.
Annunci online

SottotettiGiuseppe
Tutte le arti hanno una sola patria: il nostro cuore assetato di bellezza
Link
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 583459 volte

Loading

Fai Autunnale: visita a Villa Falck - Milano
18 ottobre 2021
 IMG 20211017 153744 720x405
Tutto quanto era trasportabile è sparito. Tanto è bello il guscio esterno, di classica compostezza, coperto da spesse lastre di pietra grigia lombarda e misuratamente ornato in marmo, quanto è triste la successione di stanzoni vuoti in cui troviamo solo le ombre del mobilio e dei lampadari.

 IMG 20211017 150848 720x405
Non si possono portare via l’architettura, ammirevole, e nemmeno i marmi scuri che rivestono i bagni o che formano il piccolo camino nello studio di Falck. Qui rimangono le boiseries severe e quasi monacali che mi ricordano il “Diariominimo” in cui Eco faceva scrivere a un antropologo melanesiano che Milano è comandata da una struttura mondana, tutta sfarzo e militarismo – la Chiesa – e una austera e modesta – l’industria. Questo studio ha una gravitas claustrale, nasconde la sua forza nel buio…

 IMG 20211017 152419 720x405
Chiunque prenda possesso di questo edificio, dubito che lo metterà a disposizione del pubblico. Immagino piuttosto l’immane quantità di lavoro – e denaro – indispensabili per far rinascere un gioiello architettonico.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 18/10/2021 alle 13:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Jenufa - ROH - 2021
14 ottobre 2021
Basta rallentare un poco i tempi, alleggerire appena l’orchestra ed ecco che i temi perdono il motorismo da Terry Riley moravo, i legni pronunciano distintamente vocali e consonanti e i cantanti possono aggiungere le sfumature espressive necessarie di caso in caso. Purtroppo c’è il vezzo di urlare e parlare nei momenti di climax. Posso sopportarlo una volta ogni tanto, ma quando diventa un’abitudine mi spazientisco.

Laca (Nicky Spence) sembra stanco nel finale, forse sente la difficoltà di condividere la scena con Mattila e Grigorian. Strepitose! Il regista ha poi la scelta felice di mostrare una Jenufa assai variegata: inizialmente la giovane è infastidita e delusa da un fidanzato zuzzerellone, ubriaco e vanesio. La scontrosità iniziale lascia progressivamente il posto all’allegria dell’adolescente incapace di resistere alla gioia di vivere dei coscritti. Sono i dettagli che rendono memorabile un’interpretazione e che sono possibili solo quando si ha a disposizione un cast stellare.

Il primo atto in un dormitorio, il secondo chiuso in gabbie di metalliche, il corvaccio che accompagna il crimine della Kostelnicka sono elementi di contorno in uno spettacolo emozionante ben diretto da Viktor Nanasi. Sono dovuto rimanere al buio qualche minuto per ritrovare la forza di tornare alla realtà.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 14/10/2021 alle 14:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Giro per i Rolli di Genova
10 ottobre 2021
 IMG 20211009 102713 720x405
Un patrimonio UNESCO per pochi fortunati. Palazzo Squarciafico è sede notarile, Pantaleo Spinola ha a piano terra la Deutsche Bank mentre di sopra è privato. Le riunioni del banco di Chiavari si svolgono in saloni affrescati in cui mi distrarrei guardando il soffitto anziché la solita presentazione di diapositive. La quadreria può interessare qualche nazione di recente indipendenza, a noi – con tutto quello che si trova nei Palazzi Bianco e Rosso – giustamente non importa un fico. Addirittura il Lomellini Patrone è sede dell’esercito italiano. Difficile a questo punto coordinare tutto il sistema dei Rolli, i palazzi nobiliari dell’epoca d’oro genovese.

Poi però i liguri ci mettono del proprio e per non smentire la loro fama di ignavi che vivono di rendita sul turismo piemontese e lombardo, nel solo fine settimana in cui i rolli sono visitabili bisogna prenotarsi su un sito che non spiega cosa si vede in ogni palazzo, quanto tempo richieda una visita né cosa si può vedere negli immediati dintorni. Mancano insomma le informazioni base perché un forestiero possa orientarsi e sfruttare al meglio il tempo a disposizione. Ho così scelto a caso, fidandomi della fortuna – non a caso il Lotto è invenzione genovese.

Sono contento di quanto mi è stato offerto. A parte il modernariato pseudo-medievale che il solito D’Andrade ha inventato a San Giorgio, davanti all’Acquario, ho avuto la visione di un mondo colto e ricco. Le storie di Alessandro, le Metamorfosi, la conquista di Gerusalemme, anche la vicenda della bella Ester e Mardocheo… c’è tutto quanto serve, ancora oggi, ad incutere il rispetto nel visitatore e a ricordare zappianamente che “siamo qui solo per i soldi”. Perchè – come ricordato nello stupendo palazzo Imperiale – oggi negozio di antiquariato – si usavano questi palazzi come investimento per fare affari con i visitatori della città.

Bellissimi, se solo venissero sfruttati meglio.

 IMG 20211010 150029 1 720x405



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 10/10/2021 alle 14:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Disastroso Fidelio all'Opera comique 2021
4 ottobre 2021
Difficile immaginare una direzione orchestrale peggiore di quella di Pichon. C’è una incomprensione di Beethoven che esula dai tempi forsennati scelti. Faccio finta che l’Allegro moderato del primo numero sia proprio la corsa all’abisso adottata da Pichon, però poi c’è una sezione centrale indicata dolce che il buon senso vorrebbe contrastata rispetto alle sezioni laterali. E se non ho rallentato mai, dove trovo la forza aggiuntiva per il poco più allegro con cui si chiude il duetto? È lo stesso problema dell’aria di Marcellina il cui andante con moto iniziale conduce a un poco più allegro. Logico: Beethoven sta raccontando una storia in musica con un metodo che gli verrà scopiazzato di lì a qualche decennio da Wagner (non il contrario, si veda la logica che sottende il passaggio da Leonore a Fidelio). I contrasti, le transizioni, gli improvvisi scolorirsi del tessuto orchestrale debbono trasmettere le emozioni di un nuovo linguaggio espressivo, è indispensabile che ogni momento musicale si adatti alle necessità dell’azione scenica.

Con Pichon tutto è triturato in una poltiglia in cui differenze dinamiche e agogiche soffocano. Il Mir ist wunderbar è un pallido fantasma della melodia che mi commosse quando a malapena adolescente la ascoltai per la prima volta sotto Böhm. Analizzare con la partitura davanti la scena di Leonora è impietoso: non c’è alcun senso drammatico anche solo a prendere il numero come un proto-Weber, in più i corni combinano un pasticcio indegno di una banda mediocre di paese.

