palermo. Anche se Napoli ha una speciale posizione nel cuore dei Wagner, la capitale siciliana piace rapidamente alla coppia: la disposizione della città, l'intrico delle stradine (non c'è solo Victor Hugo a deprecare la rivoluzione che Haussmann ha portato a Parigi), l'architettura (Monreale piace anche al compositore).
 
Il giovane Siegfried passa il tempo a fare disegni dei monumenti, mostrando un talento che trasmetterà a Wieland e attirando l'attenzione dei palermitani che si mettono in crocchio attorno a lui per guardarlo lavorare o che notano la sua somiglianza con il babbo ("Tutto il tipo wagneriano!", così il commento di uno sconosciuto incontrato per strada). E' interessante che il ragazzino non mostri un particolare interesse per la musica, nè che il padre parli più di tanto di indirizzarlo alla sua stessa arte.
 
Curiosa una clamorosa incavolatura di Richard che esplode contro le arti figurative... Cosima sa per esperienza che in questi casi è necessario defilarsi, perchè contraddire l'irascibile Maestro significa rendere la tempesta ancora più forte.
 
Immagino quanto simili scenate facciano bene agli ormai quotidiani dolori al petto. La salute è un tema costante, che Cosima prende apparentemente sottogamba. Lei tiene il conto di quante pagine della partitura restano ancora da orchestrare, così da definire il Parsifal completo che le viene donato il giorno di Natale una pia fraus. Dal canto suo, lui mostra la lucida consapevolezza del suo stato e si mette tutti i giorni al lavoro per scrivere - foss'anche controvoglia - la sua pagina di musica.
 
Egli sa di avere due scadenze di fronte a sè: il secondo festival a Bayreuth, fissato per luglio, e la morte che sente più che mai vicina.
 
Perchè tanto affannarsi? Una sera, dopo un Crepuscolo degli Dei, infastidito dai vari "Tema del piacere di viaggiare" e "Tema della sventura", sbotta in un "Andrà a finire che mi si attribuiranno tutte queste sciocchezze!"



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Chez nous (A casa nostra): il "populismo" al cinema
18 marzo 2018
Pauline esita molto ad accettare la candidatura alle comunali sotto la bandiera di Agnes Dorgelle, leader politica in cui qualsiasi spettatore riconosce Marine Le Pen. Però si lascia convincere: il partito offre un'analisi esatta della situazione di una ex-roccaforte rossa, polverizzata da una crisi economica retta da una spietata burocrazia europea in combutta con la finanza.
 
Peccato che il lupo perda il pelo ma non il vizio: Pauline deve riconoscere di aver dei compagni di strada violenti e spregiudicati, che stanno sfruttando la sua ingenuità ed il suo idealismo. Si ritira... per essere subito rimpiazzata dalla sua amica nel ruolo di candidato-sindaco.
 
Un film amaro, che ha suscitato in Francia molte polemiche, ma che potrebbe sollevare più di una riflessione - non solo nell'Esagono.
 
La prima è che Pauline è il classico rappresentante della società civile, una brava ragazza volenterosa, davvero interessata a migliorare la vita dei propri concittadini, cosciente dei propri limiti, sincera e pulita... ma sfruttata da persone senza scupoli che si muovono solo per il potere. O siamo così ingenui da pensare che siano solo i partiti "populisti" a trattare il candidato come un prodotto da piazzare nel mercato elettorale?
 
La seconda è che abbiamo lasciato sdoganare frasi - e di conseguenza comportamenti - che un tempo non avremmo neanche osato pensare. Abbiamo lasciato risorgere la violenza, prima verbale, poi anche fisica, nell'illusione che la storia non si ripeta. Abbiamo abbassato la guardia, se non altro perchè - terza riflessione - il degrado socio-economico delle nostre periferie non viene preso in considerazione dai partiti mainstream, impegnati a dirci che sta andando tutto bene e a gonfie vele e talmente chiusi nel loro di fantasia da non capire come mai continuano a venire sfiduciati da un elettorato che invariabilmente non ha capito.
 
Per il soggetto trattato questo Chez Nous è un film impegnato politicamente, anche se non ha mai la supponenza didascalica che trovo per esempio in gente come Ken Loach. Riconosco la grande qualità della recitazione e del piglio narrativo a cui mi ha abituato il cinema francese.



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Il 1879 nel diario di Cosima Wagner
17 marzo 2018
"Richard ha passato una buona notte". A giudicare dalla soddisfazione con cui questa frase viene pronunciata mi viene il dubbio che Cosima - donna molto superstiziosa - dedicasse molto tempo a riti apotropaici che propiziassero notti serene e tranquille al proprio coniuge.
 
Ormai sappiamo quante volte Wagner si alza dal letto, cosa sogna, come vanno il bagnetto e la colazione. Lo seguiamo in tutte le attività del giorno, abbiamo il preciso resoconto di conversazioni, letture ed ascolti musicali. Ce lo troviamo a giocare a whist... non sempre con buona sorte: Cosima mal sopporta vederlo in difficoltà con le carte. E ci scommetto che provi a barare per consentirgli una vittoria. Del resto, ammette apertamente che esercita un controllo maniacale su tutto quello che può disturbare la calma del consorte.
 
