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SottotettiGiuseppe
Tutte le arti hanno una sola patria: il nostro cuore assetato di bellezza
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Giornico
16 maggio 2012
A pochi chilometri a nord di Biasca, Giornico è il tipico paese di montagna, con le sue case nere e tristi. Il Ticino qui è un torrente che divide in due il borgo e corre tra dei giganteschi ed impressionanti massi bianchi. Le due metà del villaggio sono unite da alcuni ponti in pietra a schiena d'asino e una sola arcata. Stupendo. C'è anche un grotto proprio in riva al fiume, con pergolato e vista sui ponti.

Sul lato sinistro del Ticino si trova Casa Stanga, sede di un museo locale attualmente chiuso per restauri, abbellita da diversi stemmi.

Sono venuto qui per la chiesa di San Nicolò, dall'altra parte del Ticino. Mi sembra di essere nella chiesa di Combray, di penetrare nella profondità dei tempi merovingi. Già all'esterno noto alcune sculture molto belle, una  volta penetrato nella chiesa mi debbo abituare al freddo e soprattutto all'oscurità. Ma una volta passato il primo momento di disorientamento godo della particolare architettura, con una cripta a livello terreno sormontata da un coro con altare affrescato (Natività) e catino absidale con il solito Pantocratore circondato dai simboli degli Evangelisti. Mirabile.

E belle pure le sculture dei capitelli. Il primitivismo rude del loro disegno mostra di quale tempra fossero gli abitatori di queste terre non generose ed aspre (è maggio, ma in cima ai monti vedo ancora la neve).



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Biasca
14 maggio 2012
Ho voluto verificare se davvero nell'alto canton Ticino si trovano delle chiese romaniche interessanti.

Biasca è un paesotto come tanti, una bellissima cascata proprio dietro la stazione ferroviaria, una chiesa moderna a croce greca dietro alla quale si intravede una chiesa romanica come tante cui si giunge salendo per una scalinata niente affatto agevole - sono appesantito dal pranzo del maggio gastronomico ticinese.
Il portone si apre girando una chiave il cui rumore potrebbe benissimo evocare Nosferatu.
L'interno merita. Il catino mostra un bellissimo Cristo benedicente e tutt'attorno si snodano affreschi non sempre facilmente leggibili ma pieni di calda religiosità.
E' tutto talmente bello che riesco a digerire molto bene la cappella barocca che si trova subito all'entrata, a destra. Anzi, a ben vedere mi sembra molto meglio riuscita di certi stucchi variopinti che ho trovato a nord delle Alpi. Se poi si ha tempo e voglia dalla chiesa parte un sentierino su cui si snodano le cappelle della Via Crucis ornate da mosaici contemporanei.



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Lugano - Giorgio Morandi
12 maggio 2012
L'unica figura umana che vedremo nel corso della mostra è quella del pittore, in un autoritratto giovanile con un fondale neutro che sembra presagire le sue nature morte.

Proust osserva che i grandi artisti continuano a riproporci sempre la medesima opera. Mai cosa fu più vera per Morandi. E' difficile però provare sazietà e noia ed anzi si rimane stupiti, come negli esercizi di stile di Queneau, dalle possibilità di variazione che pochi temi offrono all'occhio di un genio.

Sono due i punti forti di questa mostra: le due salette dedicate alle nature morte floreali e le opere che autori contemporanei hanno dedicato a Morandi. Un confronto di sensibilità che vale innumerevoli esegesi e commenti.



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San Giovanni
5 maggio 2012
Impressionante la testa decapitata del Battista che trovo nel museo della cattedrale di Siviglia. Mi viene in mente che l'Erode di Oscar Wilde osserva quanto sia disgustosa una testa staccata dal corpo e mi immagino pure Isotta che fruga nella testa del suo amato Morold fino a trovarci un frammento della spada del suo uccisore, Tristano.
Davvero raccapricciante la precisione anatomica di questa scultura. Non è la prima volta in Spagna che mi imbatto in una simile rappresentazione di San Giovanni, come se fosse proprio nella natura di questo popolo il gusto per il macabro iperrealista.