Qualche sprazzo di umanità nel melodramma, ma solo perchè il parlato impone la sua logica allo s-cervellato baroccoso, una calamità la straordinaria melodia che Beethoven ricicla da una cantata giovanile. Sotto Pichon si costruisce una scala verso l’inferno che obbedisce solo a una irresistibile necessità minzionale.

In questo spettacolo sbagliato si salvano, per quanto possono, cantanti e regia.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 4/10/2021 alle 14:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Arbasino - Grazie per le magnifiche rose
1 ottobre 2021
Come i grandi comici, Arbasino capovolge la realtà per mostrarne il lato ridicolo sotto la superficie seria. Oppure dà voce all’inespresso. Chi non nota i ridicoli camerieri panciuti che di primo pomeriggio passeggiano davanti al Festspielhaus in abito da sera color prugna? Si è presi dal fou rire. L’uso del francese è l’invisibile barriera che impedisce alle vittime di capire che Arbasino le sta svillaneggiando, ma anche lo sguardo d’intesa con cui lettori e autore si riconoscono come braves gens de même acabit. Se poi confronto con i documenti visivi giuntici la Ariadne salisburghese firmata da Böhm o il Ratto strehleriano penso che è dai tempi di Proust che non trovo un critico musicale tanto conciso ed esatto.

Poi sono venuti i quartetti di Chopin.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 1/10/2021 alle 9:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Impressioni di Piacenza
27 settembre 2021
Non si va al museo Farnese di Piacenza per Gaspare Landi, per me sconosciuto almeno fino a poco fa. Però questo grande dipinto mi colpisce perché starebbe assieme a tante opere dei romantici tedeschi (che per altro amo poco) ed anticipa pure il mondo preraffaellita. È un’opera che – per il solo fatto di piazzarsi sul crocevia di molte scuole pittoriche europee – mi sembra interessante.

 IMG 20210926 160431 720x405
Ma anche uno “Scontro di cavalieri” del Brescianino ruota attorno a una figura in piedi, che svetta con la sua bandiera in atteggiamento formale non molto diverso dalla più nota libertà di Delacroix

Non sono così depravato da non fare atto di devozione davanti al tondo di Botticelli, con una Madonna molto Odette de Crécy dal volto affilato e smagrito, o al celeberrimo fegato piacentino su cui gli aruspici impararono il loro mestiere. Stupenda la solida statua antelamica raffigurante una Madonna con Bambino, notevoli le storie di Santa Caterina d’Alessandria. Imperdibili per precisione e cura il cassone di nozze

 IMG 20210926 154534 720x405
e le storie del libro di Daniele, in particolare il banchetto di Baldassarre, perfetta descrizione della vita di corte all’epoca del gotico internazionale. Possiamo anche ricostruire il menù, con certe pere affatto appetitose.

 IMG 20210926 150224 1 720x405
Come al solito non sono i tesori a essere nascosti, siamo noi ad essere pigri.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 27/9/2021 alle 14:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Qui rido io
25 settembre 2021
Le immagini mi ricordano i quadri di fine ‘800: densa pittura a olio quasi fotografica, con lumeggiature accurate che creano un forte effetto tridimensionale. Sono interni e personaggi borghesi, come Scarpetta medesimo, che festeggia il “genetliaco” della figlia in un castello degno della seconda parte di “Miseria e nobiltà”, che si prostra fantozzianamente davanti al “Vate” quando chiede di poter fare la parodia della figlia di Iorio salvo poi chiamarlo spregiativamente “il Rapagnetta” quando scopre che D’Annunzio, dato un assenso solo verbale, aveva organizzato una cabala per far cadere lo spettacolo comico.

Il film dedica molto tempo al processo tra Scarpetta e D’Annunzio. A ragione, credo: solo un paese innamorato di retorica può rincretinirsi di fronte alle parolone gonfiate del narciso abruzzese. E nella sua auto-difesa Scarpetta anticipa di alcuni decenni l‘Elogio di Franti: solo quanto sopravvive alla risata è davvero buono.

Il vero protagonista del film però è secondo me l’altro Edoardo, che anticipa le battute di Gennariello molto prima di dover debuttare in questa parte, che ancor ragazzino scrive le sue prime commedie. Penso al mistero su chi sia il vero padre dei figli di Filumena Marturano, al ruolo che “la famiglia”, spesso disastrata, ha nelle opere di De Filippo. L’agnizione del vero padre alla fine di “Miseria e nobiltà” mi sembra la trasposizione scenica del problema umano di Edoardo De Filippo. E il bravissimo Alessandro Manna, con la serietà delle sue migliori creazioni future, spiega al fratello Peppino che la vera libertà è sul palcoscenico. D’altronde quanto tempo mi ci è voluto per capire che Miseria e nobiltà non è di De Filippo!



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 25/9/2021 alle 19:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Daniela Krien - L'amore in caso di emergenza
22 settembre 2021
Cinque donne ben individualizzate, con altrettante storie distinte, in sè compiute. Ognuna, pur correndo per proprio conto, si interseca con le altre. Jorinde e Malika sono sorelle, tutte passano per la libreria di Paula o per lo studio medico di Judith. Quanto a Brida, chi non ne ha letto i libri va a letto col suo compagno Götz, uno che per non lasciare le amanti distrutte le contenta tutte.

Un libro detestabile per chi ama la monogamia, adorabile per chi gusta la buona letteratura. Comprendo l’entusiasmo della libraia di Stoccarda che me lo ha consigliato: questo libro è densissimo – una distrazione e si deve tornare indietro di un paio di pagine per ricostruire eventi passati – e futuri. In pochissime righe succedono cose che autori/rici mediocri racconterebbero in volumi pesantissimi. Daniela Krien ha un periodare intenso, sceglie con cura le parole e non si lascia abbandonare dal suo lettore. Lungi da lei la facile commozione, la lacrimuccia di fronte ai guai – anche molto seri – che toccano le sue protagoniste. E proprio per questo il suo romanzo mi ha conquistato ed ho ammirato sia lei che le sue donne.

E’ un libro indispensabile, che tocca il cuore, mirabilmente scritto e pubblicato in Italia da Corbaccio



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 22/9/2021 alle 14:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il matrimonio di Rosa
18 settembre 2021
Rosa è necessaria per far girare la macchina del set cinematogafico, Rosa deve intervenire per fare da baby-sitter dei nipoti, Rosa è il punto di riferimento della sorella, della figlia che pur avendo la velleità di vivere a Manchester le rimane attaccata come una cozza, Rosa deve accudire il padre rimasto da poco vedovo e lo deve portare a fare gli esami in ospedale. Rosa, Rosa, Rosa, Rosa… altro che il Figaro rossiniano! Il giorno in cui papà decide di stabilirsi per sempre in casa di Rosa la povera donna crolla.