La nostra non fa neppure una piega quando Richard si adira con Siegfried, colpevole - a 10 anni! - di voler ascoltare le danze ungheresi. Eh no! A Wahnfried Brahms e Schumann si ascoltano solo per svillaneggiarli! Ha miglior accoglienza, in rapporto, Mendelssohn: a Richard piacciono le ouverture e addirittura ammette di aver scopiazzato la Meerestille. I signori incontrastati dell'empireo wagneriano sono Bach, Mozart, Beethoven, Haydn e Weber. Handel ha avuto un quarto d'ora di favore con l'Ode a Santa Cecilia, ma il suo Alexander Fest non sfonda a Wahnfried. L'unico su cui esiste una tacita tregua è Liszt: Cosima finge di non accorgersi che il marito non apprezza molto le ultime composizioni di papà e il genero smorza le critiche verso una musica che non sente sua.
 
Sono tante le sorprese che troviamo in queste pagine.



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Il 1878 nel diario di Cosima Wagner
14 marzo 2018
La mattina di Natale del 1878 Cosima viene svegliata da uno strano rumore proveniente da basso. Nel salone di Wahnfried c'è un'intera orchestra sinfonica che sta suonando il preludio di Parsifal, che Richard ha orchestrato apposta per dare alla moglie un regalo di compleanno - e Natale - non meno straordinario dell'Idillio di Sigfrido.
 
E' un episodio - inspiegabilmente meno noto di quello analogo di Triebschen - che corona un anno sereno e felice. Per la prima volta nella sua vita Wagner può comporre nella tranquillità, senza assilli e problemi. Ed infatti il Parsifal scorre dalla sua penna senza intoppi, tanto che a fine anno è già partita la composizione del terzo atto.
 
Noi che sappiamo come andranno le cose leggiamo con preoccupazione che sono comparsi dolori frequenti all'emitorace sinistro. Oggi nessuno avrebbe risparmiato almeno un eco-cardio al compositore. Allora ci si accontentava di bere l'acqua di Ems e di cercare un formaggio meno pesante per cena. Richard però non sembra farsi illusioni e dice a Cosima "morirò senza che tu te ne accorga".
 
Le descrizioni molto dettagliate delle giornate ci offrono una vista molto precisa della vita a Wahnfried: discussioni, letture, ascolti musicali. Si spazia da Turgeniev a Leopardi. Gli immancabili Bach, Mozart e Beethoven ma anche - molto meno prevedibili - Chopin, e Mendelssohn.
 
Che però Wagner adorasse Meerestille und Gute Fahrt lo avevamo capito però dal plagio che ne aveva fatto nella Columbus-ouverture.



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Figlia mia
10 marzo 2018
Figlia mia presenta un triangolo fra la piccola Vittoria e le due madri: quella di sangue, Angelica, e la putativa Tina. I maschi sono gli amanti che passano come ombre sul corpo di Angelica e il marito di Tina. Quest'ultimo è un brav'uomo che con buonsenso osserva l'inutilità di una fuga con la bimba: la madre vera continuerebbe ad esercitare i diritti sulla figlia. Non comprende però l'esclusività del sentimento che lega la moglie a Vittoria, così che si condanna a restare sullo sfondo di questo affare di donne.
 
figlia
 
E' un'ora e mezza che si dipana lentamente, che prepara con pazienza lo scoppio del conflitto, la tragedia delle aspettative inconciliabili che le due madri continuano ad avere sulla medesima persona - i cui sentimenti sono maltrattati da un amore materno in cui si mescola, come spesso avviene, una buona dose di egoismo. Angelica e Tina antepongono il bene della figlia al loro desiderio di realizzarsi in lei. Non si chiedono quanto il loro personale interesse danneggi l'amor proprio di una bimbetta che si sente abbandonata e/o caricata di aspettative esagerate.
 
Le attrici protagoniste sono estremamente brave, specie la più giovane, Sara Casu, che riesce nel ruolo molto difficile di Vittoria.



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Da Kandinski a Cage: Pittura e musica a Reggio Emilia
9 marzo 2018
A chi mi domanda il significato di un quadro astratto rispondo invariabilmente facendo un'analogia tra musica assoluta ed arte figurativa: il pittore ha voluto disporre colori e forme secondo simmetrie paragonabili a quelle che usa Beethoven scrivendo una forma sonata. Peccato che i lavori musicali più amati abbiano un titolo (Patetica, Pastorale, Appassionata) che fornisce un appiglio extra-musicale. E quando l'appiglio non esiste lo si cerca... chi non conosce il preludio della goccia o il destino che batte alla porta?
 
Certamente la mostra di Reggio Emilia affronta questo parallelismo - e lo sottolinea con forza per esempio parlando di Klee e Melotti.
reggio
 
Rimarrebbe però alla superficie delle cose se si limitasse solo a questo.
 
Si vogliono analizzare le relazioni tra arte figurativa e musica. La si prende un po' alla lontana, iniziando con le pretese wagneriane di Gesamtkunstwerk (scrivo pretese perchè il compositore di Lipsia ci capiva poco di pittura) ma ci si immerge subito nel tema con i dipinti di Arnold Schonberg. Si tratta per lo più di tele che forniscono un'idea di come allestire la Gluckliche Hand, ma non solo
 
reggio
 
Ci si occupa di Ciurlonis, altro artista ugualmente valido come musicista e pittore.
reggio
e poi c'è ampio spazio per Kandinsky, Werefkin, Turcato...
 
reggioIl tutto accompagnato da musiche che - se non direttamente collegate con i quadri esposti - almeno danno un'idea dello Zeitgeist in cui essi sono nati.
 