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Gibilterra
2 maggio 2012
La benzina verde supera di poco 1,3€ - grosso modo almeno 15 centesimi in meno rispetto alla Spagna - tutto merito di un regime fiscale di favore come quello adottato per le Isole del Canale. Main Street - Strada Principale - è un susseguirsi di negozi che offrono sigarette, alcolici, prodotti elettronici e gioielli. Che poi davvero si possano fare degli affari - specie quando c'è un cambio di mezzo, e con la sterlina per giunta - mi sembra sempre molto dubbio. Io però volevo visitare uno dei luoghi evocati da Molly Bloom nel monologo conclusivo dell'Ulisse ed annusare il connubio tra penisola iberica e Regno Unito, coniugare la segnaletica stradale britannica con la guida a destra.

I ragazzini che giocano a pallone davanti al municipio parlano inglese, sulla facciata del teatro locale si augura un buon giubileo alla Regina ma i negozianti stanno sulla soglia delle botteghe a chiacchierare fra di loro e ad interpellare i passanti come si fa nella vicina Spagna e tengono del resto degli orari più iberici che albionici. Anche il traffico è allietato da motociclisti zigzaganti che difficilmente si possono trovare sulle isole britanniche ma in compenso incontriamo dei Bobbies impettiti ed ordinati e pure le immancabili indicazioni "look right" "look left" che credevo fossero esclusive di un regno contromano.

Niente di stratosferico, le cattedrali cattoliche e anglicane sono anonime, la moschea regalata dall'Arabia Saudita e costruita proprio sulla punta prospiciente il Marocco ha il fascino dell'esotico ma potrebbe anche essere più valorizzata (perchè non inserire un punto di incontro in cui spiegare qualcosa del mondo dell'Islam? Fa proprio così schifo non essere equiparati a terroristi sanguinari o ad esagitati fanatici?). La cosa davvero interessante è la rocca cui si può accedere con dei pullmini o con la teleferica. Non solo si gode di un bel panorama che si estende fino alla costa africana (una ventina di chilometri di distanza) ma soprattutto si ha un incontro ravvicinato con l'unica colonia europea di scimmie allo stato brado. Contrariamente alle mie aspettative gli animali girano liberamente tra gli umani nella massima indifferenza: per loro un albero, il tettuccio di un taxi o le spalle di un turista sono la stessa cosa. E' bello e divertente, basta tenere d'occhio i propri effetti personali: le scimmie sono realmente molto dispettose.



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Cordova
30 aprile 2012
Nell'antica Creta c'era un tempio dedicato al culto degli dei stranieri: le civiltà politeistiche non faticano ad essere tolleranti, siamo noi monoteisti a pretendere che il nostro Dio sia migliore di quello degli altri e a voler imporre il nostro credo nonostante gli inviti alla moderazione ed al rispetto dei culti che derivano dalla Bibbia. 
E' tutta una storia di conversioni forzate e di violenza che leggo subito nella sinagoga, miracolosamente preservata e giunta fino ai nostri giorni, più piccola ma non meno bella di quella di Toledo, e più tardi nella Mezquita-Catedral, la moschea trasformata in una cattedrale cattolica. Mi manca sempre il respiro di fronte alla foresta di colonne sormontate dagli archetti bicolori e fatico a conciliarmi con il pesante stile della chiesa costruita nel bel mezzo della ex-moschea. La decorazione geometrica ed astratta del mondo islamico è sempre affascinante e mi rimanda alla magia della parola, una parola che è sempre sacra, se non altro perchè è lei ad esprimere la scintilla divina dell'intelligenza



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Ronda
29 aprile 2012
Ricordo un taxista madrileno che cercò di convincermi anni fa che la corrida sia un'arte. Senza essere animalista detesto la violenza in qualsiasi forma e verso chiunque umano o meno che sia. Mi pare che in fondo di violenza ce ne sia già fin troppa senza bisogno di organizzarci per lo spettacolo.
Ronda - sulle montagne che separano Marbella da Siviglia - vanta la plaza de toros più antica di Spagna. Questo fa sì che i turisti possano visitare l'arena e il museo taurino annesso. Interessante vedere come la corrida si evolva con il passare del tempo e diventi un rito semi-pagano che in fondo serve ad incanalare catarticamente la violenza della società, come se il toro fosse il capro espiatorio della comunità.