Come è accaduto nella sequenza onirica in apertura del film, Rosa stramazza come un atleta che va in acidosi lattica. Neppure noi capiamo l’idea di sposare se stessa, queste nozze in solitaria appaiono balzane e poco più comprensibili del Pranzo di Babette portato al cinema tanti decenni fa. Eppure, come i parenti di Rosa, anche noi poco alla volta sentiamo che questa donna ha bisogno di farsi una promessa vincolante: pensare prima a se stessa e poi agli altri.

E’ un film dall’impianto tradizionale e solido, freudianamente stavo scrivendo solito. Ci sono gli stereotipi sugli spagnoli caciaroni e variopinti – bellissimi i parenti invitati alle nozze – il richiamo all’importanza della famiglia e della mamma… Il rapporto della protagonista con il negozio di sarta della madre mi sembra evocare il desiderio di ritrovare l’innocenza di un passato idealizzato a partire dal quale si fa tabula rasa dei rapporti insoddisfacenti e falsi che si sono costruiti nella vita.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 18/9/2021 alle 14:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Teatro da Alfieri a Guglielminetti
13 settembre 2021
Non mi importa sapere se davvero Alfieri è nato sotto la cupola rossa dell’alcova presentata a noi turisti. Penso anzi che a parte gli oggetti intrasportabili, sovrapporte e caminetti, tutto sia stato recato qui in un secondo tempo per ricreare l’ambiente in cui verosimilmente visse Vittorio Alfieri.

Un’operazione non molto dissimile da quella vissuta alcune settimane fa a Weimar. Non a caso mi viene in mente Schiller: i ritratti dello scrittore mostrano una idealizzazione che passa dall’eroe romantico wertheriano al neoclassico tutto d’un pezzo la cui fronte bombata raffigura l’ordine superiore della sua mente. In fondo potrei pensare che i due artisti siano fratelli spirituali anche se a distanza di tanto spazio.

Le stanze del piano nobile di palazzo Alfieri, pur non parlandomi come il vicino appartamento Mazzetti, deliziosa risposta al Lascaris nizzardo, raccontano con un po’ di retorica l’enfasi visionaria del grande trageda.

Bisogna andare in cantina per imbattersi in un altro tipo di teatrante: lo scenografo Guglielminetti. E’ il mondo di chi pazientemente lavora sul legno per costruire i modellini che formeranno l’effimero spazio in cui si realizza la fantasia sprizzata nella testa dell’autore.

A me piacciono tantissimo questi oggetti, anche se mi rendo conto di quanto mi manchino costumi e realizzazione registica dei movimenti. In questo caso immagino senza difficoltà una Salome tradizionale

 Asti 4m
Non riesco invece a concepire – anche se lo trovo indovinatissimo – come questo Mondrian possa rinchiudere il balletto del Mandarino Meraviglioso

 Asti1m 1
Prevedibile invece il gioco con l’arte contemporanea proposto dai Sette peccati capitali.

 Asti 2m
Mentre sorrido sadicamente pensando allo sconcerto del pubblico di Mario Scaccia che si trova dietro a un Avaro di Molière questo impianto scenico astratto.

 Asti 3m
Non ci sono solo teatro lirico e prosa per Guglielminetti, impegnato pure con la televisione (“Al Paradise”) ed attento anche alla scultura. Quest’ultima cresce direttamente dal suo lavoro teatrale, sia come temi – la barca di Moby Dick – che come materiali – il legno. Arte e artigianato stanno a braccetto in un percorso appassionato.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 13/9/2021 alle 14:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Kako Nashiki - Un'estate con la strega dell'ovest
11 settembre 2021
Mai è una ragazzina che non vuole andare più a scuola. Se ne capisce il motivo solo a metà del libro: la giovane non è riuscita ad entrare in alcun gruppo. Non si tratta di un semplice giro di amicizie ma di un clan molto strutturato, gerarchico e dalle regole rigide – che verosimilmente preparano alla struttura della società giapponese. Insomma, chi non si inserisce nello schema proposto è un isolato destinato a vita grama. Meglio la fuga nell’idilliaca campagna in cui vive la nonna (la strega del titolo). Non è un caso che il breve romanzo sia popolato di animali e piante e incredibilmente povero di umani, bidimensionali e privi di sviluppo (il vicino di casa Genji che pure si sarebbe prestato benissimo alla bisogna e che non trova una sistemazione adeguata nella storia). Trovo tanti spunti anche interessanti ma privi dello spazio necessario a gonfiarsi e riempire un libro che – così come è fatto – promette molto ma evapora in fretta.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 11/9/2021 alle 14:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Mark Twain - Le avventure di Huck Finn
5 settembre 2021
I capolavori sorprendono sempre. Uno legge Huck Finn come omaggio a Cervantes; trova lo scrittore citato per esteso quando gli incantatori trasformano una banda di arabi in ragazzini della Scuola Domenicale; vede ripreso pari pari l’episodio del formaggio che fondendo cola dalla testa dell’eroe; segue nell’evasione di Jim la passione donchisciottesca con cui Tom ricrea nella realtà le veridiche storie trovate nei libri di avventura; poi…

… poi nota che Mark Twain si farebbe mettere alla porta da qualunque benpensante di entrambe le sponde dell’Atlantico per lo spudorato uso della n-word. Non ci sono afroamericani o neri (blacks) ma Niggers (negri), trattati per lo più come non umani (zia Sally si rallegra perchè non sono morte delle persone ma soltanto due negri), liberare un nero dalla schiavitù è per Huck segno di degradazione morale. Eppure egli accetta la propria abiezione, sa di non poter fare a meno di considerare Jim un suo pari, affatto degno di libertà e rispetto. Homo sum: Jim rinuncia alla sua libertà per salvare Tom, come a suo tempo Huck ha anteposto al proprio interesse quello di Jim e ha deciso che non può abbandonare un amico, un suo simile.

Twain non è politicamente corretto nel linguaggio, ma lo spirito è modernissimo. Si stigmatizza l’idea che il colore della pelle faccia la differenza e pur mantenendo le convenzioni del tempo (nessuno si stupisce che un adulto nero si rivolga a un ragazzino bianco con l’epiteto di padrone) considera umani coloro che superano la differenza razziale. Arriva addirittura a biasimare chi è facilmente forcaiolo contro i neri. Per un paese come gli USA in cui ancora oggi il colore della pelle influenza l’esito di un processo, Twain è un contemporaneo la cui lettura consente di respirare a pieni polmoni.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 5/9/2021 alle 14:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Miseria e nobiltà di Busseto
30 agosto 2021
 IMG 20210829 150753 608x1080
Anche uno più wagneriano della buonanima sente un brivido correre per la schiena quando la voce di Renata Tebaldi attacca il “Vissi d’arte”. Sentirmi dire “Visto che è qui, lei sa chi fosse Renata Tebaldi” mi lascia immaginare che siano molti a ignorare uno dei soprani più importanti della nostra storia.