Interessantissima la parte conclusiva dedicata a John Cage. Non potevano mancare un video del celebre 4'33" nè la rievocazione della sua comparsa in un Lascia o Raddoppia con Mike Bongiorno. Viene perfino offerta la possibilità di entrare in una camera anecoica per far percepire l'impossibilità di non essere immersi nel suono. Ma il vero interesse che ho trovato in questa sezione viene dallo scoprire lavori pittorici di Cage e dal rendermi conto che le sue partiture sono anche belle visivamente.
 .reggio
 



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Amy Beach
8 marzo 2018
Per la piccola Amy chiuderle il pianoforte era la peggiore punizione immaginabile. Si poteva quasi dire che la ragazzina respirasse musica: se non aveva a disposizione uno strumento componeva nella propria testa e memorizzava la musica per il felice momento in cui avrebbe potuto mettere le mani su una tastiera.
 
Anche se Boston è forse la città più europea e colta degli Stati Uniti, Amy - Cheney da nubile, Beach da sposata - è autodidatta. Viene apprezzata in pubblico per le sue qualità di pianista. Il marito però, un medico molto più anziano di lei, non gradisce che la compagna si esibisca come concertista - se non nell'ambito di pochissime apparizioni per beneficenza - e l'obbliga a limitarsi alla composizione.
 
Forse tutto questo è un bene per noi. Amy Beach è molto prolifica: scrive un concerto per pianoforte, la sinfonia gaelica, una buona quantità di lieder e molta musica da camera. La sua musica acquista una certa rinomanza che non scemerà affatto durante la vedovanza. Anzi questo periodo le offre la possibilità di viaggiare in Europa e di impegnarsi nella diffusione della educazione musicale.
 
Muore a New York nel '44.
 
Propongo come ascolto il suo quintetto con pianoforte. Forse sarebbe meglio parlare di concerto per pianoforte e quartetto d'archi: un primo tempo in forma sonata preceduta da un'introduzione adagio; una bella melodia nel movimento centrale tripartito e un finale molto interessante per la varietà di atmosfere che propone.
 
 
 



 
 



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Il 1877 nel diario di Cosima Wagner
6 marzo 2018

La notte di san Silvestro Cosima annota che il 1877 termina in un'atmosfera felice e serena molto diversa dal tono mantenuto da tutto questo anno. Wagner, analogamente a tutti coloro che vanno per la prima volta al festival di Bayreuth, vorrebbe ripetere l'esperienza. Non riceve la solita lettera della biglietteria "A causa del numero estremamente grande di richieste non siamo in grado di soddisfare..." Piuttosto ha la visione dei numeri che impietosamente fotografano un deficit da brivido.

Solo Vienna rappresenta una Valchiria che, seppur con tagli nel secondo atto, comincia a mostrare il proprio destino di opera prediletta della Tetralogia. Il timido sondaggio di Amburgo, che sembra interessata a dare l'intero Anello, muore sul nascere: non c'è solo il deficit del festival ma anche il mediocre risultato della serie di concerti che Wagner dà a Londra.

Quest'ultima è un'impresa condannata sul nascere - gli organizzatori sono in bancarotta - funestata anche da problemi con i cantanti che obbligano a numerosi cambi di programma. A Wagner Londra evoca immagini di Nibelheim; Cosima invece posa per Burne-Jones e conosce William Morris - figura fondamentale per il wagnerismo britannico. Se i registi moderni non fossero impegnati a scervellarsi per scoprire l'acqua calda potrebbe essere interessante un Wagner in salsa pre-raffaellita. Di certo ci farebbe toccare con mano l'immaginario del creatore.

Di fronte al silenzio del re bavarese - che già da anni preferisce alle bianche vesti del cavaliere del cigno lo sfarzo Luigi XIV delle Versailles bavaresi - non resta che pubblicare l'Idillio di Sigfrido, lavoro semplice che trova presto spazio nel repertorio contribuendo non poco a rasserenare l'aria di questo 1877.




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Morto Stalin se ne fa un altro
4 marzo 2018
Il titolo "Morto Stalin se ne fa un altro" fa immaginare una commedia che ovviamente non può esserci: si sta parlando di una dittatura sanguinaria e della lotta senza esclusioni di colpi per nominare il despota che dovrà continuare l'eredità di Stalin, in modo forse meno cruento, ma ugualmente duro e imperturbabile nella burocratica gestione del male.
 
stalin
 
Chi conosce Sostakovich sa però che se non si può fare commedia sul male insito nel comunismo è sempre a disposizione l'arma dello sberleffo, del ghigno grottesco e deformante, come le musiche di Cajkovskij alterate in modo spettrale nella stupenda colonna sonora. E allora il film offre il sorriso sarcastico ed amaro della spontanea disperazione dei compagni del comitato centrale di fronte alla salma dell'ingrigito Stalin (mi vengono in mente le comparse che esultano guardando di sottecchi Kim Jong Un che ha appena lanciato un nuovo missile sul Pacifico), un Nikita Kruscev sosia di Homer Simpson, oppure il generale pieno di tintinnanti medaglie Zukov.
 
Certo, non bisogna mai dimenticare che queste nullità hanno realmente causato sofferenze, morti e distruzioni e provocato danni irreparabili. Pensiamo però che Napoleone e la sua cricca fossero tanto meglio delle marionette messe in scena da Armando Iannucci? Mi viene in mente il Riccardo III di Shakespeare che domanda un cesto di fragole poco prima di eliminare Buckingham: è la stessa miscela agrodolce che domina questo film.
 
Peccato che un lavoro così interessante scivoli poi sulla sciatteria di cartelli e nastri commemorativi scritti in inglese, come sul Gyorgy pronunciato all'anglosassone.
 