Il tajo, la gola su cui è costruita la cittadina, è impressionante e terribilmente bello. Rocce dalle forme fantastiche, la cascatella, il fiume... un paesaggio affatto romantico e pieno di mistero.



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Mozart - Così fan tutte - Glyndebourne 2006
22 aprile 2012
Che fortuna non essere un critico musicale e potersi permettere il lusso di dire solo "Mi è piaciuto", senza ricorrere a complesse disquisizioni musicologiche!

Il riassunto del valore di questo video sta secondo me nel "Per pietà..."

Dove si trova oggi un regista che decide di rinunciare al vano agitarsi e gesticolare con cui si riempiono le scene odierne per lasciare invece che la musica parli da sola? La cantante si ferma a fissare il pubblico e si limita a pochi gesti ben calibrati che trasmettono perfettamente il suo dramma e ci dicono, nel modo più chiaro possibile, che il momento cruciale dell'opera è questo in cui Fiordiligi manifesta il conflitto tra due amori che si contendono il suo cuore. E chi non approva l'applauso che il pubblico dona a una lettura tanto semplice quanto bella?





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Roma, Scuderie del Quirinale: Tintoretto
20 aprile 2012
Difficile immaginare una retrospettiva su Tintoretto che - fuori da Venezia - possa eguagliare quella attualmente in corso a Roma. Se proprio cu voglio cercare il pelo nell'uovo debbo dire che ho penato assai prima di trovare il punto magico da cui si può ammirare come si deve il "Trafugamento del corpo di San Marco" senza il riflesso dei faretti.

L'alfa e l'omega dell'esposizione é data da due autoritratti. Nel primo un bel giovanotto che sembra anticipare di qualche secolo le pose della Scapigliatura, nel secondo un vecchio signore sbigottito dal flash che un pestifero nipotino gli ha sparato sul muso. Lo sguardo sembra guardare un al di là fatto di nulla, come se l'autore di tanti dipinti a tema religioso non avesse un briciolo di fede. Tra i due autoritratti non si trova un fondo di magazzino, un riempitivo, un attimo in cui l'interesse possa scemare. Sono passato di delizia in delizia, ammirato sia dai dipinti che dalla qualità dell'allestimento.

Mirabile



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Sostakovic - Lady Macbeth del distretto di Mszensk
15 aprile 2012
Se la Lady Macbeth di Shakespeare è totalmente malvagia quella di Sostakovic è un personaggio molto complesso per cui non riesco a non provare pietà: ha un marito impotente ed un suocero dispotico e cattivo, si innamora di un donnaiolo che la sfrutta e che alla fine la tradirà in modo oltremodo umiliante. Mi sembra che alla fin fine questa signora Macbeth abbia qualche ragione di avercela con il mondo anche se - come le serial killer dei telefilm americani - pure lei farà una brutta fine.

E' grande teatro, un'opera dalle molte sfaccettature, percorsa da una vena di ironia caustica e grottesca, reso benissimo dall'allestimento olandese del 2006 con una straordinaria direzione d'orchestra di Maris Jansson e un ottimo cast.






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Chambery: Museo savoiardo
10 aprile 2012
Grazie al cielo non avevo l'ombrello quando ha cominciato a diluviare in quel di Chambéry. Con la cappella reale del castello chiusa per restauri non avevo alternativa al museo savoiardo. Niente di strepitoso nella prima parte dedicata alla preistoria, con i soliti reperti dei primi insediamenti nella regione. Man mano che si prosegue però le cose si fanno interessanti, con uno sguardo completo sull'arte savoiarda e soprattutto con una sala contenente un ciclo di affreschi provenienti dal castello di Cruet. E' il vero medioevo che balza ai nostri occhi, vivido e impressionante, in una serie di istantanee di battaglie e di vita cortigiana, niente dell'idealizzato stile trobadorico - neogotico - che si trova all'abbazia di Hautecombe - ma il profumo della vita nella Savoia del 1300.

Toccante e divertente l'evocazione del mondo rurale, delle tradizioni contadine locali e molto ben fatta la parte conclusiva dedicata alla storia della seconda guerra mondiale: l'occupazione, Vichy e la resistenza. Priva di retorica, asciutta e ben documentata, un bel modo di ricordare una pagina fondamentale della storia repubblicana.