Mi inoltro nel museo, spinto – come avrebbe detto il solito Richard – aus Ehre und Enthusiasmus. Il Covid impedisce l’uso di cuffie che consentano di rimpolpare con altri documenti sonori quanto offerto dagli altoparlanti installati alla cassa.

Ci sono le lettere di Toscanini e Solti, anche della Callas con la quale i melomani hanno voluto creare una rivalità. Passaporti, documenti, foto e testimonianze della giovinezza, costumi, accessori e modellini di scena, spartiti annotati (pure un Giusto ciel tra Ortud e Elsa dell’epoca in cui anche se con la traduzione ritmica c’erano cantanti capaci di affrontare certi repertori).

Tanto entusiasmante il museo tebaldiano quanto deprimente il Museo Nazionale che si trova a fianco. Ragnatele ne ostruiscono l’ingresso, qualche pubblicazione sbiadita dal sole su un banco desolato come un negozio della DDR. Grazie alla pandemia si può tenere chiusa un’istituzione cui un paese civile terrebbe moltissimo.

Meno male che a poche centinaia di metri, quasi nascosta sulla piazza centrale del paese si trova la Casa Barezzi dove una volenterosa guida supplisce alla vergognosa infingardaggine degli altri. Non faticheremmo a mantenere il distanziamento, anche in un salone meno vasto di quello che ci accoglie e che nell’800 era la sede della Filarmonica fondata dal Barezzi. Qui ascoltiamo la storia di un ragazzino d’ingegno che si fa strada in un mondo ricco di concorrenti. La guida sceglie di non coprire gli anni della fama e l’evoluzione stilistica che conduce ai capolavori tardi ma per chi vuole fermarsi a guardare – mancano purtroppo gli ascolti – il piccolo museo riesce a dar contezza di tutta la parabola creativa verdiana e a far dimenticare la nullità dell’Italia contemporanea.

 IMG 20210829 155325 608x1080
Il teatro di Busseto



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 30/8/2021 alle 14:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
L'opzione Petrenko: Tristano a Monaco 2021
29 agosto 2021
Mi viene spontaneo accostare Kirill Petrenko a Pierre Boulez. Non per i tempi, rapidi e scattanti, con cui si tiene una velocità da parlato Hoffmanstahliano ma per la concezione musicale che lo regge: Wagner è il maestro non delle transizioni ma dei dettagli. Alle pennellate delle vaste campate melodiche si sostituisce il puntillismo dei singoli momenti, resi con pignola attenzione. Sono le innumerevoli inflessioni delle frasettine su cui si incontrano nel secondo atto i protagonisti, è la fantasia con cui si affronta la dinamica di ogni singola parola del Liebestod o – ancora meglio – del precedente monologo di Isotta che sotto Petrenko diventa per me una scoperta. Certamente non ho i flussi e riflussi cui sono abituato, le pause e le ondate di questi temi che liberano improvvisamente l’energia accumulata poco a poco (come sul “Freunde!” del Liebestod).

E’ una concezione originale, sicuramente non adatta a tutti i giorni, ma niente affatto peregrina. Ha una logica e una coerenza interna cui sono sensibile. Infatti, quando alla fine di ogni atto scende il buio, mi accorgo che la tensione è ancora tutta dentro di me, che sono emozionato e colpito da quanto ho ascoltato.

E’ uno stupendo Tristano. Niente altro. Koch è l’unico a non essermi piaciuto, con il suo Kurwenal ruvido e a tratti sguaiato. Ma ascoltando il Marke di Mika Kares mi viene il dubbio che questa impostazione a-sentimentale sia voluta e – in fondo – congeniale all’impostazione data da Petrenko.

Warlikowski mi rende felice evitando il siparietto iniziale e citando a piene mani il geniale Heiner Muller che molti anni or sono offrì a Bayreuth un indimenticabile Tristano astratto. C’è di nuovo il vecchietto mascotte, il terzo atto ha un vago sapore di Katharina Wagner, una stanza d’albergo in bianco e nero troneggia durante il duetto del quadro centrale e torna nella stupenda conclusione.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 29/8/2021 alle 14:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Bellezze del marchesato di Saluzzo
27 agosto 2021
 IMG 20210827 182340 499x1080
Non so cosa significhi il roditore ai piedi della Madonna: qui un coniglio, a Coburg un castoro. Sono ammirato dalla naturalezza di questa Vergine. Immagino che il suo sguardo non sia diverso da quello di Griselda, l’eroina saluzzese che conclude il Decamerone. Anche il pargolo ha la spontaneità di un bimbo vero. La doratura è ancora presente, ma come decorazione del trono, non è più lo sfondo su cui si stagliano i personaggi come nell’altra Madonna esposta.

 IMG 20210827 182412 720x903
Certamente le immagini di Hans Clemer sono in bilico tra il mondo del gotico internazionale e una sensibilità più moderna che ci assimila alla Madonna e ai suoi adoratori. Ci troviamo in un ambiente assai raffinato, in una corte coltivata. Anche senza i rimandi al vicino castello della Manta, con la sfilata dei cavalieri del tempo antico, i soffitti di Casa Cavassa, per altro sempre aperta al pubblico, raccontano di una committenza raffinata che si immedesima nei grandi uomini della storia, che conosce i fatti della mitologia e le profezie delle sibille. Anche senza le aggiunte neo gotiche la dimora ha il fascino di una rustica nobiltà conscia della propria forza.

Nel monastero della Stella, restaurato poco prima della pandemia, spicca una pala di Biazaci, proveniente da Genova, il cui fulcro è la veste ricamata di Maria.

 IMG 20210827 182306 493x1080
La rosa rossa, simbolo del martirio, spicca, tra i due fiori candidi come l’innocenza, su un elaborato disegno di aquile e tronchi d’albero.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 27/8/2021 alle 14:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Mark Twain - Le avventure di Tom Sawyer
25 agosto 2021
A Portsmouth, nel New Hampshire, si visita la casa in cui Thomas Aldrich scrisse “Storia di un cattivo ragazzo“, romanzo a cui si dice che Twain si sia ispirato per il suo Tom Sawyer.