Questo Stalin va visto, specie oggi che ridendo e scherzando la democrazia si sta restringendo a macchia d'olio.
 
 



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Il 1876 nel diario di Cosima Wagner
28 febbraio 2018
L'enormità della impresa compiuta da Wagner in questo 1876 con il suo primo festival si misura dal fatto che ancora oggi allestire la Tetralogia rappresenta uno sforzo importante anche per teatri di prima grandezza.
 
Si fatica a selezionare i cantanti (un'Odissea la ricerca di una Sieglinde che all'atto pratico si rivela mediocre) e far imparare loro le parti. E districarsi tra contratti, onorari, ferie necessarie per esibirsi a Bayreuth dove - tra l'altro - mancano gli alberghi. Wagner si lamenta che i suoi concittadini vedono solo il lato economico della faccenda, trascurando quello ideale ed artistico. Ma va avanti, nonostante piova nel teatro, la buca d'orchestra sia troppo piccola, la macchina del fumo non funzioni come si deve, i fondali non siano dipinti bene e i costumi siano insopportabili (sembrano capi indiani, osserva stizzita Cosima).
 
Al termine della terza serie di rappresentazioni, nonostante un deficit stellare, i coniugi Wagner intraprendono il primo di un'interessantissima serie di viaggi italiani.
 
E' curioso poter seguire Cosima, niente affatto sprovveduta ed assai curiosa in fatto di arti figurative, per le strade di Verona, Venezia e Bologna. Ma ancora più interessante è l'impressione suscitata da Napoli. I suoi colori, il chiasso, la gente, il suo carattere popolare e indifferente al fatto di cronaca nera. Si ammirano i ragazzini che si tuffano in mare per ripescare le monete lanciate dai turisti, si percorrono le strade a dorso di mulo e ci si ferma a vedere le ragazze danzare la tarantella. Meno appassionante Roma, grande città con molte opere d'arte ma meno vita. E sono d'accordo con Richard che storcendo il naso di fronte al palazzo cesariano (San Pietro) pensa al buon Martin Lutero.
 
Le grane economiche rimangono sullo sfondo, in questa dorata parentesi prima del rientro a Bayreuth con i problemi del profondo rosso del primo festival.
 
 




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Korngold - Die Tote Stadt - Holten Helsinki (2010)
26 febbraio 2018
Paul ha trasformato il proprio appartamento in un mausoleo dedicato al ricordo della moglie morta: il pavimento è cosparso di reliquiari, sugli scaffali delle pareti laterali ci sono fotografie della defunta. A differenza di quanto previsto dal libretto, Holten ci propone non un ritratto ma la morta in carne ed ossa, che esce da sotto la coperta del letto posto in mezzo alla stanza. E' il solo Paul a vederla e ad interagire con lei. Durante la parte finale della lunga fase onirica la sua immagine appare sbiadita, come in una fotografia ingiallita. E' un espediente che ci prepara al complesso finale: all'abbandono da parte di Paul dei luoghi in cui egli ha conosciuto sì la felicità ma anche il dolore di una perdita.
 
Irreparabile? Il regista potrebbe dare la risposta che non troviamo nel libretto. Holten preferisce tacere e lasciare aperto il finale. Con questa provvidenziale reticenza egli salva uno spettacolo bellissimo in cui non ha sbagliato alcuna mossa. I colleghi di Marietta sbucano dal letto, che usano come se fosse una barca a remi; la processione mostra figure che sbucano da finestre simili a quelle dei calendari dell'avvento, aperte sulle case di una Bruges rosso sangue che occupa lo sfondo di una scena interamente scura.
 

Paul, un ruolo in cui predomina l'elemento lirico, tormentato e difficile, che si macera nel proprio dolore intimo e rifiuta il mondo esterno sembra pensato apposta per Klaus Florian Vogt, che conferma per l'ennesima volta di dover scegliere attentamente quali personaggi mettere in repertorio. Al suo fianco Camilla Nylund è credibile e spumeggiante, una donna piena di vita e allegra il cui arrivo deve scuotere il mondo interiore di Paul.

Ottimi gli altri cantanti e del tutto notevole la direzione d'orchestra assicurata da Mikko Franck.

 



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Il 1875 nel diario di Cosima Wagner
24 febbraio 2018
A fine 1875, Wagner fa grosso modo un mese e mezzo di permanenza a Vienna per dirigere Tannhauser e Lohengrin. Se la vita mondana non impedisse a Cosima di lasciarci più di qualche annotazione telegrafica avremmo un documento di eccezionale interesse.
 
Anche così però non mancano notizie succose. I coniugi Wagner ascoltano il Requiem di Verdi - di cui è meglio non parlare - la Carmen di Bizet - che invece interessa talmente tanto che tornano due volte in teatro per assistervi (esattamente come farà il Nietzsche anti-parsifaliano). Incontrano poi Brahms, in presenza del quale sentono il quartetto con pianoforte, che non suscita quei grandi entusiasmi nella nostra coppia.
 
Se Scarlatti eseguito a Wahnfried nei giorni di Natale non procura grande piacere, l'Ode a Santa Cecilia di Handel udita a Vienna è una notevolissima sorpresa - non solo per il bravo soprano, da invitare subito a Bayreuth - ma proprio per la fattura della musica.
 
Abbiamo un riflesso delle polemiche da cui Wagner si fa accompagnare, dell'astio dei giornali e del successo delle rappresentazioni, con musicisti e maestranze entusiaste dell'esperienza artistica cui sono chiamati a collaborare. E pensare che in fondo stiamo parlando di opere vecchie, lontane stilisticamente da quanto il nostro sta producendo, e che a Bayreuth farebbero tutt'altra impressione.
 