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Karel Capek - Racconti dall'una e dall'altra tasca
5 aprile 2012
Senza Karel Capek non avremmo nè Asimov nè Guerre stellari perchè è questo autore ceco ad avere ideato negli anni venti i robot (nelle lingue slave robot è la radice legata al concetto di lavoro).

Non si trovano molte opere di Capek tradotte in italiano, addirittura questa raccolta di racconti è la traduzione di una traduzione inglese. Poco importa: le storie narrate in questo volumetto sono piacevolissime, argute, permeate dal sorriso ironico di chi si diverte a rovesciare il mondo: è il poeta che vive fuori dalla realtà a fornire gli elementi che consentono l'arresto di un pirata della strada; il giudice condanna un giovanotto non tanto per aver aggredito una persona quanto per non essere in grado di fare il record mondiale di lancio del peso.

L'ultimo racconto è un caso a sè: un ex-militare che la guerra aveva mitridatizzato nei confronti della morte prova improvvisamente orrore di fronte al cadavere di una donna assassinata e pietà per il suo uccisore, destinato verosimilmente alla forca.

E' un libro bellissimo di cui è facile innamorarsi.



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Alberto Bevilacqua - Lui che ti tradiva
2 aprile 2012
Poche pagine con qualche gustoso aneddoto di provincia non riescono a salvare un libro melenso e - temo - totalmente inutile. L'unica soddisfazione che mi ha dato è che a un certo punto ha avuto il buon gusto di finire... 300 pagine troppo tardi.



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Il Guggenheim a Vercelli
1 aprile 2012
Le opere di Calder sono come nubi che, trasportate lievemente dal vento, assumono forme che spetta alla nostra fantasia interpretare. Nell'Arca di Vercelli dei faretti posti in modo strategico proiettano su pavimento e pareti le ombre di queste sculture che acquistano così una seconda vita bidimensionale, affatto inattesa ma non meno bella della tridimensionale cui sono abituato. Non lascerei questa sala per tutto l'oro del mondo... non ho mai visto presentare meglio quest'arte che mi è tanto cara. E segnalo poi due gouaches e una tempera di Calder che mi aprono nuove prospettive su questo autore nonchè un incredibile ritratto eseguito con il fil di ferro.

La sezione Calder non è però meno lodevole di quelle dedicate a Mirò e Mondrian, perchè chi non avesse mai sentito nominare questi due artisti uscirebbe dalla mostra pienamente informato della biografia stilistica e del significato dell'opera di questi due autori. Davvero una scelta oculata dei dipinti da presentare ed un bell' allestimento.

Non ho approfittato del pullmino o delle biciclette con cui si consente ai visitatori di conoscere questa deliziosa cittadina, ma non posso che ammirare il modo con cui si valorizza Vercelli, affatto bella anche a piedi.



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Televisione buona maestra
26 marzo 2012
Popper avrebbe forse cambiato idea se avesse potuto vedere la RSI. La puntata di Controluce che metto in collegamento è ancor meglio di ciò a cui la tv elvetica ci ha abituato.




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Giornata di primavera del Fai a Pavia
25 marzo 2012
Mi è sempre piaciuto il calmo raccoglimento della triangolare piazza Botta che tra l'altro in questa stagione conduce a un giardinetto abbellito dalle magnolie in fiore. Quest'anno il FAI ha offerto la possibilità di entrare in due palazzi universitari di cui conoscevo soltanto l'involucro esterno.

Il neoclassico palazzo Botta-Adorno è stato sconvolto dalla sua destinazione universitaria e dobbiamo fare un grande sforzo d'immaginazione per ricostruire - partendo dalla camera da letto utilizzata da Napoleone - l'aspetto che doveva avere all'inizio del XIX secolo. Non bisogna però chiudere gli occhi davanti all'università: è qui che Camillo Golgi ha lavorato e l'aula a lui dedicata è intrinsecamente bella con la sua decorazione bianca ed azzurra.