Mi chiedo però se davvero il protagonista di questo libro sia un ragazzaccio. Indubbiamente è più monello dei suoi coetanei – non a caso ha su di loro un notevole ascendente. E’ però anche vero che possiede una dirittura morale e un senso dell’onore speciali: testimonia in tribunale contro un pericoloso malfattore per evitare l’impiccagione di un innocente; si lascia frustare perchè Becky Thatcher non subisca una punizione infamante, anche se a rigore giusta; ha un’abnegazione e un coraggio di tutto rispetto quando si trova prigioniero della caverna McDougal. Non ha imparato a memoria tutti i versetti della Bibbia – come ha fatto invece il ragazzotto tedesco semi infermo di mente. In compenso cita a menadito le avventure di Robin Hood.

Chi non ha giocato da bambino a indiani, pirati e briganti? O non ha cercato tesori nascosti? Solo che la fantasia di Tom diventa una realtà: lui e l’amico Huck Finn trovano un ricco bottino ed ecco che gli adulti li imitano setacciando tutte le case stregate dei dintorni.

Decisamente la differenza tra grandi e piccoli è ridottissima. E proprio per questo è opportuno riprendere nell’età adulta questo libro che – con la scusa di parlare dell’infanzia – prende in giro la presunzione e l’ipocrisia del mondo. E che ridere trovando nel saggio di fine anno “Visione” il celeberrimo Era una notte buia e tempestosa.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 25/8/2021 alle 14:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Quella porcata del Don Giovanni di Currentzis
18 agosto 2021
La serenata di Don Giovanni nel secondo atto prevede mandolino e archi in pizzicato, un disegno semplicissimo e proprio per questo molto efficace. A Currentzis, impegnato a inserire a prepuzio il fortepiano, musiche estranee e perfino la tiorba questa “canzonetta” appare bisognosa del suo intervento.

Io, che sono ignorante, faccio a meno di lui e ritengo insalvabile questo immondezzaio amusicale (cito solo gli accenti sballati su “Batti batti bel Masetto”, i recitativi stiracchiati e privi di senso anche solo teatrale).

Un pessimo avanspettacolo in cui l’immancabile sedia a rotelle precipita dall’alto subito nel primo numero, purtroppo mancando clamorosamente Currentzis.

Non vale la pena nominare i complici di questa ignobile farsa anche se ho sentito dei cantanti eccellenti che avrebbero meritato di lavorare con un direttore d’orchestra.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 18/8/2021 alle 14:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Idomeneo - Monaco di Baviera 2021
16 agosto 2021
Al carnevale del 1781 tutti davano per scontato che Idomeneo avrebbe riscosso un successo incondizionato nonostante l’assenza del drammaturgo, persona senza la quale oggi non sembra possibile allestire uno spettacolo, e soprattutto nonostante la presenza di Mozart, un povero stupido incapace di tagliare e interpolare a proprio piacimento altri numeri del Köchel Verzeichnis. Temo anzi che questo battisolfa non avesse le trovate dinamiche di Caryidis, che al termine di un’impressionante “D’Oreste, d’Aiace” in cui Elisabeth Müller ha anticipato i mondi di Donna Elvira e della regina della notte, dopo essere stata angelica su “Placido è il mar”, infila una serie di pernacchie in fortissimo che non mi sono affatto piaciute. Anche Harnoncourt considerava indispensabili i contrasti spetazzanti. Infatti lo ho sempre evitato accuratamente, da vivo come da morto.

Ho sentito ben altri maltrattamenti di Elettra! In fondo lo spettacolo marcia senza sorprese. La compagnia di canto è molto buona, l’orchestra duttile, con il livello solito della compagine monacense.

La regia non fa danni: un impianto scenico semplicissimo, nessun riempitivo gesticolatorio, movimenti coreografici piacevoli, costumi molto colorati e di buon gusto. Il solo appunto è – secondo me – lo sconsolato Idomeneo che rimane in scena solitario nel quadro del balletto conclusivo. È vero che ha perso il regno, ma in compenso ha guadagnato un figlio e una nuora. Forse perchè influenzato dal saggio di Bramani sul Figaro vedo ormai tutti questi sovrani di Mozart in chiave illuminista. Ma allora se Idomeneo anticipa Sarastro e Tito, lasciamogli l’allegria dell’apoteosi finale. A meno che non sia la nostra epoca a rifiutare qualsiasi visione ottimistica del mondo.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 16/8/2021 alle 14:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Aix-en-Provence un Tristano che è un risotto
14 agosto 2021
I cantanti sono stati all’altezza della situazione, con l’aiutino del super-taglio del secondo atto. Con tutto ciò questo non ha impedito a Stuart Skelton di essere generico nell’ultima parte e di dover ricorrere e gestacci veristici per arrivare alla fine. Molto corretti i suoi colleghi, Rattle più che onorevole, nonostante scelte agogiche per me incomprensibili (due tempi diversi per le due strofe del marinaio del primo atto e un terzo tempo del tutto diverso nella citazione orchestrale della melodia). Però musicalmente non ho grandi motivi di lamentele. Mi sarebbe piaciuta più espressione, sentire sangue e passione, ma capisco che Furtwängler sia morto da un bel pezzo.

Quello che proprio non capisco è il fricandò della regia. Il preludio mostra un interno borghese in cui si svolge un incontro da amici, un po’ come nel film “Le prénom”. Tristano corteggia una signorina, Isotta se ne ha male; quando gli ospiti sono congedati Isotta si mette a letto e sogna. Almeno io penso che questo significhi la sostituzione sullo sfondo del panorama cittadino con un mare aperto. Solo che i sogni prima o poi dovrebbero finire. Quanto meno così insegnano Ponnelle e Kupfer. Qui invece il secondo atto ci porta in un ufficio che ospita dopo l’orario di chiusura gli spasimi amorosi dei nostri otto amanti. Otto! Ci sono infatti ben quattro coppie di Tristani e Isotte. L’ultima è di ottuagenari e presenta un Tristano in sedia a rotelle – gadget indispensabile in una regia à la page – con, come geniale variatio, il respiratore. Allez, la Sécu!

Pericolosissimi i taglierini! Tristano e Isotta tentano il suicidio con questi micidiali strumenti e lui si fa un bello sbrego. Nel terzo atto si raggiunge il massimo. Sponsor la RATP che ci porta da Mairie des Lilas (con il treno già pieno) fino a Chatelet. Tristano tenta di prendere il largo con il telefonino, Isotta lo cucca clamorosamente. Solito accoltellamento. Scendono tutti.

Niente paura. I protagonisti saliranno più tardi – mi sembra di ricordare a Goncourt – e all’Hotel de Ville avremo sul treno le stesse persone nelle uguali posizioni che avevano alla stazione di partenza, con tanto di corno inglese appoggiato a una parete del vagone con lo spartito davanti.

Nel frattempo Tristano è risorto e Isotta, finito il suo Liebestod scende allo Chatelet mentre gli altri probabilmente vanno in deposito.