Tra le righe di questi frettolosi resoconti vediamo nascere l'idea dei festival come luogo per "rappresentazioni esemplari". E poi abbiamo un riflesso degli interessi artistici se non di Richard, impegnato con prove e diatribe organizzative, di Cosima che si reca all'Albertina a rimirarsi i disegni dei grandi artisti del passato.
 
E' vero che io ho sempre trattato Cosima come una madame Verdurin, però - tra tutte le sue eccentricità ridicole - come la signora dalla fronte bombata per colpa dei troppi Wagner e Beethoven anche la figlia di Liszt era colta e capiva benissimo l'arte. Su quella figurativa in particolare sembra anche molto più ferrata del coniuge



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Futurismo alla Fondazione Prada (Mi)
19 febbraio 2018
Alcune opere in mostra alla Fondazione Prada le ho già viste, pure di recente, in altre occasioni, nell'anonimato di un museo o nel rigoroso ordine cronologico di qualche retrospettiva.
 
Alla Fondazione Prada il contesto è del tutto diverso: si vuole portare la nostra attenzione sui rapporti che intercorrono tra futurismo e dittatura fascista.
 
Un tema vasto e spinoso. Nella stessa epoca nazisti e sovietici fanno cadere la mannaia sul modernismo, degenerato o formalista. Il fascismo invece si appropria di temi e modi espressivi del futurismo e li incanala nella propria narrazione propagandistica.
 
Per esempio il Guerra-Festa di De Pero riassume alla perfezione l'idea di una guerra rigeneratrice
Prada
 
Il ferito sulla sinistra ci lascia indifferenti come Willy Coyote spiaccicato in fondo al canyon ed il cannone sputa strisce colorate che quasi anticipano il sottomarino giallo dei Beatles. E' la rivoluzione di un mondo rurale che si apre alla modernità, all'ebbrezza di industria, elettricità, forza motrice e velocità.
 
Le case a squadrate, gli ambienti neoclassici, oltre a rimandare a uno Zeitgeist che vuole rigenerare razionalmente il mondo, si ritrovano nella monumentalità fascista
Risultati immagini per monumento ai caduti como
a cui abbiamo fatto il callo, tanto è diffusa ancora oggi.
 
Ed è impressionante la ricostruzione dell'ambiente della mostra della rivoluzione fascista, in cui è ancora più chiara la contiguità tra futurismo e mondo fascista.
 
L'espressione artistica non è neutra, si incanala nel quotidiano. Anche quando prospetta la rottura di un ordine costituito  con suoni, rumori e parole in libertà, essa può diventare il veicolo con cui la propaganda di un regime dittatoriale diffonde le proprie parole d'ordine.
 
Per questo ritengo istruttiva ed importante la mostra offertaci dalla fondazione Prada fino al 25 giugno.



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Ziad Doueiri - L'insulto (Libano 2017)
17 febbraio 2018
In Medio Oriente dare del cane a una persona costituisce un grave insulto. Se poi è il palestinese Yasser ad offendere un cristiano-libanese le cose possono sfuggire facilmente di mano. Toni, il cristiano, ha dei tratti da carattero-patico border... pretende le scuse del palestinese. Questi le presenta, ma non nel modo dovuto. Allora è Toni ad affermare che Sharon avrebbe fatto meglio a sterminare i palestinesi. Con un pugno allo stomaco partono anche due costole di Toni cui viene un pneumotorace. Sono così a rischio di vita Toni, sua moglie e la figlioletta che nasce prematura... Dato che la corte d'Assise proscioglie il palestinese si va in appello, dove si scontrano avvocati di prima grandezza dietro ai quali si intravedono questioni politiche e sociali irrisolte. Scontri in piazza tra le fazioni in cui è divisa la società libanese, perfino il presidente della repubblica convoca i due supplicandoli di riconciliarsi. La soluzione è affidata a un dibattimento da cui salta fuori che entrambe le parti hanno ugualmente sofferto per un passato di soprusi. Toni e Yasser sono entrambi vittime di giochi superiori a loro.
 
Il passato non si può modificare, bisogna trovare la forza di accettarlo e di voltare pagina. Questo il messaggio espresso da Insulto. Un film che può essere apprezzato anche da chi - come me - conosce pochissimo della realtà libanese. E una parabola universalmente valida: la pellicola mostra che basta davvero poco perchè due nemici acerrimi trovino un modus vivendi, che il più delle volte le divisioni sono nella nostra immaginazione e non corrispondono ad alcuna realtà esterna, anzi siamo tutti come i capponi che Renzo conduce dall'Azzeccagarbugli.
 
Ed in un'Italia dilaniata da una mediocre campagna elettorale ci viene spiattellata sul muso la terribile potenza delle parole - non solo l'insulto cane, ma tutto l'incitamento propagandistico contro l'altro.
 
Mi piace assistere a spettacoli che raccontano la vita di luoghi e persone lontani, ai margini della nostra percezione. Qui abbiamo un regista capace, con dei buoni attori. Ritmo vivace, narrazione coinvolgente, che commuove... ma anche la capacità di mostrare che queste vicende di un mondo periferico toccano da vicino anche la rassicurante - e fallace - tranquillità del viver nostro occidentale.