Sorprendente, all'altro lato della piazza, il convento di San Felice - oggi occupato dalle facoltà di filosofia ed economia. Un convento di suore di clausura, di origine verosimilmente longobarda, il cui chiostro parla con eloquenza del degrado della città: le impalcature che sorreggono la struttura del chiostro ricordano le placche di metallo con cui si cerca di mantenere in piedi le torri medievali, apparentemente nessuno pensa a coprire con lastre di vetro quanto rimane delle decorazioni ad affresco delle pareti del chiostro. Sembra un miracolo che la chiesa conventuale sia sopravvissuta e che se ne possano vedere gli affreschi e la cripta. Fa rabbrividire l'invito agli studenti di non scrivere sui banchi ma di usare le risme di carta messe sull'acquasantiera: come è possibile che si debbano fare certe raccomandazioni a degli adulti? E se non si ha cura dei moderni scrittoi, cosa sarà mai degli oggetti che hanno varcato i secoli per giungere ai giorni nostri?




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Pamuk - Istanbul
21 marzo 2012
Autoritratto dell'artista da giovane sullo sfondo non di Dublino ma di Istanbul. Pamuk, tormentato dal senso di inferiorità verso l'Occidente, da questo essere in bilico tra Europa ed Asia - una posizione non solo geografica ma anche, e soprattutto, spirituale - ricorda tantissimo Joyce, nella sua grigia, provinciale e triste Dublino, con cui bisogna fare i conti (come con la madre morente, chiaro simbolo dell'isola di smeraldo) per trovare la propria strada. Questo non è un libro turistico, che faccia venire voglia di volare in Turchia, perchè i paesaggi di cui si parla sono mentali, difficilmente ritrovabili per chi volesse seguire l'autore sui suoi passi fisici. L'opera offre un percorso sui viali trasfigurati della memoria e della nostalgia.

E' un libro molto poetico e bello, una confessione-riconciliazione con il proprio io.



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Milano - Tiziano e la nascita del paesaggio moderno
19 marzo 2012
Questa esposizione mi è sembrata discontinua, passa da tele molto belle come la Crocefissione di Bellini a due Tobioli con l'angelo di cui avrei fatto volentieri a meno. Non ho neanche capito il criterio espositivo, se si voleva seguire un ordine cronologico, di evoluzione del genere paesistico, o piuttosto analizzare come diversi autori hanno trattato il medesimo soggetto. E poi, la Rebecca al pozzo di Veronese è stupenda... ma il paesaggio dov'è? Le figure, umane e animali, gli danno un ruolo talmente secondario che mi è venuto spontaneo chiedermi perchè sia stata inclusa nella nella mostra



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Carpi
18 marzo 2012
Piazza dei Martiri, una delle più vaste piazze d'Italia, è lunga e stretta, chiusa in fondo dalla cattedrale. Sul lato sinistro i soliti portici delle città emiliane e su quello destro prima il teatro e poi il monumentale Palazzo Pio, abitazione dei nobili locali, ora adibito a museo.
E' stata una fortuna aver conservato la cappella di palazzo e buona parte degli affreschi originali cui sono stati aggiunti altri dipinti recuperati. A questo nucleo corposo si aggiungono la bella collezione di bronzi di Lando Degoli (celebre concorrente di Lascia o Raddoppia) e il museo cittadino che consente di conoscere la storia anche più recente di Carpi.

Se già Palazzo Pio mi ha entusiasmato, la vicina Santa Maria (detta La Sagra) mi ha colmato di infinita gioia. Ammetto la mia parzialità: amo svisceratamente queste chiesette dall'aspetto rustico e la rozza efficacia dell'arte medievale. Una volta finito di godermi gli affreschi mi sono accorto che l'ambone addossato alla controfacciata è un capolavoro della scuola di quel Wiligelmo cui si deve la decorazione del duomo modenese: l'aquila che domina il centro dell'ambone è viva, sembra che debba spiccare il volo da un momento all'altro. Ho l'impressione che se osassi toccarla sentirei il sangue pulsare nel suo collo gonfio e potente.