Io in deposito lascerei l’autore di questa regia, sempre che non si degni di spiegarmi cosa abbia voluto dire. Meno male che la musica era buona.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 14/8/2021 alle 9:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il brivido dell'Olandese bayreuthiano
11 agosto 2021
Ci sono valori musicali che debbono avere la precedenza su tutto. Non mi è piaciuto il modo con cui si è presentato Lundgren, con note mal tenute e traballanti. Avevo anche delle riserve sullo stile espressionista con cui è arrivata Grigorian. Poi, quando è incominciata la celeberrima ballata mi sono reso conto che questa impostazione era affatto voluta: tempi stretti e nervosissimi, associati a una recitazione da attrice consumata trasformano un numero affatto tradizionale e scontato – banale, con la sua struttura strofica – in un grandissimo momento di teatro. Vediamo la nave, la tempesta, la lotta contro le forze della natura. Per la prima volta da tanto tempo l’Olandese Volante è davvero una persona in carne ed ossa, non un pallido fantasma che disturba la mente di un’adolescente bisognosa di un antipsicotico. E che Asmik Grigorian sia un’immensa interprete lo si vede quando nell’ultima strofa lei fa una bellissima pausa dopo il “durch mich!”. In partitura Wagner mette una battuta ad libitum in cui il cantante può tenere il tempo che vuole. Basta però fare silenzio perchè improvvisamente il personaggio coaguli nella realtà e diventi credibile come Leonora/Devrient che parla il suo “und du bist tot”.

Ci sarebbe anche nel secondo atto il dialogo tra il melenso Erik e la falsa ingenua Senta. Roba che si conosceva a memoria già nel 1840 (Jaquino e Marcellina sono degli illustri precedenti). Se però si tengono dei tempi ben tesi si riesce a far crescere la tensione del botta e risposta fino allo “heisser Lust” che si sovrappone – in partitura, per un solo ottavo! – al forsennato “und dann?” che rappresenta davvero il culmine drammatico di una scena altrimenti risaputa e banale, il punto di non ritorno di Senta. È uno dei momenti in cui l’accoppiata Oksana Asmik scrive una pagina indimenticabile nell’interpretazione di Wagner.

E il dialogo con l’Olandese? Non ho mai dubitato che questo fosse la prima vera grande pagina del Wagner maturo, ma la leggerezza con cui nel recitativo iniziale entrano gli archi mi fa balzare sulla sedia. Idem per i dolcissimi corni, qualche battuta più avanti. Non c’è bisogno di allungare la zuppa con dei tempi innaturalmente lenti per far capire che l’Olandese ha pieno diritto ad entrare nel canone del Wagner maggiore (come del resto molte pagine di Rienzi). Basta avere la sensibilità di leggere con amore una partitura che presenta già dei momenti memorabili. E sono sbalordito notando che il duetto estatico del secondo atto prosegue senza soluzione di continuità con l’entrata di Daland. A differenza del solito, Oksana Lyniv attenua la volgarità di questa brutta copia di Rocco e lascia che la magia eroica dei due protagonisti sbavi su di lui. Niente può eliminare l’idea che il trio conclusivo sia pedestre e mi faccia schifo (ma non vogliamo proprio rivalutare il Rienzi?) però con una direzione intelligente e di buon gusto, con dei cantanti all’altezza della situazione (Lindgren che riceve più di un aiutino da Lyniv) tutto cambia prospettiva.

In questi tempi si preferisce parlare della regia, specie in presenza di un leone come Tscherniakov. Questa volta il sogno non è fatto da Senta ma dall’Olandese. L’ouverture presenta il trauma dell’Olandese fanciullo che vede la madre mentre tromba Daland. Una vendetta come nei film di Lee Van Cleef? Perchè no? La regia fila benissimo senza collidere con il testo di Wagner. Come sempre la recitazione è perfetta e lo spettacolo è memorabile: abbiamo bisogno di veder rappresentati dei quartieri brutti e moderni come si vedono in tante nostre città, dei bar pieni di avvinazzati che sparano frottole a tutto spiano perchè questi fantasmi del romanticismo tedesco possano ancora parlare al pubblico di oggi



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 11/8/2021 alle 9:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La fortezza di Coburgo
9 agosto 2021
Impossibile non riconoscerla, già arrivando dall’autostrada. Dal centro cittadino – con la tradizionale piazza del mercato delimitata da Municipio e Palazzo della città – la si raggiunge facendo una salita di almeno mezz’ora di passo tedesco. Ecco perchè ho preferito raggiungerla in auto.

Ci si trova di fronte a un coacervo di stili: la fortezza, con i suoi bastioni appuntiti, il fossato e il ponte levatoio, è di molto anteriore alla parte abitata, in chiaro stile neo-gotico, con uno scheletro in legno che rimanda a un altro gusto, molto più vicino al nostro.

Infatti gli appartamenti mostrano subito un bagno che potrei usare pure adesso, le finiture in legno, pur riandando anche al ‘500, sono state realizzate all’inizio del XX secolo. Anche se ormai l’edificio è un museo, si intuisce che le stanze sono state pensate per uomini moderni che mantengono con il passato un contatto idealizzato. La cosa è particolarmente evidente con la stanza in cui visse Martin Lutero, la cui decorazione cinquecentesca appare subito del tutto falsa.

 IMG 20210726 152129 720x405
Non sottovaluto la pinacoteca, che presenta varie opere di valore che basterebbero da sole a giustificare la visita della fortezza anche senza la esposizione temporanea di alcuni dipinti e molte stampe di Cranach e altri pittori. Questa mostra centra l’obiettivo di mostrarci gli uomini in vista della Turingia ai tempi della Riforma con le loro occupazioni, sia sacre che mondane.

 IMG 20210726 141815 720x405
Mi ha incuriosito questo piccolissimo dipinto. Non so cosa significhi il castoro accovacciato ai piedi di una fanciulla nuda che, fosse casta, riceverebbe la visita di un unicorno. Qui, mancanza di fede da parte del pittore? c’è un cervo che se mi rimanda al salmo “Sicut cervus” non beve… bello e enigmatico.

 IMG 20210726 143334 720x405



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 9/8/2021 alle 9:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Bebenhausen
8 agosto 2021
Sulla strada che da Stoccarda conduce a Tubinga trovo sulla destra una manciata di case a graticcio dominate da una guglia gotica dai vivaci ricami, niente affatto diversi da quelli che ho trovato nella vicina Esslingen.

Posteggio davanti a una torre dominata da un crocefisso ed entro in uno spiazzo che potrebbe appartenere anche a Grazzano Visconti. Se il convento davanti a me è medievale il castello che sorge sul lato destro è invece neogotico e tradisce un’altro mondo.