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Il 1874 nel diario di Cosima Wagner
16 febbraio 2018
Cosima si scusa con il figlio Siegfried, ormai il vero destinatario dei suoi quaderni, per il modo frammentario e lacunoso con cui relaziona il 1874. La poverina, dopo anche più settimane senza avere il tempo di prendere in mano il diario, deve ricostruire con la memoria gli eventi fondamentali da mettere sulla carta. Ha tutta la solidarietà di chiunque sia passato attraverso un trasloco.
 
E che trasloco è il suo: Wagner non avrebbe mai accettato, a differenza di Verdi, di vivere come un contadino in una cascina circondata dai campi che lui stesso amministra. Egli deve teatralizzare la propria esistenza. Ha bisogno di dare un nome fantasioso alla propria dimora, di munirla di motti che vengono fraintesi. Spende 400 talleri per il graffito che raffigura Wotan nei panni del Viandante. Di fronte al rendiconto finanziario che si è fatta preparare, Cosima sospira "avrei lasciato volentieri la facciata senza decorazione". Ma tutto è vano: il marito non intende ragioni e tutto sommato ha una tale sconfinata fiducia in se stesso da sognarsi ben accolto da Bismarck e Federico il Grande.
 
Ad essere onesti la maggior parte dei sogni riferiti da Cosima nel suo diario sono incubi. Alcuni legati alla mancanza di denaro, molti alla sua situazione sentimentale. Spessissimo Wagner si ritrova di fronte alla rediviva Minna cui fa da contraltare una Cosima che ha fatto le valigie.
 
E sono interessanti pure i sogni di contenuto artistico: gli orchestrali si rifiutano di obbedire; un Tristano nel cui secondo atto compare un grande balletto o in cui si interpolano arie e cabalette. E che dire di un Olandese Volante nel cui finale il protagonista si ritrova nella sala delle filatrici in compagnia di poliziotti?
 
Richard si sveglia sudato urlando "Cosa fanno con le mie cose?" ...e grazie a Dio non si trova nel XXI secolo.



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Marco Tutino - La ciociara
12 febbraio 2018
Fin dalle prime battute dell'opera mi sono dato dei pizzicotti per essere sicuro di non sognare: questa "Ciociara" è l'opera che avrebbe scritto Puccini se fosse ancora vivo. Il tenore si congeda con un'aria degna di Cavaradossi, con tanto di acuto strappa-applauso. E il finale è caratterizzato da una bella melodia, molto ampia, nella migliore tradizione operistica italiana. Ti si appiccica alla memoria, manderebbe in sollucchero Chopin - ma anche Wagner... non posso non pensare a quello che il tedesco diceva della tradizione popolare che continua nell'opera italiana. 
 
Tutino non sta facendo del colore locale - come potrebbe forse essere la citazione de "La strada nel bosco". Tutino assume orgogliosamente decenni di tradizione operistica, afferma felice che la tonalità è tutt'altro che morta e che anzi ad essere irrancidite sono le sorti magnifiche e progressive del serialismo. Egli vuole strappare a Sibelius la palma del "peggior compositore al mondo". Usa tutti gli strumenti orchestrali moderni, conosce a menadito anche Alban Berg - che sapore di Wozzeck nel valzer dell'ultima scena, straniato quanto basta per farci capire che la guerra non è ancora finita perchè non abbiamo fatto i conti con il passato ed abbiamo in mezzo a noi l'ex-fascista diventato partigiano. Tutino vuole scrivere un'opera tradizionale, nella forma e nei mezzi espressivi usati, un lavoro che si riannodi a un passato tutt'altro che morto. Si può scrivere ancora tanta buona musica in do maggiore. E una volta passato il mio stupore per questa musica così orgogliosamente passatista, mi accorgo di essere commosso.
 
La Ciociara di Tutino è un ritorno ai fondamentali. La regia è rigorosamente tradizionale, ricostruisce fedelmente gli anni dell'ultima guerra, ci propone filmati in bianco e nero. Bisogna andare al teatro d'opera per veder sparire le oscene colorizzazioni dei documenti storici del passato. 
 
Una restaurazione? Un compositore e un pubblico, che addirittura applaude a scena aperta, che osano dichiarare la fine di un'epoca di menzogne? Lo diranno i prossimi anni. Intanto mi auguro che questa Ciociara entri in repertorio.
 
Non le sarà facile. Dovrà superare il fuoco di fila dei nostalgici di Adorno. Ma dovrà tenere uno standard esecutivo altissimo. Gli artisti che hanno realizzato questo allestimento sono tutti molto bravi (la Antonacci è riuscita perfettamente nei panni che ha indossato la Loren!) e meritano tutta la nostra ammirazione.
 
Per il momento teniamoci stretto questo video.



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Dino Risi - La stanza del vescovo
11 febbraio 2018
Il disdegno con cui accolgo la varietà di espressioni facciali di Ornella Muti è pari all'apprezzamento che ho per le sue doti fisiche. E dire che mentre si masturba davanti allo specchio la Muti sembra proprio una di quelle estatiche donne che Luini, ben conscio -  a detta di Piero Chiara - della sensualità delle proprie conterranee, aveva riprodotto sulla tela.
 
Ovviamente Risi chiede alla Muti solo di mostrare il proprio personale: la recitazione tocca ad altri, nella fattispecie a Ugo Tognazzi, del tutto a suo agio nel ruolo del viveur di provincia, volgare, sfacciato ma in fondo irresistibile, visto che batte regolarmente il ben più giovane e fisicamente dotato Marco Maffei. E' il solito personaggio di Tognazzi, sucida mescolanza di miseria e nobiltà, che torreggia su Maffei (un altro a cui si chiede solo di essere bello) e che diventa il sole attorno a cui ruotano tutti gli altri personaggi, anche quando sono interpretati da fuoriclasse come Piero Mazzarella.
 