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Nonantola
17 marzo 2012
A metà del museo diocesano di Nonantola c'è un'urna in cui si può infilare un biglietto rosso o verde a seconda che si sia contrari o meno a trasportare le opere d'arte dai luoghi in cui si trovano al museo diocesano dove possono essere meglio conservate, protette e valorizzate. Non ho potuto fare a meno di pensare a quel capitolo di Don Camillo e i giovani d'oggi in cui il prete di Guareschi si oppone a un vescovo che desidera  tenere nell'Arcivescovado il Crocefisso di Don Camillo, opera di un famoso artista tedesco del '400. Penso sempre che - salvo in casi di assoluta necessità - non sia bello depauperare le singole chiese dei tesori che conservano, per il significato simbolico e umano di questi oggetti d'arte e perchè - chi sa - il contatto con essi potrebbe far coltivare l'amore per la cultura e le proprie radici.

Con tutto ciò il museo diocesano di Nonantola è già molto bello di per sè, con un allestimento eccellente e ben curato ed opere molto interessanti. L'apice della visita è costituito dai reliquiari, alcuni tessuti di origine bizantina e diversi documenti, alcuni provenienti da Carlo Magno e Barbarossa. Un degno complemento alla visita della vicina Modena.



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Soncino: Museo della stampa
11 marzo 2012
Gli ebrei sono proprio destinati a bruciare all'inferno: non contenti di prestare ad usura si mettono a diffondere la conoscenza con la stampa a caratteri mobili importata dall'eretica Germania. A Soncino, nel cremonese, degli ebrei impiantano una stamperia e producono la prima Bibbia in lingua ebraica. Non dureranno molto: già nel 1490 i benpensanti avevano provveduto a ristabilire l'ordine.

A ricordare questa esperienza è un piccolo ed interessante museo che ci fa vivere la magia dell'alfabeto e dei caratteri di stampa, dei modi con cui si riesce a riprodurre in serie un testo o della grafica. Strumenti di incisione, torchi, presse, mono e linotype... tutto il mondo che ruota attorno alla parola stampata ci viene presentato in un suggestivo allestimento in cui non mancano oggetti che rimandano al mondo ebraico che ci ha regalato questa scintilla di luce.



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Shakespeare - Re Lear
10 marzo 2012
Ho appena rivisto l'allestimento che la BBC trasmise trent'anni fa ed oggi come allora sono sconvolto dalla qualità della recitazione, priva di enfasi e retorica, che fa apparire i personaggi nostri contemporanei.

Michael Hordern - Re Lear - è sconvolgente: la sua voce dagli infiniti colori trasforma un misero attore in Lear in carne ed ossa con tutto il peso dei suoi anni e dei suoi dolori. La scena conclusiva in cui il povero sovrano schiaffeggia le guance di Cordelia per rianimarla è straziante. Di fronte ad attori simili qualunque discorso esegetico è infantile ed inutile. Straordinario.




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Germaine Tailleferre
8 marzo 2012
Avevo sentito dire in un programma radiofonico dedicato al Gruppo dei Sei che Germaine Tailleferre era stata scelta giusto per avere una donna nella compagine. Fosse vero si potrebbe dire che la necessità di rispettare le quote rosa ha dato la possibilità di farsi conoscere a una compositrice molto piacevole, dalla vena fresca e melodica. Il pregiudizio sessista e il suo carattere non l'hanno aiutata ad avere la popolarità che si merita e a tutt'oggi gran parte della sua produzione è fuori dalla portata del grande pubblico






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Franco Branciaroli - Don Chisciotte
3 marzo 2012
Don Chisciotte è un romanzo matrioska che stigmatizza gli effetti nefasti che questo medesimo romanzo può esercitare sui propri lettori. E come potrebbero i lettori distinguere realtà e fantasia quando Chisciotte e Sancho capitano sul libro che racconta le avventure che essi vivono e noi stiamo a nostra volta leggendo? Allora è ben possibile che un attore (Branciaroli) interpreti degli altri attori (Gassman e Bene) che a loro volta interpretano le figure di Don Chisciotte e Sancho Panza. E' un complesso gioco di specchi e rimandi in cui la prospettiva si moltiplica all'infinito nell'immortale "tu ipocrita lettore, mio simile, mio fratello" di Baudelairiana memoria.