Qualunque conoscitore di Umberto Eco sa che i conventi cistercensi sono costruiti attorno a un chiostro che funge da perno per sala da lavoro, refettorio, capitolo e dormitorio. Quest’ultimo al piano superiore si affaccia direttamente sulla chiesa basilicale. Dalla parte opposta i quartieri dei laici… A differenza da altre costruzioni simili qui si sono salvati alcuni affreschi (gli strumenti della passione) e una incoronazione della Vergine il cui originale si trova nei musei del Baden-Wurttenberg a Stoccarda. Penso sia molto più tarda la rappresentazione del monastero spagnolo di Calatrava nei quartieri laici.

Se si ha l’accortezza di recarsi a Bebenhausen nel pomeriggio si può visitare anche il castello, sorto diversi secoli dopo, dimora di caccia e villeggiatura dell’ultima coppia reale del Baden. Alla loro detronizzazione nel 1918 erano giusto re di nome, visto che anticipavano nella loro vita quotidiana i sovrani delle monarchie nordiche. Entrambi appassionati di caccia, vivevano in questo luogo di sogno, in una foresta ancora ricca di selvaggina senza rinunciare all’elettricità e a un bagno personale dotato di tutto il necessario per essere comodi.

Come spesso avviene il falso antico è ancora più bello e riuscito dell’originale che può essere confrontato a pochi passi di distanza.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 8/8/2021 alle 9:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Mostre a Stoccarda
5 agosto 2021
 IMG 20210805 153142 720x405
In attesa che – a settembre! – riapra la pinacoteca del Baden-Württemberg mi accontento di una mostra dedicata al mondo della moda. Ci scopro un fatto interessante: il 40% degli abiti acquistati non viene mai indossato. Cose che capitano nel nostro atollo di svergognata prosperità dove degli abiti da lavoro diventano pregiati capi d’abbigliamento di lusso e in cui si piange la sorte del povero Louis Vuitton le cui borse sono bersaglio dei falsari. Continuo a pensare che i pirati non rubino niente ai magnati della moda (ma anche delle tv a pagamento) perchè non avrebbero i soldi per pagarsi gli originali.

Scopro come un messaggio politico possa venire veicolato da una moda, tramite una maglietta con il volto del Che o la Keffiah di Arafat o l’abito di una signora nigeriana. Trovo che gli stlisti sono anche ottimi disegnatori. E a tal proposito qualche ora più tardi scopro nel museo di arte contemporanea bozzetti di moda di Sonia Delaunay.

 IMG 20210805 171221 720x405
La mostra dedicata alle artiste concrete è un’abbondante messe di scoperte. Continuo a non credere – anche dopo questa mostra – che il sesso renda un’artista più o meno interessante ma il mondo sarebbe tristissimo senza le opere di queste donne.

 IMG 20210805 173437 720x405
Parlando poi di grandi artiste i quadri in cui Paula Magdalena Merk dipinge il mondo della guerra mi inquietano quanto i Dix che ho visto nelle prime sale del Kunstmuseum, però io preferisco le visioni in cui luoghi e oggetti comuni diventano come dei giganteschi quadri astratti. Nell’incrocio delle travi bianche di un ufficio io trovo un secondo grado di interpretazione che mi immerge nel più estremo astrattismo.

 IMG 20210805 204651 720x908

E cosa di più bello dell’architettura astratta di questo museo?

 IMG 20210805 204629 720x995



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 5/8/2021 alle 9:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Gli anni di Beckmann a Francoforte
4 agosto 2021
La stazione ferroviaria è rimasta tale quale Beckmann la ha dipinta a memoria durante il suo esilio americano.

 IMG 20210804 185240 720x561
Invece la sinagoga è andata – letteralmente – in fumo come tutto quello che i nazisti consideravano degenerato. L’immagine sembra uscita dal mondo di Chagall. Storta, in un ambiente surreale che trasmette l’idea di una pace solo apparente – o sono influenzato dalla consapevolezza dei crimini che verranno perpetrati qui? Come nel dipinto della stazione un ridotto gruppo di umani e un gatto che controlla in silenzio il quartiere.

 IMG 20210804 185332 720x468
Come sempre in Beckmann è fondamentale l’autoritratto. Bellissimo – e non a caso proposto nella locandina della mostra – l’uomo di mondo con il bicchiere spumeggiante di champagne.
 IMG 20210804 185308 720x887
Sono presenti in mostra diverse incisioni in cui il pittore, come sua abitudine, si è rappresentato, sia per orgogliosa celebrazione di se stesso che per inserirsi, alla Hitchcock, nell’azione. È presente l’intera serie dell’ Inferno. Una discesa alla Karl Kraus nella follia del conflitto mondiale.

 IMG 20210804 204940 720x800



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 4/8/2021 alle 9:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Paula Modersohn-Becker
3 agosto 2021
 IMG 20210803 184655 720x992
Tecnicamente sarebbe una fotografia sottoesposta: il fondo luminoso non può che rendere scuro il volto della donna ritratta. Eppure c’è una grande verità psicologica in questo sguardo che punta in alto, fisso davanti a noi. Paula Modersohn Becker crede in se stessa e si aspetta che noi condividiamo i suoi sentimenti. Non posso non amarne lo spirito indomito, la sicurezza di una persona che dopo una critica giornalistica che avrebbe potuto annientarla è andata a studiare a Parigi dove ha trovato una sua voce personale.

 IMG 20210803 184726 672x1080
Questo autoritratto con fiore offre invece il sorriso di un’artista che non deve dimostrare nulla, che ha già offerto in un altro dipinto la sua nudità, con i capezzoli ben tesi e la pancia gonfia, un semplice telo attorno ai fianchi e una collanina dorata. Se esiste una diversa sensibilità femminile la riconosco in questa arte.

 IMG 20210803 184742 720x625
Bisogna osservare la maestria di questa composizione: l’accostamento dei colori complementari del fiore rosso e della verzura retrostante; i riflessi dorati del sole e della capigliatura della giovane contro l’azzurro del suo abito. Una freschezza che ritrovo anche in questa natura morta.

 IMG 20210803 184825 720x812
L’esposizione che la città di Brema offre alla sua concittadina è una luminosa sorpresa.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 3/8/2021 alle 9:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Braunschweig
2 agosto 2021
 IMG 20210802 102812 720x405
Un municipio neogotico, quanto resta del palazzo regale in stile carolingio, alcune case stilisticamente eterogenee e infine il duomo, dalla facciata ruvida e severa, priva di particolari ornamenti, simile davvero a una feste Burg che mi fa pensare a molte chiese del nord Europa, sia qui in Germania che nella vicina Olanda. L’interno è spazioso, alto e luminoso, con affreschi alle colonne e – soprattutto nella zona di transetto e abside.