E' bella l'atmosfera del lago, la capacità di creare un film che non sfigura di fronte a Piero Chiara.



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La mafia uccide solo d'estate
7 febbraio 2018
All'inizio del film l'indimenticabile brano di "Bontà loro" (un antesignano di "Porta a Porta") in cui Andreotti confida a Maurizio Costanzo e a qualche milione di italiani di aver fatto la dichiarazione d'amore alla futura moglie... in un cimitero. Come il presentatore televisivo Corrado, Andreotti con la sua serafica perfidia mista ad un mellifluo sarcasmo intriso di understatement trasteverino ha sedotto tanti adulti in età di voto. Perchè non avrebbe potuto innamorare anche un bambino? Mentre i coetanei del piccolo Arturo si interessano a calciatori e cowboy lui preferisce idolatrare il leader democristiano.
 
Difficile dire in cosa Arturo sia diverso dai genitori, incuranti della contraddizione che c'è tra dire che la mafia non esiste e rimorchiare la bella compagna di classe promettendole l'incontro con un mafioso. Come gli adulti, anche Arturo non mette in discussione il potere e si immagina che il giornalista sia semplicemente il portavoce di chi comanda. E dire ad Alberto Dalla Chiesa che si è sbagliato di regione perchè la delinquenza è altrove - in Campania o in Puglia - è ciò che fanno ancora oggi tanti italiani convinti che la casta sia altrove, che i privilegi insopportabili da tagliare siano quelli degli altri...
 
Per questo, pur avendo apprezzato questo film non condivido completamente il finale ottimista: a mio avviso la lotta alla mafia e la conversione alla legalità non si compiono davanti a lapidi e monumenti, ma nella fatica del quotidiano, nel decidere che vale la pena rinunciare per il bene comune ad un vantaggio momentaneo ed effimero.
 
 



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Don Giovanni a Fontainebleau?Boh!
2 febbraio 2018
Questo Don Giovanni, firmato da Manon Savary (figlia d'arte) e Patrick Poivre D'Arvor (giornalista televisivo meglio noto come PPdA) ha girato per la Francia in spettacoli operistici all'aperto.
 
Non capisco perchè queste occasioni di "opera portata al popolo" diventino mediocri volgarizzazioni che offrono un pallidissimo simulacro del lavoro che presentano.
 
Il video mostra una scena su due piani: sotto la pedana superiore sta rannicchiata l'orchestra. Potrebbe essere un buon espediente - modello Festspielhaus - per amplificarne il suono. Temo però che il tutto sia stato guastato da ampio uso di microfoni ed altoparlanti: l'orchestra suona piatta, con poca dinamica, in modo sciatto ed impreciso. I tempi sono molto rapidi e talvolta anche inspiegabilmente ballerini (Non ti fidar o misera da mal di mare); non credo che il Don Ottavio di Sébastian Obrecht sopravviverebbe senza un microfono - un tempo un po' più lento lo avrebbe probabilmente lasciato senza fiato. Alcuni cantanti hanno anche belle voci (Albane Carrère e Sabine Revault d'Allonnes) ma appaiono lasciati a se stessi. Per esempio Matthieu Lécroart ha l'idea di fare una bella ornamentazione "improvvisata" su "maestosa" dell'aria del catalogo. Oh bella! Ma si è mai accorto dell'attenzione con cui Mozart dipinge musicalmente il testo? E' evidente che questo re sopra il rigo tenuto per più di due battute vuol dare l'idea di una femmina di immani proporzioni, esattamente come le notine di valore più basso su cui si canta "la piccina" sono la rappresentazione di una donnina minuta e magra. E allora dobbiamo cercarci un altro punto in cui improvvisare, pena la demolizione del lavoro di Mozart.
 
Sto cercando il pelo nell'uovo. Ci sono elefantiaci tagli ai recitativi, nonchè ai numeri. Evidentemente per PPdA e Manon il pubblico estivo non sopporta certe lunghezze mozartiane ed ha bisogno dell'aiutino di qualche sciagurato taglio (lo scempio ai danni del sestetto del secondo atto è un crimine contro Mozart).
 
Visto che si tratta di un video, che si ha pure il cattivo gusto di vendere in DVD ufficiale,
PPdA
dovrei pure dedicare qualche parola alla regia.
 
PPdA e Manon sono tradizionalisti e quindi sollevano in alto la spada come i Neuenfels innalzano i loro smart-phone. Donna Anna gironzola senza arte nè parte mentre da didascalie dovrebbe resistere al molestatore Don Giovanni. Un po' di figuranti-riempitivo (c'è perfino una processione di incappucciati dietro un crocifisso). Non si può dire che ci sia una frattura tra orchestra e scena: in entrambi i livelli regna la stessa approssimazione.
 
Forse è meglio che PPdA torni a fare TG e che Manon lasci stare i mani familiari.



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Udine
30 gennaio 2018
Nemmeno io sono così snob da andare a Udine per la chiesa di Sant'Antonio Abate: una facciata bianca, stretta ed alta come tantissime. Però è all'altro capo di un ponte che attraversa il canale, in una disposizione che mi ricorda - anche se in piccolo - il ponte triplice di Lubiana con la chiesa, certo ben più monumentale, di San Francesco.
 