Ridiamo della  imitazione dei manierismi gigioneschi di due ammirati grandi attori che solo un interprete eccezionale può parodiare senza cadere nel ridicolo e nella presunzione, ma ridiamo anche di noi stessi che apprezziamo questa recitazione carica ed enfatica che forse è l'unica che possa descrivere efficacemente le avventure fuori dalla norma degli eroi di Cervantes. E poi... è giusto ridere? Don Quijada partito alla ricerca di avventure che gli diano fama eterna è alla fine il più noto di tutti i cavalieri erranti - Amadigi di Gaula compreso.



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Jorg Magenau: Christa Wolf
1 marzo 2012
La biografia di una delle più importanti scrittrici tedesche moderne si intreccia alla storia della DDR, del passaggio dalla dittatura nazista a quella comunista, la progressiva disillusione nei confronti del socialismo reale ed il trauma della caduta del Muro di Berlino. Per questo l'interesse del libro è indipendente dal fatto che si conosca o meno l'opera letteraria di Christa Wolf: è importante riportare alla nostra memoria l'opprimente regime della Germania Est, con la sua mescolanza spesso grottesca di repressione e burocrazia.



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Pavia - Pittura italiana del XIX secolo
27 febbraio 2012
Questa mostra offre molti assaggi di stili e tematiche senza però mai approfondirle. E come potrebbe, vista l'ampiezza del soggetto?

I primi dipinti dell'esposizione mi hanno portato idealmente in tanti musei d'Oltralpe traboccanti di quadri del primo romanticismo, con personaggi che paiono usciti da qualche lied di Schubert. Oppure ci si potrebbe soffermare sulla rappresentazione da teatro d'opera delle storie di Galileo, Colombo o Paolo e Francesca: la scelta e il modo di narrare questi temi esprimono in modo molto più eloquente della dedica di Boldini sul ritratto di Verdi il debito che questa pittura ha verso il melodramma.

E poi sarebbe interessante un'analisi del Risorgimento o l'aprirsi alle nuove correnti pittoriche straniere (come sono felice di aver rivisto la Rotonda dei bagni Palmieri di Fattori, che sembra riassumere quanto sta succedendo in Francia). Insomma, c'è molta carne al fuoco ed anzichè stuzzicare l'appetito si rischia l'indigestione.



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Strauss - Ariadne auf Naxos - Baden Baden
26 febbraio 2012
Posso anche avere la luna storta, ma un tenore la cui voce si strozza sul "meinen" dell'ultimo verso dell'Arianna a Nasso lo so riconoscere ancora. E' la ciliegina sulla torta di uno spettacolo infelice, forse anche servito da una cattiva presa sonora che fa apparire il prologo una maionese impazzita. Non ho mai percepito chiaramente la linea sonora che distingue il mondo dell'opera buffa italiana da quello della tragedia di Arianna, tutto è passato senza lasciare il segno, appoggiato ad un canto che lascia in genere molto a desiderare.
Questo allestimento musicalmente ingiudicabile potrebbe anche passare visivamente. Non capisco però perchè i registi siano così stolidamente sordi. Lo so che per un tenore è molto problematico cantare fuori scena una parte tanto impervia però purtroppo la partitura dell'Arianna non l'ho scritta io:  l'entrata in scena di Bacco corrisponde musicalmente a un passaggio in cui si sovrappongono ritmo binario e ternario. Anche chi non conosce la partitura si rende conto che in quel momento sta succedendo qualcosa di strano che esprime il giramento di testa che prende Arianna nel momento in cui si trova di fronte a Bacco (che lei considera il Dio della morte). Ma i registi sono troppo stupidi per accorgersene e quando giunge questo momento topico dell'opera Bacco è in scena ed ha già incontrato da un bel po' di tempo Arianna .



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 26/2/2012 alle 23:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Pierre Notte - Due vecchiette dirette a nord
24 febbraio 2012
Alla ricerca della tomba perduta... Due sorelle anziane decidono di portare le ceneri della madre sulla tomba del papà, morto un quarto di secolo prima in una casa di riposo e sepolto da qualche parte vicino ad Amiens, una resipiscenza di sentimentalismo dopo anni di noncuranza (entrambi i genitori muoiono senza avere le figlie vicino). C'è uno humour alla Pasilinna - i personaggi che si mettono in viaggio alla ricerca di sè stessi, l'autobus che corre lungo la scogliera ed evita per un pelo di finire in mare, la volontà di sorridere della morte, un'atmosfera grottesca in cui le protagoniste approfittano della loro età per dire senza remore quello che pensano.