Difficile capire le storie narrate e i personaggi descritti, non solo per la mia ignoranza ma anche perchè con il tempo gli affreschi si sono sbiaditi. Un notevole colpo d’occhio, comunque. Immagino lo stupore che doveva prendere i fedeli dei secoli andati.

 IMG 20210802 102121 608x1080
Un’altra piazza di grandissima bellezza è quella del vecchio mercato. A sinistra il Gewandhaus rinascimentale, che presenta un lato grigio, con il classico frontone nordico e il leone araldico della città e una facciata dominata da uno stupendo portone policromo. In mezzo una sottile e graziosa fontana di bronzo, dalla parte opposta il vecchio municipio, ora sede museale. Di fronte l’imponente San Martino.

 IMG 20210802 111955 720x405
Solita tristissima facciata nordica ma all’interno la leggiadra cappella di Sant’Anna che alloggia un notevole fonte battesimale con copertura di epoca posteriore (si veleggia dal gotico al ‘700). Barocchi anche il pulpito e l’altar maggiore. Mi accontento di guardare il maestoso – ma muto – organo.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 2/8/2021 alle 9:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Ibridi gotico rinascimentali a Berlino
1 agosto 2021
 IMG 20210731 220553 720x476
La Pinacoteca di Berlino propone opere di passaggio dal mondo del gotico internazionale al Rinascimento. I fondi dorati sono sostituiti da cieli che si specchiano sulle acque e da montagne che in lontananza diventano azzurre. La casa dell’Annunciata è certamente spoglia, ma le travi che ne costiruiscono l’impalcatura mandano una concretissima ombra. I mantelli sono ancora blocchi compatti e rimandano al ricco mondo di qualche corte ma i personaggi posano sulla terra, sono a tutto tondo, hanno il volume e la concretezza degli uomini vivi.

 IMG 20210731 191349 720x1036
Un cambio di sensibilità ma anche un progresso della tecnica: si sono imparate cose nuove sulla prospettiva, sulla resa realistica di uomini e cose, ci si confronta con il mondo della stampa che impone un diverso materiale – la carta al posto della pergamena – e un linguaggio artistico a se stante – l’incisione.

 IMG 20210731 191307 720x733
Il bello di questa mostra temporanea sta anche nel mostrare la rapidità con cui il nuovo stile espressivo si diffonde dalle Fiandre al resto d’Europa, confermando, per dirla con il Faust busoniano, che niente è più rapido del pensiero umano.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 1/8/2021 alle 9:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Ritratti
31 luglio 2021
 IMG 20210729 174134 720x522
Liszt non è rivolto al pubblico, comprendente Marie d’Agoult ai suoi piedi, in una posa che anticipa quella di Cosima. Non ha tempo per coloro che lo circondano, il gratin artistico dell’epoca: Dumas padre, Hugo, Paganini, Rossini, Georges Sand. È un bel giovane leone della tastiera che rivolge lo sguardo ispirato al busto di Beethoven. Una profezia di quando il geniale Franz smetterà i panni del virtuoso per rinchiudersi nella composizione di qualche scabra gondola funebre?

 IMG 20210729 174154 720x992
La didascalia di quest’altro dipinto arcinoto dice che è stato realizzato prima del 1895. Gran scoperta! Il compositore ha i capelli grigi, il volto gonfio e gli occhi acquosi di un vecchio. Quel Lenbach che già all’inizio degli anni ’70 faceva uno straordinario ritratto psicologico raffigurando Cosima in abito vedovile propone adesso il Maestro di Parsifal. Ancora forte, ma fiaccato dalla stanchezza di Parsifal, capace di fare una sfuriata con l’amico pittore eppure spaventato dall’idea di dover ancora allestire un’opera.

 IMG 20210729 174223 720x1045
E poi c’è Böcklin, un pittore arrivato che abbandona i capelli e la barba lunghi dell’autoritratto giovanile in cui sta in compagnia di una morte violinista. Qui al posto dello scheletro il pittore ha messo un più tranquillo bicchiere di rosso. E per chi non sentisse il profumo del dopo-barba ci sono una posa sicura di sè e superba nonchè una bella targa auto-celebrativa.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 31/7/2021 alle 9:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Kathe Kollwitz: Neue Wache
30 luglio 2021
 IMG 20210729 173034 720x516
Quando si parla di vittime della guerra e della violenza la Germania ha tanto da farsi perdonare. Questo è un popolo che ha fatto del doloroso ricordo una ragione di vita.

Come mausoleo dedicato a chi ha patito i mali dell’umana cattiveria la Pietà di Käthe Kollwitz è impressionante. Già è difficile adattare la vista all’improvvisa oscurità della stanza, per giunta resa cupa dal nero di pavimento e pareti. Un occhio di luce penetra dall’oculo del soffitto, come la nostra cattiva coscienza. In mezzo, solitaria, la piramide di questa donna che regge un corpo maschile morto.

Mi sembra che qui ci stia il termine laico. Non è infatti necessaria la fede in alcuna trascendenza per essere commossi da questo grumo di dolore.



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 30/7/2021 alle 9:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Erfurt
29 luglio 2021
 IMG 20210727 085640 608x1080
Ci sono dei canali uniti da ponti, anche se ci mancano le grandi navi, possiamo ben dire che siamo nella Venezia di Turingia. Invero il ponte dei mercanti vorrebbe gemellarsi con Firenze e il festival che si tiene all’aperto sulla gradinata prospicente il duomo potrebbe far pensare anche a Verona, non fosse che in Italia nessuno avrebbe l’educazione musicale necessaria per dare “La pulzella di Orleans” di Cajkovskij.

È una cittadina compatta che proprio nella zona veneziana ha anche un poco di storia ebraica: al milkve si facevano le abluzioni rituali e si trovano tutt’ora i resti della vecchia sinagoga. É una alta torre che ha anche fatto da sala da ballo e che oggi contiene pochi resti del suo passato ebraico: copie di testi, monili e un’interessante lampada usata – dato il tipo di immagini presenti – da circoncisi e gentili. Si suppone provenga dalla cattedrale.

Quest’ultima è il segno distintivo della cittadina. È costituita da due edifici, distinti e appaiati, uno dedicato a Maria e l’altro a San Severo, un ravennate con moglie e figlia i cui resti sono giunti qui. Sono due chiese gotiche in cui si inseriscono sovrapposizioni di epoche successive (organo di san Severo, coro ligneo e altare della chiesa dedicata alla Vergine – arricchita anche da stupende vetrate).



permalink | inviato da SottotettiGiuseppe il 29/7/2021 alle 9:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
settembre