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Appena a fianco c'è il palazzo arcivescovile. La scala d'onore, con i suoi stucchi pastello mi trasporta oltre Tarvisio. Sulla volta il piede in stucco dipinto di un angelo ribelle sbuca dal soffitto secondo un sistema che trovo ripetuto ad nauseam nella residenza di Wurzburg (ma anche nella bassa pavese, dentro il castello di Chignolo Po).
 
udine
 
Il meglio della galleria del Tiepolo ha ancora da venire.
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Il volto di Isacco ha un'espressione tranquilla, come se fosse indifferente alla prospettiva dello sgozzamento. Però la gonna alla Marylin Monroe dell'angelo che scende dal cielo per salvarlo è straordinaria e mi fa pensare ad un vescovo discotecaro dalla tunica svolazzante che avevo visto nella Chiesa della Collegiata a Salisburgo. Evidentemente però a Tiepolo dovevano piacere gli angeli-dervisci, visto che li intravvedo anche nel vicino sogno di Giacobbe
udine
E poi il bellissimo giudizio di Salomone, con la prospettiva dal basso che ci mostra la balaustrata di un palazzo aperto verso il cielo.
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Straordinaria la regia teatrale che pone il sovrano in un triangolo grande formato da un arazzo dorato che domina, giustamente, la piramide piccola costituita dal ghignante carnefice, dalla madre vera, dall'abito blu e bianco, e da quella falsa, dalla bocca cattiva e con un vestito dai colori freddi come quelli del pargoletto morto. E poi tutt'attorno la solita teoria di comparse che arricchiscono zeffirellianamente la scena.
 
Se ritrovo un po' di atmosfera germanica nel portale dell'Incoronazione, sul fianco sinistro del duomo ritorno nel mondo veneto di piazza della Libertà
udine
 
E' un regno che  - pur con tutti i meticciati che io posso cercare - è tanto orgoglioso da offrire nell'Oratorio della Purità una messa in friulano.



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Il 1873 nel diario di Cosima Wagner
29 gennaio 2018
Ogni tanto Cosima mi fa pena. La gelosia che Richard prova per il suocero la obbliga a rinunciare alla trasferta a Pest, dove si festeggiano i cinquant'anni di carriera di Liszt.
 
Non che i rapporti diretti con il padre siano rose e fiori: Franz critica l'educazione data alla prole e le consiglia di affidare a qualcun altro l'educazione delle figlie di primo letto. Mi sembra un'esortazione molto dura, da parte poi di un padre tutto sommato mediocre. La pagella di fine-anno della primogenita mostra che il vecchio genitore non aveva però del tutto torto e che ci sono problemi non risolvibili con pentimento ed espiazione (che per Cosima hanno il ruolo di veleno e pugnale per Osmino).
 
Con Richard meglio non parlare di risparmio: anche il 1873 è anno di spese che superano di gran lunga le entrate. La costruzione del Festspielhaus e di Wahnfried sono un pozzo senza fondo. Il Re di Baviera tace, il principe ereditario di Prussia viene a Bayreuth senza visitare il cantiere del teatro, la circolare di Richard ai patroni raffredda umori già non molto entusiasti. Ma Cosima non ha il coraggio di sconsigliare al marito di rinunciare al graffito della facciata di Wahnfried o al proprio busto.
 
Ed allora, come Siegfried e Brunnhilde, i nostri Richard e Cosima corrono ridendo verso la rovina economica, consci di essere appesi al filo del favore di un sovrano debole di mente e stravagante, perso in sogni di Luigi XIV e lontano sia dal mondo artistico dei suoi protetti che dalla politica quotidiana.



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Il 1872 nel diario di Cosima Wagner
24 gennaio 2018
Il 22 maggio del 1872 Wagner festeggia il proprio compleanno posando la prima pietra del Festspielhaus. La pioggia battente infradicia i corpi, ma non smorza l'entusiasmo degli spiriti: nel teatro dei Margravi la Marcia Imperiale e la Nona Sinfonia di Beethoven ottengono un grande successo. Cosima viene chiamata sul palco assieme ai figli - anche a quelli di primo letto, ciò che suscita una reazione infastidita di Hans von Bulow.
 
Se la farà passare: così è deciso nel consiglio divino (cioè di Richard) e Cosima non ha dubbio su chi abbia la precedenza.
 
O quasi...
 
Pochi mesi più tardi l'intenso lavoro diplomatico in atto fin dal 1870 permette l'incontro fra i coniugi Wagner e Franz Liszt. Nell'introduzione all'epistolario Liszt/Wagner pubblicato da Passigli, Mario Bogianckino sosteneva che l'improvviso inaridirsi della corrispondenza tra i due musicisti all'inizio degli anni '60 può essere attribuito ad un amore tra Richard e Blandine, l'altra figlia di Liszt.
 
Io opto per spiegazioni più banali: non solo lo scandalo di Tannhauser ha dato a Wagner la celebrità, ma l'incontro con il Re di Baviera ha reso superfluo l'aiuto di Liszt. Si aggiunga che la trasformazione del pianista-divo in abate che scrive il ponderoso Christus (lavoro che a Bayreuth viene mal visto, con il suo profumo di cattolicesimo) allontana artisticamente i due uomini. Certo, a Weimar avviene una riconciliazione personale, Cosima ribalta addirittura il suo giudizio sul sopraccitato Christus, ma Wagner mal sopporta la vicinanza con il suocero, di cui è gelosissimo. Ancora a una settimana dal rientro in sede Richard ha un forte scoppio d'ira al solo pensiero dell'intimità di Cosima e Franz. Grande stima e affetto, ma nel pollaio wagneriano c'è spazio per un solo gallo.



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