Le colonne su cui si regge l'allestimento cui ho assistito (Angela Malfitano e Francesca Mazza) sono divertenti e affiatate. Sono spigliate e poliedriche, riescono nella non facile impresa di condurre lo spettacolo. Ottima resa scenica, con una serie di lampioni che delimitano spazi ogni volta differenti. Gran bella serata.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 24/2/2012 alle 23:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Mozart - Il re pastore - Salisburgo 2006
19 febbraio 2012
Rispetto agli altri allestimenti con cui Salisburgo pensò di celebrare il 250° compleanno di Mozart questo "Re pastore" è guardabile e possiede anche dei momenti graziosi pur nei limiti dell'estetica da MTV che permea queste realizzazioni sceniche. Non riuscirò mai a capire perchè il recupero delle prassi esecutive non riguardi anche l'abolizione di tutto quell'inutile affannarsi in scena con cui noi sostituiamo uno "stand and deliver" che in un passato neanche tanto remoto era la regola.

Annette Dasch fa dimenticare la penosa Elsa di Bayreuth ma tra i suoi compagni la pronuncia italiana lascia molto a desiderare. Preferisco sotto tutti i punti di vista un vecchio video salisburghese fatto da Neville Marriner, forse visivamente più banale ma meglio cantato.




permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 19/2/2012 alle 11:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Wagner - Crepuscolo degli dei - Metropolitan
15 febbraio 2012
Durante la marcia funebre Gunther brandisce Notung verso il cielo proprio mentre in orchestra risuona il tema della spada e poco dopo gli uomini sollevano il cadavere di Siegfried in corrispondenza con  l'attacco dei rullanti... cose da fare inorridire Katharina Wagner. Nella terra governata da Frau Merkel i registi sono soliti sostituire alla trama originaria delle opere delle storie loro che non hanno nulla a che fare con quanto conosciamo. In Merkelland verrebbe considerato blasfemo un Robert Lepage che afferma di aver voluto realizzare le intenzioni di Wagner sfruttando appieno la tecnologia moderna. Aggiungo che la recitazione è più che perfetta: fossi la signora Jay Hunter Morris mi preoccuperei non poco osservando gli sguardi vogliosi che Sigfrido lancia a Gutrune; le mimiche e la gestualità sono incredibili, più da cinema che da teatro lirico, abituato purtroppo a un repertorio espressivo primitivo e stereotipato.

Ah, se Wagner avesse realizzato l'idea di emigrare negli Stati Uniti! Il suo festival oggi non sarebbe il regno del cattivo gusto e della sciatteria musicale.
Waltraute - spesso affidata a soprani in disarmo - era qui una Waltraud Maier incandescente che surclassava la povera Deborah Voigt, afflitta da ampio vibrato e registro grave impreciso - ma che se l'è cavata egregiamente nella impervia scena dell'immolazione.
Hagen torreggiante, non solo fisicamente; ottimi Gunther e Gutrune che sono usciti dal ruolo di pallidi comprimari cui spesso (Gutrune in specie) vengono relegati. Impeccabili gli altri e poi... Jay Hunter Morris. Questo ragazzone con il fisico da camionista è da tenere d'occhio. Confermo il giudizio del Sigfrido, la necessità di affinare pronuncia ed interpretazione, ma la voce è stupenda, con un registro grave impressionante e grandi capacità - in queste condizioni si perdona il fatto che abbia evitato il periglioso abbellimento su "frohem" nell'ultima sortita del secondo atto.

Finalmente a Montebello della Battaglia hanno abbassato il volume così che si sente come si deve (o quasi, nei cinema i gravi sono pompati rispetto agli acuti così che ad esempio glockenspiel e piatti del viaggio verso il Reno sono affogati in orchestra) e mi sono goduto Luisi, modesto e schivo nell'intervista dell'intervallo, magmatico sul podio.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 15/2/2012 alle 8:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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